Paolo G. Caucci von Saucken, Il cammino italiano a Compostella. Il pellegrinaggio a Santiago di Compostella e l’Italia

Recensione di Marco Tangheroni
Alleanza Cattolica 33 anni fa
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Marco Tangheroni,  Quaderni di Cristianità, anno I, n. 2, estate 1985

 

Paolo G. Caucci von Saucken, Il cammino italiano a Compostella. Il pellegrinaggio a Santiago di Compostella e l’Italia, Università degli Studi di Perugia, Perugia 1984, pp. 200, L. 19.000

 

È interessante osservare che la ripresa degli studi e dei pellegrinaggi — fenomeni che appaiono chiaramente congiunti e contemporanei — verso la tomba dell’apostolo Giacomo il Maggiore, a Santiago di Compostella, non soltanto in Spagna, ma anche in molti altri paesi europei si colloca subito dopo la seconda guerra mondiale, quasi che l’Europa, intorno all’anno santo compostellano del 1948, venisse ricercando, dopo tante rovine e tanti lutti, in un’estrema incertezza nei confronti del proprio passato e del proprio futuro, le proprie radici storiche più autentiche. Centri di studio, società di «amici del cammino di Santiago», riviste specializzate, sono sorte da allora, in numero notevole, alimentando la devozione jacopea e favorendo un generale rinnovamento degli studi, tanto che oggi si deve dire che non è facile conoscere e dominare la bibliografia sia sul pellegrinaggio a Santiago in generale, sia sulle correnti devozionali e culturali che legano l’Italia con la lontana e venerata tomba galiziana.

Sembra perciò giusto segnalare, per un primo accostamento al tema e per opportune indicazioni in vista di un eventuale ulteriore approfondimento, Il cammino italiano a Compostella. Il pellegrinaggio a Santiago di Compostella e l’Italia di Paolo G. Caucci von Saucken, basato, insieme, su un’informazione molto vasta, su non facili capacità di sintesi e su una personale convinta devozione la quale, senza mai indurre l’autore ad abbandonare la scientificità del procedere, gli permette di sfuggire alle perniciose trappole metodologiche dell’ipercritica e ne sostiene costantemente lo stile.

Il libro si divide nettamente in due parti, delle quali la prima (pp. 7-66) offre una rapida sintesi sulle origini e lo sviluppo del pellegrinaggio a Santiago di Compostella. Anche se è impossibile affermare con certezza assoluta l’autenticità del sepolcro, giustamente Paolo G. Caucci von Saucken insiste sull’antichità della tradizione, attestata da scritti di varia natura, che lega la missione di questo apostolo all’evangelizzazione della penisola iberica, prima del martirio sofferto a Gerusalemme sotto Erode Agrippa I, tra il 42 e il 43. E si tratta di testimonianze numerose e precedenti il ritrovamento del corpo agli inizi del secolo IX, in uno dei momenti più oscuri della storia di Spagna, quasi tutta caduta sotto il dominio musulmano.

Della leggenda medievale di san Jacopo pellegrino e cavaliere l’autore prende in esame alcuni dei testi fondamentali: la Legenda aurea del domenicano duecentesco Jacopo da Varazze, poi vescovo di Genova, la cui opera conoscerà una straordinaria fortuna manoscritta e iconografica; il Liber Sancti Jacobi, fondamentale raccolta di testi in latino risalenti alla metà del secolo XII, di diverso carattere, liturgico, agiografico, epico, nonché — è il famoso quinto libro — una vera e propria «Guida del Pellegrino» con l’indicazione dei vari cammini e delle tappe devozionali a essi legate; infine, di minore complessità e importanza, ma fondamentale per i primi tempi del pellegrinaggio, la Historia Compostellana.

Sulla base di questi testi e di numerose altre, più brevi e meno dirette testimonianze, Paolo G. Caucci von Saucken mostra, in pagine molto vive, i vari tipi di pellegrini, compresi quanti andavano per «forza», per «commissione» oppure per «inganno». Descrive inoltre i quattro itinerari principali, che poi si riunivano in terra iberica, nonché altri percorsi meno consueti e, per così dire, meno «canonici». Chiudono questa prima parte tre paragrafi dedicati alla tradizione artistica e letteraria del pellegrinaggio, all’eco nella letteratura epica delle iniziative iberiche di Carlo Magno e all’iconografia del santo, visto come apostolo, come guerriero e come pellegrino.

Se la prima parte può essere utile soprattutto al lettore che conosca soltanto superficialmente la leggenda di san Jacopo e la realtà del pellegrinaggio, particolarmente interessante e originale risulta la seconda parte, più ampia e dedicata al pellegrinaggio italiano a Santiago (pp. 67-183). Vengono utilizzati testi provenienti da varie parti d’Italia che descrivono i vari cammini italiani in varie epoche. Si tratta di documenti veneziani, fiorentini, senesi, umbri, aretini e via dicendo; testi che erano più o meno noti, ma che non erano mai stati considerati insieme, riassunti e studiati, con risultati molto importanti non soltanto per la finalità principale dell’autore — offrire un primo quadro dei viaggi di pellegrinaggio a Santiago in partenza dall’Italia —, ma anche per molti e ricchi spunti di carattere storico e geografico.

Un’interessante via di ricerca è indicata nel capitolo relativo a motivi e a tradizioni jacopee nelle Sacre Rappresentazioni (pp. 143-157), e viene proposta anche una breve ma sintetica storia dell’ordine di san Jacopo di Altopascio, durante tutto il Medioevo «pietra angolare dell’itinerario percorso dai pellegrini del centro e sud Italia diretti a Santiago» (pp. 159-174); l’ospedale di quest’ordine dovette la sua fortuna anche al fatto che si trovava in uno dei punti cruciali delle comunicazioni tra Roma e l’Europa del nord. Infine, un ultimo capitolo (pp. 175-183) è dedicato al culto di san Jacopo in Pistoia, affermatosi in questa città certamente almeno dalla seconda metà del secolo XI e poi ampiamente sviluppatosi per opera del vescovo sant’Atto, che ottenne importanti reliquie grazie alle sue intense relazioni con il vescovo di Santiago Gelmirez, nella prima metà del secolo XII. Donde, poi, la nascita di un’Opera di San Jacopo che conobbe lunga e splendida storia in Pistoia: fino a che non fu uccisa dalle riforme «illuminate» e di stampo giansenistico del granduca Pietro Leopoldo, nemico acerrimo in tutta la Toscana delle numerose e fiorenti confraternite. L’Opera di San Jacopo fu così abolita, motu proprio, nel 1777.

Il libro di Paolo G. Caucci von Saucken — arricchito da una utilissima bibliografia ragionata (pp. 185-196) — rappresenta insieme un punto di arrivo per la capacità di cui l’autore dà prova di organizzare in un quadro chiaro, completo e articolato quanto è acquisito sugli argomenti trattati, e un punto di partenza per ulteriori ricerche. Del resto lo stesso prof. Caucci von Saucken, docente di lingua e letteratura spagnola presso la facoltà di Magistero dell’Università di Perugia, è infaticabile animatore del Centro Italiano di Studi Compostellani fondato nel 1982 presso tale università. Questo centro ha organizzato, fra l’altro, con grande successo di partecipazioni autorevoli e anche di pubblico — a dimostrazione che il tema non è invenzione o patrimonio di piccoli circoli culturali —, due importanti incontri: un convegno internazionale su Il pellegrinaggio a Santiago de Compostela e la letteratura jacopea e un convegno specificatamente dedicato ai rapporti tra Santiago e Pistoia.

Marco Tangheroni

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