Un centenario importante e una persecuzione che continua
di Marco Invernizzi
Cent’anni fa in Messico si verificava l’insurrezione dei cristeros – dal grido di “Viva Cristo Re” che li caratterizzava – contro il governo che aveva perseguitato ferocemente la Chiesa e costretto l’episcopato messicano a un provvedimento drammatico ed eccezionale, la sospensione del culto pubblico, un evento che di fatto innescò la Cristiada.
La rivolta armata dei cattolici messicani di fronte alla persecuzione dello Stato ha sollevato tanto entusiasmo ma anche dubbi, incertezze, paure, forse tradimenti, sia nella Chiesa messicana sia nella Santa Sede, che seguì con grande trepidazione la vicenda con la propria azione diplomatica. Il Pontefice Pio XI dedicò alla vicenda tre encicliche.
La rivolta dei cristeros ha prodotto anche tanti martiri, la maggior parte dei quali sono probabilmente ancora sconosciuti. È auspicabile che, dopo il silenzio sceso sulla vicenda per diversi decenni, questo centenario possa essere l’occasione per una riflessione adeguata, contemporaneamente profonda e appassionata, per quanto possibile. C’è comunque una figura che vorrei senz’altro ricordare: il bambino-martire alfiere dell’esercito dei cristeros, José Sanchez del Rio (1913-1928), torturato e assassinato dall’esercito federale messicano dopo essere stato catturato, infine canonizzato da Papa Francesco dieci anni fa, il 16 ottobre 2016. Su di esso raccomando la lettura dello splendido libro di don Luis Laureàn Cervantes, Un piccolo testimone di Cristo Re. San José Sànchez del Rìo, martire cristero, a cura di Oscar Sanguinetti, D’Ettoris 2017.
Tuttavia, lo scopo di questa puntata del mio Settimanale non è affrontare il tema, importantissimo da diversi punti di vista, del significato della guerra cristera, riguardo alla quale raccomando le voci di Oscar Sanguinetti sul sito di Alleanza Cattolica e la visione del film Cristiada (distribuito da Dominus Production), oltre alla lettura, per chi volesse, di altri libri usciti negli ultimi anni sia in lingua spagnola sia in italiano.
Lo scopo è un altro: è quello di ricordare, anche sulla scia delle splendide parole del Santo Padre Leone XIV al Corpo diplomatico (9 gennaio), che cent’anni dopo la persecuzione violenta dello Stato messicano contro la Chiesa, che spinse, se non costrinse, alla reazione armata, la persecuzione dei cristiani continua, anzi è aumentata e si è estesa, se osserviamo i numeri.
Infatti, oggi non c’è più soltanto la persecuzione ideologica del XX secolo (comunismo, nazionalsocialismo e laicismo), ma a queste ideologie si è aggiunta la persecuzione da parte dell’islamismo radicale, dopo la rivoluzione sciita in Iran del 1979, successivamente estesasi anche nel mondo sunnita e, in generale, da forme di nazionalismo autoritario e fondamentalista, che perseguitano o comunque discriminano le religioni diverse dalla propria.
Bene ha fatto Leone XIV a ricordare come la Chiesa difenda la libertà religiosa di ogni uomo e di ogni comunità come un diritto umano, proprio di ogni credo religioso, che lo Stato deve semplicemente riconoscere, come iscritto nella legge naturale. E tuttavia i cristiani rimangono i più colpiti.
Se volete dei numeri, aprite il portale della fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che Soffre, oppure leggete l’articolo di Giulio Meotti che ricorda come nell’ultimo anno sono stati uccisi tredici cristiani al giorno, uno ogni due ore, per un totale di 4.849 nel 2025 (Il Foglio, 14 gennaio). L’anno precedente erano stati uccisi “soltanto” 4.476.
Il Papa ha ricordato che oggi un cristiano su sette è gravemente perseguitato o discriminato e questo spesso accade anche in Occidente, dove la persecuzione non è fisica e violenta, ma culturale e a volte amministrativa, ma non meno pericolosa. Ma quello che preoccupa anche di più è il nostro silenzio. Il Papa parla, le comunità cristiane non rispondono. Le sue parole non vengono riprese e rilanciate dalle Chiese locali, nei documenti pastorali, in generale nelle omelie, come se interessassero un’altra religione (e anche questo sarebbe sbagliato). Ma sarebbe un errore incolpare solo i vertici delle comunità: ciascuno di noi, se facesse un esame di coscienza, si accorgerebbe che alla persecuzione religiosa e, in particolare, a quella dei propri fratelli nella fede dedica pochissimo spazio e tempo nella sua giornata ordinaria.
Lunedì, 19 gennaio 2026
