18 aprile 1948. Memoria e speranza

Un evento di fatto dimenticato, ma nodale, anche nel mondo relativista di oggi dove tutto sembra essere sorpassato. È necessario ricuperarne il senso profondo davanti a un mondo che muore. Siamo noi che dobbiamo verificare nel cuore se la fiamma della speranza è ancora viva e presente.
Marco Invernizzi 3 mesi fa
Prima pagina  /  Lettere agli amici  /  18 aprile 1948. Memoria e speranza

di Marco Invernizzi

70 anni fa, il 18 aprile 1948, accadeva in Italia un evento importante e decisivo per il futuro della nostra patria: le elezioni politiche, alle quali partecipò il 92,19% degli aventi diritto, sancirono una vittoria storica della Democrazia Cristiana, che raggiunse quasi il 50% dei voti.

Quel risultato straordinario non verrà mai celebrato, neppure dai vincitori democristiani. Esprimeva l’importanza dell’anticomunismo nella storia italiana, come collante per tenere assieme visioni ideologiche diverse. Le istituzioni repubblicane, e la stessa DC, che ovviamente era decisiva per costituire i governi, scelsero di non celebrare quella data con particolare enfasi nel corso degli anni 1950 e poi, a partire dagli scontri di piazza avvenuti a Genova e poi in molte città italiane nel luglio 1960 per impedire il congresso del Movimento Sociale Italiano (un partito che s’ispirava in qualche modo al fascismo, ma che all’epoca sosteneva il governo del democristiano Fernando Tambroni Armaroli [1901-1963]), preferirono l’antifascismo come collante ideologico.

I giovani di oggi potrebbero faticare a comprendere questo passaggio, dal momento che un cattolico dovrebbe essere estraneo a entrambe, trattandosi di due ideologie a loro modo avverse al cristianesimo, anche se in maniera diversa in quanto il comunismo cerca di eliminare la presenza della religione laddove prende il potere, mentre il fascismo scese a compromesso con la Chiesa Cattolica con il Concordato del 1929, non potendo prescindere dall’importanza e dal suo radicamento popolare.

L’operazione apparve chiara abbastanza presto: tutti gli anticomunisti dovevano essere isolati come fascisti e tutti gli antifascisti dovevano venire egemonizzati dalla prospettiva comunista. Fu questo che si realizzò nel nostro Paese nel corso degli anni 1960, per poi esplodere con grande violenza fisica e psicologica dopo il 1968, in particolare nel mondo studentesco.

In questa prospettiva, il 18 aprile non poteva avere posto. Ma non soltanto per questo: esso non fu infatti una vittoria di partito, ma una scelta di civiltà con la quale la maggioranza degli italiani vollero affermare i princìpi cristiani e la libertà, contro la prospettiva totalitaria dell’Unione Sovietica di fatto sostenuta dal Partito Comunista Italiano guidato da Palmiro Togliatti (1893-1964), da pochi anni tornato in Italia da Mosca. Questo era vero anche perché la DC dell’epoca era un partito di notabili la cui forza militante risiedeva nelle parrocchie, nell’Azione Cattolica e in particolare nel grande lavoro che svolsero i Comitati Civici, fondati dal genetista Luigi Gedda (1902-2000) tre mesi prima delle elezioni, che portarono al partito di Alcide De Gasperi (1881-1954), la DC, quasi cinque milioni di voti in più rispetto a quelli ottenuti nelle elezioni per l’Assemblea costituente del 1946.

Che senso ha ricordare oggi questi passaggi della storia nazionale, in un mondo così profondamente diverso da quello di quel tempo?

Il 1989 in cui fu abbattuto il Muro di Berlino ha profondamente cambiato il contesto storico, con la “fine delle ideologie” e l’avvento di una mentalità relativista, segnata dalla presenza di tanti “pensieri deboli” quasi quanti sono i cittadini del mondo post-moderno in cui viviamo. E tuttavia un popolo è sempre figlio della propria storia, della propria storia unica, fatta di contrasti, di cambiamenti e dell’avvicendarsi di situazioni positive e negative.

Oggi nel Paese i cattolici sono una minoranza. Per stare assieme, per rappresentare una speranza in questo mondo che sta morendo, devono ricuperare un sentire comune che ha bisogno anche di una comune narrazione storica. Se a loro e ai tanti che per decenni hanno gridato nelle piazze italiane «Il comunismo non passerà» il 18 aprile non significa niente, non ricorda un evento da celebrare, allora sarà difficile ricostruire una narrazione condivisa. Ma non dobbiamo disperare. I bambini non nascono “condannati” al “pensiero debole” e gli adulti possono convertirsi: siamo noi che dobbiamo verificare nel cuore se la fiamma della speranza è ancora viva e presente.

 

Lunedì 16 aprile 2018

Categoria:
  Lettere agli amici
Autore

 Marco Invernizzi

  (111 Articoli)