Dichiarazione sulla dottrina comunista del marxismo-leninismo

Conferenza Episcopale del Connecticut
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Conferenza Episcopale del Connecticut, Quaderni di Cristianità, anno II, n. 4, primavera 1986

 

Nel febbraio del 1982 i vescovi cattolici del Connecticut, negli Stati Uniti, hanno reso pubblico un documento sulla dottrina comunista del marxismo-leninismo intitolato Statement of the Connecticut Catholic Bishops on the communist docirine of marxism-leninism. La traduzione dell’opuscolo originale in inglese è di Massimo Introvigne. Per tutte le citazioni e per le note corrispondenti sono state utilizzate edizioni in italiano.

 

Dichiarazione sulla dottrina comunista del marxismo-leninismo

 

A. Introduzione

Russia, Armenia, Bielorussia, Georgia, Ucraina, Turkestan, Mongolia, Estonia, Lettonia, Lituania, Albania, Bulgaria, Croazia, Slovenia, Serbia, Polonia, Romania, Cecoslovacchia, Corea del Nord, Ungheria, Germania Orientale, Cina Continentale, Tibet, Vietnam del Nord, Cuba, Cambogia, Vietnam del Sud, Laos, Afghanistan: queste sono soltanto alcune delle nazioni che sono cadute nelle mani del comunismo durante la nostra vita.

Mentre il nostro mondo si avvicina alla fine del suo secondo millennio cristiano, una caratteristica significativa appare evidente: un grande numero di nazioni e di popoli vivono oggi sotto una forma di governo comunista.

Soltanto i più vecchi fra noi ricordano un’epoca in cui non vi erano Stati comunisti nel mondo. Molta gente, oggi, ha conosciuto questo sistema politico come un fatto storico nel corso della sua vita. Sfortunatamente sembra che alcuni vi si siano così abituati da tendere a vedere il comunismo solo come un sistema politico fra gli altri, esposto forse a pericoli non maggiori di quanto avvenga nella democrazia o nella monarchia. Forse il marxismo-leninismo è diventato un fatto così comune che ci siamo abituati a esso? Oppure è possibile che questo sistema sia cambiato, fino ad avere perso le sue caratteristiche discutibili? Vi è stata qualche indicazione che la sua opposizione alla religione si sia addolcita? Oggi, dopo più di due generazioni di comunismo, i diritti umani sono salvaguardati? Le promesse originarie che esso aveva fatto ai poveri e ai lavoratori sono state mantenute?

È tempo, ed è opportuno, che noi gettiamo uno sguardo nuovo sul comunismo così come esiste nel nostro mondo contemporaneo. Tale è il proposito di questa dichiarazione.

B. Il comunismo oggi

Le persone equanimi devono mettere a confronto le promesse del comunismo con i risultati che ha ottenuto. Non ha mantenuto le sue promesse, e il risultato è stato la privazione dei diritti umani per milioni di persone.

Se prendiamo come punto di riferimento il 1981, il mondo ha davanti a sé la storia evidente di sessantaquattro anni di terrore comunista documentato: la promozione di disordini, di crisi, di conflitti e di aggressioni: inganno, menzogna, oppressione, detenzione di persone innocenti nelle carceri e negli ospedali psichiatrici; assassinio, discriminazione contro i non comunisti, soppressione violenta di governi, ingiusta confisca della proprietà, istigazione dei figli contro i genitori, incoraggiando gli uni perché si facciano informatori sul conto degli altri; la separazione di famiglie, la soppressione di monasteri e di conventi, la chiusura delle chiese e delle scuole della Chiesa; l’uccisione di vescovi, di sacerdoti, di religiosi, di suore e di una moltitudine di altre persone; e la riduzione in schiavitù di milioni di uomini.

I promotori del marxismo-leninismo hanno fede nella loro credenza che il comunismo giungerà a dominare tutto il mondo, e sono terribilmente seri nei loro sforzi verso la sepoltura del mondo libero.

Alla luce dei suoi esiti dimostrati, il comunismo costituisce oggi un’attiva minaccia nei confronti dell’esistenza di tutte le religioni e di tutti i luoghi di culto del mondo. Infatti, non esiste un solo paese in cui i comunisti siano andati al potere e non abbiano tentato di distruggere la religione.

Sapendo che la religione, in qualunque forma, sarebbe stata in opposizione al suo credo, Vladimir Ilyich Ulyanov Lenin, il «dio» dell’Unione delle Repubbliche Socialiste Sovietiche, sviluppò un catechismo di odio contro qualunque credenza religiosa.

Odio contro Dio

«[…] ogni idea religiosa […] è un’abominazione inenarrabile» (1).

Rivolta contro la religione

«Noi dobbiamo lottare contro la religione: questo è l’abbiccì di tutto il materialismo, e quindi del marxismo» (2).

«Il marxista deve essere materialista, cioè nemico della religione» (3).

Propaganda ateistica

«È […] oltremodo essenziale […] che […] l’organo del materialismo militante […] conduca una propaganda e una lotta instancabile per l’ateismo» (4).

«È indispensabile fornire […] [alle] masse il più svariato materiale di propaganda ateistica» (5).

L’efficacia di Lenin come maestro è evidente nel fatto che oggi il movimento comunista internazionale è più forte che mai, benché le sue attività si siano fatte più coperte che aperte. Tutti noi siamo soggetti alla sua insidiosa propaganda: sufficientemente ampia per raggiungere la maggioranza, sufficientemente seducente per intrappolare coloro che pensano soltanto a sé stessi, e sufficientemente suadente per arruolare qualche idealista. Infatti, perfino qualche sacerdote e qualche religioso sono stati ingannati al punto da diventare sostenitori del marxismo. Essi dimenticano, o scelgono di non voler capire, che la religione cristiana che hanno abbracciato e il marxismo sono antitetici: nessuno può, allo stesso tempo, credere in Dio e negarLo.

C. L’intrinseca perversità del comunismo

Sviluppato più di cento anni fa da Karl Marx il comunismo fu presentato come un combattimento contro quello che era visto come un altro male: la disuguale distribuzione della ricchezza nel mondo.

Marx sviluppò alcuni princìpi che, benché attraenti, non erano radicati in una visione realistica della natura umana. «Ciascuno secondo le sue capacità, a ciascuno secondo i suoi bisogni» (6) era la principale formula che proclamava che ciascuno deve lavorare secondo la sua capacità, e quindi ciascuno deve ricevere i beni di questo mondo soltanto secondo la sua necessità. Ancora, nessuno deve avere servitori come è contrario alla dignità umana che vi siano esseri umani che servono altri esseri umani.

Ognuno di queste idee ha una corrispondente cristiana. Cristo venne «per portare la buona novella ai poveri; […] ad annunciare la liberazione ai prigionieri […], a rimettere in libertà gli oppressi» (Lc. 4, 18-19). San Paolo ammoniva i primi cristiani che coloro che scansano il lavoro non dovrebbero mangiare. D’altra parte, Nostro Signore disse che dobbiamo aiutare i fratelli e le sorelle nel bisogno. Gesù ha detto che Egli «è venuto non per essere servito, ma per servire» (Mc. 10, 45).

La pretesa di Marx che tutti gli uomini siano uguali non teneva conto di un’altra verità, che è pure un fondamentale insegnamento cristiano; precisamente che in questo mondo esiste il peccato originale. Tutti gli uomini vengono in questo mondo segnati da una tendenza verso il male e l’egoismo. Essi sono inclini alla pigrizia, alla sensualità, all’orgoglio, all’ira, all’invidia, alla lussuria e all’intemperanza. Questo sviamento portò a conseguenze drammatiche quando la teoria marxista venne applicata alle reali situazioni della vita. Gli industriosi, i capaci, i produttivi si ritrovarono schiavi degli indolenti, degli incompetenti, dei non produttivi. L’incentivo morì. La carità divenne forzata e obbligatoria, contraddicendo così la sua autentica natura.

Marx insegnò che ogni proprietà deve essere posseduta in comune, e che tutti devono lavorare insieme per il bene comune. Dopo che i bolscevichi presero il potere con Lenin nella rivoluzione russa del 1917, tentarono di mettere in pratica gli insegnamenti di Karl Marx. Le fattorie vennero sottratte ai privati e tutta la terra fu collettivizzata. Tutta la popolazione rurale fu obbligata a lavorare insieme nel kolkhoz, o fattoria collettivistica. I risultati furono tragici. Le persone pensanti e operose si rifiutarono di essere trasformate in automi. I pigri rimasero pigri; gli alcoolizzati continuarono a bere troppo. Vi fu sempre qualcuno che tentava di ricevere più cibo di quanto gliene fosse assegnato in base alla sua quota o ai suoi bisogni. I lavoratori operosi rimasero delusi vedendo che i loro vicini evitavano il lavoro e mangiavano esattamente lo stesso. Le macchine, non più proprietà dei privati, non furono curate adeguatamente. Il risultato fu confusione, fame e disastro.

I capi del partito incaricarono allora vari tipi di burocrati minori di organizzare il lavoro, i rifornimenti, la produzione, le quote e così via. Tutto venne centralizzato nelle sedi del partito. Gente che non sapeva nulla di industria o di agricoltura divenne responsabile di questi uffici. Tutta la Russia scivolò per gradi nel caos. Alcune regioni potevano ricevere soltanto patate; altre soltanto cavoli. Vi furono fattorie che ricevevano trattori, ma non benzina. Le macchine si rompevano, e non vi erano pezzi di ricambio disponibili.

Benché Marx ammettesse che le idee religiose, sociali e politiche hanno qualche valore nel modellare la storia, insisteva sul fatto che tutto è condizionato da motivi economici. Insegnò che la religione «è l’oppio del popolo» (7). Affermò che «la vera felicità del popolo esige la eliminazione della religione in quanto illusoria felicità» (8). Lenin confermò la stessa idea che il comunismo non potrà mai avere successo finché il mito di Dio non sarà rimosso dalle menti degli uomini. Egli diceva che le persone a cui sono state promesse ricompense celesti non lavoreranno per far regnare la giustizia sulla terra. Tuttavia, per far regnare la giustizia sulla terra russa sono state perpetrate le più orribili ingiustizie. Benché la Costituzione sovietica affermi che il popolo gode di libertà di religione, soltanto gli atei hanno il diritto di fare propaganda. Insegnare religione ai giovani fu considerato «attività antistatale». La gente denunciava i vicini che odiava come colpevoli di insegnare la religione. Le persone denunciate venivano esiliate in Siberia per lavorare come schiavi nelle miniere o nelle foreste. Mentre alcuni edifici di culto vennero trasformati in magazzini o in stalle, o anche in cinematografi e in sale di riunione di partito, altre magnifiche e antiche chiese vennero distrutte a migliaia. Se persone continuavano a frequentare le poche chiese rimaste, ai loro figli veniva negata l’opportunità di ricevere un’istruzione secondaria.

Così si sviluppò la dittatura comunista come esiste oggi, con la polizia segreta, i campi di schiavitù e il pregiudizio anti-religioso: una completa negazione di tutto quello che Marx aveva dichiarato di voler realizzare per affermare la dignità umana. L’uguaglianza dei diritti e la giustizia sociale furono distrutti. La religione fu abbattuta.

Per presentare una facciata di libertà, i cittadini sovietici hanno elezioni in cui a tutti è concesso di votare, ma soltanto per la lista unica di candidati comunisti. Lo Stato organizza una farsa elettorale ogni anno. Ogni cittadino, è libero di votare per il candidato del partito, oppure di non votare affatto. Per incoraggiare la presenza alle elezioni, per rappresentare la farsa sulla scena del teatro sovietico, la polizia segreta osserva e prende nota di coloro che non votano. Costoro finiranno per perdere il loro lavoro o per essere inviati ai lavori forzati con il prossimo carico di reclute per lo sviluppo della Siberia.

La morale di Lenin e di Marx insegna che tutto quello che fa avanzare la causa del marxismo è giusto. Come disse Lenin: «[…] per noi non esiste una moralità presa fuori della società umana […]. Per noi la moralità dipende dagli interessi della lotta di classe» (9). E infatti i marxisti dicono: «Continuate a firmare tutti i tipi di trattati con l’occidente: non siete obbligati a rispettarli. Potete mentire, perché per i comunisti non vi sono restrizioni morali». E, ciò che merita di essere notato, i sovietici non hanno mai trascurato nessuna parte di questa teoria. Hanno firmato trattati e li hanno violati a piacere. Parlano di libertà, ma uccidono senza misericordia la gente non appena tenta di diventare libera. Tutto questo si è visto quando le truppe sovietiche invasero la Cecoslovacchia e l’Ungheria e repressero i loro tentativi di libertà. L’ultima e più visibile vittima del piano comunista per conquistare il mondo è l’Afghanistan. Il futuro della Polonia è appeso a un filo.

Il più evidente segno dell’inefficacia del comunismo è il muro che divide Berlino Est da Berlino Ovest. Questa «cortina di ferro», un muro reale destinato a mantenere il popolo all’interno di una prigione, rimane in piedi, ironicamente, come un simbolo freddo e mortale in muta testimonianza del fallimento del comunismo. Come sarebbe vantaggioso se tutti negli Stati Uniti, e specialmente all’interno del suo governo, leggessero Das Kapital tenendo ben fisse nella mente le lezioni insegnate dalla storia del comunismo!

Tuttavia, l’aspetto più corruttore del comunismo sta nel fascino che gli è proprio, specialmente per gli idealisti. Marx, cosciente di questo, diceva che parole come «libertà» e «fratellanza» devono essere impiegate perché le democrazie sentimentali e decadenti amano ascoltare questi termini. Il fascino è evidente, seppure a un livello più innocente, nei piccoli gruppi comunitari che esistono negli Stati Uniti: giovani che vivono insieme in «comuni» e cercano di spartire l’alloggio, il cibo e il lavoro. La maggioranza dei partecipanti condivide questo stile di vita al massimo per pochi anni. Dopo un po’ di tempo, l’innato istinto di possedere almeno una piccola proprietà e il desiderio di «farsi i fatti propri» cagionano l’abbandono da parte di molti membri. La vita comunitaria cristiana ha successo soltanto per la grazia di Dio, la preghiera costante, la chiara demarcazione dei diritti del singolo e della comunità nella regola dell’ordine religioso, la frequenza regolare ai sacramenti. Ma è chiaro che solo una frazione dell’umanità può vivere con successo una vita comunitaria e soltanto per una speciale chiamata di Dio.

D. L’insegnamento pontificio sul comunismo marxista

Da quando, sotto il pontificato di Pio IX, il marxismo divenne un’aperta minaccia alla Chiesa, non meno di sei Pontefici lo hanno denunciato insieme con il socialismo, il comunismo, il bolscevismo e l’umanesimo secolarista.

Nella sua enciclica Quadragesimo anno, Papa Pio XI disse che «il socialismo [marxista], sia considerato come dottrina, sia considerato come fatto storico, sia come “azione”, se resta veramente socialismo, […] non può conciliarsi con gli insegnamenti della Chiesa cattolica. Giacché il suo concetto della società è quanto può dirsi opposto alla verità cristiana» (10).

«[…] si ricordino tutti che di cotesto socialismo educatore è padre bensì il liberalismo, ma l’erede è e sarà il bolscevismo» (11), e che «nessuno può essere buon cattolico a un tempo e vero socialista» (12).

Ancora più a proposito, nella sua enciclica Divini Redemptoris, Papa Pio XI ammoniva: «Procurate, Venerabili Fratelli, che i fedeli non si lascino ingannare! Il comunismo è intrinsecamente perverso e non si può ammettere in nessun campo la collaborazione con lui da parte di chiunque voglia salvare la civilizzazione cristiana» (13).

Papa Paolo VI, in occasione del settantacinquesimo anniversario della celebre enciclica sociale Rerum novarum, condannò il marxismo ateo come «una cecità, che l’uomo e la società alla fine scontano con le conseguenze più gravi» (14).

«La Chiesa — continuava — non aderì e non può aderire ai movimenti sociali, ideologici e politici, che, traendo la loro origine e la loro forza dal marxismo, ne hanno conservato i principi e i metodi negativi, per la concezione incompleta […] e perciò falsa, dell’uomo, della storia, del mondo» (15).

E. Conclusione

Non dobbiamo permettere alla maligna dottrina del marxismo-leninismo di diffondersi ulteriormente nel mondo o di mettere radici qui negli Stati Uniti.

Alla luce sia della debolezza dell’uomo, sia delle sue aspirazioni, è ovvio che il comunismo non può essere praticabile né efficace. Possono dire che «ha avuto successo» soltanto i più ingenui che scelgono di non vedere il suo uso della forza e del terrore per diffondere le sue dottrine o, peggio, quei «maestri dell’inganno» che cercano coscientemente di promuovere, con l’uso del «linguaggio di Esopo», la sua dottrina di schiavitù.

Di fronte alla minaccia comunista la gente che crede in Dio non può rimanere passiva. I credenti hanno un obbligo morale di opporsi attivamente a questa minaccia che progetta di derubarci di quello che abbiamo di più prezioso: la dignità umana che ci è stata data da Dio.

E questo noi non possiamo, e non dobbiamo, permettere che avvenga.

† John F. Whealon

Arcivescovo di Hartford

† Walter W. Curtis

Vescovo di Bridgeport

† Daniel P. Reilly

Vescovo di Norwich

† Basil H. Losten

Vescovo di Stamford degli Ucraini

† John F. Hackett

Vescovo ausiliare di Hartford

Febbraio 1982

 

Note:

(1) LENIN, Sulla religione, trad. it., Rinascita, Roma 1950, p. 49.

(2) Ibid., p. 24.

(3) Ibid., p. 28.

(4) Ibid., p. 59.

(5) Ibid., p. 60.

(6) KARL MARX, Critica al programma di Gotha, trad. it., Samonà e Savelli, Roma 1968, p. 39.

(7) IDEM, Per la critica della filosofia del diritto di Hegel, in KARL MARX e FRIEDRICH ENGELS, Scritti sulla religione, trad. it., Savelli, Roma 1973, p. 70.

(8) Ibidem.

(9) LENIN, op. cit., p. 58.

(10) PIO XI, Enciclica Quadragesimo anno, del 15-5-1931, in Le encicliche sociali dei Papi da Pio IX a Pio XII (1864-1956). 4a ed. corretta e aumentata, Studium, Roma 1956, p. 474.

(11) Ibid., p. 476.

(12) Ibid., p. 475.

(13) IDEM, Enciclica Divini Redemptoris, del 19-3-1937, ibid., p. 627.

(14) PAOLO VI, Discorso ai delegati del Movimento Mondiale dei Lavoratori Cristiani, del 22-5-1966, in Insegnamenti di Paolo VI, vol. IV, p. 252.

(15) Ibidem.

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