Riflessione sul Decalogo

Alleanza Cattolica 16 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 324 (2004)

Testo comparso con il titolo I Dieci Comandamenti oggi: una riflessione in esclusiva di Giovanni Cantoni, Reggente nazionale di Alleanza Cattolica, associazione di laici cattolici che si propone la diffusione e lo studio della dottrina sociale della Chiesa in Agenzia Fides. Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, Fides News, Città del Vaticano 30-7-2004. Delle tre note, le prime due erano fra parentesi nel testo, la terza è aggiunta.

 

 

1. “Se mi amate, osserverete i miei comandamenti” (Gv. 14, 15). La regola data dal Signore Gesù è suscettibile di una trascrizione storica, descrittiva, da parte di un osservatore “non protagonista”: “Se qualcuno Lo ama, rispetterà i Suoi comandamenti”. Ma, posto che “chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi mi ama” (Gv. 14, 21); e, ancora, “chi mi ama sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui” (Gv. 14, 21), dopo aver sottolineato la necessaria, previa “accoglienza” dell’Amore di Dio, si può affiancare alle precedenti versioni della regola — quella prescrittiva e quella descrittiva — una versione esistenziale, “di vantaggio”, della regola stessa: “Se qualcuno si ama, rispetterà i Suoi comandamenti”.

2. Il Decalogo, “i Suoi comandamenti”, è la legge, proposta dopo il Peccato Originale, a fare memoria della legge naturale, cioè del pensiero di Dio sulla creazione, e delle relazioni principali che questo comporta: con Dio nella prima tavola, con il prossimo e con le cose nella seconda (1).

3. Dunque, rispettare il Decalogo significa adeguarsi alla propria natura, un adeguamento reso difficoltoso dal Peccato Originale e dall’insieme dei peccati personali, una pratica di natura ascetica, che comporta cioè fatica, ma non una pratica “da fachiro”, “contro natura” e meritoria perché faticosa. Rispettare il Decalogo equivale a imitare il Signore Gesù Vero Uomo, il quale “nascendo da Maria vergine, […] si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché il peccato” (2).

4. Se qualcuno si ama, si sforza anzitutto di essere un vero uomo, per restaurare, nell’imitazione del Signore Gesù Vero Dio e Vero Uomo, l’immagine e la somiglianza con Dio, che il Peccato Originale ha deturpate, ma non cancellate.

5. Se si ricorda che il Decalogo è rivolto anzitutto a una comunità storica — “Ascolta, Israele” (Deut. 5, 1), “Dirai agli Israeliti” (Lev. 20, 2) —, si può comprendere quanto scriveva José Ortega y Gasset [1883-1955] a proposito del popolo spagnolo del suo tempo, descrivendolo come realtà storica e sociale “invertebrada” (3), “senza spina dorsale”, cioè senza Decalogo. Di qui la necessità, per ogni società — quella italiana, quella europea, quella mondiale —, di verificare costantemente lo stato del proprio adeguamento alla legge naturale, al Decalogo, e di continuare a esercitarsi in questo adeguamento. La grazia può perfezionare la natura, infatti, solamente se la natura non viene meno.

 

Note:

(1) Cfr. Catechismo della Chiesa Cattolica, nn. 2070-2071.

(2) Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965), Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo “Gaudium et spes”, n. 22, che rimanda a Eb. 4, 15.

(3) Cfr. José Ortega y Gasset, España invertebrada. Bosquejo de algunos pensamientos históricos, 1921, trad. it. Spagna invertebrata. Lineamenti di alcune riflessioni storiche, in Idem, Scritti politici, a cura di Luciano Pellicani e Antonio Cavicchia Scalamonti, Unione Tipografico-Editrice Torinese, Torino 1979, pp. 509-596.

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