Libertà, laicità e il «modello italiano»

Alleanza Cattolica 15 anni fa
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Massimo Introvigne, Cristianità n. 330-331 (2005)

 

Nei giorni 15 e 16 ottobre 2005, a Norcia, in provincia di Perugia, organizzato dalla Fondazione Magna Carta e dalla Fondazione per la Sussidiarietà, si è tenuto un convegno sui rapporti fra religione e politica, fra fede e impegno civile, dal titolo Libertà e laicità. L’11 ottobre Papa Benedetto XVI ha inviato al presidente onorario della Fondazione Magna Carta, sen. Marcello Pera, una lettera autografa, nella quale ha tracciato le “linee guida” di un autentico nation building — cioè di un’autentica “costruzione” o “ri-costruzione di una comunità politica” per quegli Stati europei di nuova democrazia — dalle Repubbliche di Polonia e di Georgia all’Ucraina — che s’interrogano sui rapporti fra laicità e religione (1).

“Formulo […] l’auspicio — si legge nel documento — che la riflessione che si farà al riguardo tenga conto della dignità dell’uomo e dei suoi diritti fondamentali, che rappresentano valori previi a qualsiasi giurisdizione statale. Questi diritti fondamentali non vengono creati dal legislatore, ma sono inscritti nella natura stessa della persona umana, e sono pertanto rinviabili ultimamente al Creatore. Quindi, appare legittima e proficua una sana laicità dello Stato, in virtù della quale le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie, alle quali appartengono anche quelle istanze etiche che trovano il loro fondamento nell’essenza stessa dell’uomo. Tra queste istanze, primaria rilevanza ha sicuramente quel “senso religioso” in cui si esprime l’apertura dell’essere umano alla Trascendenza. Anche a questa fondamentale dimensione dell’animo umano uno Stato sanamente laico dovrà logicamente riconoscere spazio nella sua legislazione. Si tratta, in realtà, di una “laicità positiva”, che garantisca ad ogni cittadino il diritto di vivere la propria fede religiosa con autentica libertà anche in ambito pubblico”.

La questione è di rilievo generale, e merita di essere sottratta alle polemiche spicciole che purtroppo accompagnano spesso le prese di posizione dell’autorità ecclesiastica sui rapporti fra Chiesa e Stato. Sul tema diventato nuovamente essenziale dei rapporti fra religione e cultura, si confrontano laicismo, fondamentalismo e laicità. Per il laicismo, fra fede e cultura ci dev’essere totale separazione: una sorta di muraglia cinese, che valuta negativamente ogni tentativo del credente di far diventare la sua fede cultura e di giudicare la cultura, quindi anche la politica, alla luce della fede. All’estremo opposto, vi è la posizione per cui fede e cultura, e anche fede e politica, coincidono o dovrebbero aspirare a coincidere in una sorta di fusione — che chi non condivide questo accostamento valuterà facilmente come confusione —, per cui ogni modo di produzione della cultura che non parta esplicitamente dalla fede, ogni politica che non sia direttamente e senza mediazioni religiosa, sarà considerata di volta in volta sospetta, ovvero totalmente inaccettabile se non demoniaca.

È questa la posizione del fondamentalismo, i cui sostenitori o si separano totalmente dalla società circostante vivendo, in enclave o comunità che riducono al minimo il contatto con gli “altri”, ovvero decidono che è assolutamente necessario reagire al carattere intollerabile della società cambiandola e diventano movimenti religiosi di tipo attivista e rivoluzionario, con possibili derive verso la violenza (2). Il Papa critica — senza chiamarla con questo nome — la posizione fondamentalista, ricordando che una situazione in cui si riconosce che “le realtà temporali si reggono secondo norme loro proprie” di per sé “appare legittima e proficua”.

Per la Chiesa Cattolica fra fede e cultura vi è distinzione, non separazione. Si ritiene che la cultura, come la politica e tutte le realtà terrene e secolari, abbia una sua sfera di autonomia, ma che possa e debba essere giudicata dai credenti alla luce della fede e della morale. È, quest’ultima, una posizione di “sana laicità”, un termine cui Papa Benedetto XVI dà un valore positivo e che non coincide evidentemente con il laicismo. Il Papa denuncia sia la separazione assoluta che esclude la religione dall’“ambito pubblico”, sia la confusione fra fede e politica che nega alle “realtà temporali” il diritto di essere rette “secondo norme loro proprie” che, se sono certamente radicate in “istanze etiche” che non possono non trovare nella “Trascendenza” il loro fondamento vero e ultimo, non sono però immediatamente dedotte da uno specifico credo religioso. Indicando la via media e ragionevole della distinzione e della “sana laicità”, il Papa impartisce una lezione sia ai fondamentalisti religiosi sia agli adepti del nuovo fondamentalismo laicista.

“Per un rinnovamento culturale e spirituale dell’Italia e del continente europeo — scrive il Santo Padre — occorrerà lavorare affinché la laicità non venga interpretata come ostilità alla religione, ma come impegno a garantire a tutti, singoli e gruppi, nel rispetto delle esigenze del bene comune, la possibilità di vivere e manifestare le proprie convinzioni religiose”, secondo il ruolo che ogni religione ha nella storia e nella cultura del paese.

Queste “linee guida” per un “rinnovamento culturale e spirituale” assomigliano molto a quelli che gli studiosi chiamano “modello italiano”. Agli Stati di nuova democrazia sono proposti oggi in tema di religioni il modello americano — tutte le religioni sullo stesso piano, ugualmente favorite — e quello francese, dove la religione è un’attività privata da guardare con sospetto e da ostacolare quando e come è possibile (3). In molti di questi Stati vi è una religione maggioritaria che è intrinseca alla tradizione e alla storia nazionale. Uno Stato come la Repubblica di Georgia non assomiglia né alla Repubblica Francese — dove la pratica religiosa in generale è sotto il 10% —, né agli Stati Uniti d’America, dove un’alta pratica religiosa si distribuisce fra centinaia di denominazioni diverse (4).

Nella Repubblica di Georgia oltre l’80% dei cittadini è ortodosso e la pratica è intorno al sessanta per cento; pensare la nazione georgiana senza riferimento storico alla Chiesa Ortodossa sarebbe assurdo.

Lo stesso vale per la Chiesa Cattolica nelle Repubbliche di Polonia, di Lituania e di Croazia, e anche nella Repubblica Italiana. In questi Stati la maggioranza dei cittadini chiede un riconoscimento per la religione che ha forgiato l’identità nazionale: non accetterebbe né che sia vessata da una continua oppressione amministrativa come nella Repubblica Francese, né che sia messa in tutto e per tutto sullo stesso piano di religioni ampiamente minoritarie o da poco importate nel paese, come avviene negli Stati Uniti d’America.

La Repubblica Italiana offre il suo modello di riconoscimento plurimo delle religioni — con un Concordato che riconosce il ruolo storico unico della Chiesa Cattolica, intese che accolgono all’interno di rapporti con lo Stato altre religioni presenti in modo significativo nel paese, e un’ampia libertà religiosa anche per i gruppi senza intese — come via media fra gli opposti modelli americano e francese.

Il principio su cui si basa il modello italiano è che i diritti delle minoranze possono essere garantiti con il consenso generale solo quando sono chiaramente affermati i diritti della maggioranza (5).

Il modello di laicità presentato dal Papa è molto più avanzato — e garantisce maggiore pace religiosa — del vetusto laicismo del capo del governo del Regno di Spagna, José Luis Rodríguez Zapatero, e dei suoi ammiratori italiani.

Massimo Introvigne

 

 

Note:

(1) Cfr. Benedetto XVI, Lettera all’Onorevole Senatore Marcello Pera, Presidente Onorario della Fondazione “Magna Carta”, dell’11-10-2005, con il titolo “Prioritaria la dignità dell’uomo”, in Avvenire. Quotidiano d’ispirazione cattolica, anno XXXVII, n. 247, Milano 16-10-2005, p. 10; tutte le citazioni senza rimando sono tratte da questo documento.

(2) Cfr. il mio Fondamentalismi. I diversi volti dell’intransigenza religiosa, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria) 2004.

(3) Cfr. questi temi, in generale, in Giovanni Cantoni e Massimo Introvigne, Libertà religiosa, “sette” e “diritto di persecuzione”. Con appendici, Cristianità, Piacenza 1996.

(4) Cfr. un inquadramento sociologico, in Rodney Stark e M. Introvigne, Dio è tornato. Indagine sulla rivincita delle religioni in Occidente, Piemme, Casale Monferrato (Alessandria).

(5) Cfr. il mio Minoranze religiose e diritti delle maggioranze. Contro lo zapaterismo, ne il Domenicale. Settimanale di cultura, anno 4, n. 27, Milano 2-7-2005, p. 2.

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