Fra irriverenza e ignoranza

Alleanza Cattolica 16 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 324 (2004)

Intervento comparso senza note, con il titolo “Istruire i giovani a Cristo per educarli”, in La Cronaca di Piacenza, anno XI, n. 235, Piacenza 26-8-2004, p. 12, con integrazione della cronaca del fatto commentato.


Il 17 luglio 2004 a Soarza, in comune di Villanova sull’Arda e provincia di Piacenza ma in diocesi di Fidenza, che è in provincia di Parma, nel cascinale di un consigliere comunale del Partito della Rifondazione Comunista si tiene una festa in costume, un party d’ispirazione antireligiosa dal titolo Sklero, con parodia di chierici, di porporati e di atti di culto. All’evento partecipano — fra altri — un componente, per il Partito dei Comunisti Italiani, dell’amministrazione comunale di Piacenza, assessore alle Politiche Giovanili, e giovani che si dice appartengano a movimenti cattolici, secondo qualcuno dei quali “si è voluto fare un po’ di satira sui vizi della Chiesa. Le ostie che erano state distribuite non erano consacrate, e non ritengo ci sia stato nulla di blasfemo”. L’episodio poco edificante non trova eco solamente sulla stampa locale, ma è riferito anche dai mass media nazionali; è pure commentato localmente — fra altri — da S.E. mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza-Bobbio e da S. E. mons. Maurizio Galli, vescovo di Fidenza, e induce quest’ultimo a concelebrare con il parroco di Soarza, don Angelo Paini, il 29 agosto una Messa d’intercessione (1).

Dunque, il 17 luglio 2004 Pierino partecipa a un pigiama party a Soarza, in provincia di Piacenza. In compagnia socialmente raccomandabile e con qualche sceneggiata irriverente nei confronti della religione cattolica, delle sue autorità e delle sue pratiche. Ma l’episodio, nel “villaggio globale”, diviene di pubblico dominio.

Il parroco convoca Pierino per una reprimenda, che risale immediatamente alle cause — il peccato non è forse “sociale”? —, e chiede: “Che cosa ti hanno insegnato a scuola? Che cosa ti hanno insegnato a casa?”. Tempo addietro si sarebbe detto “in famiglia”.

Quindi Pierino viene convocato dal professore, che lo sa “praticante”, e gli chiede: “Che cosa ti hanno insegnato a casa? Che cosa ti hanno insegnato in parrocchia?”.

Infine, il nostro viene inquisito dai genitori, che gli chiedono: “Che cosa ti hanno insegnato in parrocchia? Che cosa ti hanno insegnato a scuola?”.

Completato il percorso del circolo “vizioso” descritto, il soggetto viene di nuovo abbandonato a sé stesso, e nessuno decide di dare finalmente inizio a un corso che ne accompagni la formazione, tutti adattandosi pigramente a immaginare mirabilia, “risultati miracolosi”, dall’opera altrui, che esentano dall’impegno diretto — “È di buona famiglia, frequenta una buona scuola, va in parrocchia” —, come se, per esempio, la nascita in Italia producesse come sapienza infusa la conoscenza della Costituzione della Repubblica Italiana. Il problema — analogo, anche se non identico — veniva descritto nella prima metà del secolo VIII del secondo millennio cristiano, ne Lo Spirito delle Leggi, da Charles de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu (1689-1755), in questi termini: “Noi oggi riceviamo tre educazioni diverse e contrarie: quella dei nostri padri, quella dei nostri maestri, quella del mondo. Ciò che in quest’ultima ci vien detto rovescia tutte le idee forniteci dalle prime” (2).

Tralasciando nell’occasione il caso dei “senza famiglia” e dei “senza religione”, come meravigliarci delle conseguenze in chi pure le ha, quando non si pone mano alle cause e l’irriverenza viene presentata come spirito critico? Circa la frequentazione di “cattive compagnie” da parte di politici che pur si vogliono “con famiglia” e “con religione”, che ne è della loro formazione? Insomma, come ammoniva Papa san Pio X (1903-1914) un secolo fa nell’enciclica Acerbo nimis: “Or se è vano aspettarsi un buon raccolto da una terra, in cui non sia stata sparsa la semenza, in qual modo si potranno sperare generazioni più costumate, se non siano istruite per tempo nella dottrina di Cristo?” (3). […] giacché — sono sempre parole di Papa Sarto — non potrà mai adempiere i doveri del cristiano chi non li conosca, resta da cercare a chi poi spetti il compito di eliminare siffatta ignoranza e chi abbia il dovere di comunicare alle anime una scienza così necessaria” (4). Non si tratta della denuncia di qualcuno, ma d’invito, dal quale chi lo fa proprio non è escluso, a rimediare, ricordando — con mons. Monari nell’omelia per la festa di sant’Antonino 2004 — che l’uomo è un “animale tradizionale”, cioè impara soprattutto per tradizione, per trasmissione (5).

 

Note:

(1) Cfr. soprattutto il quotidiano La Cronaca di Piacenza, dal 18 al 30-8-2004.

(2) Charles de Secondat, barone di La Brède e di Montesquieu, Lo Spirito delle Leggi, 1748, volume primo, trad. it., a cura di Sergio Cotta, UTET, Torino 1965, parte prima, libro quarto, cap. IV, p. 104.

(3) San Pio X, Enciclica “Acerbo nimis” sull’insegnamento della dottrina cristiana, del 15-4-1905, in Enchiridion delle Encicliche, vol. IV, Pio X. Benedetto XV (1903-1922), ed. bilingue, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 1998, pp. 106-129 (p. 121).

(4) Ibid., p. 115.

(5) Cfr. mons. Luciano Monari, vescovo di Piacenza-Bobbio, Martirio e tradizione. Omelia nella Messa per il patrono, sant’Antonino martire, del 4-7-2004, in Cristianità, anno XXXII, n. 323, maggio-giugno 2004, pp. 13-16.

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