Alleanza Cattolica: «Lo scontro di civiltà è in corso»

Alleanza Cattolica 16 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 326 (2004)

 

Intervista a Giovanni Cantoni, direttore di Cristianità. Organo ufficiale di Alleanza Cattolica, a cura di Alex Castelli, comparsa con lo stesso titolo in Dillo ad Alice. Il settimanale on-line nazionale, n. 22, del 29-9-2004, in <www. dilloadalice.it>.

 


Che cos’è Alleanza Cattolica e quando nasce?

Alleanza Cattolica è un’associazione di cattolici che si propongono lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa, e — più in generale — la promozione di una cultura cristiana, nella prospettiva dell’animazione di una “cristianità”, cioè di una società che riconosca la regalità di Gesù Cristo. L’associazione ha una “preistoria”, che va dal 1960 — anno in cui ho pubblicato una raccolta di scritti di padre Luigi Taparelli d’Azeglio contro il Risorgimento e ho aderito al Movimento per l’Ordine Civile, nato per reagire all’apertura a sinistra — al 1968, data emblematica della Rivoluzione culturale oggi egemone in Occidente. Da questo momento comincia la storia di Alleanza Cattolica, che ha nella sua costituzione giuridica, ufficiale, nel 1998 un momento significativo.

Le tre caratteristiche distintive di Alleanza Cattolica.

Alleanza Cattolica non è un movimento — quindi non è in concorrenza con i movimenti —, ma un apparato propagandistico dotato di un proprio think tank; ha un’attenzione particolare e tematica al Magistero della Chiesa, e promuove un apostolato culturale, cioè pratica le cosiddette “opere di misericordia spirituale”.

Che cosa intendete per “pensiero forte”?

Intendiamo indicare un pensiero che non si crede inutile, incapace di cogliere la verità delle cose, ma — nello stesso tempo — è consapevole dei propri limiti. Insomma un pensiero che non è né debole né “presuntuoso”, razionalistico.

Esistono gli estremisti cattolici?

È difficile anche solo immaginarne le caratteristiche. Infatti, grazie a Dio, nella Chiesa cattolica vi è chi può garantire l’ortodossia, quindi manca spazio per “estremismi”, possibili dove manchi, appunto, chi garantisce l’ortodossia e indica così i termini di un’ortoprassi, di un comportamento cioè conforme all’ortodossia, com’è, per esempio, nel caso dell’islam. Quando tale autorità esiste, l’unico estremismo possibile è psicologico: potrebbe indicare la tensione, il fervore con cui si crede, ma non ciò che si crede. Si può parlare di “freddi”, di “tiepidi” e di “caldi”: per esempio, san Francesco d’Assisi è un “estremista” o semplicemente un cattolico che ha praticato il cattolicesimo in grado eroico?

Cristianesimo e Islam: è possibile una mediazione, o crede che lo scontro tra civiltà di cui alcuni parlano sia inevitabile?

Se consideriamo cristianesimo e islam come religioni, non vedo possibili mediazioni fra due fedi, se non eventualmente attraverso la costruzione di un terzo genere, cioè in un’ipotesi sincretistica. Se, invece, consideriamo le ricadute sociali delle due religioni, la civiltà cristiana e quella islamica, credo sia possibile un incontro, un confronto e, in una certa misura, una convivenza: la storia talora lo prova. Ma fornisce anche esempi, e non esigui, di scontro. Nella realtà islamica, però, in assenza di un’autorità che possa definire un’ortodossia e un’ortoprassi, possono esistere — ed esistono — gli “estremisti”, che spingono il mondo islamico anzitutto a lottare perennemente in sé stesso per la costruzione di una ummah, cioè di una comunità islamica perfetta, dal loro punto di vista possibile, dal momento che nella prospettiva islamica è assente il peccato originale. Gli “estremisti” lottano quindi contro i corruttori e gli amici dei corrotti, i “moderati”: è questo lo statuto dell’Occidente nell’orizzonte attuale dell’estremista islamico. Quanto allo scontro di civiltà, forse era evitabile, ma oggi è drammaticamente in corso, e non certo a causa di chi si è limitato a identificarlo: invece di essergli grati della sua capacità d’analisi, spesso lo si accusa di averlo promosso, di esserne un banditore.

Alleanza Cattolica e le gerarchie ecclesiastiche.

Dal punto di vista del Codice di Diritto Canonico Alleanza Cattolica è un’”associazione non riconosciuta”, ossia rispetto alla quale non vi è una diretta responsabilità della gerarchia ecclesiastica. Benché sia presente in alcune consulte diocesane per l’apostolato dei laici, i contatti con vescovi e con parroci sono normalmente legati allo svolgimento di attività specifiche.

Alleanza Cattolica e la politica: qualche simpatia particolare?

Posto che la “ragione sociale” di Alleanza Cattolica è la realizzazione di un apostolato culturale, evidentemente le condizioni storiche di tale apostolato sono molto importanti per l’associazione. In questa prospettiva il giudizio sulla condizione politica conclude, allo stato delle cose — quindi non ideologicamente —, che un governo di centrodestra garantisce la condizione più felice non solo — in grande — per la libertà della Chiesa, ma — in piccolo — per l’esercizio delle libertà delle persone e dei vari corpi sociali, e della stessa attività associativa.

E rispetto al quadro internazionale?

Naturalmente, al giudizio sulla situazione politica nazionale si accompagna un giudizio su quella internazionale, a proposito della quale Alleanza Cattolica propone la nozione di “Magna Europa”, di Grande Europa, costituita da tutti i paesi in cui si è diffusa la cultura europea con radici cristiane. Si tratta di una nozione geoculturale di cui il mondo occidentale, l’Occidente, nelle sue strutture sociali, economiche e militari, costituisce la versione geopolitica.

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 Alleanza Cattolica

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Alleanza Cattolica è un’associazione di laici cattolici che si propone lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa. Il motto dell’associazione è “Ad maiorem Dei gloriam et socialem”, “Per la maggior gloria di Dio anche sociale”. Lo stemma di Alleanza Cattolica è costituito da un’aquila nera con un cuore rosso sormontato dalla croce. L’aquila è l’animale simbolico dell’apostolo san Giovanni e testimonia la volontà di essere figli di Maria, come l’Apostolo prediletto che ha riposato sul Cuore di Gesù. Circa il cuore, dice Pio XII che “è […] nostro vivissimo desiderio che quanti si gloriano del nome di cristiani e intrepidamente combattono per stabilire il regno di Cristo nel mondo, stimino l’omaggio di devozione al Cuore di Gesù come vessillo di unità, di salvezza e di pace”. Circa la croce sul cuore, cfr. il Cantico dei Cantici (8, 6): “ponimi come sigillo sul tuo cuore”.