Santa Faustina Kowalska e il comunismo

Giudo Verna 11 mesi fa
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Guido Verna, Cristianità n. 383 (2017)

1. Nella storia umana, ogni volta che le distanze fra Cielo e Terra si sono amplificate oltre misura, il Cielo è venuto in soccorso della Terra mediante messaggi e messaggeri adeguati, di lettura non difficile per chi volesse provare a ri-situarsi a una distanza tollerabile.

Accadde, per esempio, dopo la Riforma Protestante, quando la diffusione dell’eresia giansenista pareva irrefrenabile. Nel 1673, Gesù e il Suo Sacro Cuore apparvero a santa Margherita-Maria Alacoque (1647-1690), suora visitandina nel convento di Paray le Monial, un piccolo borgo in Bretagna, sollecitando come medicina contro l’eresia il culto del Sacro Cuore, con le annesse pratiche del Primo Venerdì del mese e dell’ora di adorazione al SS.mo Sacramento.

Accadde ancora circa un secolo dopo, quando la diffusione insieme delle eresie e delle idee laicistiche dell’Illuminismo si dimostrava un fertile terreno per la Rivoluzione francese, che sarebbe scoppiata nel 1789. Poco prima, però, il Cielo aveva provveduto a fornire all’umanità un altro sussidio, in continuità con il precedente. Infatti, nel 1673, lo stesso anno in cui Gesù appariva a santa Marghe­rita, nasceva, sempre in Bretagna, un altro santo per più aspetti straordinario, san Luigi Maria Grignion de Monfort (1673-1716). Con la sua incessante attività missionaria ― le sue missioni «[…] erano caratterizzate dalla predicazione del catechismo e da grandi manifestazioni pubbliche di culto, soprattutto da solenni processioni, che culmina[va]no nella rinnovazione da parte dei partecipanti delle promesse battesimali e nell’innalzamento, in luogo eminente, della croce della missione» (1) ―, illuminata e riscaldata soprattutto dal Cuore Immacolato di Maria ― attraverso la quale raccomandava ai devoti di consacrarsi interamente al Figlio nelle forme di una «schiavitù d’amore» (2) ― avrebbe diffuso in profondità potentissimi antidoti contro quelle idee e quelle eresie, come dimostrarono, più di mezzo secolo dopo, gli eroismi dei martiri delle violenze crudeli della Rivoluzione francese nelle zone in cui aveva predicato di più, cioè la Vandea e la Bretagna, nel nord-ovest atlantico del Paese.

Accadde ancora all’inizio del secolo XX, nel maggio del 1917, quando la Madonna apparve per la prima volta ai tre pastorelli di Fatima, in Portogallo, che avrebbe visitato per l’ultima volta nell’ottobre successivo ― appena prima, cioè, che il comunismo cominciasse a stendere la sua rossa camicia di forza sul mondo ―, dopo aver però garantito che, a certe condizioni, il Suo Cuore Immacolato avrebbe infine trionfato.

2. Oggi che la profondità del male sembra superare tutte le soglie, anche quelle fino a ieri ragionevolmente ritenute invalicabili, ne deriva che la distanza fra Cielo e Terra tende di converso a crescere sempre di più. Non sorprende per­ciò che anche questa volta il Cielo abbia provveduto a inviare un messaggio e una messaggera specifici.

Come ricordò più volte san Giovanni Paolo II (1978-2005), santa Faustina Kowalska (1905-1938) e il suo messaggio ― la Divina Misericordia ― sono assolutamente legati al «nostro» tempo. Già nella Dives in misericordia del 1980 il Papa notò come «la mentalità contemporanea, forse più di quella del­l’uomo del passato, sembra opporsi al Dio di misericordia e tende altresì ad emarginare dalla vita e a distogliere dal cuore umano l’idea stessa della misericordia. La parola e il concetto di misericordia sembrano porre a disagio l’uo­mo» (3).

E tredici anni dopo, il 18 aprile 1993, nell’omelia per la beatificazione di suor Faustina, il Pontefice legò più direttamente la Divina Misericordia alle condizioni del nostro tempo: «È veramente meraviglioso il modo in cui la sua [di suor Faustina] devozione a Gesù Misericordioso si fa strada nel mondo contemporaneo e conquista tanti cuori umani! Questo è senza dubbio un segno dei tempi, un segno del nostro XX secolo. Il bilancio di questo secolo che tramonta presenta, oltre alle conquiste, che spesso hanno superato quelle delle epoche precedenti, anche una profonda inquietudine e paura circa l’avvenire. Dove, quindi, se non nella divina Misericordia, il Mondo può trovare lo scampo e la luce della speranza? I credenti lo intuiscono perfettamente!» (4).

Ancora, il 30 aprile 2000 — vent’anni dopo la Dives in misericordia —, nell’o­melia pronunciata in occasione della cerimonia di santificazione della beata Faustina, più volte san Giovanni Paolo II sottolineò, in termini definitivi e inequivoci, la specificità per noi e per il nostro tempo della devozione alla Divina Misericordia introdotta per mezzo di santa Faustina, la cui vita e la cui testimonianza sono «[…] quasi dono di Dio per il nostro tempo […]. Dalla divina Provvidenza la vita di questa umile figlia della Polonia è stata completamente legata alla storia del ventesimo secolo, il secolo che ci siamo appena lasciati alle spalle […]. Attraverso l’opera della religiosa polacca, questo messaggio si è legato per sempre al secolo ventesimo, ultimo del secondo millennio e ponte verso il terzo millennio. […] si può ritenere un dono di speciale illuminazione, che ci aiuta a rivivere più intensamente il Vangelo della Pasqua, per offrirlo come un raggio di luce agli uomini ed alle donne del nostro tempo» (5). Più avanti san Giovanni Paolo II anticipa che «[…] la luce della divina misericordia, che il Signore ha voluto quasi riconsegnare al mondo attraverso il carisma di suor Faustina, illuminerà il cammino degli uomini del terzo millennio», sottolineando l’«eloquenza particolare» della canonizzazione della beata Faustina «dono della terra di Polonia a tutta la Chiesa» — con una chiara dichiarazione d’intenti: «mediante questo atto intendo oggi trasmettere questo messaggio al nuovo millennio».

3. Mi sembra che una conferma della specificità per il nostro tempo del culto della Divina Misericordia possa cogliersi con sufficiente evidenza da alcuni episodi della straordinaria esperienza mistica di santa Faustina, da cui emergono elementi che hanno inciso e ferito profondamente le «carni» e i cuori degli uomini, appunto, del nostro tempo (6). Si tratta di elementi che, malgrado la loro rilevanza anche «quantitativa», nelle narrative su santa Faustina appaiono un po’ sottovalutati, se non tante volte addirittura dimenticati. Mentre in altra occasione ho evidenziato questo atteggiamento nei confronti della dolorosa pratica dell’aborto (7), qui vorrei far riemerge dalle ombre che lo hanno circondato — importa poco se maliziosamente o meno — quanto Faustina abbia sofferto e pregato per i cristiani vittime delle persecuzioni comuniste nel secolo XX.

4. Il 1° maggio 1933 fu per Faustina il giorno più importante della vita, quello dei voti perpetui, quando finalmente poteva portare a compimento quella «suprema chiamata di Dio, la grazia della vocazione alla vita religiosa» (8) che aveva avvertito la prima volta a soli sette anni di età. Se un giorno così è importante per ogni religiosa, per lei lo era in misura incomparabilmente maggiore, non solo per questa chiamata precoce, ma anche perché rappresentava l’at­to conclusivo della sua totale risposta a quell’«ordine» che il Signore le aveva impartito quasi dieci anni prima, nel giugno 1924, mentre pregava nella cattedrale di Łódź: «Parti immediatamente per Varsavia; là entrerai in convento» (D, 9-10). Per dare la misura dell’intensità con cui si apprestava a vivere questo giorno per lei straordinario, basta ricordare come la sera prima avesse «[…] pregato il cielo e la terra e […] invitato tutto ciò che esiste a ringraziare Dio per questa grande e inconcepibile grazia», fino a meritarsi da Lui questa altrettanto straordinaria benedizione: «Figlia mia, il tuo cuore è il paradiso per me» (D, 238).

Ebbene, proprio nel giorno in cui aveva la certezza esplicitamente dichiarata di essere esaudita (9), fece a Gesù tre richieste. Ora, se la seconda e la terza (10) di queste appaiono immediatamente «comprensibili», cioè in armonia con quan­to è più conosciuto della storia e della spiritualità di suor Faustina, la prima, invece — per la particolarità del suo inizio —, dovrebbe stupire moltissimo e indurre a qualche riflessione, soprattutto in relazione al semplice bisbiglio o più spesso al silenzio che, al contrario delle altre due, l’avvolge. La ricordiamo così come suor Faustina la descrisse nel Diario: «Gesù, mio Sposo amatissimo, Ti prego per il trionfo della Chiesa, soprattutto nella Russia (11) e nella Spagna; perché benedica il S. Padre Pio XI [1922-1939] e tutto il clero; per ottenere la grazia della conversione dei peccatori induriti nel peccato; per una speciale benedizione e luce, Te ne prego, Gesù, per i sacerdoti, presso i quali mi confesserò durante la mia vita» (ibidem).

La prima richiesta rivolta al Signore nel giorno dei voti perpetui — un giorno per lei apicale e in cui, ripeto, era certa che Gesù non potesse dirle di no — fu dunque «il trionfo della Chiesa, soprattutto nella Russia e nella Spagna». Mi pare una delle prove più solide, fra le tante, di come suor Faustina e la Divina Misericordia possano essere ritenute una devozione specifica per il nostro tempo. Allora, in quel primo giorno di maggio del 1933, la diffusione delle notizie non era rapida e dettagliata come oggi, figurarsi nei conventi di suore. Eppure suor Faustina «sapeva» non solo genericamente quello che stava accadendo «fuori», ma ne avvertiva anche le dimensioni e la crudeltà, derivandone l’ur­gente necessità di pregare il Signore anzitutto perché intervenisse in aiuto alla sua Chiesa, per il suo trionfo, soprattutto in quei due Paesi.

In quella primavera del 1933, mentre nell’intera Unione Sovietica l’onda­ta ateistica aveva già stremato il cristianesimo e riempito di cristiani i GuLag, in una parte di essa, la vicina Ucraina, stava arrivando a compimento l’Holodo­mor (12), la terribile carestia generata scientificamente e proditoriamente dal comunista Iosif Visarionovič Džugasvili (1879-1953), meglio noto come Stalin, per risolvere definitivamente il problema dei kulaki (13), cioè dei contadini indipendenti che possedevano grandi appezzamenti di terreno.

Più lontano, in Spagna, dove nel 1931 i repubblicani e i socialisti erano sa­liti al governo, in questa stessa primavera del 1933 ― cioè solo due anni dopo ― «[…] arrivava […] a conclusione l’iter del provvedimento che ordinava la chiusura delle scuole [cattoliche] superiori in ottobre e delle elementari nel gennaio del 1934» (14). Invano si oppose e protestò il mondo cattolico: il 17 maggio le Cortes approvarono la Ley de Confesiones y Congregaciones Religiosas, promul­gata il successivo 2 giugno, che privava «la Chiesa di edifici, congregazioni, chiese, rito e culto» (15), impedendole di svolgere la propria missione. Ma «gli anticlericali non potevano eliminare la chiesa dalla vita della Spagna e questo li rendeva ancora più feroci per manifesta impotenza. La carica di rabbia inespressa in questo periodo si sarebbe scatenata nel luglio del 1936» (16), quando proseguì in grande stile la «mattanza» dei cattolici, cominciata già nel 1931, cioè ben prima della Guerra Civile (1936-1939), e che alla fine avrebbe provoca­to la morte di circa 7.000 religiosi e di migliaia di laici uccisi in odium fidei (17).

5. Malgrado le letture e gli studi di suor Faustina fossero scarsi e di basso livello, «la sua fede profonda e l’attaccamento alla Chiesa ― nota Ludmiła Grygiel ― suscitano in lei interesse per gli avvenimenti religiosi contemporanei e sviluppano il senso di responsabilità per la Chiesa universale e locale (prin­cipalmente quella polacca, (18) ma anche russa o spagnola)» (19).

La misura dell’intensità delle sue preoccupazioni per quello che stava suc­cedendo in Europa si può ampiamente evincere dalla lettera di auguri natalizi ― indirizzata a suor Ludwina Teresa Gadzina (1927-1988) il 19 dicembre 1935, mentre era ricoverata nell’ospedale per tubercolotici di Prądnik-Cracovia ― dove si legge: «Unisco le mie sofferenze alle sofferenze di gesù e chiedo la misericordia per il mondo, in modo particolare per la russia e per la povera spagna. Noi gioiamo per il Natale e quei popoli forse in questo momento sopportano torture e prigioni. Oh con quale dolore mi si stringe il cuore sapendo che in Russia soltanto sporadicamente si trova il Santissimo Sacramento! che dolore per noi anime che amiamo Dio! Abbiamo però il grande dovere di pregare per questo vicino smarrito. la Russia si trova così vicina a noi. non possiamo recarci oltre i mari perché abbiamo molto da fare qui, naturalmente possiamo farlo attraverso la preghiera, perché l’azione non è sempre possibile ma la preghiera sì» (20).

Suor Faustina provava addirittura dolore ― un dolore che le stringeva il cuore ― per le condizioni di oppressione in cui l’ateismo comunista stava riducendo la religione cristiana, fino alla rarefazione della presenza, se non addirittura alla scomparsa, del suo simbolo più importante, il Santissimo Sacramento.

6. Quasi un anno dopo, il 16 dicembre 1936, questo dolore diventò presumi­bilmente ancora più cocente. Suor Faustina aveva offerto questo giorno per la Russia, offrendo tutte le sue sofferenze e preghiere per quel povero paese. A fronte di ciò ricevette da Gesù, come risposta, un altro straordinario messaggio, anch’esso, almeno relativamente alla mia esperienza, poco ricordato e, quindi, poco conosciuto anche dai devoti alla Divina Misericordia.

Si trattò di un messaggio di grande significato storico-politico per quello che fino ad allora era accaduto e stava ancora accadendo nel mondo, ma purtroppo soprattutto per quello che sarebbe accaduto negli anni a venire. Il comunismo ateo aveva preso il potere nel 1917 nell’Impero Russo, poi Unione Sovietica; e lentamente ma inesorabilmente stava muovendo i suoi tentacoli verso l’Eu­ropa. La «sua» Polonia era stata già aggredita e solo la vittoria nel 1920 del suo esercito su quello sovietico — ricordata come il «miracolo della Vistola» (21) per sottolineare lo stupefacente esito di una battaglia tra forze così impari —, l’ave­va salvata dall’invasione comunista. Ora, l’aria stava tornando pesante e ciò si «avvertiva» con grande preoccupazione anche dentro le mura dei conventi. La perversa ideologia comunista aveva già cominciato a produrre esiti sanguinosi in Spagna, dove, dal mese di luglio dello stesso anno, era in corso la cosiddetta Guerra Civile.

Quale fu, dunque, questo messaggio di Gesù in risposta alle offerte di suor Faustina? Quello che le inviò dopo la Comunione: «Non posso sopportare più a lungo questo paese; non legarMi le mani, figlia Mia» (D, 818). Si trattava di parole durissime, che suor Faustina riuscì a «sopportare» forse perché comprese subito «[…] che, se non fosse per le preghiere delle anime care a Dio, tutta questa nazione sarebbe stata già annientata» (ibidem); ma non poté fare a meno di chiudere il suo racconto senza esprimere il dolore che continuava a ma­cerarla dentro: «Oh, quanto soffro per questa nazione, che ha espulso Dio dai propri confini!» (ibidem).

7. Erano passati solo pochi giorni da quest’ultimo, tremendo messaggio, quando, il 1° gennaio 1937, suor Faustina, tornata nell’ospedale di Prądnik, fece per il nuovo anno una serie di propositi generali — tredici, per la precisione —, preceduti però da questo proposito particolare: «continuare la stessa cosa, cioè rimanere unita a Cristo Misericordioso e precisamente chiedersi: cosa farebbe Cristo in questo o in quel caso? E con lo spirito abbracciare il mondo intero, specialmente la Russia e la Spagna» (D, 861).

Questi due Paesi, aggrediti dall’ateismo comunista e in cui la persecuzione dei cristiani stava diventando un’attività di routine, erano ancora al primo posto nei suoi pensieri, e quindi nel suo cuore e nelle sue preghiere, dopo più di tre anni e mezzo da quel 1° maggio 1933 — non un giorno qualunque, come si ricorderà, bensì il grande giorno dei suoi voti perpetui —, quando, per la prima volta, aveva pregato Gesù: «[…] per il trionfo della Chiesa, soprattutto nella Russia e nella Spagna» (D, 240).

8. Nella prospettiva in cui mi sono mosso mi sembra opportuno non trascurare un altro episodio accaduto a santa Faustina, non foss’altro che per la congruità del personaggio coinvolto con la suddetta prospettiva.

L’episodio a cui mi riferisco ha bisogno, però, di un’ampia premessa. Ho già accennato alla Battaglia di Varsavia, combattuta tra il 14 e il 16 agosto del 1920 fra l’esercito bolscevico e l’esercito polacco, con l’incredibile vittoria conseguita da quest’ultimo malgrado la netta disparità delle forze in campo, ovviamente a vantaggio del primo. La battaglia, come già detto, viene perciò ricordata anche come «miracolo della Vistola», secondo la definizione di un combattente che vi partecipò — e con un ruolo di assoluto rilievo —, il generale barone Józef Haller von Hallemburg (1873-1960) che, tanto per definirne la personalità, «[…] prima dell’offensiva, aveva ordinato un ottavario di preghiere» (22).

Si trattò di una vittoria decisiva non solo per le sorti della Polonia, ma, ben di più, anche per le sorti dell’Europa, dove l’Armata Rossa mirava a estendere la rivoluzione comunista. La sicurezza dei sovietici nel successo delle loro operazioni militari era talmente forte che Vladimir Il’ič Ul’janov «Lenin» (1870-1924), proprio in quell’agosto, confidava sfacciatamente ai compagni francesi: «Sì, le truppe sovietiche sono a Varsavia. Fra poco avremo anche la Germania. Riconquisteremo l’Ungheria, e i Balcani si solleveranno contro il capitalismo. L’Italia tremerà. L’Europa borghese scricchiola da tutte le parti, in mezzo a questa tempesta» (23). Da parte sua, il maresciallo sovietico Michail Nikolaevič Tuchačevskij (1893-1937), in un ordine del giorno del 2 luglio 1920 diretto alle forze dell’Armata Rossa sul fronte occidentale e intitolato Verso Occidente!, aveva proclamato: «[…] è giunto il momento della resa dei conti. L’esercito della Bandiera Rossa e l’esercito dell’Aquila Bianca predatrice stanno l’uno di fronte all’altro in uno scontro mortale. La via della conflagrazione mondiale passa sul cadavere della Polonia Bianca» (24).

Invece, finì diversamente. Proprio il 15 agosto, infatti, nel giorno dell’As­sunzione della Beata Vergine Maria, il maresciallo Józef Piłsudski (1867-1935), comandante delle forze polacche, lanciò una controffensiva guidata dal generale Haller, con la quale riuscì a fermare l’Armata Rossa davanti a Varsavia. La Ver­gine di Czestochowa e i suoi soldati avevano fatto il «miracolo» di non permettere che la «Polonia Bianca» diventasse un cadavere da calpestare, se è vero che, oltre all’eroismo delle sue truppe, la Polonia poté contare su Qualcuna la cui potenza era sconosciuta a Lenin e ai suoi: «È la vigilia della festa dell’Assunzione e le chiese sono piene di fedeli che pregano la Vergine per la liberazione. Le processioni religiose si moltiplicano. Il 15 agosto comincia a circolare la voce che la Vergine Maria sia apparsa in cielo sopra le truppe polacche e le abbia condotte alla vittoria: moltissimi sacerdoti sono presenti e riconoscibili in mezzo ai soldati come nel caso di padre Ignacy Skorupka (1893-1920)» (25).

Ma chi era Piłsudski, il comandante dell’esercito polacco? Il maresciallo — estremista di sinistra e socialista in gioventù, poi laicista accanito, dichiarata­mente ateo e con tentazioni occultistiche — a trentun anni, il 24 maggio 1899, aveva rinunciato al cattolicesimo per farsi membro della Chiesa Evangelica Pentecostale di Augusta; ma, dopo una vita matrimoniale tormentata e non esemplare, il 25 ottobre 1921 decise di «regolarizzare» la convivenza con la «compagna» del momento attraverso il matrimonio in una chiesa cattolica (26). Comunque, benché luterano, nutriva una passione particolare per la Madonna di Ostra Brama, ossia della Porta dell’Aurora di Vilnius, capitale della Lituania. Anche se trattò a lungo con disprezzo le questioni di fede e non mostrò alcun interesse per la religione cattolica e per i suoi dogmi, non riuscì mai a spegnere dentro di sé tale passione e il rispetto che ne conseguiva: d’altra parte era nato a Żułowo, a poco più di cinquanta chilometri da Vilnius… Fu per questo, forse, che il 2 luglio 1927 — dopo che un decreto di Papa Pio XI aveva imposto il nome di «Icona della Vergine Maria Madre di Misericordia» al quadro tanto venerato della Madonna di Ostra Brama — il maresciallo volle essere presente all’eccezionale cerimonia della Sua Incoronazione (27).

Passarono otto anni da questa Incoronazione della Madre e il 26, 27 e 28 aprile 1935, in occasione della celebrazione sempre in Ostra Brama del Triduo di chiusura del Giubileo della Redenzione (28), per la prima volta l’Immagine del Figlio Gesù Misericordioso fu esposta al pubblico, come Egli stesso aveva esplicitamente richiesto (29). E proprio da qui, dalla Porta dell’Aurora, per la prima volta, i Suoi raggi poterono irradiarsi sul mondo alla luce del sole. Quindici giorni dopo, il 12 maggio, il Maresciallo Piłsudski morì.

Ebbene, nel Diario, in questo stesso giorno suor Faustina descrisse questa tre­menda visione: «La sera, appena mi misi a letto, mi addormentai. […] Inaspettatamente vidi una certa anima, che stava per separarsi dal corpo fra tremendi supplizi. O Gesù, dovendo scrivere questo, tremo tutta, avendo visto le atrocità che hanno testimoniato contro di lui… Ho visto come uscivano da una specie di voragine fangosa anime di bambini piccoli e più grandicelli, di circa nove anni. Queste anime erano ripugnanti e orribili, simili ai mostri più spaventosi, a cadaveri in decomposizione. Ma quei cadaveri erano vivi e testimoniavano ad alta voce contro quell’anima che stava agonizzando. E l’anima, che ho visto mentre stava in agonia, era un’anima che dal mondo aveva ricevuto tanti onori e tanti applausi, la conclusione dei quali è il vuoto ed il peccato. In ultimo uscì una donna, che in una specie di grembiule portava lacrime ed essa testimoniò molto contro di lui. Oh! Ora tremenda, in cui bisognerà vedere tutte le proprie azioni nella loro completa nudità e miseria. Nessuna di esse andrà perduta; ci seguiranno fedelmente al giudizio di Dio. Non ho parole né termini di paragone per esprimere cose così terribili e, sebbene mi sembri che quell’a­nima non sia dannata, tuttavia le sue pene non si differenziano in nulla dalle pene dell’inferno. L’unica differenza è che un giorno finiranno» (D, 424-426).

Il giorno dopo, suor Faustina raccontò a don Sopoćko di aver visto «[…] l’agonia del maresciallo Józef Piłsudski e il suo Giudizio Particolare, che durò molto» (30). Il suo direttore spirituale ne rimase molto colpito e ― nella testimonianza al processo informativo sulla vita e sulle virtù della mistica (31) ― ricordò la risposta che questa aveva dato alla sua domanda su quale fosse stato, infine, il giudizio su quella persona: «Iudicium fuit valde severum, sed propter intercessionem B.[eatae] M.[ariae] V.[irginis] iudicium exitum habuit felicem» (32).

Questa terribile visione, peraltro, è molto istruttiva, perché mostra quanto possano essere grandi la Divina Misericordia e la capacità mediatrice di Maria, che ricorda «tutto», ma fa in modo che la luce sia più intensa sul bene piuttosto che sul male fatto. E in questo caso si era trattato di un bene compiuto, anche eroicamente, nello stile della devozione alla Divina Misericordia proposta attraverso suor Faustina: «per noi e per il mondo intero».

Il corpo del maresciallo Piłsudski fu sepolto sulla collina del Wawel a Cra­covia. L’urna con il suo cuore fu invece portata a Vilnius, dove un anno dopo, nell’anniversario della morte, si riunì con le spoglie della madre Maria Piłsud­ska (1842-1884), fatte arrivare dal piccolo villaggio lituano di Suginty (o Sugintach), per essere sepolte solennemente in un’unica tomba ― di marmo nero, con una semplice scritta in polacco Matka i Serce Syna (Madre e cuore del figlio) ― nel cimitero della città chiamato Na Rossie (33).

 

Note:

(1) Francesco Pappalardo, San Luigi Maria Grignion da Montfort (1673-1716), voce del Dizionario del Pensiero Forte, a cura dell’Istituto per la Dottrina e l’Informazione Sociale di Roma, pubblicata in Secolo d’Italia. Quotidiano di Alleanza Nazionale, Roma 16-1-1998; nel sito web <http://alleanzacattolica.org/san-luigi-maria-grignion-da-montfort-16­7­3­-1716/>. Tutti i siti web citati nelle note al testo sono stati consultati il 22-2-2017.

(2) San Luigi Maria Grignion de Montfort, Trattato della vera devozione a Maria. (Preparazione al regno di Gesù Cristo), in Idem, Opere, vol. I. Scritti spirituali, Edizioni Monfortane, Roma 1990, cap. V, n. 169, pp. 343-527 (p. 461).

(3) Giovanni Paolo II, Enciclica «Dives in misericordia» sulla misericordia divina, del 30-11-1980, n. 2.

(4) Idem, Omelia per la beatificazione di tre sacerdoti e due suore, del 18-4-1993, n. 6, nel sito web <https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/1993/documents/­hf_jp-ii_hom_19930418_beatificaz.html>.

(5) Idem, Omelia per la canonizzazione della beata Maria Faustyna Kowalska, del 30-4- 2000, nel sito web <https://w2.vatican.va/content/john-paul-ii/it/homilies/2000/­documents/­hf_jp-ii_hom_20000430_faustina.html>. Fino a diversa segnalazione tutte le citazio­ni senza riferimento rimandano a questo testo.

(6) Una diversa sottolineatura della devozione alla Divina Misericordia come propria soprattutto del nostro tempo, si può trovare in un saggio di Marco Invernizzi, in cui, fra l’altro, si legge: «La Divina Misericordia è […] il modo della nuova evangelizzazione, ossia la modalità particolare di porgere la fede nel tempo della postmodernità, quando il processo di disgregazione della cristianità, a partire dalla rivoluzione culturale e antropologica del 1968, è arrivato a colpire l’uomo singolo, tanto che si può parlare di una rivoluzione in interiore homine. L’uomo investito da questo tsunami culturale si trova a vivere in un contesto il cui modo di vivere è profondamente cambiato rispetto alle generazioni precedenti il 1968, e vive nell’epoca in cui, come diceva Pio XII [1939-1958] il 26 ottobre 1946, il peccato più grande è la perdita del senso del peccato stesso. Quando quest’uomo riscoprisse la realtà del “suo” peccato, come un “figliol prodigo” del secolo XXI, sarebbe facilmente tentato dalla disperazione e, comunque, rimarrebbe facilmente colpito dalla malattia del nostro tempo, la depressione» (Marco Invernizzi, La Divina Misericordia e il Magistero pontificio nell’epoca moderna, in Cristianità, anno XLIV, n. 379, gennaio-marzo 2016, pp. 49-58 [p. 57]).

(7) A tal proposito, va ricordata in particolare la risposta che santa Faustina diede alla domanda del suo direttore spirituale, il beato don Michele Sopoćko (1888-1975) — con riferimento alla Polonia, ma la risposta vale ovviamente per tutti — su quali fossero i peccati che Dio avrebbe punito: «[…] soprattutto il peccato dell’uccisione dei bambini non nati, poiché quello era il peccato più grave» (cit. in Ewa K[atarzyna]. Czaczkowska, Suor Faustina Kowalska. Biografia di una santa, San Paolo, Cinisello Balsamo [Milano] 2014, p. 107). Cfr. anche il mio L’Anno della Misericordia, santa Faustina e l’aborto in Cristianità, anno XLIV, n. 381, Piacenza luglio-settembre 2016, pp. 17-22.

(8) Santa Maria Faustina Kowalska, Diario. La misericordia divina nella mia anima, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2004, p. 7. Tutte le citazioni senz’altra in­dicazione e precedute dal riferimento «D» sono tratte da questo testo.

(9) Sul Diario suor Faustina scrisse così: «Gesù, io so che in questo giorno non mi negherai nulla» (D, 240).

(10) Nella seconda, suor Faustina chiese al Signore che benedicesse la «congregazione, […] la Madre Generale e la Madre Maestra e tutto il noviziato e tutte le Superiore, i […] carissimi Genitori» (D, 240); che fortificasse nella Sua grazia le educande «[…] in modo che quelle che lasciano le nostre case, non Ti offendano più con nessun peccato» (ibidem); e infine che difendesse la sua Patria «dagli assalti dei nemici» (ibidem). Nella terza Gli chiese invece una preghiera «[…] per le anime che hanno più bisogno di preghiere, […] per gli agonizzanti, […] per la liberazione di tutte le anime dal purgatorio» (ibidem); una raccomandazione per i suoi confessori e per persone particolari che si erano a loro volta affidate alle sue preghiere. Infine, rivolse una preghiera per sé stessa — Signore, «[…] transustanziami completamente in Te; conservami sempre nel santo fervore per la Tua gloria; dammi la grazia e la forza dello Spirito per compiere in tutto la Tua santa volontà» (ibidem) —, ringraziandoLo «[…] per la dignità che mi hai conferito e specialmente per le insegne regali, che da oggi mi adornano e che nemmeno gli Angeli hanno, e cioè la Croce, la spada e la corona di spine» (ibidem).

(11) Suor Faustina parla solo di Russia e non di Unione Sovietica, ma l’imperfezione mi pare assolutamente «perdonabile», se non altro perché ampiamente diffusa.

(12) «[…] un disumano disegno attuato con fredda determinazione dai detentori del potere in quell’epoca [dove] […] milioni di persone hanno subito una morte atroce per la nefasta efficacia di un’ideologia che, lungo tutto il XX secolo, ha causato sofferenze e lutti in molte parti del mondo» (Giovanni Paolo II, Messaggio in occasione del 70° anniversario dell’Holomodor, del 23-11-2003, in L’Osservatore Romano. Giornale quotidiano politico religioso, Città del Vaticano, 5-12-2003). Lo storico Robert Conquest (1917-2015) ha dedicato a questo «dissennato disegno omicida» (ibid.) un libro intitolato Raccolto di dolore. Collettivizzazione sovietica e carestia terroristica (trad. it., liberal fondazione, Roma 2004), in cui intendeva documentare quanto era accaduto in Ucraina dal 1929 al 1933. Nell’Introduzione scrive: «In questo periodo, che durò pressappoco quanto la prima guerra mondiale, ebbe luogo nelle campagne sovietiche una lotta di pari dimensioni. Sebbene limitata a un singolo Stato, il numero delle vittime della guerra scatenata da Stalin contro i contadini fu più alto del totale delle vittime di tutti i paesi coinvolti nella prima guerra mondiale. Vi sono però delle differenze: nel caso sovietico in pratica solo uno dei due belligeranti era armato, e le vittime (come c’era da attendersi) si ebbero quasi tutte nel campo opposto. Per di più, esse inclusero donne, bambini e anziani» (ibid., p. 12). Le vittime di questa terribile strage premeditata ― e solo limitatamente al periodo 1932-1933, quello che viene ricordato come la Grande Carestia ― furono verosimilmente sei milioni (cfr. Nicolas Werth, La grande carestia, in Stéphane Courtois, Idem, Jean-Louis Panné, Andrzej Paczkowski, Karel Bartosek (1930-2004), Jean-Louis Mar­golin, Il libro nero del comunismo. Crimini, terrore, repressione, trad. it., Mondadori, Milano 1998, pp. 147-156 [p. 153]).

(13) I kulaki per i bolscevichi erano i contadini «ricchi» o latifondisti. Come scrive Werth, «[…] la collettivizzazione forzata delle campagne fu una vera e propria guerra, dichiarata dallo Stato sovietico contro l’intera nazione di piccoli produttori agricoli. Furono deportati oltre 2 milioni di contadini di cui 1 milione 800.000 solo nel 1930-1931; 6 milioni morirono di fame, centinaia di migliaia perirono nelle zone di deportazione: queste poche cifre danno la misura della tragedia umana provocata dal grande attacco contro la classe contadina». (N.Werth, Collettivizzazione forzata e dekulakizzazione, in S. Courtois et Alii, op. cit., pp. 136-146 [p. 136]).

(14) Mario Arturo Iannaccone, Persecuzione. La repressione della Chiesa in Spagna fra Seconda Repubblica e Guerra Civile (1931-1939), con una Presentazione di monsignor Vicente Cárcel Ortí, Lindau, Torino 2015, p. 130.

(15) Ibid., pp. 130-131.

(16) Ibid., p. 130.

(17) «Le statistiche più attendibili anche se non ancora definitive dicono: 13 vescovi, 4.184 sacerdoti e seminaristi, 2.365 religiosi, 283 suore e migliaia di laici cat­tolici uccisi per motivi religiosi» (V. Cárcel Ortí, Buio sull’altare. 1931-1939: la persecuzione della Chiesa in Spagna, prefazione di Giorgio Rumi (1938-2006), Città Nuova, Roma 1999, p. 10). Il numero complessivo delle vittime in questa guerra fratricida fu di circa trecentomi­la, ma ― rileva ancora Cárcel Ortí ― «nella letteratura […] furono mischiate motivazioni essenzialmente religiose con altre questioni di carattere politico e so­ciale, quasi a giustificare il massacro di migliaia di sacerdoti, religiosi e laici cattolici. Così si confusero coloro che furono uccisi per motivi di fede (martiri) con altri che lo furono per ragioni politiche (vittime della repressione) e dai morti nei campi di battaglia (caduti in azioni belliche). Nessuno fece questa distinzione elementare per distinguere i morti di quella tragedia, perché non tutti i morti sono uguali, anche se meritano il massimo rispetto» (Idem, Presentazione, in M. A. Iannaccone, op. cit., pp. 5-6). Da parte sua, il professor Rumi a­veva acutamente rilevato come «[…] l’eroe sconosciuto di tutta questa sanguinosa storia, che fa parte incancellabilmente del no­stro essere europei, è [fosse] l’ucciso per ragioni di fede» (G. Rumi, Prefazione, in V. Cárcel Ortí, op. cit., p .7).

(18) La sofferta sensibilità di suor Faustina verso la sua Patria ― per la quale «non passava giorno in cui non pregasse» (E.K. Czaczkowska, op. cit, p. 64) ― si avverte lungo tutto il suo Diario. Come scrive la Grygiel, «la mistica spesso “vede” e “pre-sente” il pericolo che incombe sopra la sua patria, la giusta ira di Dio per i peccati dei polacchi. Dopo ogni atto di tale conoscenza s’immerge nella preghiera e ottiene l’assicurazione dell’allon­tanamento del castigo divino. L’implorazione della Misericordia per la patria, le preghiere per l’allontanamento della spada della giustizia”, sono le attività intense di Santa Faustina e costituiscono parte integrante della sua missione universale. assume quest’im­pegno per amore della propria patria e la preoccupazione per la salvezza dei polacchi, profondamente angustiata a causa delle loro infedeltà verso Dio» (Ludmiła Grygiel, misericordia Divina per il mondo intero. la mistica di Santa Faustina Kowalska, con Presentazione del card. Camillo Ruini, Cantagalli, Siena 2003, p. 117).

(19) Ibid., p. 278.

(20) F. Kowalska, Lettere di Santa Faustina Kowalska, presentazione del card. Franciszek Macharski (1927-2016), Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2013, pp.170-171.

(21) Sul tema, cfr. fra l’altro, Adam Zamoyski, 16 agosto 1920. La battaglia di Varsavia, trad. it., Corbaccio, Milano 2009 (su cui cfr. la recensione di Franco Roberto Maestrelli, in Cultura&Identità. Rivista di studi conservatori, anno I, n. 2, Roma novembre-dicembre 2009, pp. 87-90), nonché Giovanni Cantoni, Così la Polonia cristiana fermò Lenin, in Secolo d’Italia. Quotidiano di Alleanza Nazionale, Roma 13-8-1995.

(22) G. Cantoni, Così la Polonia cristiana fermò Lenin, cit..

(23) Ibidem.

(24) Ibidem.

(25) F. R. Maestrelli, Recensione di Adam Zamoyski, cit.

(26) Secondo padre Henryk Ciepichał (1886-1934), un cappellano delle legioni polacche, era ritornato segretamente alla Chiesa cattolica, ma non è certo.

(27) La cerimonia di incoronazione della Madre della Misericordia fu davvero eccezionale, tanto per il numero dei fedeli presenti quanto per le autorità che vi «[…] parteciparono: il Presidente della Repubblica, Ignacy Moscicki [1867-1946], il Maresciallo polacco Józef Pilsudski e molti ministri e una delegazione dei Carmelitani Scalzi guidati dal loro Provinciale Antonim Foszczyńskim. Alla vigilia dell’incoronazione, il corteo con l’Im­magine si mosse dalla Porta dell’Aurora fino alla Basilica di Vilnius, dove si tenne una veglia notturna di preghiera. La cerimonia di incoronazione avvenne di fronte alla Cattedrale, in un altare appositamente costruito. L’incoronazione fu fatta dal card. Alexan­der Kakowski [1862-1937], Arcivescovo Metropolita di Varsavia, alla presenza del card. August Hlond [1861-1948], Primate di Polonia, 28 vescovi, numerosi sacerdoti e decine di migliaia di fedeli. La predica fu affidata a don Kazimierz Michalski [1865-1940], vescovo ausiliare di Vilnius. Dopo la Messa, l’Immagine, al termine della processione tornò ad Ostra Brama» (cfr. Benignus Józef Wanat [1934-2013], Kult Matki Miłosierdzia w Karmelu i w Kościele polskim in Szkaplerz Maryi znakiem Bożego Miło­sierdzia, Krakowska Prowincja Karmelitów Bosych, Cracovia 2002).

(28) Questo Giubileo straordinario — cioè fuori dai ritmi canonici dei venticinque o dei cinquant’anni — fu indetto il 6 gennaio 1933 con la Bolla Quod nuper da Papa Pio XI per commemorare il diciannovesimo centenario della morte e risurrezione di Cristo.

(29) La richiesta di esporre l’immagine per la prima volta e in quei giorni e a Ostra Brama, era stata rivolta a don Sopoćko direttamente da Gesù attraverso suor Faustina, come lui stesso ricorda: nella Settimana Santa del 1935 «[…] Suor Faustina dichiarò che il Signo­re Gesù mi chiedeva di collocare questa immagine per tre giorni a Ausros Vartu, per il triduo previsto per la chiusura del giubileo della Redenzione che si sarebbe tenuto il giorno della futura festa, la Domenica in Albis. Ben presto seppi che il triduo era veramente in preparazione e il parroco di Ausros Vartu, il canonico St[anisław]. Zawadzki, mi chiese di dire l’omelia. Accettai a condizione che la finestra del colonnato fosse decorata da quel quadro. In quel posto l’immagine aveva un aspetto imponente attirando l’at­tenzione dei passanti più dell’immagine della Madonna» (M. Sopoćko, I miei ricordi della defunta suor Faustina, trad. it., Bialystok 27-1-1948, nel sito web <http://­www.faustina-messaggio.com/ricordi-sopocko-suor-faustina.htm>).

(30) Andrzej Witko, Santa Faustina e la Divina Misericordia, trad. it., Shalom, Camerata Picena (Ancona) 2015, p. 86.

(31) Questo processo si svolse a Cracovia e fu avviato nel 1965, su proposta di un allora quasi sconosciuto vescovo ausiliare di nome Karol Józef Wojtyla (1920-2005).

(32) Una traduzione letterale può essere la seguente: «Il giudizio fu molto severo, ma per intercessione della Beata Vergine Maria ebbe un esito felice». La traduzione che invece propone la Czaczkowska è questa: «Pare che la Misericordia Divina per intercessione della Madonna abbia prevalso» (E. K. Czaczkowska, op. cit., p. 288). Interessante l’osservazione riportata subito dopo dalla stessa biografa: «Jan Grzegorczyk nel libro Dziurawy kajak i Boże Miłosierdzie [La canoa bucata e la Divina Misericordia; W drodze, Poznań 2006] ha notato giustamente che forse Faustina non poteva aiutare un moribondo con la preghiera, perché non conosceva ancora la Coroncina alla Divina Misericordia il cui testo le venne dettata da Gesù più tardi» (ibid., pp. 288-289).

(33) Cfr. ibid., p. 282.

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 Giudo Verna

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