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L’umanità della Bibbia

5 Febbraio 2026 - Autore: Michele Brambilla

Dio si serve anche dei difetti e delle precomprensioni degli autori sacri per parlarci. Non è un limite, ma uno spazio di dialogo tra Creatore e creatura, che rende il testo biblico ancora più veritiero ed efficace dal punto di vista comunicativo

di Michele Brambilla

La costituzione conciliare Dei Verbum, ricorda Papa Leone XIV all’inizio dell’udienza del 4 febbraio, «indica nella Sacra Scrittura, letta nella Tradizione viva della Chiesa, uno spazio privilegiato d’incontro» con Dio, che «continua a parlare agli uomini e alle donne di ogni tempo, affinché, ascoltandolo, possano conoscerlo e amarlo».

Perché l’uomo possa conoscere e comprendere il Signore, Egli si è servito degli autori sacri, ovvero di scrittori umani, immersi nel mondo e nella cultura del loro tempo. I testi della Bibbia «non sono stati scritti in un linguaggio celeste o sovrumano», calato astrattamente dall’alto, come accade in altre religioni. Il pericolo, infatti, sarebbe stato proprio l’astrattezza, l’incomunicabilità. «Come ci insegna anche la realtà quotidiana, infatti, due persone che parlano lingue differenti non s’intendono fra loro, non possono entrare in dialogo, non riescono a stabilire una relazione», osserva il Pontefice. «Un primo atto di amore» è quindi quello di adattare la propria comunicazione al livello dell’interlocutore.

«Nel corso della storia della Chiesa, si è studiata la relazione che intercorre tra l’Autore divino e gli autori umani dei testi sacri. Per diversi secoli, molti teologi si sono preoccupati di difendere l’ispirazione divina della Sacra Scrittura, quasi considerando gli autori umani solo come strumenti passivi dello Spirito Santo», si pensi, per esempio, alle pale d’altare in cui gli evangelisti sono raffigurati nell’atto di scrivere sotto dettatura. «In tempi più recenti, la riflessione ha rivalutato il contributo degli agiografi», cioè degli scrittori di “cose sante” (in greco aghios), «nella stesura dei testi sacri, al punto che il documento conciliare» considera il loro contributo altrettanto determinante degli impulsi rivelativi provenienti dallo Spirito Santo. In effetti, accanto alle intuizioni che collocano un brano in perfetta continuità storica e teologica con quelli accanto, non è difficile imbattersi, nella Bibbia, in espressioni, azioni o considerazioni strettamente legate al tempo remoto in cui sono state messe per iscritto. Le interpretazioni letterali della Scrittura rischiano di considerare attuale anche ciò che è caduco.

«Se dunque la Scrittura è parola di Dio in parole umane, qualsiasi approccio ad essa che trascuri o neghi una di queste due dimensioni risulta parziale», come accade anche nelle eresie cristologiche. «Ne consegue che una corretta interpretazione dei testi sacri non può prescindere dall’ambiente storico in cui essi sono maturati e dalle forme letterarie utilizzate; anzi, la rinuncia allo studio delle parole umane di cui Dio si è servito rischia di sfociare in letture fondamentaliste o spiritualiste della Scrittura, che ne tradiscono il significato», puntualizza ancora il Papa. «Questo principio vale anche per l’annuncio della Parola di Dio: se esso perde contatto con la realtà, con le speranze e le sofferenze degli uomini, se utilizza un linguaggio incomprensibile, poco comunicativo o anacronistico, esso risulta inefficace. In ogni epoca la Chiesa è chiamata a riproporre la Parola di Dio con un linguaggio capace di incarnarsi nella storia e di raggiungere i cuori» hic et nunc.

Chi ritiene la Bibbia «un testo solo del passato» fa un errore speculare a quelli che la vogliono attualizzare a tutti i costi, magari decurtandola degli insegnamenti più scomodi. La via maestra per l’interpretazione delle Scritture rimane il Magistero ecclesiastico, specialmente quando esso si esprime all’interno della liturgia, durante la quale il credente ha modo di riflettere sui testi sacri «sotto la guida dello stesso Spirito che li ha ispirati». Come scrisse sant’Agostino d’Ippona, se le Scritture non riescono ad instillare nell’esegeta una duplice carità, verso il Signore e verso il prossimo, vuol dire che l’ascoltatore «non le ha ancora capite» (De doctrina christiana I, 36, 40). Non puoi amare Dio, che fisicamente non vedi, senza amare il fratello uomo che è davanti a te. Allo stesso modo, non si può dire di seguire Gesù se ci si tiene lontani dalla Chiesa, suo mistico corpo.

Proprio per questo Leone XIV prende di nuovo la parola per chiedere maggiore attenzione, anzitutto nella preghiera, verso «i nostri fratelli e sorelle dell’Ucraina duramente provati dalle conseguenze dei bombardamenti che hanno ripreso a colpire anche le infrastrutture energetiche. Esprimo la mia gratitudine per le iniziative di solidarietà promosse nelle diocesi cattoliche della Polonia e di altri Paesi, che si adoperano per aiutare la popolazione a resistere in questo tempo di grande freddo». Non sfugge al Santo Padre la concomitanza dei nuovi attacchi russi con la scadenza del «Trattato New START sottoscritto nel 2010 dai presidenti degli Stati Uniti e della Federazione Russia» allo scopo di contenere la proliferazione delle armi nucleari. «Nel rinnovare l’incoraggiamento ad ogni sforzo costruttivo in favore del disarmo e della fiducia reciproca rivolgo un pressante invito a non lasciare cadere questo strumento senza cercare di garantirgli un seguito concreto ed efficace. La situazione attuale esige di fare tutto il possibile per scongiurare una nuova corsa agli armamenti che minaccia ulteriormente la pace tra le nazioni. E’ quanto mai urgente sostituire la logica della paura e della diffidenza con un’etica condivisa capace di orientare le scelte verso il bene comune e di rendere la pace un patrimonio custodito da tutti», ribadisce il Pontefice.

Essendo la vigilia della festa di sant’Agata, martire dei primi secoli, il Papa invita tutti a riflettere sul significato del nome della patrona di Catania: «Agata significa “buona”. Sorgente di ogni bontà è Dio, nostro sommo bene. Auguro a ciascuno di voi di essere “buoni”, cioè fedeli testimoni dell’amore del Padre celeste, che ci colma di tanti doni e ci chiama a partecipare alla sua stessa gioia».

Giovedì, 5 febbraio 2026

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