Lo Stato Estense (1264-1859)

Alleanza Cattolica 7 mesi fa
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di Renato Cirelli

 

1. L’affermazione della Casa d’Este

Lo Stato Estense si forma nella seconda metà del secolo XIII con l’affermazione della famiglia d’Este sul territorio di Ferrara, città di origine tardo-romana, emersa dal­l’a­nonimato al tramonto della potenza bizantina in Italia e nel declino dell’economia ra­vennate. Ferrara sviluppa le sue istituzioni municipali nei secoli XI e XII, durante la lotta per le Investiture fra Impero e Papato, dopo aver subìto la dominazione longobarda ed essere stata go­vernata come feudo pontificio dai marchesi di Ca­nos­sa fra il 985 e il 1052. Lo sviluppo del­l’au­to­nomia po­li­tica e ter­ritoriale di Ferrara avviene sullo sfondo delle lotte cit­ta­dine fra le famiglie più potenti e proprio l’antago­ni­smo con la famiglia ghibellina dei Salinguerra-To­relli spinge la parte guelfa a coin­volgere, con l’as­senso del Pa­pa­to, signore le­gittimo di Fer­rara, i marchesi d’Este, famiglia ap­par­te­nente al più alto livello della gerarchia feudale, discendente dal­l’antica stirpe degli Ober­ten­ghi, divisa in un ramo tedesco, che darà vita al casato di Brun­s­wick, e in un ramo italiano, si­gnore di vasti possedimenti nel Ve­neto, in Toscana e nello stesso Ferrarese. La lotta per la su­pre­mazia dura oltre mez­zo secolo fin­ché nel 1240, anche con l’aiuto interessato della Re­pubblica di Ve­ne­zia, Azzo VII d’E­ste (1204 ca.-1264) prevale e, alla sua morte, Obizzo II (1247-1293) viene proclamato Si­gno­re perpetuo di Ferrara. Sull’e­sem­pio dell’e­spe­rienza ferrarese O­biz­zo II viene eletto signore a Mo­dena nel 1289 e a Reggio E­mi­lia nel 1290. Anche in queste città giocano a favore degli Este le di­scordie interne, che rendono ne­cessario un intervento riso­lu­to­re dall’e­sterno e la ricerca di alle­a­ti da par­te delle nobiltà mo­de­nese e reggiana contro la pre­mi­nen­za mer­can­tile nel governo del Co­mune. Fra difficoltà e resistenze inter­ne, problemi dina­sti­ci e contrasti con gli Stati vicini, gli E­stensi confermano la loro Si­gnoria, che progressivamente si e­sten­de fra i secoli XIV e XV al Frignano, alla Romagna ferra­re­se, al Po­le­sine e alla Gar­fa­gna­na.

2. Un tessuto di relazioni

Lo Stato Estense prende lentamente corpo, riflettendo al suo in­terno la molteplicità dei modi di acquisto praticati via via dai Si­gnori di Ferrara come vicari papali o con l’appoggio imperiale oppure attra­verso al­le­anze con altri Signori, in una compagine che presenta domini di­retti, mediati, feudi e realtà locali di ogni tipo. Il Du­ca­to — frutto di un’aggregazione spesso volontaria, quasi sempre pacifica, dei forti nuclei signorili presenti nell’area padana, che riconoscono la superiorità degli Este conservando però ampi pri­vilegi — si caratterizza infatti come un vero e pro­prio tessuto di relazioni, restando per secoli un’eco suffi­cien­te­mente fedele della monarchia tradizionale e popolare medioe­va­le. An­cora alla fine del secolo XVIII ben centoundici dei cento­tren­tasette distretti in cui era diviso il territorio erano dominio mediato, cioè erano sog­getti a giurisdizioni signorili con estese attribuzioni di giustizia e di polizia, nonché diritti di prelievo di varia natura. Su questa va­rie­tà complessa, che conserva le di­ver­sità del tessuto politico e so­ciale medioevale, gli Estensi da una parte consolidano lo Stato secondo i princìpi accentratori della Signoria rinascimentale e dall’altra per­fe­zionano un forte insie­me di rapporti con la nobiltà, con le arti, con il clero e con le re­altà locali sulla base degli Sta­tuti ferraresi, con­ti­nuamente adat­tati e rielaborati. Tutto ciò getta le basi dell’af­fer­mazione e del prestigio della Casa d’Este come provano, fra l’al­tro, la con­ces­sione da parte di Papa Bo­ni­fa­cio IX (1389-1404) ad Alberto d’E­ste (1347-1393), in pelle­gri­naggio a Roma con abiti peni­ten­ziali, della bolla del 1391 che i­stituisce l’u­ni­versità di Ferrara con gli stessi privilegi di quelle di Bolo­gna e di Parigi, e la scelta di Fer­rara come sede delle prime sessioni del Con­cilio di Firenze (1438-1445), dal 1438 al 1439, con­vocato da Papa Eu­ge­nio IV (1431-1447). La con­sa­cra­zione del­l’importanza poli­tica dello Stato Estense av­viene nel 1452 quan­do l’imperatore Fede­rico III d’Asburgo (1415-1493) concede a Borso (1413-1471) il titolo di duca di Modena e di Reggio, feudi imperiali. Con atto veramente sin­go­lare a questa investitura, rinnovata da ogni impe­ratore sino alla fine del secolo XVIII, segue quella pon­ti­fi­cia, nel 1471, da parte di Papa Paolo II (1464-1471), che nomina gli Este duchi di Ferrara. I secoli XV e XVI vedono lo Stato Estense fra i pro­ta­go­nisti della po­li­ti­ca italiana ed europea e come uno dei maggiori centri della cul­tu­ra ri­na­sci­mentale, dal momento che annovera fra i fre­quen­tatori della cor­te di Ferrara letterati quali Matteo Maria Boiardo (1441-1494), Ludovico Ariosto (1474-1533) e Torquato Tasso (1544-1595), pittori quali Cosmè Tura (1430-1495), Ercole de’ Roberti (1450-1496) e Francesco del Cossa (1436-1478), e il grande ar­chitetto Biagio Rossetti (1447-1516). Nello stesso tem­po il Du­cato è coinvolto in una serie di guerre con la Repubblica di Venezia, con la monarchia di Spa­gna e con lo stesso Papato, da cui esce molto provato eco­no­mi­camente, an­che se integro nei suoi confini. Il duca Ercole II (1508-1559) de­ve affrontare anche il problema religioso, per­ché la moglie Re­nata di Francia (1510-1575) dà un aperto so­ste­gno alla Riforma protestante aprendo la Corte a ugonotti e ad altri ri­formatori. L’intervento fermo del du­ca preserva il Ducato dal pe­ricolo cal­vinista e contribuisce a salvare l’Italia dal flagello delle guerre di religione, che sconvolgono gran parte dell’Europa.
Nei confronti della comunità israelitica, invece, gli Estensi at­tuano una politica di protezione, rispettando i privilegi acquisiti e accogliendo centinaia di famiglie profughe dalla penisola iberi­ca. Grazie a quest’atmosfera favorevole nasce e fiorisce a Fer­ra­ra una rigogliosa cultura ebraica.

3. La devoluzione di Ferrara e il Ducato di Modena e Reggio

Con la morte di Alfonso II (1533-1597) si estingue il ramo principale degli Estensi e Cesare d’Este (1562-1628) — nipote di un figlio illegittimo di Alfonso I (1486-1534) — deve ab­ban­do­nare Ferrara per trasferirsi a Modena, che diventa così la nuova capitale del Ducato il quale, nonostante la grave meno­ma­zio­ne, resta fra i più significativi Stati italiani. La devoluzione del Du­cato di Ferrara al Papato non è solo provocata dalla man­canza di discendenza diretta maschile, ma vi cospira di fatto tutta u­na se­rie di fattori negativi per gli Estensi, frutto di una stra­or­di­naria congiuntura europea e di una somma di condizioni an­tiche e re­centi. Si tratta, in definitiva, di uno degli ultimi colpi di coda del­la vecchissima partita giocata in Italia fra Impero e Papato, con­clusa a favore di quest’ultimo.
Il secolo XVII vede gli Este, come gli altri principi italiani, im­pegnati sul fronte militare, diplomatico e matrimoniale a salvare il Ducato dalle conseguenze rovinose delle guerre fra il Regno di Francia e la Corona di Spagna, situazione aggravata da uno stato di recessione eco­no­mica che è una caratteristica del secolo. In questo contesto gli E­stensi riorganizzano lo Stato, divi­den­do il Ducato in governa­to­rati nell’intento di controllare l’irre­quietezza e l’indipendenza della nobiltà feudale con un sistema più ac­cen­tra­tore, ma certamente più temperato rispet­to alle con­cezioni as­so­lu­ti­sti­che imperanti nell’Europa del tem­po. Le guer­re di Suc­ces­sione spagnola (1700-1715), polacca (1733-1738) e austriaca (1740-1748), che in­te­ressano l’Italia fino alla metà del Sette­cen­to, la­sciano pesanti strascichi nel Du­cato più volte in­va­so da al­leati e da nemici. Tuttavia gli Este ne e­scono ac­cresciuti ter­ri­to­rial­mente acquistando Mirandola, nel Modenese, No­vel­la­ra, nel Reggiano, e il du­cato di Massa, ottenuto grazie al ma­tri­monio del­l’ultima erede dei Cybo-Malaspina con Ercole III d’E­ste (1727-1803).
Francesco III (1698-1780) opera una politica di rior­ga­niz­za­zio­ne del Ducato sconvolto dalle lunghe guerre; e torna a schie­rarsi a fianco degli Asburgo, in questo modo spezzando i consolidati le­ga­mi fra Stato e Chiesa con una politica anti-curialistica e giu­ri­sdi­zio­na­li­stica che non assume, però, le forme di per­se­cu­zione pro­prie de­gli Stati vicini. Infatti il duca non si fa coin­vol­gere nel­la guer­ra contro i gesuiti e, anzi, Modena diventa un pun­to di ri­fu­gio e di difesa della Compagnia di Gesù. La riforma di Fran­ce­sco III, mentre è tesa ad aumentare il potere ducale, conti­nua co­munque a preservare un’amministrazione fortemente de­cen­trata e rispet­tosa delle diverse realtà geografiche. Il Codice delle Leg­gi e Co­stituzioni, promulgato nel 1771, è da con­si­de­rar­si una leg­ge di riorganizzazione e di rafforzamento istituzionale piuttosto che una novità ri­vo­luzionaria influenzata dagli ideali il­lumi­ni­sti­ci. Su Ercole III, buon duca ma improvvido principe «illu­mi­na­to», si abbatte la tragedia dell’invasione napoleonica del 1796, che lo costringe all’esilio, dove muore. E durante la domina­zione napoleonica la Casa d’Este, divenuta d’Austria-Este per­ché Er­cole III aveva lasciato solo una fi­glia, si trova legit­timata anche dalla rivolta contro-rivoluzionaria delle popolazioni del Modene­se e del Reg­giano, che prendono ri­petutamente le armi, innal­zan­do le insegne ducali insieme a quelle della reli­gio­ne cat­tolica e invo­cando il ritorno del sovrano, e che così fanno del ter­ri­to­rio del Du­ca­to uno dei centri dell’Insorgenza italiana anti-gia­co­bi­na.

4. Gli Austria-Este e la fine del Ducato

Con la Restaurazione, nel 1815, il Ducato di Modena e Reggio, che com­prende anche la Garfagnana, la Lunigiana e il Frignano, e dopo il 1829 Massa e Carrara, viene restituito ai sovrani legit­ti­mi. L’occu­pa­zio­ne napo­leo­nica e la dura repressione anti-po­po­lare lasciano una triste ere­di­tà di odi e di rancori, di miseria e di carestie. Sul corpo so­cia­le fe­ri­to e prostrato gli Este s’impe­gnano in un’o­pe­ra di restaurazione mo­rale e civile che affron­ta­no con coe­renza, con grande senso di re­spon­sabilità e con spirito re­li­gioso. Il Ducato diventa in breve un punto di riferimento sicuro in Italia non solo della politica con­servatrice e della più colta po­lemica antili­be­ra­le, ma anche del­l’esperimento di go­verno che sarà i­dentificato con il nome di «Stato perfetto».
Con Francesco IV (1779-1846) e poi con Francesco V (1819-1875) viene avviata una coerente politica economica volta a sod­disfare le esigenze delle classi popolari contro il ceto borghese rivoluzionario e all’interno di un’organizzazione statale e­quili­brata, che vede al vertice il governo accentrato ma sensibile e pa­ternalistico del duca. Questa politica dà buoni risultati sia e­co­no­mici che sociali, nonostante le interruzioni e le traversie pro­vo­cate dai moti carbonari del 1831 e soprattutto dalle esplo­sioni ri­voluzionarie del 1848. A Modena vengono fondate nel 1822 la rivista Memorie di Religione, di Morale e di Lettera­tu­ra, da par­te di monsignor Giuseppe Baraldi (1778-1832), e nel 1831 La Voce della Verità, diretta dallo storiografo Cesare Carlo Galvani (1801-1863). A Modena troverà ospitalità Antonio Capece Mi­nutolo, principe di Canosa (1768-1838), che — nel 1822 — scri­verà del Ducato di Francesco IV: «È forse l’unico Stato d’I­talia in cui il buon partito della monarchia ha qualche energia, ed ove si parla e si scrive in favore della buona causa. Questo fe­no­me­no assai sin­golare dipende dalla fermezza e de­cisione di cui si vede rivestito il cuore del sovrano, il quale non tran­sige coi rivo­luzionari, ma mostra intrepido loro il petto e il volto, perse­gui­tando i nemici della religione e della mo­nar­chia».
In seguito ai drammatici sconvolgimenti del 1848, Francesco V appoggia un progetto di confederazione di tutti gli Stati ita­liani, all’interno della quale fosse possibile incanalare le giu­ste i­stanze del patriottismo italiano liberandole dal perverso con­nu­bio con il liberalismo. Di­versi ostacoli, ma soprattutto la totale opposizione dell’Impero asburgico, faranno abortire il progetto e nel 1859 la guerra fra l’Austria stes­sa e i franco-piemontesi spaz­za via tutte le possibili soluzioni al­ternative alla rivoluzione libe­rale.
L’11 giugno 1859, pagando la fedeltà all’alleanza con l’Impero asburgico, benché neutrale nella guerra in corso, Francesco V è co­stretto ad abbandonare Modena e lo Stato Estense conclude per sempre la sua vita secolare. Nella sua partenza il duca è se­guito spontaneamente dal suo e­sercito di circa quattromila uo­mi­ni, la cosiddetta Brigata Estense, che per anni condivide con lui, senza paga, le umiliazioni e i disagi del­l’esilio.

Renato Cirelli


Per approfondire: vedi una storia completa del casato d’Este in Luciano Chiappini, Gli Estensi, Dall’Oglio, Varese 1967; una storia dello Stato Estense, anche economica e sociale, in Lino Ma­rini, Lo Stato Estense, UTET Libreria, Torino 1987; sugli Au­stria-Este dalla Restaurazione all’Unità d’Italia, vedi Antonio Ar­chi, Gli ultimi Asburgo e gli ultimi Borbone in Italia (1814-1861), Cappelli, Bologna 1965.

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