1989 – 2009 Vent’anni dopo il Muro di Berlino Nella Chiesa, in Europa, in Italia

Alleanza Cattolica 9 anni fa
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Saluto di Roberto Formigoni, Presidente della Regione Lombardia

 

Saluti

Con grande piacere partecipo a questo incontro, il primo di tantissimi appuntamenti che nei prossimi giorni celebreranno il ventennale della caduta del Muro di Berlino.

Ringrazio, quindi, Alleanza Cattolica per l’invito e saluto tutti gli illustri ospiti che oggi pomeriggio interverranno per discutere su un evento ben impresso nella nostra memoria.

 

La caduta del Muro e i suoi protagonisti

La giornata odierna è un’occasione molto importante per riflettere su un avvenimento che costituì il momento decisivo per la riunificazione del continente europeo.

La costruzione del Muro di Berlino non fu solo un atto di brutalità, fu in primo luogo l’ammissione di una sconfitta irreversibile. Davanti alla chiara e irrefrenabile volontà dei cittadini dell’Est di fuggire dal sistema socialista, per poter realizzare altrove un proprio progetto di vita fondato sulla libertà e sulla dignità umana, venne loro impedito di scappare erigendo muri e cortine di ferro in tutta Europa.

Per questo il 9 novembre 1989, la data della sua caduta, ha cambiato per sempre il corso della storia. Vale la pena, dunque, gettare uno sguardo retrospettivo per capirne la sua grande importanza.

Il crollo del muro rappresentò, innanzitutto, a una vera e propria rivoluzione per la libertà, i cui protagonisti, accomunati dalla volontà di un processo pacifico, non si tirarono indietro, bensì rischiarono coraggiosamente la vita lottando per questa libertà. In tal senso oggi possiamo dire che fu una rivoluzione con tantissimi eroi.

Pensiamo a Solidarnosc ed a tutte le lotte per una più grande solidarietà e un maggiore rispetto della dignità umana in questi paesi dell’Europa centrale e dell’Est. Walesa, leader dello storico sindacato polacco Solidarnosc, guidò la rivolta partita dai cantieri di Danzica, funzionando da innesco – con la propria testimonianza di fede e di libertà – per la caduta del primo pezzo dei regimi dell’Est.

Penso al fondamentale ruolo svolto dagli Stati Uniti e in particolare dal Presidente Ronald Regan, che già nel 1983, preannunciò la fine del comunismo, definendolo come “un altro triste, bizzarro capitolo della storia umana” ormai giunto al capolinea. Sempre il presidente americano nel 1987, 750° anniversario della fondazione di Berlino, pronunciò queste famose parole durante un discorso tenuto davanti alla Porta di Brandeburgo: «Signor Gorbaciov, apra questa porta, signor Gorbaciov demolisca questo mur».

Lo stesso leader sovietico Michail Gorbaciov, consapevole che “Chi arriva troppo tardi all’appuntamento con la Storia è punito dalla vita”, decise di non aggrapparsi al potere, ma di riformarlo attraverso la Perestrojka e la Glasnost, senza ricorrere alla violenza. Il suo fu, pertanto, un altro contributo straordinario al processo di sgretolamento del muro e del comunismo.

Seguì l’indimenticabile estate ungherese del 1989 che iniziò in maggio con lo smantellamento del filo spinato posto alla frontiera con l’Austria, finché il 19 agosto 1989 – con il famoso “pic nic pan-europeo” organizzato al confine di Sopron, la frontiera si aprì e cominciò l’esodo di massa di tedeschi dell’Est verso l’Ovest. L’epilogo del 9 novembre ’89 è diventato un giorno storico in cui tutti sentimmo di poter ripetere la frase storica di John Kennedy: Ich bin ein Berliner, Io sono un berlinese.

 

Il ruolo della Chiesa e la forza dei valori cristiani

Questa analisi non può tuttavia prescindere dal ruolo svolto dalla Chiesa e dalla forza dei valori cristiani non solo nel crollo del sistema degli Stati socialisti, ma nella rivoluzione democratica dell’Europa dell’Est.

Come non ricordare qui, infatti, il ruolo di primo piano di Papa Giovanni Paolo II nel successo di Solidarnosc e della sua visione lungimirante di un’Europa basata sui fondamenti della fede, del bene comune e della pace?
Grazie anche alla spinta di quest’uomo straordinario venne affermata la tavola dei valori della grande tradizione cristiano-liberale, rispondendo all’ideologia con l’immagine di una vita concreta: mi riferisco al valore assoluto della persona umana libera e responsabile, al diritto dell’Habeas corpus sancito nella Dichiarazione universale dei diritti, alle libertà e ai diritti fondamentali di opinione e di religione, al pluralismo politico e alla separazione dei poteri fondamentali dello stato.

Oggi è necessario che l’Europa faccia sempre più propri questi principi: le radici spirituali dell’Europa sono il lascito migliore che essa può offrire all’intero pianeta. L’Europa non è solo un mercato. La sola legge del mercato e della concorrenza non farà mai nascere un ideale. È grazie a quelle radici che la rivoluzione del 1989 ha trovato la forza di vincere contro gli illusori “regni dei mille anni”. Per questo credo che anche la decisione dei Soloni della Corte di Strasburgo di togliere i crocefissi dalle aule scolastiche significhi sconfessare tali principi e radici.

Papa Giovanni Paolo II attraverso il suo impegno affermò, inoltre, la libertà irriducibile del cuore dell’uomo. Per questo ritengo che anche grazie a Lui la rivoluzione del 9 novembre 1989 fu una rivoluzione di velluto, capace di dimostrare che la storia è il campo di battaglia della libertà dell’uomo e che nessun sistema di governo può durare in eterno se si oppone a tale libertà.

L’impegno della Chiesa e la limpidezza delle parole del Papa rappresentarono sempre una spina nel fianco per la DDR e, per questo, un nemico da isolare: la Chiesa della Conciliazione, situata in mezzo al confine – la cosiddetta striscia della morte – che separava Berlino Est dall’Ovest, fu il simbolo di questo isolamento (nel 1985 il governo della RDT ordinò di distruggerla). Un isolamento che tuttavia non ebbe successo, ma che rafforzò, invece, la fede e la volontà di molti credenti presenti nella Germania Est e di chi credeva nei diritti civili.

Per questo ho piacere di ricordare che fu proprio la Chiesa di San Nicola a Lipsia (Nikolaikirche) la sede in cui iniziarono le preghiere per la pace da cui nacquero le cosiddette Manifestazioni del lunedì, che nell’ottobre del 1989 diedero il via alla Rivoluzione pacifica nella DDR. La Chiesa nella DDR divenne l’unico spazio fisico e mentale libero, in cui era possibile contestare l’oppressione intellettuale attuati dallo Stato della DDR.

Quasi 300.000 persone manifestarono a Lipsia per la libertà e la democrazia. Grazie anche alla Chiesa poté, quindi, sprigionarsi un incredibile spinta alla libertà.

 

UE: l’eredità da rafforzare

La caduta del muro di Berlino ha avuto il merito di far cadere molti muri: non solo quelli ideali dell’odio, della paura e della menzogna di un’ideologia spietata, ma anche quelli più materiali dei confini nazionali.

Quest’eccezionale evento ha, infatti, liberato molte energie, offrendo nuovi sbocchi al commercio e alle comunicazioni e rafforzando le relazioni sociali e culturali tra gli Stati, ridisegnando le dinamiche di sviluppo. Il sogno del mondo senza frontiere si realizzò nella riunificazione della Germania che cancellò la profonda ferita creata nel cuore dell’Europa. Questo processo ha aperto la strada all’allargamento dell’Unione europea che oggi conta 27 paesi e ben 497 milioni di abitanti. Molti cittadini europei si sono così incontrati e hanno riletto insieme la loro storia. Hanno imparato a conoscersi meglio, a scoprire tutto quello che avevano in comune e a percepire meglio le loro differenze.

Vent’anni dopo però, constatiamo che questo straordinario slancio europeo, con una forte connotazione etica, si è enormemente indebolito. Ancora più doloroso è ricordare il fatto che sta sempre più venendo meno quella tensione, quel sentimento comunitario per il quale il popolo europeo si è battuto e in cui le persone, al contrario della visione dittatoriale del comunismo, non solo potevano ma volevano anche dare il loro contributo. Il forte tasso di astensione registrato durante le ultime elezioni parlamentari europee, in molti Paesi dell’est europeo e non solo, è un importante indicatore in tal senso.

Lo sviluppo dell’Unione Europea è stato – e sarà sempre più – accompagnato da un incremento del benessere e dei consumi: questo materialismo, però, non potrà mai colmare il cuore dell’uomo. Per tale motivo abbiamo bisogno di una visione che comprende la condivisione e la responsabilità gli uni per gli altri, affinché fede e speranza, solidità e dinamismo tornino a soffiare come un vento fresco nella società europea.

 

Conclusioni

Riflettere su cosa ha significato il crollo del Muro è un dovere di noi tutti. Ed è un dovere che dobbiamo assumere davanti alle nuove generazioni e davanti a chi tiene lo sguardo piegato solo sul presente, senza passato e senza futuro. Questo è il miglior modo per riaffermare la costruzione di un’autentica società dell’uomo e per l’uomo, in un contesto di Libertà e di Pace. È questo il grande, prezioso retaggio della rivoluzione europea di vent’anni fa.

Un retaggio da ricordare, ma soprattutto da assumere come riferimento per il nostro agire futuro. E qui, mi viene in mente la frase di Vaclav Havel: “La speranza non è la convinzione che qualcosa andrà a finire bene, ma la certezza che quella cosa ha un senso, indipendentemente da come andrà a finire”.

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