«The Missourians»: un fatto, non una «fiction»

Alleanza Cattolica 16 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 324 (2004)

 

1. Il “Caso Missouri”…

Il dispaccio dell’ANSA, l’Agenzia Nazionale Stampa Associata di Roma, datato “Washington 4 agosto 2004” e titolato USA: gay, Missouri guida campagna contro i matrimoni. A larghissima maggioranza, referendum modifica Costituzione, è inequivoco e, quindi, non necessita di essere in alcun modo commentato nel merito. Infatti vi si legge che “gli elettori del Missouri hanno deciso di proibire i matrimoni tra persone dello stesso sesso, approvando con una maggioranza larghissima, pari a circa il 75 per cento, una modifica della Costituzione dello Stato.

“Il Missouri, uno dei 38 Stati dell’Unione in cui le unioni omosex erano già proibite per legge, diventa così il primo a decidere una modifica costituzionale per impedire in maniera inequivocabile i matrimoni gay e lesbici, dopo che erano diventati legali, dal maggio di quest’anno, in Massachusetts, ma solo per i residenti nello Stato.

“Una modifica della Costituzione viene considerata, dagli oppositori ai matrimoni omosessuali, l’unico modo sicuro per proibirli, evitando eventuali ricorsi, come è successo oltre che in Massachusetts anche in California.

“Nello Stato del Sole, considerato uno dei più progressisti e dove migliaia di matrimoni erano stati celebrati, all’inizio della primavera, soprattutto a San Francisco, i matrimoni gay e lesbici sono teoricamente proibiti per legge, ma le organizzazioni di difesa dei diritti civili si sono rivolte ai tribunali, sostenendo che la legge non rispetta la Costituzione dello Stato, non dando gli stessi diritti a tutti i cittadini”.

2. … non è isolato, ma
la punta di un “iceberg”

E il medesimo dispaccio prosegue con una seconda parte, intitolata Verso nove altri referendum, non meno degna d’attenzione: “Almeno 12 altri Stati dell’Unione hanno avviato l’iter per modificare la propria Costituzione, definendo il matrimonio “una unione tra un uomo e una donna”, mentre i repubblicani hanno presentato, anche se con poche possibilità di successo, un emendamento per modificare in questo senso la Costituzione Federale degli Usa.

“Il prossimo referendum di questo tipo si svolgerà in Louisiana il 18 settembre, mentre otto altri Stati ne organizzeranno uno in coincidenza con le elezioni presidenziali del 2 novembre: Arkansas, Georgia, Kentucky, Mississippi, Montana, Oklahoma, Oregon e Utah. Tre altri Stati infine, Michigan, North Dakota e Ohio, intendono farlo nei prossimi mesi.

“Con il Missouri, salgono a cinque gli Stati che hanno proibito, attraverso la Costituzione, le unioni omosex. Alaska, Hawaii, Nebraska e Nevada avevano già preso iniziative di questo tipo prima dell’entrata in vigore delle nuove disposizioni in Massachusetts, decise dalla Corte Suprema locale nel novembre dell’anno scorso.

“Pure una procedura di modifica della Costituzione del Massachusetts per mettere al bando le unioni omosessuali è stata avviata, ma i tempi previsti sono particolarmente lunghi: di certo l’iter non si concluderà prima del 2005.

“Anche il presidente George W. Bush, che punta alla rielezione il 2 novembre, è entrato nella battaglia contro i matrimoni omosessuali giocando la carta della Costituzione Federale. Con particolare solennità, il 24 febbraio, alla Casa Bianca, Bush aveva annunciato di essere favorevole a emendare la Costituzione, per difendere la “santità” del matrimonio e fare “chiarezza” sul tema.

“Un emendamento costituzionale è procedura rara, ma non eccezionale: la Costituzione degli Stati Uniti, varata nel 1787 e ratificata l’anno dopo, ne ha visti 27 e l’ultimo risale al 1992. Per entrare in vigore, un emendamento deve essere approvato dai due terzi della Camera e del Senato e poi essere avallato dai due terzi degli Stati.

“La decisione del presidente è stata senza dubbio influenzata, oltre che dalle sue convinzioni religiose ed etiche personali, da considerazioni elettorali. Con questo passo, Bush spera di ottenere il consenso dei cristiani più tradizionali e conservatori, perché il suo avversario democratico alle presidenziali del 2 novembre, John Kerry, anche se cattolico praticante, ha posizioni decisamente più progressiste.

“Oltre a non voler modificare le leggi sull’aborto, Kerry è favorevole alle unioni civili omosessuali, legali in Stati come il Vermont, ma rimane contrario ad un emendamento della Costituzione federale, pur dicendosi contrario ai matrimoni gay”.

3. Vecchio Continente
o “Continente Vecchio”?

Quanto ho descritto — meglio, ho lasciato descrivere — trascrivendo un semplice dispaccio d’agenzia potrebbe costituire la trama di un racconto edificante, per certo non “politicamente corretto”, intitolato, per esempio, The Missourians, “I missuriani”.

Ma The Missourians non è un film né una fiction, una serie televisiva, ma un fatto di una serie di fatti; e, anche se non è necessario “bere il mare” per sapere che è salato, un fatto che ha precedenti e può avere “seguiti”. Perciò difficilmente se ne ha notizia o, almeno, adeguata notizia, cioè raramente viene “rappresentato” (1), e in questo modo si viene indotti a sbagliare giudizio su un popolo, su uno Stato e su un governo. Quindi a pensare, nella migliore delle ipotesi, che gli Stati Uniti d’America siano solo forti, perciò siano storici compagni di viaggio indispensabili quando le strade sono battute da ogni sorta di delinquenti — com’è accaduto negli ultimi due terzi del secolo XX e sta accadendo all’alba del XXI —, dimenticando — non sapendo, non avendo occasione di riflettere sul fatto — che sono anche sani, evidentemente come lo possono essere un uomo e un popolo post peccatum, dopo il Peccato Originale.

E, non verificando l’ipotesi che siano forti anche perché sono sani, noi, abitanti del Vecchio Continente, dell’Europa Continentale, pure per tanti aspetti materiali ceteris paribus, cioè “a parità di condizioni”, nascondiamo il fatto che non siamo forti con “furbizie” talora plurisecolari. Com’è quella — per esempio — che collega l’assenza praticata dall’establishment del popolo francese — prima Regno Cristianissimo, poi Repubblica Francese— alla battaglia di Lepanto nel 1571 (2) e in Iraq nel 2003. Quindi non ci chiediamo se, posta la parità di condizioni materiali, potenziale se non attuale — ma, per certo, realizzabile solo a prezzo di sacrifici (3) —, non siamo forti né li diventiamo perché non siamo sani, perché, piuttosto che il Vecchio Continente, siamo divenuti un “Continente Vecchio”.

Se le cose non stessero nei termini brevemente descritti, cioè se il popolo sano — con tutte le limitazioni del caso e nel caso evocate — non trovasse riscontro in un governo adeguato, ci si dovrebbe chiedere da chi sia stato eletto il governo in carica, di chi goda il consenso. Forse è stato votato ed è serenamente accettato dai personaggi di cui ci offre spettacolo la grandissima parte dell’immagine letteraria, cinematografica e televisiva del mondo oltre l’Oceano Atlantico, quella che si può semplicemente, ma non semplicisticamente, quindi sinteticamente definire hollywoodiana, da Hollywood, cioè con riferimento alla nota località in periferia di Los Angeles, in California, centro principale dell’industria cinematografica statunitense?

Se avevo il sospetto — grazie a una conoscenza pluridecennale con Russell Amos Kirk (1918-1994), della quale ho celebrato il trentesimo anniversario nel 1993, l’anno precedente la morte del grande storico delle idee (4) — che, oltre a quello hollywoodiano, vi fosse un altro mondo statunitense, dopo aver visto pregare l’11 settembre 2001, dopo aver letto qualche discorso del presidente George W. Bush e dopo aver saputo come hanno votato nell’agosto del 2004 nel Missouri — poi, in settembre, in Louisiana (5) — in difesa della famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale, sono sicuro della sua esistenza. Si tratta di una maggioranza silenziosa: di una maggioranza perché vince, silenziosa perché tace del silenzio a essa imposto dai mezzi di comunicazione, sociale e non. Sapere che esiste significa passare da un atteggiamento interessato — gli “americani” servono — all’atteggiamento di chi sa di avere un amico sconosciuto o poco conosciuto. Con cui passare dal sospetto alla convivenza, quindi all’amicizia vero nomine. E nel rapporto d’amicizia — tipo di quelli feudale e federale — si dà e si riceve, si riceve e si dà.

Giovanni Cantoni

 

 

(1) Cfr. il mio Promemoria su “paese reale”, “paese legale” e “paese mediatico”, in Cristianità, anno XXXII, n. 323, maggio-giugno 2004, pp. 3-4 e 16.

(2) Cfr. Jean Dumont (1923-2001), Lépante. L’histoire étouffé, Critérion, Parigi 1997.

(3) Cfr. Robert Kagan, Paradiso e potere. America ed Europa nel nuovo ordine mondiale, trad. it. Mondadori, Milano 2003.

(4) Cfr. Russell Amos Kirk, Stati Uniti e Francia: due rivoluzioni a confronto, a cura di Marco Respinti, Centro Grafico Stampa, Bergamo 1995; e Idem, Le radici dell’ordine americano. La tradizione europea nei valori del Nuovo Mondo, trad. it., a cura di M. Respinti, con un epilogo di Frank J. Shakespeare Jr., Mondadori, Milano 1996; cfr. pure, Idem, The American Cause, trad. it., a puntate su il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 2, Milano: Anzitutto crederci, n. 27, 5-7-2003, p. 7; Un Paese cristiano, n. 28, 12-7-2003, p. 7; Per nulla laicisti, n. 29, 19-7-2003, p. 7; Da molto lontano, n. 30, 26-7-2003, p. 7; Gli Stati Uniti plurali, n. 31, 2-8-2003, p. 7; Refrattari alle ideologie, n. 32/33, 9/16-8-2003, p. 7; La libertà di essere liberi, n. 34, 23-7-2003, p. 9; L’albero si vede dalle radici, n. 35, 30-8-2003, p. 7; La ricchezza certamente non basta, ma serve, n. 36, 6-9-2003, p. 7; Contro gli USA. Così, per sport, n. 37, 13-9-2003, p. 7; e Americani. E orgogliosi di esserlo, n. 38, 20-9-2003, p. 7. Cfr. pure M. Respinti, Dell’”America medioevale”. Considerazioni su un “Nuovo Mondo antico”, in Guglielmo Piombini, Prima dello stato. Il medioevo della libertà, con commenti di Pietro Adamo, Raimondo Cubeddu, Carlo Lottieri e M. Respinti, Leonardo Facco Editore, Treviglio (Bergamo) 2004, pp. 103-161.

(5) Cfr. USA: referendum in Louisiana mette al bando matrimoni gay, dispaccio ANSA, Washington 19-9-2004; con una maggioranza pari a circa l’80% dei votanti.

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