In Polonia: dalla lotta per la libertà all’impegno per la ricostruzione

Alleanza Cattolica 29 anni fa
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Marco Invernizzi, Cristianità n. 193-194 (1991)

 

Intervista con due esponenti della KPN, la Confederazione per una Polonia Indipendente

 

Dal 1989, cioè dal crollo del Muro di Berlino a oggi, autorevoli testimoni ed esperti dei paesi dell’Europa Orientale caduti sotto il giogo socialcomunista in seguito all’esito della seconda guerra mondiale e agli accordi di Yalta, hanno ripetutamente osservato come quasi mezzo secolo di regime socialcomunista abbia radicalmente distrutto il corpo sociale e in molti casi le stesse individualità, e che proprio la ricostruzione dell’uomo e dei corpi costitutivi della società — famiglia, corpi intermedi, infrastrutture economiche — costituisce la necessità più impellente per le nazioni che escono dal regime di socialismo reale.

Ma non sempre e non tutto è stato distrutto: questo è il messaggio più confortante venuto dall’incontro con due dirigenti della KPN, la Confederazione per una Polonia Indipendente, invitati in Italia da Alleanza Cattolica dal 28 aprile al 4 maggio 1991.

Già la lunga resistenza della Chiesa cattolica polacca sotto la guida del card. Stefan Wyszynski, poi la nascita di Solidarnosc, rivelatrice dell’esistenza di una società che non aveva mai accettato l’imposizione ideologica del comunismo, avevano mostrato la radicalità del conflitto fra il paese reale e lo Stato egemonizzato dal partito comunista, il Partito Operaio Unificato Polacco. Alle testimonianze religiosa e sociale la KPN aggiunge quella politica, in quanto fa stato dell’esistenza di un’opposizione appunto anche politica al regime socialcomunista: si tratta di un’opposizione nata negli anni Cinquanta, quando viene compresa l’inutilità di continuare la lotta armata, quindi passata attraverso dure persecuzioni poliziesche e finalmente sfociata, il 1° settembre 1979, nella costituzione ufficiale — anche se ancora nella clandestinità — appunto della KPN, il primo partito di opposizione, che mira al rovesciamento del regime comunista attraverso un’azione legale.

I due dirigenti della forza politica polacca venuti in Italia sono Andrzej Ostoja-Owsiany, nato a Varsavia nel 1931, laureato in giurisprudenza, membro del Consiglio Politico Nazionale della KPN, presidente del Consiglio Comunale di Lódz, scrittore e personaggio storico della Resistenza, avendo combattuto nel 1944, a soli tredici anni, nelle file dell’esercito segreto, l’Armata Nazionale, durante l’insurrezione contro le truppe nazionalsocialiste, in un gruppo di ventisei combattenti di cui, con un altro, è l’unico sopravvissuto e avendo poi continuato la resistenza armata contro i sovietici fino al 1951; e Euzebiusz Zawadzki, nato nel 1945, laureato in ingegneria civile e in economia, membro del Consiglio Direttivo del Distretto di Lódz della KPN e vicesindaco della stessa città.

Durante la loro permanenza in Italia, i due uomini politici hanno raccontato le loro vicende personali e quelle del loro partito, vicende dalle quali emerge soprattutto l’operosa pazienza storica con cui hanno saputo attendere, combattendo senza mai rassegnarsi e senza lasciarsi tentare da soluzioni avventuristiche, la fine dell’interminabile ma non definitivo giogo socialcomunista.

L’intrecciarsi delle loro osservazioni e delle loro risposte ai miei quesiti nel corso dell’intervista che ho raccolto mi impedisce di attribuirle partitamente a ciascuno dei due dirigenti della KPN: quindi le riferisco come collegiali.

D. Come ricostruite le premesse della situazione attuale?

R. Molto semplicemente, a Yalta fummo abbandonati dalle potenze dell’epoca e così entrammo a far parte dell’impero sovietico, fatto che ci è costato oltre quarant’anni di schiavitù e l’80% del patrimonio economico.

D. Quando è venuta meno l’opposizione armata?

R. Nel 1956, con l’andata al potere di Wladyslaw Gomulka e con le conseguenti speranze di democratizzazione, pensavamo che il comunismo avrebbe assunto un volto più umano. Quindi cessammo del tutto la lotta armata, che era costata trentamila vittime e oltre duecentomila prigionieri, per dar vita a forme di opposizione politica. Venne fondato il Movimento dei Liberi Democratici e sviluppate molte attività da parte dell’opposizione, che però, nel frattempo aveva perso ogni speranza nella riforma del sistema in quanto lo stesso Wladyslaw Gomulka si dimostrava un comunista come gli altri.

Le rivolte di Poznan nel 1956, quelle del 1968, con decine di migliaia di arresti, e la rivolta operaia di Danzica nel 1970 testimoniano l’esistenza di una società irriducibile al comunismo. Nel 1975 viene fondato il KOR — il Comitato per la Difesa degli Operai — e il Movimento per la Difesa dei Diritti Umani e del Cittadino, una parte del quale si trasforma poi nella KPN, fondata il 1° settembre 1979 da Leszek Moczulski.

Il nostro fondatore, autore del volume La rivoluzione senza rivoluzione, viene arrestato dopo tre mesi dalla nascita del partito insieme con tutti i dirigenti del Consiglio Politico: il processo dura un anno e mezzo e si conclude con la condanna a sette anni di prigione per ciascuno. Vengono tutti liberati nel 1984, ma nel giro di tre mesi sono nuovamente arrestati, processati e condannati a pene da due a cinque anni. Così, durante il periodo di Solidarnosc, tutta la classe dirigente del partito appena fondato si trovava in prigione; ma questo fatto non impedisce l’attività clandestina, che continua attraverso la diffusione di pubblicazioni e la realizzazione di volantinaggi. Spesso le nostre manifestazioni si concludevano con scontri con i reparti speciali della polizia, davanti ai quali cercavamo sempre di non indietreggiare, affrontandoli apertamente.

D. Qual è il programma della KPN?

R. Fino alla fine del regime comunista, nel 1989, abbiamo combattuto con tanti altri polacchi perché cadesse il sistema totalitario e ritornasse la libertà, in quanto questa era la condizione per poter sviluppare qualsiasi altra iniziativa.

Poi, negli ultimi due anni, sono stati legalizzati settanta partiti politici e sotto il “grande ombrello” rappresentato da Solidarnosc è nata una significativa divisione fra un’ala destra — che ha votato per Lech Walesa alle elezioni presidenziali del 25 novembre 1990, quindi il 9 dicembre dello stesso anno — e un’ala sinistra guidata dalla cosiddetta “sinistra laica” del sindacato libero, che invece ha votato per Tadeusz Mazowiecki. Per quanto ci riguarda, davanti a questa divisione, se è vero che preferiamo la parte del sindacato che continua a fare riferimento a Lech Walesa, cerchiamo di non rompere i rapporti neppure con l’ala sinistra, i cui maggiori esponenti hanno avuto molti meriti nella lotta contro il regime comunista.

In questo nuovo clima politico il nostro partito si sforza di tradurre nella propria attività appunto politica il contenuto delle encicliche pontificie e di raggiungere l’obbiettivo di una Polonia completamente indipendente in tutti i settori della vita nazionale. Per conseguire questo scopo puntiamo all’allontanamento dai diversi centri di potere dei numerosi comunisti che ancora permangono nell’esercito, nella magistratura e nell’amministrazione pubblica in genere, anche se siamo consapevoli che tutto questo non potrà avvenire in poco tempo. Facciamo un esempio: quasi tutti gli ufficiali di alto grado che comandano l’esercito polacco sono ancora comunisti, in quanto sono stati formati nelle scuole militari esistenti durante il regime; eppure non sono ancora sostituibili perché in Polonia non vi sono in questo momento ufficiali formati in modo diverso. La mancanza di classi dirigenti non comuniste nei diversi settori della vita sociale e politica costituisce una delle maggiori difficoltà per l’opera di ricostruzione che la Polonia sta tentando. E saranno necessari molti anni prima che questo problema possa venire risolto.

D. Quali sono le caratteristiche del vostro partito?

R. La KPN non è un partito di massa, ma un organismo di quadri selezionati attraverso un iter nel corso del quale l’aspirante decide se entrarne a far parte. Vi sono gli aspiranti, i candidati — che sono circa quarantamila in tutta la Polonia — e poi i membri effettivi, che sono soltanto alcune centinaia. Siamo l’unico partito polacco che chiede ai propri militanti un impegno solenne di fedeltà per l’indipendenza della Polonia, la libertà delle persone e il rispetto della legge di Dio, oltre che di adesione all’opera svolta dal partito. La struttura di base è il “gruppo d’azione”, composto da circa dieci militanti, uniti poi nei distretti — al momento ne sono operanti cinquantadue — e infine in cinque zone geografiche. La maggioranza dei nostri militanti è presente nelle grandi città e i nostri gruppi sono caratterizzati da un’alta percentuale di operai. Esiste poi un organismo giovanile per le scuole superiori.

D. Quali sono attualmente i principali temi della vostra azione politica?

R. Anzitutto bisogna ricordare che nel giugno del 1989 vi sono state le elezioni amministrative che hanno visto la sconfitta del partito comunista e nelle quali la KPN ha ottenuto l’elezione di un certo numero di consiglieri comunali. In particolare abbiamo registrato un buon risultato a Lódz — che conta un milione di abitanti, quindi è la seconda città della Polonia dal punto di vista della popolazione —, dove sono stati eletti quattordici consiglieri del nostro partito e dove facciamo parte della coalizione che la governa insieme al Partito del Lavoro e a democristiani. Nelle elezioni presidenziali del 1990, poi, abbiamo candidato il nostro fondatore Leszek Moczulski, che ha ottenuto circa ottocentomila voti, mentre nel turno di ballottaggio abbiamo dato indicazione di voto per Lech Walesa. Attualmente, mentre si aspettano le elezioni politiche per il rinnovo del Parlamento, previste per l’autunno del 1991, la nostra azione politica insiste soprattutto sul ritiro dell’Armata Rossa dal territorio polacco, una presenza aggravata dal fatto che vengono a trovarsi nel nostro territorio anche le truppe sovietiche che lasciano la Germania Orientale. Ma i problemi maggiori della Polonia attualmente riguardano la vita economica e in questo settore concentriamo la maggior parte delle nostre attività. Infatti, l’aumento della disoccupazione, che in una città come Lódz colpisce il 10% degli abitanti, grava sempre più sulle casse dello Stato, costretto a intervenire con sussidi in aiuto dei disoccupati, e fa diventare sempre meno paziente la nostra società, in quanto tutti vorrebbero migliorare immediatamente la loro condizione: questa situazione di malcontento e di grave crisi economica viene sfruttata dalla propaganda degli ex comunisti, oggi trasformatisi in partito socialdemocratico, che, se la situazione non migliorasse, potrebbero anche ritornare al potere.

D. Come opera l’ex partito comunista?

R. È molto ricco in quanto ha mantenuto diverse strutture che possedeva durante il regime. Sta approfittando del malcontento e della crisi economica e svolge la propria propaganda sugli strati meno istruiti della popolazione. Abbiamo già ricordato come forze armate, polizia e magistratura siano sempre dirette da comunisti, che attualmente non sono sostituibili: si tratta di una situazione molto delicata e pericolosa.

 

Essendo anche amministratori pubblici, l’uno presidente del consiglio comunale di Lódz — una carica, quest’ultima, che comporta funzioni direttive mentre al sindaco toccano compiti esecutivi — e l’altro vicesindaco della stessa città, i due dirigenti polacchi della KPN avevano chiesto la possibilità di avere incontri con amministratori pubblici oppure consiglieri eletti nelle amministrazioni locali.

Perciò, il 30 aprile 1991, a Torino, nella sala delle Congregazioni del Comune, accompagnati dal reggente regionale di Alleanza Cattolica, professor avvocato Mauro Ronco, e presentati dal consigliere comunale avvocato Michele Vietti, hanno incontrato il vicesindaco professor Franco Pizzetti, quindi l’ingegner Franco Campia, responsabile degli uffici per il Piano Regolatore del capoluogo piemontese; nel pomeriggio dello stesso giorno sono stati ricevuti nella sede cittadina di Alleanza Cattolica.

Il 2 maggio, a Monza, in provincia di Milano, grazie all’interessamento dei consiglieri comunali Marco Di Valerio e Massimo Casiraghi, li ho accompagnati a incontrare il sindaco della città, dottor Gianmario Gatti, e il vicesindaco, ingegner Claudio Teruzzi. Dal sindaco hanno ricevuto una copia della Corona Ferrea — la corona custodita nel duomo della città, utilizzata fino al secolo scorso per incoronare i re d’Italia e ricavata, secondo la tradizione, da un chiodo della santa Croce — e l’assicurazione della disponibilità di massima degli amministratori della città brianzola a procedere al gemellaggio con la città di Lódz. L’incontro — durante il quale il dottor Andrzej Ostoja-Owsiany e l’ingegner Euzebiusz Zawadzki hanno restituito la cortesia offrendo al sindaco di Monza una medaglia della città polacca — ha avuto eco sulla stampa nazionale e locale.

La sera dello stesso 2 maggio, a Milano, nella Sala Nuovo Spazio Guicciardini, i due uomini politici hanno incontrato militanti di Alleanza Cattolica e amici di Cristianità, che li hanno sottoposti a un fuoco di fila di domande fino a tarda notte.

Il giorno seguente, sempre a Milano, nella sede del Comune, a Palazzo Marino, accompagnati dall’avvocato Benedetto Tusa, di Alleanza Cattolica, sono stati a colloquio con i consiglieri comunali avvocato Vincenzo La Russa e dottor Piergiorgio Spaggiari.

Lo stesso 3 maggio — ricorrenza del duecentesimo anniversario della Costituzione del 3 Maggio, una data altamente significativa della storia polacca e festa di Maria Regina della Polonia, istituita dal Papa lombardo Pio XI —, sono stati ricevuti nella sede milanese di Alleanza Cattolica dal fondatore e reggente nazionale dell’associazione, Giovanni Cantoni.

Il giorno successivo, 4 maggio, a Padova, nella Sala della Giunta del Comune, accompagnati dal ragionier Dino Zuccherini, di Alleanza Cattolica, hanno incontrato il sindaco, dottor Paolo Giaretta, l’assessore ai Lavori Pubblici, ragionier Gianfranco Bardelle, e l’assessore ai Gemellaggi e ai Rapporti Internazionali, dottoressa Silvana Bortolami.

Nel corso degli incontri di Milano e di Padova è stato interprete efficace e appassionato Andrzej Czarnecki, un polacco da molti anni residente in Italia; a Torino, si è prodigata nella stessa funzione la dottoressa Maria Maliszewska Gennari Curlo.

 

a cura di Marco Invernizzi

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