Da Coblenza a qui: quale cultura per la destra nissena?

Alleanza Cattolica 14 anni fa
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Mons. Cataldo Naro, Cristianità n. 337-338 (2006)

Articolo comparso in La Sicilia, Catania 12-7-1995.

 

Franco Cardini, affermato storico medievalista e oggi tra le figure di maggiore spicco della variegata cultura di destra, pubblicò nel 1987 un libro dal titolo allusivo Testimone a Coblenza, che dedicò al filosofo nisseno Rosario Assunto. Coblenza fu, durante la rivoluzione francese, la città tedesca dove si rifugiarono gli aristocratici francesi sfuggiti al Terrore: un mondo risentito e anelante alla rivincita. E Coblenza era, ancora nel 1987, il luogo ideale della cultura italiana di destra: un universo marginale e polemico, una posizione minoritaria di orgogliosa ma ininfluente “testimonianza”.

Oggi non è più così. È crollato il muro di Berlino trascinando nelle macerie tanta parte della dominante o almeno molto influente cultura di sinistra. E ci sono state le elezioni del marzo 1994 con la vittoria delle forze politiche di destra. Tornano gli emigrati di Coblenza. Per loro sembra essere giunto il tempo della rivincita. Tornano anche a Caltanissetta? Si può dire che l’ascesa alla guida dell’amministrazione della città e poi la vittoria nel collegio elettorale nisseno di due uomini di Alleanza nazionale abbiano significato il ritorno o almeno la possibilità del ritorno di una cultura di destra? Per tornare bisogna prima essere partiti. C’era stata, durante gli anni del fascismo, una cultura di destra a Caltanissetta? E c’è stata poi, negli anni del secondo dopoguerra, in città e in provincia, una “testimonianza” culturale di destra? Indubbiamente ci fu a Caltanissetta una cultura di destra che accompagnò e sostenne il fascismo. Furono due i suoi principali filoni: il clerico-fascismo che inizialmente fu guidato, sul versante politico, dall’ex popolare Ernesto Vassallo e trovò poi vasti agganci nel mondo cattolico; e l’idealismo gentiliano che ebbe la figura più rappresentativa in Luca Pignato che, negli anni Venti, aspirò invano alla carica di federale del Partito fascista.

Il clerico-fascismo vide nel regime di Mussolini l’opportunità di realizzare l’antica aspirazione dell’intransigentismo cattolico alla restaurazione dello “Stato cristiano”. Era questa la visione anche del filosofo cattolico Pietro Mignosi che a Caltanissetta aveva insegnato e pubblicato libri nei primi anni Venti. Mentre, da parte sua, il gentilianesimo vide nel fascismo l’”inveramento” della concezione idealistica dello “Stato etico”. E del fascismo come realizzatore dello Stato etico scrivevano e discutevano Pignato e i suoi amici e discepoli nisseni.

Ma ambedue i filoni culturali presero cautamente le distanze dal fascismo alla fine degli anni Trenta. Il clerico-fascismo non vide bene il crescente avvicinamento del fascismo al nazismo e l’importazione delle leggi razziali. Il gentilianesimo prima mostrò malumore per l’avvicinamento del regime alla Chiesa e la stipula dei patti lateranensi, ma poi esso stesso si avvicinò, in alcuni suoi rappresentanti e in forme varie, al cattolicesimo. Di questa cultura di destra dopo la guerra restò poco. Il clerico-fascismo fu assorbito nel grande calderone dell’anticomunismo a guida democratico-cristiana. Il tema della difesa della “civiltà cristiana” dal pericolo comunista sostituì il richiamo allo Stato cristiano. Dall’altra parte, l’idealismo gentiliano era già entrato in crisi prima della guerra. Dopo fu ancora coltivato da qualche professore delle scuole medie superiori.

C’erano ancora vecchi emigrati nisseni a Coblenza nel 1994, quando è giunta la vittoria politica della destra? È difficile dirlo. Ma se c’erano, erano molto vecchi e molto stanchi. Forse non avevano più voglia o forza per tornare. Però a Coblenza non c’erano solo vecchi emigrati. C’erano anche giovani che vi si erano rifugiati negli anni Settanta e Ottanta. E tra questi giovani — che avevano poco o niente da spartire col vecchio clerico-fascismo o coll’idealismo gentiliano — c’erano i militanti nisseni di Alleanza Cattolica, un’associazione decisa, pur da una posizione di isolata minoranza, a contrastare la “modernità” in nome della tradizione cattolica.

Dopo il marzo 1994 questi più recenti emigrati, al contrario dei vecchi, hanno mostrato di avere molta voglia di tornare da Coblenza, cioè di abbandonare ogni atteggiamento di minoranza esclusa e inserirsi attivamente nel dibattito culturale e politico. E, difatti, negli ultimi mesi gli incontri organizzati in città e provincia da Alleanza cattolica si sono moltiplicati e, in genere, registrano un pubblico più ampio che nel passato. Per quest’associazione, prima quasi invisibile e comunque del tutto marginale, sembrano oggi aprirsi nuovi spazi d’influenza. Nella stessa Chiesa, dove può dare voce a una sensibilità religiosa tradizionale certamente non scomparsa dopo il Concilio. E soprattutto nella coalizione di centro-destra, dove manca un orizzonte culturale comune e convivono orientamenti diversi e perfino contrastanti (ci sono anche i riformatori pannelliani e altri, dai ccd ai popolari di Buttiglione, che certo non ritornano da Coblenza) e dove, perciò, è possibile non solo ritagliarsi uno spazio ma anche tentare di esercitare una funzione di coagulo.

Il futuro ci dirà se l’indubbio dinamismo dei militanti nisseni di Alleanza cattolica risponde a un realistico disegno oppure a una generosa velleità. Ma tutto fa pensare che, da chiunque tentata, l’impresa di dare una qualche omogeneità culturale al centro-destra non sarà cosa facile.

Don Cataldo Naro

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