Appello contro il “disinvestimento”

Alleanza Cattolica 34 anni fa
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TFP del Sudafrica, Cristianità n. 136-137 (1986)

 

L’associazione Young South Africans for a Christian Civilisation-TFP ha rivolto una petizione sottoscritta in pochi giorni da undicimilacinquecento neri e bianchi alla Conferenza Episcopale Sudafricana per scongiurare l’appoggio a pressioni economiche che avvantaggiano solamente chi non vuole la soluzione dei problemi dell’Africa Australe, ma la loro esacerbazione, cioè il comunismo internazionale.

 

Appello contro il “disinvestimento”

 

Il Sudafrica sta attraversando un periodo molto difficile. Infatti, contro questo paese viene esercitata una pressione internazionale senza precedenti alla quale si aggiungono violente agitazioni interne; e tanto la pressione internazionale quanto la sovversione interna hanno l’appoggio caloroso degli Stati comunisti e delle organizzazioni di sinistra di tutto il mondo.

Nel corso dei tumulti si susseguono sassaiole contro scuole e autobus, boicottaggi, incendi e scontri con la polizia così come brutali esecuzioni di neri contrari alle agitazioni, oppure di quanti occupano posizioni di rilievo, come consiglieri municipali, commercianti, poliziotti e così via. Il necklace, la “collana” – termine tragicamente ironico che indica il crudele linciaggio in cui la vittima è bruciata viva con al collo uno pneumatico pieno di benzina -, ha fatto più di cinquecento vittime in poco più di un anno.

L’imperialismo comunista, per trarre partito dai problemi sudafricani, ha messo in azione tutti i suoi agenti. Assolutamente non interessato a prospettare autentiche soluzioni per il problema dell’apartheid, e neppure realmente preoccupato per il benessere di neri o di bianchi, il comunismo vuole semplicemente distruggere l’attuale ordine politico-sociale e portare il paese a un regime socialista sul tipo di quello vigente in Angola oppure in Mozambico, che oggi, entrambi sotto dittature comuniste, gemono nella miseria, nella fame e nella guerra civile.

A tutto questo si aggiungono la politica di “disinvestimento”, le sanzioni economiche e i boicottaggi contro il Sudafrica da parte dei grandi paesi capitalisti. Ma queste misure porteranno ai cambiamenti auspicabili oppure, al contrario, costituiranno incentivi alla violenza, al caos e alla scalata comunista al potere? La Conferenza Episcopale Sudafricana si è riunita il 28 aprile 1986 a Marianhill, presso Durban, per prendere posizione sull’argomento. A Johannesburg, poco prima di questa riunione, sono stati inviati alle parrocchie due testi favorevoli alle “sanzioni”, per chiedere l’opinione del clero, delle religiose e del laicato.

L’associazione Young South Africans for a Christian Civilisation-TFP – la società sudafricana di difesa di tradizione, famiglia e proprietà – ha allora promosso una raccolta di firme a sostegno di una petizione diretta all’episcopato, nella quale si chiede rispettosamente ai vescovi di non dare il loro appoggio al “disinvestimento” e alle sanzioni, perché queste misure “provocheranno necessariamente disoccupazione e diminuzione di possibilità di lavoro, colpendo la parte nera della […] popolazione più di qualsiasi altra. La sovversione comunista un fattore che non deve essere dimenticato ne trarrebbe grandi vantaggi, dal momento che una nuova ondata di scioperi può soltanto aumentare il numero di quanti si uniscono alla rivolta e alla violenza”.

 

Appello ai cattolici: dite “no” al disinvestimento”

Un annuncio con questo titolo è stato pubblicato sui periodici The Citizen e The Star, di Johannesburg, con annesso un tagliando da firmare per sottoscrivere la petizione. E le adesioni sono giunte numerose. Molti hanno chiesto altri tagliandi per la raccolta delle firme, da far circolare fra i propri amici: in una settimana le firme raccolte erano già cinquemila. Fotocopie autenticate di queste firme sono state presentate agli uffici della conferenza episcopale, a Pretoria, prima della riunione di Marianhill. Un telex con i risultati è stato inviato anche al delegato apostolico, rappresentante della Santa Sede in Sudafrica.

Le adesioni sono continuate ad arrivare – anche attraverso la raccolta di firme nelle strade – e hanno raggiunto in poco tempo il numero di undicimilacinquecento; e sarebbero giunte a centinaia di migliaia se il tempo non avesse incalzato, dal momento che i collaboratori della TFP hanno potuto constatare che il novanta per cento delle persone avvicinate – nere o bianche – erano contrarie al “disinvestimento”.

 

2.230 zulu firmano l’appello della TFP sudafricana

Fra i firmatari della petizione della TFP si notano S.E. mons. John Rosner S.A.C., vescovo emerito di Queenstown, e diversi sacerdoti e monache. Tuttavia, la maggior sorpresa per molti è stato il caloroso sostegno trovato dalla TFP in occasione della costituzione dell’UWUSA, l’United Workers Union of South Africa, nello stadio King’s Park, a Durban. Questo sindacato, lanciato in opposizione al sinistrorso COSATU, il Congress of South African Trade Unions, sta conducendo una campagna contro il “disinvestimento” con lo slogan: Sì all’occupazione, no alla fame. Un collaboratore della TFP è stato invitato a spiegare ai centocinquantamila zulu che riempivano lo stadio il significato della campagna di raccolta di firme, così come gli ideali dell’associazione. Il ministro-capo Mangosutu Gatsha Buthelezi, il parlamentare dello KwaZulu Andrew Mandlenkesi e 2.230 zulu hanno firmato subito la petizione.

Concordo con la vostra campagna. Non vogliamo che i bianchi se ne vadano. Se rimangono, avremo occupazione”, ha commentato un vecchio nero di Soweto, che si è detto dispiaciuto di non poter firmare per il fatto di non saper scrivere.

 

Reazione generalizzata

Il tema è scottante. Da molte parti arrivano notizie di consigli parrocchiali che hanno votato in massa contro il “disinvestimento”, e lo hanno comunicato ai vescovi. A Durban, il clero ha votato contro il “disinvestimento” nella proporzione di 35 contro 4. Queste reazioni sono siate ampiamente commentate dalla stampa. Per quanto se ne sa, hanno fatto menzione della raccolta di firme da parte della TFP The Star, The Citizen, Pretoria News, Beeld, The New Nation, Sunday Times, Diamond Field Advertiser e The Natal Mercury. Anche la radio e la televisione sudafricane hanno dato notizia della campagna intervistando nel loro programma Network un rappresentante della TFP.

Ciononostante, la conferenza episcopale ha riaffermato la sua sorprendente posizione. Il periodico The New Nation, patrocinato dalla stessa conferenza episcopale, così riferisce la conclusione dell’importante riunione di Marianhill, in un articolo intitolato I vescovi fanno pressione: “La Conferenza Episcopale Sudafricana ha dato la sua benedizione alla pressione economica come a forma non violenta ma reale di pressione“. E continua: “I vescovi dicono: “Crediamo che la pressione economica debba continuare, e, se fosse necessario, intensificarsi, nel caso che i cambiamenti promessi dal governo non facessero sperare in un cambiamento di fondo”. La storica decisione è stata presa nel momento in cui i gruppi cattolici bianchi di destra [sic], guidati da Tradizione Famiglia e Proprietà (TFP) tentano di influenzare i vescovi contro l’appoggio al “disinvestimento” o a qualsiasi altra forma di pressione economica. Tali gruppi hanno lanciato una campagna contro il “disinvestimento” attraverso la stampa e nelle strade, e hanno consegnato ai vescovi una petizione con cinquemila firme“.

“La posizione dei vescovi – conclude l’articolo – avrà un profondo effetto internazionale, dal momento che molte conferenze episcopali nel mondo hanno atteso più di un anno che i loro fratelli vescovi [sudafricani] prendessero posizione su questo argomento controverso” (1).

Come si può notare, la dichiarazione dei vescovi sudafricani è un invito a che le conferenze episcopali del mondo intero sollecitino i rispettivi governi – così come le imprese private – a fare “pressioni economiche” contro il Sudafrica. Quale conferenza episcopale chiede “sanzioni economiche” per esempio contro Cuba, contro il Nicaragua, contro i paesi satelliti dell’URSS oppure contro la stessa URSS? Perché due pesi e due misure?

 

Nota:

(1) Bishops Put On Pressure. in The New Nation, 9-5-1986.

 

Categorie:
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