I Testimoni di Geova: un profetismo gnostico

Massimo Introvigne 32 anni fa
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Massimo IntrovigneQuaderni di Cristianità, anno I, n. 1, primavera 1985

 

1. Un testimone privilegiato: Raymond Franz

La letteratura sui Testimoni di Geova conosce già le opere di testimonianza, spesso inquietanti, di persone che hanno lasciato la setta per entrare nella Chiesa cattolica, come Günther Pape (l), o in qualche gruppo protestantico, come William J. Schnell, George Terry, Richard Cotton, John Bevins o William Cetnar (2). Il volume Crisis of Conscience di Raymond Franz, pubblicato negli Stati Uniti nel 1983 (3), offre tuttavia, per la prima volta, la testimonianza di un membro del Governing Body che, dopo avere fatto parte del Corpo Direttivo — l’organo supremo di governo dei Testimoni di Geova, che è considerato il canale stesso di comunicazione tra Dio e il suo popolo —, ha lasciato la organizzazione e ha assunto un atteggiamento critico nei confronti della setta.

Raymond Franz fa parte di una famiglia che ha aderito da tre generazioni ai Testimoni di Geova ed è nipote di Fred Franz, il quarto presidente della setta dopo Charles Taze Russell, Joseph F. Rutheford e Nathan H. Knorr. L’autore di Crisis of Conscience entra nella organizzazione dei Testimoni di Geova a sedici anni, nel 1938, ed è impegnato dal 1940 a tempo pieno nel lavoro di «testimonianza» di porta in porta nelle regioni agricole dell’Indiana e nelle contee minerarie del Kentucky, dove si incontra con la ostilità e talora con l’aggressione fisica da parte delle popolazioni protestantiche. Nel 1942, il terzo presidente dei Testimoni, Nathan H. Knorr, in uno sforzo di razionalizzazione della organizzazione, istituisce un corpo di «servitori per i fratelli», «branch overseer», con il compito di esercitare funzioni ispettive permanenti sui gruppi locali di Testimoni dislocati in un determinato territorio. Appena ventenne, grazie anche alla sua parentela con Fred Franz — che nel frattempo si affermava come il principale teorico della setta —, Raymond Franz viene arruolato fra i «supervisori» e inviato a Portorico e poi nella Repubblica Dominicana, dove svolge una delicata opera di mediazione nel periodo della dittatura del generale Rafael L. Trujillo Medina, che aveva messo i Testimoni fuori legge.

Nel 1965 Raymond Franz è chiamato alla sede centrale della organizzazione, la casa Bethel a Brooklyn, per lavorarvi come funzionario di direzione. In particolare, gli viene assegnata la delicata mansione di dirigere la redazione di un’opera collettiva dal titolo Aid to Bible Understanding, «Ausiliario per capire la Bibbia», il dizionario biblico che è tuttora in uso presso i Testimoni. Terminata la pubblicazione di tale dizionario, nel 1971 viene cooptato nel Governing Body e diventa così uno degli undici uomini che presiedono ai destini della setta in tutto i l mondo e che i Testimoni considerano come la voce stessa di Geova sulla terra. La funzione direttiva di Raymond Franz è al suo apice nel 1977, quando, alla morte di Nathan H. Knorr, suo zio Fred Franz viene eletto presidente. Raymond Franz era allora responsabile del Service Committee, uno dei sei «ministeri» che dal 1976 regolavano la vita internazionale dei Testimoni di Geova, una sorta di «ministero della organizzazione» con estesi poteri sulla struttura della setta. Nello stesso tempo egli era anche uno dei cinque membri del Writing Committee, il «ministero» incaricato di preparare e di rivedere tutti gli scritti dottrinali redatti in inglese e poi tradotti in molte lingue come espressione ufficiale della posizione dei Testimoni di Geova.

Verso gli inizi del 1980, Raymond Franz rimane coinvolto in una crisi dottrinale della setta, legata alla diffusione — peraltro del tutto interna e discreta — di una serie di tesi di Edward Dunlap, uno dei massimi «teologi» della organizzazione. Quest’ultimo poneva in discussione soprattutto la distinzione, all’interno stesso dei credenti salvati e dei medesimi Testimoni di Geova, tra due classi di cristiani, gli «unti» destinati al regno dei Cieli, e le «altre pecore» che, nonostante la loro fede e la loro fedeltà alla verità, avrebbero ricevuto come ricompensa soltanto il regno sulla terra. Secondo l’insegnamento tradizionale — almeno dal 1935 — dei Testimoni, gli «unti» riconoscerebbero di essere tali mediante una parola interiore, a cui seguirebbe la professione esterna; Gesù Cristo sarebbe sostanzialmente mediatore soltanto per gli «unti» e non per le «altre pecore» (4). Raymond Franz attesta una serie di gravi difficoltà nella setta a causa di questa dottrina: un complesso di scrupoli trattiene la grande maggioranza dei Testimoni dal proclamarsi «unti»; d’altra parte, soltanto gli «unti» possono accedere al Governing Body e le «altre pecore», spesso figure di spicco nella vita sociale oppure nella setta, avvertono con pena una certa condizione di inferiorità. Edward Dunlap, insieme ad altre minori innovazioni, intendeva introdurre nella dottrina dei Testimoni un’attenuazione della distinzione e, almeno in forma incoativa, la tesi della mediazione universale di Gesù Cristo. Dalle vicende del 1980, narrate in Crisis of Conscience nel loro succedersi a tratti confuso e convulso, appare come la posizione di Edward Dunlap abbia goduto di un’attiva protezione da parte di Raymond Franz, suscitando tuttavia, nel contempo, una violenza reazione da parte della maggioranza dei membri del Governing Body. Quando questi decidono di agire, secondo il racconto di Raymond Franz, lo fanno in modo tipicamente settario e obliquo. Approfittando di un’assenza di Raymond Franz dalla sede centrale di Brooklyn, si comincia «processando» sommariamente ed espellendo dalla setta alcuni dei più diretti collaboratori di Edward Dunlap, legati anche a Raymond Franz da rapporti di amicizia. Al suo ritorno a Brooklyn, Raymond Franz, che era stato tenuto all’oscuro di tutto, viene rapidamente interrogato in una seduta del Governing Body e, quindi, fatto uscire per essere giudicato. Al termine, gli viene semplicemente comunicato che non si procederà alla sua espulsione dalla setta purché accetti di dimettersi spontaneamente dal Governing Body e di abbandonare la casa Bethel di Brooklyn, fissando altrove la sua residenza.

Così, il 22 maggio 1980, Raymond Franz si dimette dal Governing Body, di cui aveva fatto parte per nove anni, e si trova nella necessità di dovere iniziare una nuova vita, senza esperienze professionali e senza titoli di studio, avendo dedicato tutta la sua precedente esistenza all’attività di Testimone di Geova a tempo pieno. In pochi giorni lascia la casa Bethel e fissa la sua residenza con la moglie a East Gadsden, nell’Alabama, presso Peter V. Gregerson, un imprenditore locale membro della setta e con opinioni vicine a quelle di Edward Dunlap. Nel frattempo, quest’ultimo viene rapidamente giudicato ed espulso dai Testimoni di Geova e dalla sua residenza nella casa Bethel, trovandosi a sua volta, all’età di settandue anni, a dovere riprendere l’umile attività giovanile di decoratore per mantenere sé stesso e la moglie nella sua città di origine, Oklahoma City.

Nei confronti di Raymond Franz, dopo le sue dimissioni dal Governing Body, la setta si mostra nelle prime settimane più cordiale, ricompensandolo con un assegno di diecimila dollari per i suoi passati servigi. Tuttavia, dopo qualche mese, un nuovo «giro di vite» contro i dissidenti spinge Peter V. Gregerson, l’imprenditore dell’Alabama nella cui casa Raymond Franz è ospitato con la moglie e presso cui ha trovato impiego, a rassegnare le sue dimissioni dai Testimoni di Geova per evitare di essere espulso. Infatti, le regole della setta allora prevedevano che i Testimoni di Geova dovessero evitare ogni contatto con le persone espulse dalla organizzazione, ma potessero continuare a frequentare coloro che ne erano usciti volontariamente. Tuttavia, il 15 settembre 1981 l’organo ufficiale della setta Watch Tower, «Torre di Guardia», le cui indicazioni sono rispettate dai Testimoni come la voce stessa di Geova, informava di una nuova disposizione secondo cui chi si è dimesso dalla setta deve essere trattato come gli espulsi e si deve evitare ogni contatto con lui. Su questa base, gli anziani della comunità di East Gadsden instaurano un complicato processo contro lo stesso Raymond Franz, accusato di avere continuato i contatti con Peter V. Gregerson. Raymond Franz viene espulso, propone appello ma, il 23 dicembre 1981, di fronte a quella che giudica come una evidente volontà di condannarlo a ogni costo, rinuncia spontaneamente all’appello. Così, il 31 dicembre 1981 viene confermata la decisione di espulsione, che lo separa dai Testimoni di Geova dopo quarantatré anni dedicati al servizio della setta, di cui era arrivato a essere uno dei maggiori esponenti e capi.

Un centinaio di pagine di Crisis of Conscience è dedicato alla cronaca dettagliata delle vicende del 1980 e del 1981 e ai «processi» sommari di Raymond Franz di fronte al Governing Body e agli anziani di East Gadsden, con la riproduzione di varie lettere e documenti. Questa parte del volume ne appesantisce notevolmente la lettura per chiunque non sia uno specialista dei problemi interni dei Testimoni di Geova; d’altro canto, le vicende personali di Raymond Franz hanno un interesse che va al di là del caso singolo dell’autore di Crisis of Conscience, in quanto valgono a mettere in evidenza lo spirito di setta che ispira tutta la organizzazione dei Testimoni di Geova e che spinge a colpire, in modo sistematico e feroce, chiunque all’interno dissenta, senza che si provi il bisogno di fornire argomenti o spiegazioni. Si tratta, certamente, di un resoconto di parte; tuttavia, sulla base dei documenti riprodotti, il lettore con una qualche esperienza giuridica difficilmente potrà non condividere la conclusione secondo cui «tutti i diritti stanno dalla parte degli accusatori, e l’accusato non ne ha nessuno» (5). Lo stesso Raymond Franz — che dopo la espulsione dai Testimoni di Geova non ha immediatamente aderito ad alcuna Chiesa, ma sembra ispirarsi a una fede in Gesù Cristo basata sull’esame libero e individuale della Bibbia — non si sottrae al paragone quasi d’obbligo tra il rito sommario e le pesanti sanzioni adottate dai Testimoni di Geova contro il loro «teologo» Edward Dunlap e le amplissime possibilità di difesa e l’assenza pressoché totale di sanzioni afflittive contro Hans Kung da parte della Chiesa cattolica, che pure Raymond Franz era abituato a considerare come oscurantistica e  inquisitoriale. Raymond Franz mette anche in luce — ed è difficile dargli torto — come, per un paragone efficace, si debba tenere conto che le tesi di Hans Kung attaccano in radice alcuni dogmi essenziali della fede cattolica e vengono enunciate in pubbliche lezioni, mentre Edward Dunlap si era limitato a esprimersi cautamente in conversazioni private con amici di vecchia data (6). Una serie di altri episodi, avvenuti negli Stati Uniti e in altri paesi, contribuiscono, nel libro di Raymond Franz, a demolire la tesi — frequentemente usata nella propaganda — secondo cui «un cattolico non può neppure parlare con il suo vescovo, ma un qualunque Testimone di Geova può discutere apertamente un problema con il Governing Body» (7). Il diritto e le attività processuali interne dei Testimoni di Geova mostrano, al contrario, lo spirito di setta nel suo carattere più tipico, che consiste nel rifiutare spiegazioni ai membri e nell’imporre decisioni prive di motivi e di argomentazioni razionali.

2. Le origini dei Testimoni di Geova

La letteratura critica sui Testimoni di Geova permette di ricostruire in larga parte non soltanto la loro dottrina, ma anche la loro storia: il saggio pubblicato nel 1960 dal gesuita canadese Gérard Hébert, Les Témoins de Jéhovah. Essai critique d’histoire et de doctrine (8), costituisce tuttora un punto di riferimento importante. Crisis of Conscience non esamina la struttura dottrinale del «credo» dei Testimoni di Geova e dedica spazio soltanto ad alcune questioni particolari, che hanno sollevato discussioni nel periodo in cui Raymond Franz e stato membro del Governing Body. Si è già fatto cenno alla polemica sulla distinzione tra gli «unti», «anointed», e le «altre pecore» all’interno stesso dei fedeli credenti. Raymond Franz esamina, inoltre, una serie di questioni di etica matrimoniale a proposito di una minuziosa casistica sull’uso del matrimonio esaminata e risolta dal Governing Body negli anni in cui egli ne faceva parte. Le soluzioni adottate, benché spesso improntate a un rigorismo pressoché puritano, possono talora essere condivise anche da un cattolico dal punto di vista della morale naturale e rivelata. Colpisce, tuttavia, il modo di procedere del Governing Body dei Testimoni di Geova che, in risposta a richieste di organizzazioni periferiche, emette decisioni dottrinali senza appello, suscettibili di influenzare la vita di migliaia di persone, in un modo a dire poco sbrigativo e sommario. Molto spesso, attesta Raymond Franz, ci si limita a consultare un manualetto di istruzioni su «come rispondere alla corrispondenza dalla periferia», e solo dopo avere deciso in base al manuale oppure alla collezione della Watch Tower, uno dei custodi della «pura verità biblica» si preoccupa di cercare qualche citazione scritturale da inserire nella risposta. A fronte del modo sbrigativo con cui l’organo supremo dei Testimoni di Geova — composto da uomini anziani, che, come riferisce lo stesso Raymond Franz, talora si distraggono o perfino si addormentano durante le riunioni — risponde ai quesiti dei suoi sudditi, sta la totale confidenza dei Testimoni «di base», che concludono le loro lettere a Brooklyn con frasi del tipo: «Credo sia una questione di coscienza, ma vi scrivo per essere sicura», oppure: «So bene che voi mi direte che cosa devo fare», o anche: «Ho bisogno di essere psicologicamente sollevato a proposito della mia posizione nella organizzazione di Geova» (9).

In relazione a un’altra questione dottrinale — una delle poche, come ho accennato, che trovano posto nel volume — Raymond Franz lascia intendere che il Governing Body dei Testimoni di Geova non adotta sempre lo stesso standard, ma si lascia anche pesantemente condizionare da considerazioni di carattere politico. In un capitolo intitolato Double Standards, Raymond Franz esamina due diverse modalità di applicazione del principio secondo cui non si devono prestare atti di ossequio ad alcuna autorità umana iscrivendosi a partiti, salutando la bandiera oppure prestando il servizio militare, perché questo equivarrebbe a negare implicitamente che l’unica autorità è Dio. Su richiesta dei Testimoni di Geova residenti nel Malawi si confermò per oltre dieci anni, dal 1965 al 1975, che non sarebbe stato in alcun modo lecito acquistare la tessera del partito unico, il Malawi Congress Party, che il «Presidente a vita» di quel paese, Kamuzu Banda, pretendeva di «vendere» a tutti i cittadini. Il risultato, secondo Raymond Franz — che ebbe a seguire personalmente l’episodio —, fu una serie di orrori e di stragi da parte dei seguaci del partito al potere nei confronti dei Testimoni del Malawi. Quasi  contemporaneamente, venne in discussione il quesito se fosse lecito in Messico acquistare da ufficiali corrotti una cartilla da cui sarebbe risultato, falsamente, che i Testimoni di Geova avevano compiuto il servizio militare. Dopo varie discussioni, la forza anche economica della ricca organizzazione dei Testimoni di Geova messicani sarebbe prevalsa, e per questo da Brooklyn sarebbe partito il segnale di via libera per l’acquisto della cartilla. Al lettore rimane la impressione che i criteri seguiti per decidere i problemi controversi non siano sempre così «biblici» e «teocratici» come la letteratura della setta vorrebbe fare credere (10).

Come ho già affermato, i problemi dottrinali non hanno però un rilievo centrale nel volume di Raymond Franz. La tesi che emerge è che l’elemento principale su cui si gioca l’adesione o meno ai Testimoni di Geova sia il complesso di date «profetiche», e in particolare la credenza che nel 1914 Gesù Cristo si sarebbe reso nuovamente presente sulla terra, benché in modo invisibile. Gli studiosi del fenomeno geovistico hanno variamente dibattuto se l’elemento «dottrinale» oppure quello «profetico» debba essere considerato prevalente nel «credo» dei Testimoni di Geova; è ora interessante notare che uno dei massimi dirigenti della setta ha sempre percepito come prioritario e fondamentale il momento  «profetico». Giudicando sulla espulsione oppure sull’assoluzione di membri della setta denunciati come dissidenti, il Governing Body, nella sua funzione di organo giudiziale, sembra avere sempre attribuito una eccezionale importanza alla fede nella data del 1914, che anche Edward Dunlap fu accusato di avere messo in dubbio. Vale la pena di trascrivere in integro una sorta di «simbolo» proposto ai Testimoni di Geova e riportato da Raymond Franz per mostrare come «il 1914 è una data cruciale su cui si basa una parte maggioritaria della struttura dottrinale e gerarchica dei Testimoni di Geova» (11). Il «credo» geovistico recita «che nel 1914 Cristo Gesù divenne “presente”, invisibile agli occhi umani, ma pronto a cominciare un periodo di giudizio per tutti i suoi fedeli seguaci e per il mondo. Che nel 1914 Cristo Gesù iniziò la sua attiva signoria su tutto il mondo e il suo regno prese ufficialmente il potere. Che il 1914 segna l’inizio degli “ultimi giorni” e del “tempo della fine”, annunciato nelle profezie bibliche. Che la generazione delle persone che nel 1914 erano vive ed erano capaci di capire gli avvenimenti che allora vedevano sarà la “generazione che non passerà prima che tutte le cose siano compiute”, compresa la distruzione del presente ordine di cose. Che tre anni e mezzo dopo il 1914 (nel 1918) cominciò la resurrezione dei cristiani che dormivano il sonno della morte, dagli apostoli in poi. Che circa nello stesso tempo (nel 1918) i veri seguaci di Gesù Cristo allora viventi vennero in prigionia spirituale a Babilonia la Grande, e furono rilasciati l’anno successivo, nel 1919, quando Gesù Cristo li riconobbe collettivamente come il suo “servitore buono e fedele”, l’agenzia da Lui approvata per dirigere il Suo lavoro e prendersi cura dei Suoi interessi sulla terra, il Suo solo canale per comunicare la Sua guida e la Sua illuminazione ai Suoi servi su tutta la terra. Che a partire da questo tempo il “lavoro finale” ha cominciato a svolgersi, con tutte le genti divise nelle due classi delle “pecore” e dei “capri”, aventi come destino la salvezza o la distruzione» (12). Il penultimo articolo del simbolo fa riferimento all’arresto del giudice Rutheford, secondo presidente della setta, e di un gruppo di seguaci nel 1918, con l’accusa di propaganda contro il servizio militare e di incitamento alla diserzione; essi furono effettivamente rilasciati dal penitenziario di Atlanta nel 1919. Tutto il resto ruota intorno alla data del 1914.

Le pubblicazioni della setta, fa notare Raymond Franz, insistono su due elementi: la data del 1914 sarebbe stata scoperta dal fondatore dei Testimoni, Charles Taze Russell, in seguito a uno studio biblico iniziato nel 1870, e annunciata al mondo per la prima volta nel 1877 nel suo volume Three Worlds; la stessa data farebbe parte di un patrimonio dottrinale legato alla missione profetica dello stesso Russell, e fedelmente trasmesso nella setta fino ai nostri giorni. Raymond Franz mette in dubbio entrambi gli elementi. Per quanto riguarda il primo punto, egli rileva come la data del 1914 non è una «scoperta» del fondatore Russell, ma venne da lui desunta da ambienti avventisti, che avevano fissato la seconda venuta di Gesù Cristo nel 1874 e poi, trascorsa invano questa data, l’avevano spostata al 1914. Il problema, peraltro, ha origini lontane, che Raymond Franz ricorda facendo riferimento a uno studio del Testimone di Geova svedese Carl Olof Jonsson, The Gentile Times Reconsidered, trasmesso in manoscritto alla sede centrale di Brooklyn, esaminato dallo stesso Raymond Franz e da altri, considerato con sospetto come potenzialmente pericoloso e infine pubblicato dall’autore nel 1983. Carl Olof Jonsson traccia la storia delle elucubrazioni numerologiche sulle profezie a partire da Gioacchino da Fiore, e in questa «posterità spirituale di Gioacchino da Fiore» — per riprendere una nota espressione — inserisce un gruppo di «illuminati» inglesi di estrazione massonico-cabalistica che operavano sul finire del Settecento. Fra questi, un certo John Aquila Brown, in un’opera pubblicata nei primi anni dell’ottocento, aveva già interpretato il sogno profetico di Nabucodonosor nel quarto capitolo del libro di Daniele secondo cui «sette empi passeranno su di lui» (Dan. 4, 13) come annuncio di sette «periodi simbolici» composti ciascuno di trecentosessanta anni, che avrebbero segnato la durata dei «tempi dei gentili» a partire dalla presa di Gerusalemme da parte dello stesso Nabucodonosor. Fissata la presa di Gerusalemme nel 604 a.C., John Aquila Brown prevedeva la fine dei «tempi dei gentili» e l’inizio del vero regno di Gesù Cristo nel 1917. Le speculazioni massonico-cabalistiche sulla fine dei tempi, elaborate dall’illuminismo inglese, trovarono il loro pubblico negli Stati Uniti, nell’affermarsi confuso delle sette avventiste, che attendevano con entusiasmo la seconda venuta di Gesù Cristo come prossima. Uno dei numerosi gruppi avventisti si raccolse intorno a N. H. Barbour a Rochester, nello Stato di New York. N. H. Barbour lesse gli scritti di John Aquila Brown, ma ritenne di dovere correggere, in base agli studi di certi storici dell’epoca, la data del 604 in quella del 606 a.C., per fissare la presa di Gerusalemme da parte dei Babilonesi (13). Dal 606 a. C., calcolando sette «periodi simbolici» di trecentosessanta anni, cioè 2.520 anni, N. H. Barbour affermava di essere arrivato alla data del 1914, con un curioso errore di calcolo perché, se si prendono per entrambi gli anni le stesse date del calendario, come faceva appunto N. H. Barbour, tra il 606 a.C. e il 1914 vi sono in realtà 2.519 anni e non 2.520. La formula «i tempi dei gentili finiscono nel 1914» divenne una sorta di slogan per il gruppo di N. H. Barbour, riportato sulla copertina del suo giornale Herald of the Morning.

Nel numero del 15 luglio 1906 della Watch Tower, il presidente Russell racconta che nel 1876, ricevendo per caso una copia del giornale di N. H. Barbour, la lesse con notevole interesse e si indusse a rivedere il suo precedente giudizio negativo e persino sprezzante sugli avventisti e sulle profezie numerologiche. Scrisse a N. H. Barbour e propose un incontro a Philadelphia; l’avventista di Rochester accettò, non senza prima essersi assicurato che Charles Taze Russell gli pagasse le spese di viaggio. L’incontro, avvenuto nella primavera del 1876, è storico per quanto riguarda l’origine dei Testimoni di Geova. Il fondatore Russell venne convinto da N. H. Barbour, secondo quanto egli stesso racconta, «che le profezie indicavano il 1874 come la data in cui la presenza del Signore era cominciata». N. H. Barbour spiegò a Charles Taze Russell che, come la maggioranza degli avventisti americani, il suo gruppo aveva atteso la seconda venuta di Gesù Cristo nel 1874 e, «quando la data del 1874 fu passata senza che il mondo fosse stato messo in fiamme e senza avere visto il Cristo in carne e ossa, essi si sentirono per un certo periodo presi in giro». Successivamente, seguendo sempre il racconto di Charles Taze Russell, N. H. Barbour si convinse che gli avventisti «avevano trovato la data giusta [1874], ma avevano atteso per questa data la cosa sbagliata». Nel 1874 Gesù Cristo era si venuto sulla terra, ma in forma invisibile, per iniziare un «lavoro di giudice» e raccogliersi un ultimo gregge di «eletti» prima di venire in forma visibile a giudicare il mondo. Per la venuta visibile di Gesù Cristo i calcoli di John Aquila Brown, rifatti da N. H. Barbour, indicavano invece il 1914.

Queste elucubrazioni numerologiche, apparentemente non più che bizzarre, hanno una importanza decisiva per la storia dei Testimoni di Geova. Raymond Franz confronta, infatti, il racconto del presidente Russell relativo al suo «storico» incontro con N. H. Barbour del 1876, pubblicato sulla Watch Tower del 15 luglio 1906, con il primo articolo del «simbolo» profetico dei Testimoni di Geova, secondo cui «nel 1914 Cristo Gesù divenne “presente”, invisibile agli occhi umani». Risulta evidente che i due insegnamenti non sono uguali: ancora nel 1906 il fondatore Russell rimaneva convinto che la venuta invisibile di Gesù Cristo era avvenuta nel 1874, mentre quella visibile era attesa per il 1914; soltanto successivamente — e dopo il mancato avverarsi, nel 1914, della profezia sull’avvento visibile del Signore — le affermazioni sul 1874 vennero spostate al 1914. «Rimuovere la data del 1914 — scrive Raymond Franz — potrebbe significare il potenziale collasso di tutta la struttura dottrinale e gerarchica che su di essa è fondata. Questo mostra come è cruciale. Eppure pochi Testimoni oggi sanno che per circa mezzo secolo dal 1879 alla fine degli anni Venti del nostro secolo le profezie cronologiche pubblicate nella Watch Tower e nelle pubblicazioni collegate erano essenzialmente contrarie a tutte le credenze del loro “simbolo”. Io stesso non me ne resi conto fino ad anni recenti. Infine, scoprii che per circa cinquant’anni il “canale” della Watch Tower ci aveva fornito date e tempi differenti per ognuno degli articoli del “credo”, e che soltanto il crollo di tutte le aspettative originarie che riguardavano il 1914 portò ad assegnare nuove date ai cosiddetti compimenti delle profezie» (14).

I documenti pubblicati da Raymond Franz smentiscono anche la convinzione, diffusa presso i Testimoni, secondo cui il fondatore Russell annunciò, per primo al mondo, la «grande scoperta» relativa all’anno 1914. Infatti, la data del 1914 fu proposta da N. H. Barbour Raymond Franz riproduce la copertina di un numero del 1878 del giornale di N. H. Barbour, Herald of the Morning, con  l’affermazione secondo cui «i tempi dei gentili finiscono nel 1914». Nel frattempo Charles Taze Russell, insieme all’avventista Paton del Michigan, era diventato vicedirettore della rivista di N. H. Barbour, dal quale si sarebbe poi separato. La dipendenza di Charles Taze Russell da N. H. Barbour su vari punti di dottrina è nota da anni agli studiosi dei Testimoni di Geova. Tuttavia, il volume di Raymond Franz apporta qualche ulteriore elemento e consente di ricostruire la origine dei Testimoni di Geova non come una improvvisa comparsa nella storia, ma come un filone della più vasta corrente avventistica, che è a sua volta il risultato del trapianto, nell’ambiente di «entusiasmo biblico» degli Stati Uniti, di una serie di profezie massonico-cabalistiche, emerse — con personaggi come John Aquila Brown — negli ultimi anni dell’illuminismo inglese, ma collegate a una corrente «magica» del pensiero rivoluzionario europeo, che ha origini e storia antiche.

3. Ulteriori profezie

Le vicende dei Testimoni di Geova dal 1914 a oggi sono note, nelle loro linee essenziali, attraverso una serie di opere critiche abbastanza facilmente accessibili anche al pubblico cattolico, e il volume di Raymond Franz apporta pochi elementi del tutto nuovi. Crisis of Conscience è però particolarmente ricco dal punto di vista della documentazione, condotta attraverso la tecnica della riproduzione anastatica, all’interno del volume, di pagine riportate dalle edizioni originali in inglese della Watch Tower e dei libri della setta. Tale massiccia documentazione raccolta da Raymond Franz ha anche l’obiettivo di rispondere alla storia apologetica dei Testimoni di Geova Jehovah’s Witnesses in the Divine Purpose, in cui la cronistoria delle modifiche nelle date profetiche proposte dalla setta viene ricostruita con notevoli inesattezze e con vere falsificazioni. Nelle sue grandi linee, la storia dei Testimoni di Geova è piuttosto monotona, in quanto un medesimo meccanismo tende a ripetersi costantemente: viene annunciata una data per l’avvento visibile di Gesù Cristo a giudicare il mondo — l’avvento invisibile, come ho accennato, dall’originaria data del 1874 ora si afferma definitivamente essere avvenuto nel 1914 —; a questa data, regolarmente, non avviene nulla di particolare. La setta, allora, tace per qualche mese, e quindi spiega di non avere mai previsto per la data proposta l’avvento visibile del Signore e che questa interpretazione è nata nelle menti dei «fratelli» per un eccesso di «entusiasmo»; qualche volta si aggiunge che, alla data prevista, un evento fuori dall’ordinario si è comunque verificato, come, per esempio, l’inizio della prima guerra mondiale nel 1914. Con poche varianti, la operazione si è ripetuta per il 1914, il 1918, il 1920, il 1925, la «metà degli anni Quaranta» e il 1975. Nonostante questo, è interessante notare che — almeno secondo la opinione di Raymond Franz — l’annuncio profetico legato a date particolari continua a essere il motore della vita e della espansione dei Testimoni di Geova; gli altri elementi — il nome di Geova dato a Dio, il rifiuto di onorare le autorità umane, la dottrina dell’annientamento dei non credenti — sarebbero soltanto secondari.

Vale la pena di riprendere, dall’opera di Raymond Franz, qualche osservazione sulle «grandi attese» del 1914, del 1925 e del 1975. Secondo l’attuale «autobiografia» storica della setta, Jehovah’s Witnesses in the Divine Purpose, nel 1914 molti furono «troppo zelanti», mentre il fondatore Russell avrebbe incoraggiato i suoi fedeli a «mantenere una mente aperta soprattutto con riferimento all’elemento tempo» (15). Spesso, oggi, i Testimoni di Geova affermano che Charles Taze Russell aveva semplicemente previsto «grandi eventi» per il 1914, rivelandosi così un vero profeta per avere annunciato con esattezza l’inizio della prima guerra mondiale. In realtà, una serie di copie fotostatiche riprodotte nel libro di Raymond Franz mostra come i volumi del presidente Russell promettevano per il 1914 il regno definitivo di Dio, la caduta di Babilonia, cioè la distruzione dell’attuale Cristianità, e il rovesciamento completo dell’ordine di cose esistente. In un libro del 1889, The Time is at Hand, Charles Taze Russell scriveva che «noi consideriamo una verità stabilita che il termine finale dei regni di questo mondo,e il completo stabilimento del regno di Dio, sarà compiuto prima della fine dell’anno 1914» (16). Due anni dopo, nel volume Thy Kingdom Come, Charles Taze Russell affermava che «con la fine del 1914, ciò che Dio chiama Babilonia, e gli uomini chiamano Cristianità, sarà terminato» (17). La Watch Tower del 15 gennaio 1892 insisteva nell’affermare che «la data di chiusura della battaglia è segnata definitivamente nelle Scritture come l’ottobre 1914» (18); e nel luglio 1894, la rivista della setta ripeteva: «tenete a mente che la fine del 1914 non è la data dell’inizio, ma quella della fine del tempo delle traversie» (19). Alla luce della documentazione di Raymond Franz, che completa quella di altri studiosi, deve quindi essere considerato un dato di fatto, prima ancora di ogni giudizio, che per il 1914 i Testimoni di Geova — che, peraltro, non avevano allora ancora assunto questo nome — attendevano non un semplice avvenimento storico oppure una guerra, ma l’inizio del regno di Dio sulla terra, segnato — tra l’altro — dalla distruzione delle Chiese cristiane esistenti.

Charles Taze Russell morì nel 1916, dopo avere ammesso che forse Geova intendeva concedere qualche ulteriore anno dopo il 1914 per completare il suo gregge. Il suo successore, Joseph F. Rutheford, pose dapprima le sue speranze nelle date del 1918 e del 1920 come «correzioni» del 1914: le Chiese cristiane avrebbero dovuto essere distrutte dal socialismo nel 1918 e il socialismo dall’anarchia nel 1920, aprendo la strada al regno di Geova. Nel 1917 lo stesso Rutheford attendeva la fine entro breve tempo, e nel volume The Finished Mistery vedeva per il 1918 «Dio distruggere tutte le chiese e i membri delle chiese a milioni» con un numero di morti tanto grande da rendere impossibile perfino la loro sepoltura (20). Ben presto, tuttavia, le altre date venivano messe in secondo piano e il giudice Rutheford concentrava i suoi sforzi sulla data del 1925. Con un apporto personale alla dottrina della setta, egli proponeva un nuovo calcolo secondo cui, come la cattività babilonese era durata settant’anni, così la desolazione dei giusti sarebbe durata settanta giubilei di cinquant’anni, e quindi tremilacinquecento anni: dal ritorno dei giudei in Palestina — calcolato nel 1575 a. C. — fino, appunto, al 1925 (21).

La previsione del presidente Rutheford per il 1925 era presentata come perentoria: in uno dei volumi più diffusi nella storia dei Testimoni di Geova, Millions Now Living Will Never Die, «Milioni che oggi vivono non morranno mai», si annunciava senza mezzi termini che «possiamo attenderci nel 1925 di assistere al ritorno di Abramo, Isacco, Giacobbe e di altri uomini fedeli di Israele»; essi si sarebbero incaricati di guidare personalmente il mondo per il regno millenario degli eletti. Per questo, Joseph F. Rutheford poteva annunciare nel 1920 che, giacché «è ragionevole concludere che milioni di persone oggi sulla terra saranno ancora sulla terra nel 1925» non si poteva che «raggiungere la conclusione positiva ed indiscutibile che milioni che oggi vivono non morranno mai» (22). Ancora nel 1924, in un volume destinato ai giovani, The Way to Paradise, «La via del Paradiso», di cui Raymond Franz offre alcune pagine in riproduzione anastatica, Joseph F. Rutheford si spingeva fino a considerare  provvidenziali la invenzione della radio e il progresso dei trasporti: «da Gerusalemme infatti i Principi, cioè Abramo e gli altri giusti di Israele, potranno facilmente trasmettere per radio le loro istruzioni in ogni parte del mondo. Pensate al Principe Abramo che, quando avrà qualche istruzione generale da dare, griderà “attenzione”, e tutta la gente in ogni parte del mondo ascolterà […]. Naturalmente, se qualcuno desidera visitare Gerusalemme e intervistare personalmente i Principi, o se i Principi volessero fare una ispezione personale di qualche opera pubblica, gli aeroplani saranno in breve così perfezionati che in poche ore sarà possibile raggiungere ogni parte della terra da Gerusalemme» (23).

Si comprende, così, come la delusione per il mancato ritorno dei principi nel 1925 sia stato uno dei maggiori episodi di disillusione collettiva nella storia dei Testimoni di Geova, segnato dall’abbandono della setta da parte di numerosi aderenti, fra i quali, ricorda l’autore, uno dei fratelli del futuro presidente Fred Franz. La tattica seguita dalla organizzazione dopo il 1925 fu la solita: in una intervista resa in Svizzera nel 1926 il presidente Rutheford dichiarava che la profezia relativa a quella data  doveva essere considerata «soltanto una opinione», mentre l’«entusiasmo» dei «fratelli» l’aveva trasformata in certezza. La versione è stata mantenuta fino a oggi: il 1975 Yearbook of Jehovah’s Witnesses riporta, per esempio, che i Testimoni «anziché considerare […] [il 1925] una “probabilità” lo lessero come “certezza”» (24). La verità è che Joseph F. Rutheford aveva annunciato senza possibilità di equivoci la certezza del ritorno dei giusti di Israele per il 1925; Raymond Franz riporta che suo zio Fred Franz, che nel 1925 era uno dei più stretti collaboratori del presidente, ebbe a riferire in varie occasioni la franca ammissione resa in privato dal presidente stesso con riferimento a quell’anno: «so bene di avere fatto la figura dello stupido» (25).

Nonostante la delusione del 1925, il sistema di cronologia profetica dei Testimoni di Geova manteneva un punto che è rimasto nel «credo» fino a oggi: vi sono persone che erano vive e coscienti nel 1914, alla venuta invisibile di Gesù Cristo sulla terra, e che saranno vive e coscienti per assistere alla venuta visibile del Signore. Il ritorno visibile di Gesù ha continuato quindi a essere atteso da un momento all’altro; lo slogan «milioni che oggi vivono non morranno mai» è rimasto in uso fino ai nostri giorni. Uno dei primi ricordi personali di Raymond Franz riguarda la grande assemblea dei Testimoni di Geova tenuta a Cincinnati nel 1938. In quella occasione, parlando ai giovani — Raymond Franz aveva allora sedici anni —, il presidente Rutheford aveva suggerito loro di rimandare eventuali progetti matrimoniali e familiari; il tempo era vicino e sarebbe stato più conveniente sposarsi dopo che il regno del Signore fosse stato stabilito. «Sarebbe conforme alle Scritture e appropriato — si chiedeva in quella occasione il giudice — sposarsi ora e cominciare ad allevare bambini? No, è la risposta che trova sostegno nelle Scritture Sarà molto meglio trovarsi senza impedimenti e legami ora, dedicarsi a fare la volontà del Signore come il Signore comanda, ed essere anche senza queste preoccupazioni durante la battaglia di Armageddon» (26). Raymond Franz ricorda che «Joseph Rutheford parlava con forza e con una cadenza caratteristica che faceva la più grande impressione. Questi erano fatti, verità solide su cui costruire i piani più seri della vita» (27).

In quegli anni, i Testimoni di Geova continuavano a mantenere a San Diego, in California, la lussuosa casa chiamata Beth-Sarim, destinata a ospitare i prìncipi di Israele al loro ritorno sulla terra, in un libro pubblicato nel 1942, The New World, Fred Franz, allora vicepresidente, ripeteva ancora che «questi uomini fedeli dei vecchi tempi sono attesi al ritorno dalla morte di giorni in giorno […]. In quest’attesa la casa a San Diego, California, a cui con intenti maliziosi i nostri avversari religiosi hanno dato molta pubblicità, fu costruita nel 1930 e chiamata “Beth-Sarim”, che significa “Casa dei Principi”. La teniamo in amministrazione fiduciaria perché venga occupata da questi Principi al loro ritorno. Gli avvenimenti più recenti mostrano che i seguaci delle religioni di questo mondo condannato stanno digrignando i loro denti per la testimonianza che la “Casa dei Principi” rende al mondo nuovo. A questi settari e ai loro alleati il ritorno di questi fedeli uomini antichi per dominare con giudizio su tutto il popolo non recherà alcun piacere» (28). Peraltro, pochi anni dopo la uscita del volume The New World, la casa di San Diego venne venduta. Nel 1950 fu lo stesso Fred Franz ad annunciare nello Yankee Stadium di New York l’abbandono della dottrina del «ritorno dei Principi prima della battaglia di Armageddon» sulla base della considerazione che «i dirigenti della Società sono ormai in grado di tenere loro stessi questo ruolo principesco» (29).

Con la presidenza di Nathan H. Knorr, ammaestrati dalla precedenti ondate di delusione, i Testimoni si resero per qualche tempo più cauti nel fissare date e profezie. Tuttavia, nessuno si sentiva di mettere in discussione la credenza secondo cui persone già nate e coscienti nel 1914 avrebbero visto il ritorno visibile di Gesù Cristo e l’inizio del regno. In questa prospettiva, verso la metà degli anni Sessanta, la direzione dei Testimoni di Geova cominciò a interrogarsi su una nuova data, il 1975, che, sulla base di certi calcoli, avrebbe chiuso un periodo di seimila anni dalla creazione dell’uomo, fissata nell’anno 4026 a.C.. Nel 1966, in un libro scritto da Fred Franz e intitolato Life Everlasting in Freedom of the Sons of God, veniva proposta ufficialmente la teoria secondo cui nel 1975 sarebbe cominciato il «settimo giorno» della esistenza dell’uomo sulla terra, e si faceva notare come sarebbe stato «appropriato per Geova Dio» e «coerente con il suo proposito divino» fare coincidere il regno di Gesù Cristo sulla terra con questa data. In questa occasione, ammaestrati dalle precedenti esperienze, i Testimoni evitavano di dichiarare «verità indubitabile» l’inizio del regno nel 1975; tuttavia, si affermava che sarebbe stato «appropriato» e «conveniente» per Dio agire in questo anno (30). Dal racconto di Raymond Franz emerge come, dietro le quinte, la decisione del Governing Body di proporre la data del 1975 all’attenzione dei suoi fedeli sia stata dibattuta e sofferta. Infine, la decisione fu presa e mantenuta soprattutto sulla base di una considerazione pratica: il numero dei «battesimi» era andato sostanzialmente calando dal 1960 quando erano stati 69.027, al 1966, quando se ne erano avuti 58.904; come era avvenuto in precedenti occasioni, l’annuncio della data critica del 1975, reso pubblico nel 1966, portò a un immediato incremento dei «battesimi»: 74.981 nel 1967, 82.842 nel 1968 e così via, fino a 297.872 nel 1974, l’anno in cui la eccitazione per l’attesa toccò il suo apice (31).

Benché dubbiosi, i principali capi della setta si mostravano fino all’ultimo «riluttanti ad ordinare una diminuzione» nel fervore profetico dell’annuncio del 1975; in realtà, dai calcoli statistici sul passato essi avevano ricavato, da ogni data critica annunciata, clamorosi incrementi nel numero totale dei Testimoni; una parte dei nuovi battezzati lascia poi la setta travolta dalla delusione per il mancato avverarsi della profezia, ma molti rimangono e la campagna si chiude in genere con un attivo per la organizzazione. Tutto sommato, secondo le tabelle pubblicate da Raymond Franz, è quanto si è verificato anche nel 1975. Nel 1970 vi erano 1.384.782 Testimoni impegnati nell’attività di «testimonianza» di porta in porta; nel 1976, sull’onda della eccitazione profetica, erano diventati 2.138.537; dopo la delusione, nel 1978, il numero era diminuito, ma rimaneva pur sempre attestato sui 2.086.698, con un incremento sostanziale rispetto al 1970 (32).

Peraltro, nel 1975 la delusione, vissuta da Raymond Franz come membro del Governing Body, sembra essere stata particolarmente violenta. Un funzionario del Service Department, il «ministero della organizzazione» dei Testimoni alla cui testa era appunto Raymond Franz, scrisse al Governing Body riportando «esempi tipici» di Testimoni che avevano venduto i loro beni o anche postposto operazioni chirurgiche necessarie per la salute, ritenendo che il 1975 avrebbe segnato l’ingresso nel regno. Nel 1976, all’interno stesso del Governing Body si comincio a discutere se non sarebbe stata più corretta una dichiarazione pubblica in cui la organizzazione ammettesse di avere commesso qualche errore a proposito della data del 1975. Non se ne fece nulla, perché «altri dissero che non dovevamo — ricorda Raymond Franz —, che questo avrebbe soltanto “fornito munizioni agli oppositori”». Milton Henschel, uno degli uomini che secondo Raymond Franz dominano il Governing Body, «raccomandò che il modo saggio di agire sarebbe stato semplicemente non fare emergere la faccenda; a tempo debito i fratelli avrebbero smesso di parlarne» (33). Nonostante successive discussioni, il suggerimento fu sostanzialmente seguito per quanto traspare all’esterno della direzione dei Testimoni, benché qualche timida ammissione di possibili errori sia stata lasciata cadere cautelativamente qua e là. All’interno del centro direzionale di Brooklyn le vicende successive al 1975 provocarono invece violente discussioni sulla stessa data cruciale del 1914, che vennero a costituire la premessa per la grave crisi che finì per portare al «processo» contro il «teologo» Edward Dunlap e alla espulsione di Raymond Franz.

4. Problemi interni dei Testimoni e prospettive per il futuro

Quando, nel 1971, Raymond Franz divenne uno dei membri del Governing Body, l’organo direttivo era composto da undici membri: sarebbero cresciuti fino a diciotto nel 1977 ed erano quindici nel 1983. Peraltro, contrariamente alla opinione che ne aveva la maggioranza dei Testimoni nel mondo, Raymond Franz riferisce che nel 1971 i poteri del Governing Body non erano assoluti. L’organo fungeva da tribunale supremo per giudicare i membri dissidenti e i colpevoli di varie infrazioni, e si occupava di risolvere quesiti di carattere dottrinale. L’attività organizzativa della setta cadeva invece fuori dai poteri reali del Governing Body per due ragioni principali: anzitutto, il presidente della società, Nathan H. Knorr, manteneva una notevole autorità personale; in secondo luogo, soltanto un ristretto numero di membri del Governing Body erano contemporaneamente membri del consiglio di amministrazione della Watch Tower Bible and Tract Society, la società commerciale che amministrava tutti i beni dei Testimoni di Geova e aveva, quindi, in mano il bilancio finanziario della organizzazione, elemento importantissimo di cui molti membri del Governing Body non sapevano nulla. Inoltre, accanto all’autorità «ufficiale», nella setta si doveva tenere conto dell’autorità «profetica» che, all’atto della sua morte nel 1941 nella casa di Beth-Sarim a San Diego, preparata per il ritorno dei principi, il giudice Rutheford aveva trasferito, con una sorta di «passaggio simbolico del mantello di Elia», a tre uomini di cui due, Nathan H. Knorr e Fred Franz, sarebbero divenuti successivamente presidenti della setta, mentre il terzo, l’avvocato texano Hayden Covington, che aveva vinto numerosi importanti processi per i Testimoni di Geova, sarebbe sempre stato frenato dalla mancata professione di appartenenza alla classe degli «unti», nonché da problemi di alcoolismo, che lo esclusero ben presto dalle posizioni dirigenziali della organizzazione.

D’altro canto, Raymond Franz ricorda come gli anni Sessanta e Settanta abbiano segnato in tutti gli ambienti, anche religiosi, una generale crisi del principio di autorità e suggerisce persino che il grande impatto esercitato sui mass-media americani dal Concilio Vaticano II e dalle riforme post-conciliari cattoliche sia giunto fino a influenzare una organizzazione chiusa e lontana come i Testimoni di Geova (34). Verso la metà degli anni Settanta, all’interno del Governing Body, il movimento per una riforma interna sembra farsi irresistibile, sospinto soprattutto dallo stesso Raymond Franz e dai membri del Corpo Direttivo Leo Greenlees e Dan Sydlik, sostenuti in una posizione più prudente da Milton Henschel e Lyman Swingle. Due successivi comitati furono incaricati di predisporre una riforma, il cui progetto suscitò notevoli simpatie all’interno del Corpo Direttivo stesso e dei funzionari di Brooklyn. Il 4 dicembre 1975 il progetto di riforma fu approvato con il voto favorevole del presidente Knorr, che cedette alla maggioranza e trascinò con sé anche i più strenui oppositori di qualunque innovazione, il vicepresidente Fred Franz — che avrebbe successivamente definito il suo voto favorevole come «dato sotto costrizione» — e l’autorevole dirigente neozelandese Lloyd Barry. Gli elementi essenziali della riforma entrata in vigore il 1° gennaio 1976 — che i Testimoni di Geova sembrano avvertire come una sorta di piccolo Vaticano II — consistono in una notevole riduzione dei poteri del presidente, nella trasformazione del Governing Body in organo di direzione effettivamente suprema — con poteri di governo anche sulla società commerciale e sulla organizzazione finanziaria — e nella istituzione dei sei «comitati» o «ministeri» — per la organizzazione, la dottrina, la stampa, l’insegnamento, il personale e la direzione —, responsabili di fronte al Governing Body e con poteri di sorveglianza e di impulso sulla setta in tutto il mondo.

Raymond Franz percepisce evidentemente come la riforma più importante la riduzione della società commerciale a «puro artificio legale», «non più una direzione all’interno della direzione, ma un semplice strumento del Governing Body»; da questo sarebbe derivato che «il potere della presidenza fu decimato e virtualmente ridotto a una pura funzione legale», con una effettiva instaurazione del principio della collegialità (35). Questo non significa, commenta peraltro Raymond Franz, che tutti i quindici membri del Governing Body abbiano effettivamente lo stesso peso: descrivendo la situazione del 1983, Raymond Franz lascia intendere che — a parte l’autorità «oracolare», ma intermittente per ragioni di salute, dell’ultranovantenne presidente Fred Franz — il Governing Body è dominato dai membri Milton Henschel, Ted Jaracz e Lloyd Barry, ostili oppure tiepidi verso la riforma del 1975, capaci in genere di trascinare gli altri componenti del Corpo Direttivo e di mettere in minoranza i rari spiriti più indipendenti, fra i quali Raymond Franz ricorda con una certa simpatia Lyman Swingle.

Raymond Franz ritiene che alcuni effetti della riforma del 1975 siano permanenti, e che difficilmente i futuri presidenti potranno rivendicare una autorità personale paragonabile a quella di Joseph F. Rutheford oppure di Nathan H. Knorr. Acquisito il principio della collegialità, dal punto di vista organizzativo i dirigenti al potere nel 1983 sembrerebbero tuttavia decisi a non consentire ulteriori cedimenti rispetto alla tradizionale struttura autocratica della setta: «si stanno facendo passi per tornare a una autorità più centralizzata» e «nella primavera del 1983, un nuovo manuale organizzativo ha reintrodotto la posizione dei “servitori per i fratelli” più o meno permanenti come coordinatori dei corpi degli anziani, insieme ad altri elementi centralizzatori volti a conferire un maggiore controllo sulla periferia con una supervisione organizzativa» (36). Come ho accennato, nella crisi del 1980 i «dissidenti» sono stati perseguiti in modo rapido, efficace e privo di misericordia.

Il lettore del volume di Raymond Franz si chiederà se siano in vista, al di là dei problemi organizzativi, modifiche dottrinali al «credo» dei Testimoni di Geova. Il problema principale riguarda sempre la tesi, che fa ancora parte della professione di fede dei Testimoni stessi, secondo cui uomini in grado di capire ciò che vedevano nel 1914 vivranno per vedere il secondo visibile ritorno del Signore. Il problema incalza, perché chi aveva dieci anni nel 1914 ha compiuto ottant’anni nel 1984. Dai ricordi di Raymond Franz emerge che i massimi dirigenti dei Testimoni di Geova sono ben coscienti del quesito. Raymond Franz ricorda, in particolare, due sedute del Governing Body del 6 marzo e del 14 novembre 1979 dove, partendo dal fallimento delle profezie relative al 1975, si finì per discutere la data cruciale del 1914. Lo stesso Raymond Franz avrebbe allora sollevato una questione a lungo censurata dai Testimoni di Geova: l’attendibilità della data di partenza del 607 a. C. come data della presa di Gerusalemme da parte dei babilonesi, data contestata in modo pressoché unanime dagli studiosi di storia biblica. Lyman Swingle avrebbe affrontato un altro argomento «proibito», affermando che «dovete almeno sapere che pcr quanto riguarda il 1914, i Testimoni di Geova hanno preso tutto — lucchetto, coperchio e barile dagli avventisti». Lloyd Barry, uno dei membri più radicali del Corpo Direttivo, disse di non avere preoccupazioni sul 1914 in quanto vi sono in Russia persone che vivono fino a centotrenta anni, il che consentirebbe di spostare la venuta visibile di Gesù Cristo ben oltre il 2000, avendo ancora testimoni già vivi e coscienti nel 1914. Raymond Franz attesta la esistenza di un vivace movimento tra i funzionari di Brooklyn perché almeno, secondo la sua proposta, la data del 1914 non venisse più «spinta» in primo piano. Ma il 14 novembre 1979 il Governing Body, in seduta plenaria, ribadì che la dottrina sul 1914 non doveva essere modificata.

Il problema tuttavia rimane, e l’opera di Raymond Franz è preziosa nel mostrare come i dubbi sul 1914 — che non è un elemento secondario, ma il punto cardine della dottrina dei Testimoni di Geova — esistono ai livelli più alti della organizzazione. Nella seduta del 14 febbraio 1975, lo stesso presidente Knorr, malato e prossimo alla morte, si alzò in piedi e pronunciò queste parole, che fecero una profonda impressione: «Vi sono alcune cose che so so che Geova è Dio, che Cristo Gesù è Suo Figlio, che ha dato la Sua vita come riscatto per noi e che vi è una risurrezione. Di altre cose non sono così certo. Sul 1914 non so. Abbiamo parlato del 1914 per un lungo tempo. Può darsi che abbiamo ragione, e io spero che sia così» (37). Raymond Franz riporta anche la copia anastatica di un documento preparato dai membri del Corpo Direttivo Albert Schroeder, Karl Klein e Grant Suiter, e discusso nella seduta del 5 marzo 1980, con la proposta rivoluzionaria di riferire la espressione di Gesù Cristo «questa generazione»Mt 24, 34: la generazione che non passerà prima della seconda venuta del Signore — non alla generazione delle persone vive e coscienti nel 1914 ma a coloro che erano, invece, vivi e coscienti al verificarsi dei fenomeni celesti oscuramente annunciati nel testo di Mt 24, 29. Albert Schroeder e gli altri proponevano di riferire questi fenomeni celesti all’inizio dell’era spaziale con il lancio dello Sputnik nel 1957, con un guadagno netto di quarantatré anni rispetto al 1914 (38). La proposta venne respinta, ma era stata «fatta sul serio», e documenta la difficoltà in cui i Testimoni si dibattono a proposito della «generazione del 1914», che dovrà assistere alla venuta visibile del Signore.

Per il momento, a quanto riferisce Raymond Franz, l’approccio più «conservatore» ha prevalso, e chi mette in dubbio che la «generazione del 1914» vedrà il ritorno di Gesù Cristo viene espulso dai Testimoni di Geova. Raymond Franz ritiene peraltro che, presto o tardi, questa dottrina dovrà essere in qualche modo modificata e prende in considerazione diverse possibilità. I Testimoni, anzitutto, potrebbero riesaminare la proposta dello stesso Raymond Franz di rivedere la data di partenza del 607 a. C. come presa babilonese di Gerusalemme e conformarsi alla opinione della maggioranza degli storici; questo li porterebbe a spostare la data del 1914 al 1934. La difficoltà di questa tesi sta tuttavia nel fatto che essa non si applicherebbe soltanto alla generazione che vedrà il ritorno visibile di Gesù Cristo, ma porterebbe a modificare la stessa data del già avvenuto ritorno invisibile di Gesù Cristo. Questa data è stata fissata al 1914 con tanta sicurezza che Raymond Franz ritiene «improbabile» una sua qualunque modificazione. L’autore di Crisis of Conscience ritiene più probabile che venga presa in considerazione un’altra idea di Albert Schroeder, che sta «fluttuando» sulla setta da qualche anno, secondo cui la «generazione che non passerà» prima che il regno terreno del Signore sia stabilito è composta da tutti coloro che confessano di fare parte degli «unti». Siccome «vi sono sempre ulteriori persone (alcune molto giovani) che ogni anno decidono per la prima volta che essi fanno parte degli “unti”», «questo offrirebbe una estensione pressoché senza limiti all’insegnamento su “questa generazione”» (39). In pratica, la nuova teoria implicherebbe che almeno un «unto» sarà in vita alla seconda venuta visibile di Gesù Cristo; giacché ogni anno nuovi Testimoni sentono la «parola interiore» che li spinge a proclamarsi «unti», e nella ipotesi che questo continui ad avvenire in futuro, il limite della profezia viene portato avanti nel tempo in maniera indefinita. In ogni caso, Raymond Franz ritiene che il problema di una modifica dell’insegnamento sulla seconda venuta visibile del Signore non diventerà drammatico finché la setta continuerà a registrare regolari incrementi di aderenti ogni anno. Peraltro, le modifiche degli insegnamenti dottrinali ufficiali dei Testimoni di Geova non sono facili giacché, per cambiare un insegnamento stabilito, è necessaria una maggioranza di due terzi del Governing Body: avviene così che si continuino a mantenere su vari punti insegnamenti da cui più della metà dei membri del Corpo Direttivo — ma meno dei due terzi — in realtà dissentono.

5. Alcune conclusioni

Chiunque si interessi — a qualsiasi titolo — del problema dei Testimoni di Geova può chiedersi quali effettivi nuovi elementi apporti il volume di Raymond Franz a proposito di un argomento sul quale esiste già una letteratura assai vasta. Crisis of Conscience non costituisce una disamina dottrinale delle tesi dei Testimoni di Geova, e neppure una loro storia. Si tratta, piuttosto, di un libro di memorie scritto dal primo membro del Governing Body della setta che ha lasciato la organizzazione. Da questo punto di vista, l’opera apporta una serie di elementi di fatto sugli avvenimenti più recenti della storia della setta — la riforma del 1975, la crisi del 1980, le ultime discussioni sulla data del 1914 — difficilmente accessibili a chi non abbia assistito alle sedute del Governing Body, rigorosamente segrete anche per gli stessi Testimoni «di base». Per quanto riguarda gli avvenimenti precedenti, Raymond Franz, che ha vissuto per molti anni nella casa di Bethel a Brooklyn e ne ha studiato a fondo gli archivi e la biblioteca, mette a disposizione dei suoi lettori un’ampia documentazione sulle più antiche pubblicazioni della setta, che conferma avvenimenti già noti e consente di rispondere ai tentativi di alterarli oppure di modificarli nelle recenti storie «ufficiali» della organizzazione messe in circolazione dagli stessi Testimoni di Geova.

Benché l’autore abbia svolto in gioventù l’attività di «testimonianza» porta a porta, il volume non si sofferma a descrivere gli elementi fondamentali e i vantaggi di questo metodo, che sembra invece costituire un aspetto non secondario della espansione numerica dei Testimoni nel mondo. Su questo argomento si attende forse ancora uno studio dettagliato, condotto dal punto di vista della «sociologia della religione», ma anche della tecnica della propaganda, che potrebbe esplorare i possibili paragoni tra la tecnica del door to door dei Testimoni di Geova e analoghe tecniche commerciali note agli studiosi di marketing: basti pensare, a questo proposito, alla storia della società multinazionale Avon, divenuta la prima industria cosmetica del mondo praticamente senza vendite tramite negozi e con l’uso pressoché esclusivo della tecnica del «porta a porta», servendosi di dimostratrici che in maggioranza svolgono questo lavoro nel tempo libero. Le cosiddette «nuove religioni», soprattutto negli Stati Uniti, hanno mostrato in anni recenti di sapere utilizzare, con un’abilità ignota alle Chiese tradizionali, la radio, la televisione, la informatica e l’entusiasmo di militanti che fermano i passanti per strada; le cifre dimostrano — da un punto di vista strettamente tecnico — che, anche a fronte di queste innovazioni spesso sapientemente pensate, il «porta a porta» dei Testimoni di Geova conserva una sua validità.

Dal punto di vista dottrinale, Raymond Franz sottolinea sistematicamente la opinione che l’elemento centrale della predicazione dei Testimoni di Geova non è l’insieme di dottrine sul nome di Dio, l’anima oppure le prescrizioni bibliche, ma un avvenimento: la seconda venuta di Gesù Cristo, invisibile, nel 1914. Considerata l’autorevolezza della fonte, questa opinione dovrà essere presa in attento esame dai futuri studiosi del geovismo, anche se spesso questo primum in intentione relativo al 1914 diventa ultimum in executione nella predicazione quotidiana porta a porta. La opinione di Raymond Franz contiene anche l’implicito suggerimento pastorale di insistere, nella critica alla dottrina geovistica, sulle conseguenze insostenibili e talora grottesche della tesi relativa al 1914. Benché sia molto difficile argomentare pro o contro una venuta invisibile di Gesù Cristo, non è difficile mostrare come la dottrina del 1914 abbia prodotto nella storia dei Testimoni di Geova continue e ben visibili assurdità.

Infine, lo studioso interessato alle premesse filosofiche — per quanto implicite e modeste — e alla collocazione sistematica della dottrina dei Testimoni di Geova, leggerà con interesse le pagine di Raymond Franz sulle origini delle profezie del fondatore Russell insieme con il libro di Carl Olof Jonsson, The Gentile Times Reconsidered. Gli elementi che ne emergono contribuiranno a dissipare la prima impressione che i Testimoni di Geova costituiscano un unicum dottrinale e permetteranno di risalire l’albero delle loro origini, attraverso gli avventisti americani e gli illuminati inglesi dell’ultimo Settecento, fino al grande filone millenaristico e gnostico. In effetti, come ha ribadito in una recente opera uno studioso della gnosi, Giovanni Filoramo, nulla è così caratteristico dello gnosticismo come «l’attesa della fine» e la credenza in un totale rovesciamento dell’ordine di cose esistente. Scrive Filoramo che «se v’è un momento del racconto mitico in cui le diverse tradizioni gnostiche paiono non soltanto correre parallele ma quasi confluire in un medesimo alveo dottrinale che, se non impedisce, rende superflue distinzioni troppo minuziose e di dettaglio, questo è “il tempo della fine” (40). All’«attesa della fine» corrisponde poi immediatamente, in ogni tipo di gnosi, la individuazione di un gruppo di «iniziati», possessori del segreto del «mondo nuovo» e, quindi, autorizzati a dominare il vecchio mondo esistente con la prospettiva di rinnovarlo oppure di distruggerlo. Da questo punto di vista, la gnosi escatologica dei Testimoni di Geova si inserisce a pieno titolo nell’alveo dei «movimenti gnostici di massa», religiosi ma anche politici, che hanno caratterizzato l’occidente postilluminista e di cui Eric Voegelin, Thomas Molnar e Augusto Del Noce hanno riconosciuto i tratti nel comunismo e nel nazionalsocialismo (41). Certo, come nota Giovanni Filoramo, è possibile una «sociologia dello gnosticismo» dove, all’interno del fenomeno gnostico convivono «un numero impressionante di variazioni». Eppure, tutte le multiformi escatologie gnostiche non cessano di rimandare a «un complesso dottrinalmente omogeneo» (42).

I «movimenti gnostici di massa» di carattere socialistico — marxistico oppure «nazionale» — si sforzano di porre gli iniziati del «mondo nuovo» alla testa della società attraverso una tecnica totalitaria per la conquista del potere. Ma il totalitarismo gnostico non è meno evidente — come dimostra la organizzazione descritta «dall’interno» da Raymond Franz — nella setta dei Testimoni di Geova, che costituisce nella sua struttura un seminarium e un modello di organizzazione totalitaria basata su credenze millenaristiche, con la pretesa di crescere e di imporsi al mondo attraverso il continuo aumento dei «convertiti».

Massimo Introvigne

 

Note:

(l) Cfr. Günter Pape, Ich war Zeuge Jehovas, Winfried-Werk, Augsburg 1961 (ed. it., Io ero Testimone di Geova, Queriniana, Brescia 1974).

(2) Cfr. William J. Schnell, Thirty Years a Watch Tower Slave. The Confessions of a Converted Jehova’s Witness, Baker, Grand Rapids 1956 (tr. it. sulla seconda ed. statunitense del 1971, Trent’anni schiavo della Torre di Guardia. Confessioni di un Testimone di Geova convertito, Centro Biblico, Napoli 1983). Le testimonianze di G. Terry, R. Cotton, J. Bevins e W. Cetnar sono raccolte in tr. it. in Peter Hedley, Perché hanno lasciato i Testimoni di Geova, Crociata del libro cristiano, Firenze – Messina – Milano – Perugia – Napoli – Palermo 1980.

(3) Raymond Franz, Crisis of Conscience, Commentary Press, Atlanta 1983, pp. 376.

(4) Cfr. ibid., soprattutto pp. 233-235 e 238-240.

(5) Ibid., p. 271.

(6) Ibid., pp. 4-5. Raymond Franz cita anche l’atteggiamento della «Chiesa avventista» nei confronti del professore Desmond Ford, un teologo australiano che nel 1980 aveva espresso dubbi sulla data del 1844, cruciale per gli avventisti. Desmond Ford venne privato dell’insegnamento, ma dopo cinquanta ore di udienze pubbliche, che Raymond Franz confronta con i procedimenti sbrigativi e segreti dei Testimoni di Geova.

(7) Ibid., p. 330, con riferimento all’episodio di due Testimoni di Geova irlandesi, che nel marzo del 1982 si recarono negli Stati Uniti per chiedere chiarimenti su alcuni punti e che non furono neppure fatti entrare nella sede di Brooklyn.

(8) Cfr. Gérard Hébert S. J., Les Témoins de Jéhovah. Essai critique d’histoire et de doctrine, Bellamin, Montréal 1960.

(9) R. Franz, op. cit., pp. 44-45.

(10) Ibid., pp. 110-135.

(11) Ibid., pp. 138- 139.

(12) Ibidem.

(13) La maggioranza degli studiosi di storia biblica non concorda né con J.A. Brown né con N. H. Barbour, ma fissa la data della presa di Gerusalemme fra il 586 e il 597 a. C.: cfr. sul punto G. Hébert S. J., op. cit., p. 30.

(14) R. Franz, op. cit., p. 139. Copia delle pagine rilevanti della Watch Tower del 15-7-1906 ibid., pp. 143-146. Cfr. pure Carl Olof Jonsson, The Gentile Times Reconsidered, Hart. Lethbridge 1983.

(15) Jehovah’s Witnesses in the Divine Purpose, p. 52, copia in R. Franz, op. cit., p. 156.

(16) Charles Taze Russel, The Time is at Hand [1889], pp. 98-99, copia in R. Franz, op. cit., p. 157.

(17) C. T. Russel, Thy Kingdom Come [1891], p. 153, copia ibid., p. 158.

(18) Watch Tower, 15-1-1892, copia ibid., p. 159.

(19) Watch Tower, 15-7- 1894, copia ibid., p. 160.

(20) Copia del volume di J. F. Rutheford, ibid., pp. 166-171.

(21) Anche la data del 1575 a. C. per il ritorno degli ebrei in Palestina è sostenuta dai soli Testimoni di Geova; gli studiosi fissano tale ritorno intorno al 1200 a. C. (cfr. G. Hébert S. J., op. cit, p. 57).

(22) Copia da Million Now Living Will Never Die, in R. Franz, op. cit., pp. 172- 175.

(23) Copia da The Way to Paradise riprodotte ibid., pp. 191-193.

(24) 1975 Yearbook of Jehovah’s Witnesses, copia ibid., pp. 194-195.

(25) «I know I made an ass of myself»; la osservazione fu riferita da Fred Franz anche parlando di fronte a un vasto pubblico in Australia, nel 1975: cfr. ibid., p. 137.

(26) Ibid., p. 10.

(27) Ibid., p. 11.

(28) Fred Franz, The New World [1942], p. 104; copia ibid., p. 196.

(29) Ibidem.

(30) Fred Franz, Life Everlasting in Freedom of the Sons of God [1966], p. 30; copia ibid., p. 200.

(31) Ibid., p. 206.

(32) Ibid., pp. 211-212.

(33) Ibid., p. 209.

(34) Ibid., p. 92.

(35) Ibid., p. 91, dove è riportato un organigramma che illustra la struttura del vertice dei Testimoni di Geova dopo la riforma.

(36) Ibid., p. 334. Dissensi a proposito dei poteri delle autorità della setta sulla vita privata dei membri sono sorti di recente nelle discussioni sul caso di Michael Jackson, «stella» della discomusic e Testimone di Geova, a cui alcuni vorrebbero imporre una maggiore disciplina, mentre altri considerano positiva la sua fama per il prestigio della organizzazione, e apprezzano i suoi contributi in denaro; cfr. Ari L. Goldman, Dissent Grows among Jehovah’s Witnesses, in New York Times, 29-8-1984, p. B1-B5.

(37) R. Franz, op. cit., p. 217.

(38) Ibid., p. 219, con copia del ciclostilato con l’ordine del giorno proposto da A. Schroeder, K. Klein e G. Suiter.

(39) Ibid., p. 221.

(40) Giovanni Filoramo, L’attesa della fine. Storia della gnosi, Laterza, Bari 1983, p. 199. Sottolinea, fra gli altri, la centralità del momento profetico nella dottrina dei Testimoni di Geova, anche don Ernesto Zucchini, Continua l’inchiesta sui Testimoni di Geova. Causa maggiore della loro diffusione è l’ignoranza religiosa di noi cattolici, in Il Corriere di Saluzzo, 9-9-1983.

(41) La categoria di «movimento gnostico di massa» è stata proposta da Eric Voegelin, Ersatz Religion, pubblicato originariamente in Wort und Warheit (Vienna 1960) ed edito in inglese in Science, Politics and Gnosticism, Henry Regnery, Chicago 1968; tr. it. in Il mito del mondo nuovo, 2a ed., Rusconi, Milano 1976. Sul problema sono intervenuti Thomas Mornar, Utopia, the perennial Heresy, Sheed and Ward, New York 1967 (tr. it., L’utopia, eresia perenne, Borla, Torino 1968) e Augusto Del Noce, di cui cfr. soprattutto la rilevante distinzione tra «gnosi speculativa» e «gnosi rivoluzionaria» nel suo Tradizione e Rivoluzione, in Tradizione e Rivoluzione. Atti del XXVII Convegno di Studi Filosofici fra Professori Universitari. Gallarate 1972, Morcelliana, Brescia 1973, pp. 23-28, 39-53 e 293-299. Ulteriori osservazioni sul punto in Luciano Pellicani, I rivoluzionari di professione. Teoria e prassi dello gnosticismo, Vallecchi, Firenze 1975, e in Emanuele Samek Lodovici, Metamorfosi della gnosi. Quadri della dissoluzione contemporanea, Ares, Milano 1979.

(42) G. Filoramo, op. cit., pp. 200-267.

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  Cristianità, Quaderni di Cristianità
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 Massimo Introvigne

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