Per la vita, fino alla fine

«Ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto». Questo è il magistero del Papa
Michele Brambilla 2 mesi fa
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di Michele Brambilla

Le ferite lasciate dalla battaglia per Alfie Evans (2016-2018) sono ancora fresche, ma Papa Francesco non demorde nel combattimento contro la “cultura della morte” e, alla recita del Regina Coeli del 6 maggio torna a tuonare in difesa della vita “fragile”, prendendo spunto dal Vangelo del giorno.
La pagina di san Giovanni (cfr. Gv 15, 9-17), che nel ciclo B del Lezionario Romano contrassegna la VI domenica di Pasqua, vede infatti Gesù promulgare il comandamento nuovo (in latino “mandatum novum”, da cui il nome inglese del Giovedì Santo, Maundy Thursday) dell’amore, che non conosce eccezioni e rimarca la dignità incommensurabile di ogni uomo davanti a Dio: «Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi» (Gv 15,12).
Siega dunque il Pontefice che «[…] l’amore di Cristo non è un sentimento superficiale, no, è un atteggiamento fondamentale del cuore, che si manifesta nel vivere come Lui vuole». E «l’amore si realizza nella vita di ogni giorno, negli atteggiamenti, nelle azioni; altrimenti è soltanto qualcosa di illusorio», un pio sentimento che si trasforma rapidamente nel superficiale buonismo di cui si sono ammalati i media laicisti contemporanei. Come recita una celebre massima dello scrittore francese Paul Bourget (1852.1935), «[…] bisogna vivere come si pensa, se no, prima o poi, si finisce col pensare come si è vissuto» (Il demone meridiano, trad. it., Salani, Firenze 1956, vol. II, p. 395].
L’amore per gli altri «[…] può essere riservato a momenti eccezionali, ma deve diventare la costante della nostra esistenza. Ecco perché siamo chiamati, per esempio, a custodire gli anziani come un tesoro prezioso e con amore, anche se creano problemi economici e disagi, ma dobbiamo custodirli. Ecco perché ai malati, anche se nell’ultimo stadio, dobbiamo dare tutta l’assistenza possibile. Ecco perché i nascituri vanno sempre accolti; ecco perché, in definitiva, la vita va sempre tutelata e amata dal concepimento al suo naturale tramonto».
Difendere la vita è quindi Vangelo sine glossa, alla pari del servizio ai poveri. Ancora una volta, quindi, il Papa sprona tutti a superare la dicotomia tra “cattolici per la vita” e “cattolici della carità”, recuperando l’et-et che è tipico della posizione cattolica. Sono infatti le eresie a scegliere e disgiungere ciò che invece dovrebbe rimanere unito, perfette imitatrici in questo dell’angelo decaduto loro ispiratore, il cui verbo greco preferito è dia-ballo (dividere). «Ma tra voi», dice Gesù, «non sia così» (Mc 10,43).

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 Michele Brambilla

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