Benedetto XVI: la missione continua

Alleanza Cattolica 15 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 328 (2005)

 

1“Rimani con noi, Signore, perché si fa sera” (cfr. Lc. 24, 29). Fu questo l’invito accorato che i due discepoli, incamminati verso Emmaus la sera stessa del giorno della risurrezione, rivolsero al Viandante che si era ad essi unito lungo il cammino. Carichi di tristi pensieri, non immaginavano che quello sconosciuto fosse proprio il loro Maestro, ormai risorto. Sperimentavano tuttavia un intimo “ardore” (cfr. ivi, 32), mentre Egli parlava con loro “spiegando” le Scritture. La luce della Parola scioglieva la durezza del loro cuore e “apriva loro gli occhi” (cfr. ivi, 31). Tra le ombre del giorno in declino e l’oscurità che incombeva nell’animo, quel Viandante era un raggio di luce che risvegliava la speranza ed apriva i loro animi al desiderio della luce piena. “Rimani con noi”, supplicarono. Ed egli accettò. Di lì a poco, il volto di Gesù sarebbe scomparso, ma il Maestro sarebbe “rimasto” sotto i veli del “pane spezzato”, davanti al quale i loro occhi si erano aperti.

“L’icona dei discepoli di Emmaus ben si presta ad orientare un Anno che vedrà la Chiesa particolarmente impegnata a vivere il mistero della Santa Eucaristia. Sulla strada dei nostri interrogativi e delle nostre inquietudini, talvolta delle nostre cocenti delusioni, il divino Viandante continua a farsi nostro compagno per introdurci, con l’interpretazione delle Scritture, alla comprensione dei misteri di Dio. Quando l’incontro diventa pieno, alla luce della Parola subentra quella che scaturisce dal “Pane di vita”, con cui Cristo adempie in modo sommo la sua promessa di “stare con noi tutti i giorni fino alla fine del mondo” (cfr. Mt. 28, 20)” (1).

Con queste parole Papa Giovanni Paolo II (1978-2005), di venerata memoria, ha introdotto al Mistero e all’Anno dell’Eucaristia, al tempo specialmente dedicato a meditare sul mistero dell’Eucaristia che è ri-presentazione del Sacrificio di Gesù e quindi presenza di Colui che per noi è morto e risorto. Ma, se la presenza eucaristica è adempimento “in modo sommo” della promessa del Signore Gesù di non abbandonare gli uomini, l’umanità, sulle vie del mondo, adempimento non meno significativo della stessa promessa è costituito dal Pontificato Romano, che garantisce la continuità e l’ortodossia dell’annuncio. Perciò, di una solitudine diversa, ma analoga, a quella dei discepoli di Emmaus deve far stato, a breve distanza temporale dalla pubblicazione del documento di Papa Giovanni Paolo II, il nuovo Pontefice, Papa Benedetto XVI, che il Conclave ha dato alla Chiesa universale il 19 aprile 2005 nella persona del card. Joseph Ratzinger.

2 “Quanto ci siamo sentiti abbandonati — ha esclamato Papa Benedetto XVI nell’omelia durante la Concelebrazione Eucaristica per l’assunzione del Ministero Petrino, del 24 aprile 2005 — dopo la dipartita di Giovanni Paolo II! Il Papa che per ben 26 anni è stato nostro pastore e guida nel cammino attraverso questo tempo. Egli varcava la soglia verso l’altra vita — entrando nel mistero di Dio. […] siamo stati consolati compiendo il solenne ingresso in conclave, per eleggere colui che il Signore aveva scelto. Come potevamo riconoscere il suo nome? Come potevano 115 Vescovi, provenienti da tutte le culture ed i paesi, trovare colui al quale il Signore desiderava conferire la missione di legare e sciogliere? Ancora una volta, noi lo sapevamo: sapevamo che non siamo soli, che siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio. Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l’intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano. Infatti alla comunità dei santi non appartengono solo le grandi figure che ci hanno preceduto e di cui conosciamo i nomi. Noi tutti siamo la comunità dei santi, noi battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo, per mezzo del quale egli ci vuole trasformare e renderci simili a se medesimo. Sì, la Chiesa è viva — questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni. Proprio nei tristi giorni della malattia e della morte del Papa questo si è manifestato in modo meraviglioso ai nostri occhi: che la Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva — essa è viva, perché Cristo è vivo, perché Egli è veramente risorto. Nel dolore, presente sul volto del Santo Padre nei giorni di Pasqua, abbiamo contemplato il mistero della passione di Cristo ed insieme toccato le sue ferite. Ma in tutti questi giorni abbiamo anche potuto, in un senso profondo, toccare il Risorto. Ci è stato dato di sperimentare la gioia che Egli ha promesso, dopo un breve tempo di oscurità, come frutto della sua resurrezione” (2).

E ancora, nella stessa occasione: “Qualche tratto di ciò che io considero mio compito, ho già potuto esporlo nel mio messaggio di mercoledì 20 aprile […]. Il mio vero programma di governo è quello di non fare la mia volontà, di non perseguire mie idee, ma di mettermi in ascolto, con tutta quanta la Chiesa, della parola e della volontà del Signore e lasciarmi guidare da Lui, cosicché sia Egli stesso a guidare la Chiesa in questa ora della nostra storia” (3).

3 E, appunto il 20 aprile, nel primo messaggio al termine della Concelebrazione Eucaristica con i cardinali elettori nella Cappella Sistina, Papa Benedetto XVI ha affermato: “Mi sta dinanzi, in particolare, la testimonianza del Papa Giovanni Paolo II. Egli lascia una Chiesa più coraggiosa, più libera, più giovane. Una Chiesa che, secondo il suo insegnamento ed esempio, guarda con serenità al passato e non ha paura del futuro. Col Grande Giubileo essa si è introdotta nel nuovo millennio recando nelle mani il Vangelo, applicato al mondo attuale attraverso l’autorevole rilettura del Concilio Vaticano II. Giustamente il Papa Giovanni Paolo II ha indicato il Concilio quale “bussola” con cui orientarsi nel vasto oceano del terzo millennio (cfr. Lett. ap. Novo millennio ineunte, 57-58). Anche nel suo Testamento spirituale egli annotava: “Sono convinto che ancora a lungo sarà dato alle nuove generazioni di attingere alle ricchezze che questo Concilio del XX secolo ci ha elargito” (17.III.2000).

“Anch’io, pertanto, nell’accigermi al servizio che è proprio del Successore di Pietro, voglio affermare con forza la decisa volontà di proseguire nell’impegno di attuazione del Concilio Vaticano II, sulla scia dei miei Predecessori e in fedele continuità con la bimillenaria tradizione della Chiesa. Ricorrerà proprio quest’anno il 40mo anniversario della conclusione dell’Assise conciliare (8 dicembre 1965). Col passare degli anni, i Documenti conciliari non hanno perso di attualità; i loro insegnamenti si rivelano anzi particolarmente pertinenti in rapporto alle nuove istanze della Chiesa e della presente società globalizzata” (4).

4 Le parole del Papa mi suggeriscono quelle, pubblicate vent’anni fa, da chi Papa sarebbe divenuto, da chi Papa è divenuto, il card. Ratzinger. Ebbe a dire il Porporato, prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede: “Il Concilio voleva segnare il passaggio da un atteggiamento di conservazione a un atteggiamento missionario. Molti dimenticano che il concetto conciliare opposto a “conservatore” non è “progressista” ma “missionario”” (5). Dunque, sulla soglia del Terzo Millennio cristiano, con Papa Ratzinger, che si è imposto il nome di Benedetto XVI, la missione continua.

Giovanni Cantoni

 

Note:

(1) Giovanni Paolo II, Lettera Apostolica “Mane nobiscum Domine” per l’Anno dell’Eucaristia. Ottobre 2004-Ottobre 2005, del 7-10-2004, nn. 1-2.

(2) Benedetto XVI, Omelia durante la Concelebrazione Eucaristica per l’assunzione del Ministero Petrino, del 24-4-2005, in L’Osservatore Romano, Città del Vaticano 25-4-2005.

(3) Ibidem.

(4) Benedetto XVI, Primo Messaggio alla Chiesa e al mondo al termine della Santa Messa per la Chiesa universale celebrata con i Cardinali elettori nella Cappella Sistina, del 20-4-2005, n. 3, ibid., 21-4-2005.

(5) Card. Joseph Ratzinger, Rapporto sulla fede, colloquio con Vittorio Messori, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo (Milano) 1985, p. 9.

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