La chiesa di S. Antonio Abate a Milano, dove il 17 gennaio 1773 Wolfgang Amadeus Mozart eseguì per la prima volta il mottetto Exultate, jubilate
di Michele Brambilla
A pochi passi dal Duomo di Milano si incontra via S. Antonio Abate, che conduce all’omonima chiesa. La facciata ottocentesca, simile a molti altri prodotti del neoclassico milanese, induce molti a pensare che l’interno sia di scarso valore, invece cela molti capolavori dell’epoca barocca e una storia ricca di opere di carità.
La chiesa rappresenta anzitutto un trionfo del Cristianesimo sul paganesimo: l’edificio primitivo fu infatti edificato nel 1272 sulle rovine di un tempio degli anni di Diocleziano (284-305 d.C.). I primi proprietari della cappella furono i Canonici regolari di S. Antonio di Vienne, dedita al soccorso dei malati del cosiddetto “fuoco di S. Antonio”. Di quell’epoca rimane sostanzialmente il bel campanile gotico in cotto, secondo il classico schema lombardo, ammirabile dal chiostro, che però risale ad un’epoca posteriore.
Il convento-ospedale, infatti, fu unito dal duca Francesco Sforza (1401-66) al non lontano Ospedale Maggiore (oggi sede dell’Università Statale di Milano), obbligando i canonici regolari a trasferirsi. La chiesa fu quindi sottoposta al patronato della famiglia Trivulzio. San Carlo Borromeo (1538-84) individuò, però, S. Antonio Abate come il luogo ideale in cui insediare a Milano l’ordine dei teatini, fondato da san Gaetano da Thiene (1480-1547) e dal vescovo di Chieti Gian Paolo Carafa, ovvero Papa Paolo IV (1555-59), per la formazione del clero. Si deve proprio ai teatini la forma attuale del chiostro e della stessa chiesa, entrambi riedificati tra il 1577 e il 1632. Per ornare gli altari e le pareti intervennero i più grandi artisti dell’epoca, da Giulio Cesare Procaccini (1574-1625) a Giovanni Battista Crespi detto “il Cerano” (1573-1632), autori delle tele nelle cappelle dedicate all’Annunciazione e a S. Gaetano, dai fratelli Giovanni (1584-1631) e Giovanni Battista Carlone (1603-84) a Tanzio da Varallo (1582-1633) e Francesco Cairo (1607-65). Intervennero anche Giovanni Battista Trotti (1555-1619), Pier Francesco Mazzucchelli detto “il Morazzone” (1573-1626) e Ludovico Carracci (1555-1619), cugino di Agostino (1557-1602) e Annibale Carracci (1560-1609).
Sulla controfacciata si noterà immediatamente il pregevole organo a canne: è stato rimaneggiato nel 1865, ma sullo strumento più antico posò le sue dita Wolfgang Amadeus Mozart (1756-92), che nel corso di un suo soggiorno milanese diresse in questa chiesa la prima esecuzione del suo mottetto sacro Exultate, jubilate il 17 gennaio 1773. Da allora in poi, pur essendo stato modificato nel corso del tempo, l’organo di S. Antonio Abate è noto a Milano come “l’organo di Mozart”, pur avendo egli suonato anche quello della basilica di S. Marco in zona Brera.
L’altare maggiore della chiesa merita una menzione particolare. Esso sembra infatti frutto dei lavori di ristrutturazione tipici dei decenni posteriori al Concilio Vaticano II (1962-65). Leggendo, però, la data in caratteri latini impressa nel marmo si scopre che risale ad un restauro filologico del 1931, voluto dal beato card. Alfredo Ildefonso Schuster (1929-54), cultore di storia della liturgia, allo scopo di riprodurre la forma perfetta di un altare medievale. Alcune parti dell’altare risalirebbero ad un anonimo scultore quattrocentesco che dipendeva dalla Fabbrica del Duomo.
Il chiostro di S. Antonio ospita oggi la sede dell’Azione Cattolica di Milano, della Fondazione Oratori Milanesi, della sezione locale del Centro Sportivo Italiano (CSI) e di alcune case editrici diocesane.
Sabato, 17 gennaio 2026
