Una «confederazione di palafitte» per salvarsi dalle sabbie mobili della modernità

Gonzague de Reynold (1880-1970) 12 mesi fa
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Gonzague de Reynold (*), Cristianità n. 381 (2016)

 

È per me un piacere e un onore essere qui in mezzo a voi ed essere stato ac­­colto con la simpatia e l’amicizia che mi avete dimostrato. Se presiedere questa sessione è un onore, è un grande piacere ascoltare un maestro [Blas Piñar López (1918-2014)] sia della scienza giuridica che della cultura storica, la cui attività si è manifestata su un piano molto più grande di quello della Spagna stessa. Sono felice di sentirlo parlare su un argomento, «la libertà religiosa (1)», che non si potrà mai intendere bene, a mio parere, se si ignora la storia.

Vi ricordo che qui siamo a Losanna [Svizzera] e che a Losanna Alexan­dre Vinet [1797-1847] ha iniziato la prima grande battaglia per la libertà religiosa contro il radicalismo che voleva asservire la chiesa vodese, la chiesa vodese pro­te­stante, e ridurla a un ufficio pubblico. E, anche, proprio a Losanna il filosofo Secrétan [Charles (1819-1895)] ha scritto la sua filosofia della libertà (2), che è già quasi teo­logia.

Allo stato attuale, non è una filosofia della libertà ciò di cui abbiamo bi­so­­gno (ce ne sono già così tante, e così contraddittorie!) ma una teologia della libertà, se vogliamo lottare efficacemente contro il comunismo materialista e deterministico. A me sembra solo che tale teologia della libertà debba essere basata su questa realtà costituita dalla storia delle libertà. E il piccolo Paese dove siamo oggi può dare un apporto a tale storia. Mi hanno suggerito di dire qualche parola sul federalismo: temo di non averne assolutamente il tempo. Mi limiterò ad alcune indicazioni, ovviamente, molto superficiali.

Se si prende il fondamento del federalismo, si vede che è in origine un sistema di alleanze, temporanee in un primo momento, ma che, a poco a poco, sono diventate perpetue. Alleanze per la difesa comune tra piccole città che, troppo deboli per difendersi e attaccare quando necessario, si sono unite tra loro per fare della loro debolezza un punto di forza. Il risultato è che il federalismo si basa su due principi: quello di libertà e quello di sovranità. Nessuna libertà ha valore se non è associata con la sovranità. Questo è quanto si trova su ogni piano dell’edificio federalista di questo paese, a cominciare dallo Stato federale per terminare con la persona umana, attraverso lo Stato confederato, vale a dire la Repubblica dei Cantoni. La sua posizione intermedia fra il potere centrale della regione, la città, la famiglia, la persona mi sembra profondamente umana: anzitutto rappresentare la gente comune che si conosce, famiglia per famiglia, e luogo per luogo, di fronte al potere centrale per evitare che il governo centrale venga ad assorbirle e a centralizzarle. È notevole, infatti, che le questioni che toccano la più profonda intimità della persona, del cittadino (l’intimità: forse non se ne potrebbe dire abbastanza), la sua coscienza, la lingua, l’istruzione e la religione, rilevano non dal governo centrale ma dalla sovranità cantonale. È vero che al momento tutto questo è minacciato, tutto questo minaccia anche di crollare, ma è comunque incoraggiante che il governo centrale lanci un appello ai Cantoni per chiedere loro di aiutarlo a portare carichi divenuti troppo pesanti per lui. E questa è una giustificazione pratica del federalismo.

Dove stiamo andando, però, e che cosa possiamo fare in questo periodo di confusione in cui le rivoluzioni non possono essere altro che crolli? Noi siamo perduti su sabbie mobili. Queste sabbie minacciano di risucchiarci, noi rischiamo d’impantanarci, se ci lasciamo afferrare da esse facendo concessioni o compromessi.

L’essenziale ci è ancora possibile. Questo è ciò a cui lavorate voi stessi, e voglio dire ciascuno di voi: piantare palafitte in queste sabbie mobili, piantarle quanto più profondamente e solidamente possibile. Una qui, un’altra là, e poi al­cune vicine e altre lontane, fino a quando non saranno sufficienti a porre la base della ricostruzione. La chiave è non scoraggiarsi mai. L’essenziale è combattere ogni giorno, perché fino a quando si lotta non si è mai sconfitti.

Ma io non voglio superare il tempo datomi come semplice introduttore, e mi affretto, mio caro Maestro, a darvi la parola.

 

Note:

(*) Gonzague de Reynold (1880-1970), Présidence de Gonzague de Reynold, in Actes du Congrès de Lausanne II. Laïcs dans la cité. Troisème Congrès de l’Office International des oeuvres de formation civique et d’action doctrinal selon le droit naturel et chrétien, 1er, 2 et 3 avril 1966, Club du Livre Civique, Parigi XVIIe 1966, pp. 69-70. Il titolo, la traduzione, le note e i testi fra parentesi quadre sono redazionali.

(1) Cfr. Blas Piñar López, La liberté religieuse, in Actes du Congrès de Lausanne II. Laïcs dans la cité. Troisème Congrès de l’Office International des oeuvres de formation civique et d’action doctrinal selon le droit naturel et chrétien, cit., pp. 71-98.

(2) Cfr. Charles Secrétan, Philosophie de la liberté. Cours de philosophie morale fait a Lausanne, 2 voll., L’Hachette, Parigi 1849.

 

 

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 Gonzague de Reynold (1880-1970)

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