«Per essere testimoni di Cristo che ci ha liberati» nell’Europa post-comunista

Alleanza Cattolica 29 anni fa
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Cristianità n. 193-194 (1991)

 

Il 22 aprile 1990, nel santuario di Velehrad, in occasione del pellegrinaggio apostolico nella Repubblica Federativa Ceca e Slovacca, il Santo Padre Giovanni Paolo II annuncia la convocazione — in Vaticano, dal 28 novembre al 14 dicembre 1991 — di un’Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi. Il 13 maggio 1991, dal santuario di Fatima, in Portogallo, lo stesso Pontefice invia una lettera ai Vescovi dell’Europa, in cui ricorda che tale Sinodo “[…] dovrà essere preparato da noi tutti, non soltanto con la riflessione e il dialogo, ma ancor più con il “metodo” della preghiera. Chiedo insistentemente questa preghiera a tutti — scrive il Papa —, particolarmente alle comunità contemplative, e non soltanto ad esse. Occorre che l’intera Europa cristiana partecipi alla preghiera per il Sinodo, rendendosi conto che qui veramente res nostra agitur [si tratta di un problema che riguarda noi]” (L’Osservatore Romano, 31-5/1°-6-1991). Perché la risposta orante all’invito rivolto dal Santo Padre a tutti i fedeli sia frutto di adeguata meditazione, trascriviamo con un titolo redazionale le parti appunto da tutti utilizzabili di un documento inviato alle ventitrè Conferenze Episcopali del Continente, quindi presentato nella Sala Stampa Vaticana dal S. E. mons. Jan P. Schotte C.I.C.M., arcivescovo titolare di Silli e Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, il 16 aprile, e finalmente comparso su L’Osservatore Romano del 17 aprile con il titolo “Traccia per la riflessione previa”.
Viene completamente omessa la parte
II. Questionario, mentre i sottotitoli sono quelli dell’originale.

 

Introduzione

 

L’Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi è stata convocata da Sua Santità Giovanni Paolo II in considerazione di alcuni profondi mutamenti intervenuti nella struttura civile, sociale, culturale e religiosa dell’Europa in questi ultimi anni.

E a questa convocazione è dato lo scopo di un attento esame dei fatti alla luce del Vangelo in vista di una proposta ecclesiale efficace in termini di unità spirituale, di testimonianza umana e religiosa, di appello alle forti esigenze ecclesiali della comunione, della vocazione, della missione e della nuova evangelizzazione.

Questo grande compito di servizio da rendere alla Chiesa nella prossima Assemblea richiede una preparazione, che deve iniziare con la meditazione più profonda dell’ora presente nell’Europa sullo sfondo delle sue molteplici eredità storiche e dello sviluppo integrale della sua vocazione.

Per favorire questa riflessione viene offerto il presente documento, che rivela una sua particolare indole.

 

 

1. Una indagine di natura generale riguarda gli avvenimenti storici che hanno segnato la vita dei popoli europei, specialmente nelle vaste zone centrorientali, dove si registrano in questo momento le maggiori novità storiche e spirituali nel quadro generale della realtà europea contemporanea.

Si tratta di conoscere meglio l’eredità dei paesi del centro e dell’est europeo, rimasti per lungo tempo ai margini dello scambio culturale e informativo.

La Chiesa all’interno di questo processo storico ha subìto conseguenze profonde anche per il suo futuro.

La presente traccia è un aiuto ad individuare criteri e indizi evidenti di interpretazione e comprensione della storia prossima e recente, con le sue componenti e le sue conseguenze.

Tutto questo dovrà fornire lo strumento per giungere al senso di quanto è avvenuto e all’impegno per quanto avverrà.

 

 

2. […]

Il presente documento […] è da considerare […] come contributo di riflessione, che va ad aggiungersi, senza sostituirli, ai vari e profondi impegni di meditazione dei Pastori e delle comunità ecclesiali d’Europa, già svolti nel passato o in via di attuazione.

È noto, infatti, che sia il Consiglio delle Conferenze Episcopali d’Europa che la Commissione degli Episcopati della Comunità Europea hanno dato vita a convegni e incontri di preghiera e studio della nuova situazione che ha trasformato in questi tempi la faccia dell’Europa.

Gli avvenimenti del 1989-1990 offrono l’occasione propizia per richiamare l’attenzione dello spirito sulle cause e sui possibili sviluppi di tutto ciò che è accaduto. Essi rappresentano il kairos nel quale speciali segni rivelatori suscitano la meditazione della Chiesa nella sua nativa esigenza e attitudine al discernimento fedele ed attivo delle “grandi opere di Dio”, magnalia Dei per questa nostra ora dentro la Chiesa e nella nostra storia.

 

I. “Ut testes simus Christi qui nos liberavit”

 

Il Santo Padre ha assegnato all’Assemblea Speciale per l’Europa del Sinodo dei Vescovi il seguente tema: Ut testes simus Christi qui nos liberavit, alla luce della Resurrezione del Signore, che invia il suo Spirito per rendergli testimonianza e portare la liberazione a tutte le genti (cf. At 1, 18; Gal 4, 31).

La formulazione di tale tema unisce felicemente sia il riferimento al momento storico dell’Europa, che vede fiorire la libertà di nazioni e popoli e sorgere più pressante, in altre nazioni, la domanda sull’uso della libertà collettiva e personale. Inoltre, viene posta alla Chiesa e ai cristiani in Europa la sfida sul vero significato della libertà, con la quale Cristo ci ha liberati.

La risposta sarà quella di una nuova evangelizzazione, attraverso la quale la fede in Cristo redentore sarà più incisiva sulla vita della società europea, in via di crescente unità, come anche sulla vita di ciascuna persona.

L’uomo comprende meglio se stesso attraverso la propria storia sia come individuo sia come membro di una società. La Chiesa sa che non è possibile comprendere la storia dell’uomo senza Cristo. Per questo motivo i Pastori non possono sottrarsi al compito di leggere la storia recente dell’Europa a partire dalla presenza di Cristo in essa fin dal principio dell’annuncio missionario, in vista del futuro sviluppo dell’evangelizzazione alla vigilia del terzo millennio dell’era cristiana.

La Chiesa la leggerà come storia di fedeltà a Cristo ed insieme come ribellione, come confessio laudis e allo stesso tempo come confessio peccatorum.

 

I. 1. Un criterio per leggere la storia

 

Gli avvenimenti recenti che hanno completamente cambiato la situazione politica ed anche culturale del continente europeo affondano le loro radici certamente ai diversi livelli della economia, della politica, delle dinamiche sociali. Quanto è accaduto, tuttavia, è stato così rapido ed improvviso, così imprevisto nella sua portata ed insieme carico di speranza di bene che molti osservatori hanno spontaneamente pensato ad un intervento in questi fatti della Provvidenza Divina.

La Chiesa, del resto, sempre legge la storia come dialogo in cui si incontrano la risposta dell’uomo e l’iniziativa di Dio. Questo certamente non nega i diversi livelli di analisi a cui prima abbiamo accennato, ma piuttosto li unifica ad un livello più profondo, il livello in cui l’uomo, attraverso tutto quello che fa, sempre al tempo stesso prende posizione per la verità o per la menzogna, per il bene o per il male. È questo il livello in cui l’uomo si costituisce come soggetto di cultura ed è qui, prima di tutto, che bisogna cercare l’uomo per comprenderlo veramente.

Per questo, forse, oggi la Chiesa può proporre all’uomo europeo, che cerca il significato di ciò che gli è accaduto e gli accade e che cerca contemporaneamente di comprendere più profondamente ancora una volta il senso della propria storia ed il proprio destino, l’annuncio della presenza di Cristo nella storia delle nazioni come nella vita di ogni singolo essere umano come chiave per comprendere e guida per agire. Essa lo fa ricordando tutti coloro che hanno sofferto per la verità e per la dignità dell’uomo. Moltissimi fra loro sono i cristiani che hanno unito nel loro sacrificio la testimonianza resa a Dio ed il servizio dell’uomo. Essi hanno aperto con la loro testimonianza una fase nuova nella evangelizzazione dell’Europa.

 

I. 2. Che cosa è accaduto?

 

È crollato il comunismo, cioè un regime totalitario che aveva irreggimentato la vita di popoli interi negando loro essenziali diritti e la libertà di decidere del proprio destino.

Insieme con esso è crollato il marxismo, un sistema di pensiero che aveva preteso di sostituire il cristianesimo con una specie di religione secolare atea, sintesi dello sviluppo “scientifico” della età moderna.

Questa dottrina aveva decretato l’eliminazione fisica di ogni religione oppure la massima costrizione della fede religiosa entro limiti angusti e controllati.

La situazione era diversa da paese a paese. In genere, però, si può dire che la tendenza dello stato ad invadere lo spazio proprio della religione ha dato frutti molto negativi.

Il cristianesimo è sopravvissuto alla prova forse più severa subìta nella sua storia millenaria dal tempo delle persecuzioni volte ad estirpare la Chiesa nascente. Le Chiese cristiane ed anche le altre religioni riacquistano oggi in un vasto spazio geografico la piena libertà di adorare Dio e di cercare di conformare alla propria fede anche i comportamenti individuali e sociali dei credenti.

Oggi si osserva un vuoto ideologico e spirituale che invoca una rinascita religiosa.

Soprattutto negli ambienti intellettuali si manifesta un grande interessamento, nel quadro dell’ansia e della ricerca religiosa che si stanno svegliando, per l’Occidente cristiano e soprattutto per il cristianesimo.

Questo avvenimento non riguarda solo i popoli dei paesi che sono stati sottoposti ad un regime politico comunista. Nei Paesi dell’Occidente è stata a lungo diffusa l’idea che per essere efficacemente dalla parte dei poveri fosse necessario diventare marxisti o almeno accettare gli strumenti dell’analisi marxista e sottomettersi alla direzione politica dei comunisti. In molti paesi in via di sviluppo è stata diffusa la convinzione che il marxismo offrisse un modello capace di superare la povertà materiale e di costruire, emarginando la fede e negando la libertà religiosa, una società più umana.

Per tutti questi motivi sembra essere giusto dire che quello che si è compiuto è un avvenimento di liberazione per l’uomo ed anche per la Chiesa.

 

I. 3. Conseguenze di questo avvenimento

 

La nuova situazione che si è venuta a determinare apre alla Chiesa nuove possibilità di presenza nella storia e la chiama ad assumerle con umiltà e responsabilità.

 

a) Un grande desiderio di libertà, di felicità, di umano benessere percorre oggi i paesi di tutta l’Europa. Alcuni di essi soffrono ancora per la mancanza di un’adeguata libertà politica. Altri devono ricostruire le loro economie e sono alla ricerca di un giusto benessere. Altri ancora cercano; sono minacciati da un materialismo pratico che rende più difficile un adeguato apprezzamento dei valori spirituali. La Chiesa condivide le attese e le speranze dei popoli; le accompagna con fiducia. Essa offre prima di tutto il suo impegno per educare l’uomo alla libertà autentica attraverso l’evangelizzazione e il sostegno della grazia di Dio, che conduce alla pace vera fondata sulla giustizia.

L’esperienza della resistenza, in proporzione alla sua intensità e ai suoi effetti, ha dato alla Chiesa non solo i martiri e i confessori, ma ha anche prodotto l’unità e la collaborazione fra la gente e la gerarchia, unitamente all’attuazione delle convinzioni comuni e della preghiera comune.

 

b) Sia per una possibilità di superare la scissione fra la Chiesa ed il mondo del lavoro e in genere le attese di giustizia dei poveri del mondo che tanto dolorosamente ha inciso sull’apostasia delle masse operaie nel passato. Diciamo che “si apre una possibilità” perché la Chiesa in molti casi è divenuta estranea a questi ambienti sociali che possono essere riavvicinati solo con un nuovo annuncio di fede. È tuttavia molto importante il fatto che oggi è venuto a cadere un ostacolo ideologico o quasi una religione secolare alternativa che bloccava o impediva la presenza cristiana in questo ambiente di vita e che invece torna a stabilirsi con più chiarezza l’istintiva simpatia e quasi la reciproca connaturale appartenenza di attese dei poveri e annuncio del Vangelo.

 

 

c) Riemerge la realtà delle Nazioni e si ripropone il problema del servizio che la Chiesa è tenuta a dare a queste realtà. La Nazione è un fatto eminentemente culturale, che affonda le sue radici nella storia. È possibile dire che alcune volte le nazioni stesse sono nate attraverso l’evangelizzazione ed il battesimo, che ha permesso la conciliazione in un solo popolo di etnie diverse e nemiche. In ogni caso l’incontro con il cristianesimo ha provocato una maturazione decisiva della consapevolezza e della identità delle nazioni dell’Europa e ne ha animato per secoli la vita dall’interno. Questa realtà riemerge anche in Paesi che non sono stati comunisti. I popoli cercano la loro identità nella sfera della cultura piuttosto che in quella dell’economia e dell’amministrazione. Anche qui si presenta per la Chiesa una possibilità di grande rilievo di tornare ad annunciare Cristo nella cultura e nella vita sociale delle Nazioni. Esiste al tempo stesso il rischio che le nazioni cerchino di definire se stesse mettendo fra parentesi questa radice cristiana e ponendosi piuttosto sul terreno di una cultura neopagana della potenza e della forza. Esse possono fare dell’affermazione del proprio diritto l’occasione per negare il diritto di altre nazioni o sottrarsi alla ricerca faticosa di accordi veramente giusti che rispettino i diritti di tutti gli uomini e di tutte le nazioni, nella ricerca del bene comune dell’Europa e dell’umanità tutta.

d) Cresce la coscienza dell’unità dell’Europa e il desiderio di dare a questa unità forme di espressione economica, sociale, e politica. Si pone al tempo stesso il problema delle radici, dei valori e della storia che definiscono l’uomo europeo. È possibile un’unità del continente fondata solo sulla convergenza di interessi materiali? Non rischia una simile unità in realtà di opporre alcuni paesi europei ad altri, alcuni ceti e classi sociali ad altre, l’Europa nel suo insieme con gli altri paesi ricchi al resto del mondo dove dominano ancora la povertà, le malattie e le guerre? È possibile opporre all’Europa degli interessi l’Europa della cultura, all’Europa degli egoismi l’Europa della solidarietà. Tuttavia una simile strada rischia di essere molto debole o retorica se si dimentica che nella storia europea la solidarietà e la cultura sono nate da un avvenimento capace di cambiare il cuore dell’uomo, cioè dall’incontro con il cristianesimo. Come tornare a proporre di nuovo questo avvenimento nella storia del nostro tempo?

 

I. 4. Qual è il significato di questo avvenimento

 

È possibile comprendere in modo riduttivo il crollo del marxismo, farlo dipendere semplicemente dalle sue insufficienze ed inefficienze sul terreno economico? Senza negare l’importanza di questi fattori sembra di poter dire che dietro i rivolgimenti nei paesi ex comunisti sta qualcosa di più grande: una volontà di vivere nella verità, il desiderio di un’esistenza pienamente umana.

È possibile rispondere a questa domanda soltanto trasferendo i modelli economici e politici dell’Occidente nei paesi ex comunisti? E, in Occidente, il crollo del comunismo significa la squalifica di ogni tentativo di trasformare la società esistente per renderla più umana e più degna dell’uomo? Che contributo di orientamento ha da dare la Chiesa alla lotta per la giustizia in una Europa post-comunista? Non è forse in crisi, non economicamente o politicamente ma culturalmente e moralmente, anche il modello di sviluppo proprio delle società occidentali in cui si manifesta, in modo diverso, la medesima insufficienza del tentativo di costruire una società autenticamente umana mettendo fra parentesi o negando il costitutivo rapporto che lega l’uomo a Dio, fonte di ogni bene?

L’Oriente senza dubbio si impone con la forza della fede o con la forza del desiderio della fede.

L’Europa orientale si mostra allergica a tutto ciò che ha sapore di marxismo, anche in teologia e nella vita della Chiesa, ma nello stesso tempo guarda con speranza eccessiva e si affida con troppo poca critica facilità ai modelli liberali e questo succede non solo nell’economia.

La ricostruzione della società democratica nell’Europa centrale ed orientale e in essa la ricostruzione della Chiesa come comunità sui generis nella società civile (cittadinanza evangelica, soprannaturale, indicata così fortemente da San Paolo) è possibile soprattutto con l’adesione ai valori della cultura cattolica nella sua doppia configurazione occidentale ed orientale, romana e bizantina.

Non si tratta di sostituire una cultura all’altra, ma di integrare e di arricchire una tradizione con l’altra, ponendo in questo modo profondi fondamenti ecumenici alla base della cultura e dei rapporti tra le nazioni e tra le comunità.

Senza questa correlazione, che, per altro, salva le rispettive identità, non si può costruire l’unità cristiana dell’Europa e tanto meno del mondo.

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