Madre Teresa di Calcutta: una santa politicamente scorretta

Susanna Manzin 12 mesi fa
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Susanna Manzin, Cristianità n. 381 (2016)

 

Madre Teresa, al secolo Anjezë Gonxhe Bojaxhiu (1910-1997), è una gran­de santa, un personaggio straordinario, amata da tutti e insignita anche del Premio Nobel per la Pace. Ma in occasione della sua canonizzazione, tenutasi domenica 4 settembre, sono state narrate soprattutto le opere di misericordia corporale, quel suo chinarsi verso i più poveri, i più sofferenti, i moribondi abbandonati da tutti. Perché quando i cattolici fanno queste cose è facile avere l’applauso del mondo. Ma sono stati generalmente taciuti alcuni aspetti della sua vita, invece molto rilevanti per capire la sua personalità e il suo carisma, politicamente scorretti. Perché fino a quando si dà da mangiare agli affamati va tutto bene, ma quando si parla male dell’aborto o del comunismo, allora meglio stendere una cortina di silenzio.

Al servizio della vita 

Conoscendo più da vicino Madre Teresa, ho scoperto in lei alcune affinità con l’apostolato di Alleanza Cattolica: matura la vocazione religiosa facendo gli esercizi spirituali di sant’Ignazio di Loyola (1491-1556) ed è molto devota alla Madonna di Fatima, di cui tiene una statua nella sua casa. S’impegna verso tutto ciò che deturpa la società nei suoi aspetti morali: suscitano in lei vera ripugnanza le politiche di aborto e di sterilizzazione varate dal governo indiano, come soluzione al rapido incremento demografico dell’India, e fa pressione sul primo ministro Indira Ghandi (1917-1984) affinché ritiri quelle politiche demografiche. Accoglie con grande entusiasmo l’enciclica del Papa beato Paolo VI (1963-1968) Humanae vitae e s’impegna per la diffusione dei metodi di regolazione naturale della fertilità, dimostrando nei fatti quanto siano efficaci e semplici da apprendere anche da parte delle persone più umili.

Non tollera mancanze di rispetto verso il Papa e il magistero della Chiesa, soprattutto in materia di matrimonio o di morale sessuale. Non approva il lassismo che vede serpeggiare nella Chiesa, la mancanza di disciplina nella preghie­ra, il contegno non appropriato in cappella, il fatto che alcuni preti e suore non vestano abiti religiosi.

Apre le sue case anche in Occidente, del quale vedeva la grande povertà spirituale: «Qui avete la società del benessere, nessuno muore di fame. Ma c’è un’altra povertà. La povertà dello spirito, della solitudine, dell’essere rifiutati» (1).

Ricorda che, mentre la fame fisica è relativamente facile da risolvere con una fetta di pane o una compressa di vitamine, la povertà spirituale dell’Occi­dente è un problema assai più complesso.

L’11 dicembre 1979 le viene conferito il Premio Nobel per la Pace. Fa scalpore, in quell’occasione, il suo discorso contro l’aborto, in cui, fra l’altro, afferma: «Io sento che il più grande distruttore della pace oggi è l’aborto, perché è una guerra diretta, un’u­c­ci­sione diretta, un omicidio commesso dalla madre stessa. E leggiamo nelle Scritture, perché Dio lo dice molto chiaramente: “Anche se una madre dimenticasse il suo bambino, io non ti dimenticherò. Ti ho inciso sul palmo della mano”. Siamo incisi nel palmo della sua mano, così vicini a Lui che un bambino non nato è stato inciso nel palmo della mano di Dio. E quello che mi colpisce di più è l’inizio di questa frase, che “Persino se una madre potesse dimenticare, qualcosa di impossibile, ma perfino se si potesse dimenticare, io non ti dimenticherò”. E oggi il più grande mezzo, il più grande distruttore della pace è l’a­borto. E noi che stiamo qui, i nostri genitori ci hanno voluti. Non saremmo qui se i nostri genitori non lo avessero fatto. I nostri bambini li vogliamo, li amiamo, ma che cosa è di milioni di loro? Tante persone sono molto, molto preoccupate per i bambini in India, per i bambini in Africa dove tanti ne muoiono, di malnutrizione, fame e così via, ma milioni muoiono deliberatamente per volere della madre. E questo è ciò che è il grande distruttore della pace oggi. Perché se una madre può uccidere il proprio stesso bambino, cosa mi impedisce di uccidere te e a te di uccidere me? Nulla» (2).

Papa san Giovanni Paolo II (1978-2005), nell’omelia tenuta per la beatificazione di Madre Teresa, ha ricordato che la religiosa «[…] soleva dire: “Se sentite che qualche donna non vuole tenere il suo bambino e desidera abortire, cercate di convincerla a portarmi quel bimbo. Io lo amerò, vedendo in lui il segno dell’amore di Dio”» (3).

Anche Papa Francesco, pronunciando l’omelia per la canonizzazione della suora albanese, ha sottolineato che «Madre Teresa, in tutta la sua esi­stenza, è stata generosa dispensatrice della misericordia divina, rendendosi a tutti disponibile attraverso l’accoglienza e la difesa della vita umana, quella non nata e quella abbandonata e scartata» (4), aggiungendo: «Si è impegnata in difesa della vita proclamando incessantemente che “chi non è ancora nato è il più debole, il più piccolo, il più misero”. Si è chinata sulle persone sfinite, lasciate morire ai margini delle strade, riconoscendo la dignità che Dio aveva loro dato; ha fatto sentire la sua voce ai potenti della terra, perché riconoscessero le loro colpe dinanzi ai crimini — dinanzi ai crimini! — della povertà creata da loro stessi. La misericordia è stata per lei il “sale” che dava sapore a ogni sua opera, e la “luce” che rischiarava le tenebre di quanti non avevano più neppure lacrime per piangere la loro povertà e sofferenza» (5).

Dei Paesi comunisti la suora santa diceva: «La loro povertà è più estrema, perché sono privati della più vitale delle ricchezze, la conoscenza di Dio» (6).

La vita spirituale: anima del suo successo apostolico

Da Calcutta la sua opera s’irradia in tutto il mondo: oggi si contano 762 case sparse nei cinque continenti. Tutti conosciamo le Missionarie della Carità, con il loro sari bianco e azzurro, ma Madre Teresa ha fondato anche un ramo ma­schile di frati, i Fratelli Missionari della Carità: un ramo contemplativo femminile e uno maschile, legando in gemellaggio le case di vita attiva e i conventi con­tem­pla­tivi. È stata costituita l’Associazione Internazionale dei collaboratori laici di Madre Teresa e l’associazione dei Collaboratori Malati e Sofferenti: persone che decidono di offrire le loro rinunce per l’opera di Madre Teresa.

Tutto è fondato sulla preghiera, su un’intensa vita spirituale. «Contempl­a­zi­one e azione, evangelizzazione e promozione umana: Madre Teresa — ha ricordato san Giovanni Paolo II in occasione della beatificazione — proclama il Vangelo con la sua vita tutta donata ai poveri, ma, al tempo stesso, avvolta dalla preghiera» (7).

La giornata delle Missionarie della Carità è scandita dall’ora et labora, nonché dallo studio del catechismo e dalla formazione. Recitano il rosario mentre camminano per la città e ogni anno fanno gli esercizi di sant’Ignazio. Madre Teresa definisce le consorelle come contemplative nel mondo. Per questo si rifiuta di addestrare le assistenti sociali governative, così come le era stato chiesto, perché spiega che il successo delle sue opere caritative è dovuto non a una tecnica avanzata o a una strategia innovativa, ma solo a un grande amore a Cristo.

Muore il 5 settembre 1997, viene beatificata il 19 ottobre 2003 e canon­iz­za­ta il 4 settembre 2016.

Una volta un senatore statunitense le chiese se a volte non si sentiva scoraggiata dalle dimensioni dei problemi e dal poco che, in realtà, riusciva a fare. Ella rispose: «Dio non mi ha chiamato ad essere una persona di successo: m’ha chiamata ad essere fedele» (8).

 

Note:

(1) Kathryn Spink, Madre Teresa. Una vita straordinaria, trad. it., Piemme, Casale Mon­ferrato (Alessandria) 1997, p. 116.

(2) Ibid., p. 216.

(3) Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, del 19-10-2003, nel sito web <http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/­it/­homilies/­2003/­documents/hf_jp-ii_hom_20031019_mother-theresa.html> (gl’in­di­riz­zi dei siti web citati sono stati consultati il 30-9-2016).

(4) Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, del 19-10-2003, nel sito web <http://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/­it/­homilies/­2003/­documents/hf_jp-ii_hom_20031019_mother-theresa.html> (gl’in­di­riz­zi dei siti web citati sono stati consultati il 30-9-2016).

(5) Ibidem.

(6) K. Spink, op. cit., p. 252.

(7) Giovanni Paolo II, Omelia nella Messa per la beatificazione di Madre Teresa di Calcutta, cit.

(8) K. Spink, op. cit., p. 307.

 

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 Susanna Manzin

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