Il messaggio Urbi et orbi

Michele Brambilla 3 mesi fa
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Il tradizionale messaggio Urbi et orbi (“a Roma e al mondo”) del giorno di Pasqua si alza in un momento storico particolare. Si arriva da una Settimana Santa contrassegnata da attentati islamisti e da tensioni internazionali dovuti alla proliferazione nucleare nordcoreana. La notte santa del Sabato Santo porta, però, pure il miracolo del fallimento del test missilistico che poteva innescare una pesante controffensiva americana, riaprendo subito la via della diplomazia tramite la Cina.
Papa Francesco sottolinea anzitutto che la guida della Storia, “nelle complesse talvolta drammatiche vicende dei popoli”, è comunque il Signore risorto. “Con la sua resurrezione Gesù Cristo ci ha liberati dalla schiavitù del peccato e della morte. Tutti noi quando ci lasciamo dominare dal peccato perdiamo la strada buona e andiamo errando come pecore smarrite, ma Dio stesso il nostro pastore è venuto a cercarci e per salvare noi si è abbassato fino all’umiliazione della croce”.
E’ l’essenza del mistero della misericordia divina, la cui festa cadrà nella domenica culminante dell’Ottava di Pasqua, come esegesi della Pasqua stessa. Cristo è “il Pastore risorto” che “non si stanca di cercare noi suoi fratelli smarriti nei deserti del mondo, e con i segni della Passione ci attira sulla sua via, la via della vita. Anche oggi egli prende sulle sue spalle tanti nostri fratelli e sorelle oppressi dal male nelle sue diverse forme”. Tra queste forme il Papa non teme di elencare le “gravi dipendenze”, proprio mentre in Italia e Canada aumenta la propaganda rivoluzionaria sulla commercializzazione della cannabis.
I segni positivi non mancano, benché nascosti dalla cronaca nera. “Quest’anno come cristiani di ogni confessione celebriamo insieme la Pasqua. Risuona così a una sola voce in ogni parte della terra l’annuncio più bello, il Signore è veramente risorto come aveva predetto! Egli doni pace ai nostri giorni!”. Una coincidenza che capita ogni 7 anni e diventa significativa in questo momento difficile, soprattutto per i cristiani orientali.
Il 16 aprile 2017 segna, però, anche il 90° compleanno di Benedetto XVI, oggetto di numerosi messaggi di auguri e di pubblicazioni autorevoli. Si può dire che, ad ormai 4 anni di distanza dalla rinuncia di Joseph Ratzinger, il mondo laicista abbia cominciato a fare ammenda su come ha letto il pontificato benedettino durante il suo svolgimento. Emerge, inoltre, sempre di più la caratura spirituale e filosofica del Papa emerito, che è già entrato nella Storia come il vero riformatore dell’esercizio del ministero petrino.

Michele Brambilla

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