In modo malizioso da mesi viene narrata la inutilità del sorteggio, la presunta mancanza di rigore rispetto al curriculum del sorteggiato, la non rappresentatività della categoria da chi verrebbe “indebitamente” estratto, la scarsa competenza e altre inutili fandonie volte a infangare l’unico metodo che può creare realmente uguaglianza nell’assetto dell’organo di autogoverno dei magistrati
di Stefania Ragaglia
Caro Elettore,
In questa pillola parleremo del metodo — contestatissimo da larga parte della magistratura — del sorteggio come solo e unico modo per arrivare a presiedere le adunanze dell’organo di autogoverno della magistratura, il CSM.
Oggi i singoli magistrati (sebbene non tutti, perché teoricamente non è obbligatorio iscriversi ad alcuna corrente) appartengono alle varie “correnti”, che dobbiamo immaginare come espressione politica di singoli partiti. Ci sono correnti più legate ai principi di sinistra, destra o centro. Le più ‘famose’ sono Magistratura Democratica (sinistra), Unità per la Costituzione (centro) e Magistratura Indipendente (destra). Tutte le correnti sono raggruppate in un grande organismo chiamato Associazione Nazionale dei Magistrati (nota con l’acronimo di ANM) che si configura come una sorta di “sindacato” dei magistrati e dentro il quale le correnti sono nate e si sono consolidate negli anni Sessanta.
Esiste, dunque, una specie di corporativismo — e quindi di politicizzazione — della magistratura che si esprime in qualche modo al di fuori dei paletti previsti dalla semplice esistenza del CSM in Costituzione. La magistratura dovrebbe essere libera, indipendente e avulsa da partitismi che però essa per prima crea al proprio interno, salvo accusare il governo di turno di volersi insinuare e comandare all’interno del potere giudiziario. Perché è bene che non esistano più le cosiddette correnti? Perché è chiaro che il cittadino, colui il quale viene giudicato da un magistrato, non debba nemmeno sospettare pregiudizi politici, prese di posizione a favore o contro quella singola norma in base a ideologie del giudice: ciò potrebbe compromettere l’imparzialità e l’indipendenza nell’esercizio della giustizia.
Infatti, non a caso, la nostra Carta Costituzionale all’art. 104 garantisce e prevede l’autonomia della magistratura da ogni potere per assicurare che il giudice applichi la legge basandosi solo su norme giuridiche, senza alcuna pretesa di politicizzare le decisioni racchiuse nelle sentenze.
Ebbene, oggi il CSM — al di là dei componenti che ne fanno parte di diritto, ossia il Presidente della Repubblica, che lo presiede, il Primo Presidente della Corte di Cassazione e il Procuratore Generale presso la Corte di Cassazione — è composto in totale da 33 membri.
La maggioranza dei componenti, ossia nel numero di 20, che sono provenienti dalla Magistratura, (componente cosiddetta togata) rappresenta i 2/3 mentre gli altri 10, ossia il rimanente 1/3 dei membri, sono scelti dal Parlamento in seduta Comune (è la componente cosiddetta ‘laica’ rappresentata da avvocati con almeno 15 anni di esercizio della professione e professori universitari in materie giuridiche).
Come vengono eletti i 2/3 dei componenti (dunque i magistrati) all’interno del CSM?
Attraverso delle elezioni. Poiché esiste l’ANM con le sue correnti, senza scendere troppo nello specifico e nel tecnicismo, è chiaro che ogni magistrato appartenente a una corrente voterà il candidato appartenente ad essa (sulla base di diversi collegi e scelti tra chi svolge funzione di giudice di legittimità, ossia magistrato appartenente alla Cassazione, P.M. dei Tribunali di Merito e magistrati giudicanti di Tribunali di merito, ossia dei Tribunali diversi dalla Corte Cassazione) e, esattamente come avviene per ogni tipo di elezione (politica, comunale, regionale etc.), i magistrati faranno “campagna” elettorale tra i propri colleghi per essere eletti.
Non vi è, apparentemente, alcuna garanzia che in questo modo al CSM arrivino “i migliori”: arriva, certamente, chi ha ottenuto più consenso, ma che non sempre è sinonimo di persona di elevata integrità, correttezza, competenza, senza dimenticare che, alla fine delle elezioni, si formano anche alleanze di maggioranza come in un’assemblea legislativa per la formazione del potere esecutivo di una nazione. Per un organo come il CSM che, pur essendo di autogoverno dei magistrati, non è un organo rappresentativo del popolo, essendo dotato invece di un profilo tecnico, non è certo garanzia di imparzialità e buon funzionamento per la cittadinanza, mentre il sorteggio garantirebbe una difficoltà oggettiva alla spartizione di potere che l’esistenza delle correnti permette nella formazione delle alleanze.
Specifico che, qualora il numero di candidature fosse inferiore al numero minimo o qualora non si dovesse rispettare la parità di genere, vengono già oggi sorteggiati alcuni magistrati che entrano nelle liste dei candidati e che, dunque, sono effettivamente eleggibili. Perché dunque la magistratura insorge all’idea del sorteggio per scegliere tutti i membri dei futuri due CSM? Resta un mistero.
Possiamo dire poco della procedura che realmente verrà attuata per sorteggiare i magistrati, perché questa modalità verrà disciplinata solo in seguito al passaggio positivo del Referendum con delle leggi ad hoc approvate dal Parlamento.
Tuttavia, possiamo tranquillamente affermare che con il sorteggio cosiddetto “puro” (ossia tra tutti i magistrati in carica o fra tutti quelli dotati di certi requisiti minimi come l’anzianità) la magistratura non perderà alcuna forma di rappresentatività, visto che i 2/3 dei membri del CSM continueranno ad essere magistrati. La magistratura però, finalmente, sarà assolutamente libera e indipendente come chiede la nostra Costituzione, senza la prevalenza di alcuna “corrente” nella scelta di questi membri. Le correnti, tutte, verosimilmente verranno, infatti, depotenziate, non potendo più contare automaticamente sul peso elettorale e chissà, magari, nel tempo potrebbero pure sparire (ci sarebbe da augurarselo). A perdere rappresentatività non sarebbero così i magistrati, ma unicamente le loro correnti.
Non è nemmeno sensato obiettare che qualsiasi magistrato potrà arrivare ai due CSM senza esperienza o senza capacità organizzative, perché un magistrato che ogni giorno decide sulla libertà e su altre questioni gravissime che toccano la vita dei cittadini affronta già quotidianamente questioni di elevata caratura, quindi saprà anche organizzare gli uffici dei vari tribunali e giudicare la professionalità degli altri colleghi. Se non fosse così, non sarebbe nemmeno in grado di giudicare i cittadini. Infine, la componente togata non sarà meno numerosa di quella ‘laica’ che resterà sempre la minoranza (e scelta da un elenco preparato dal Parlamento in seduta comune, come avviene anche oggi, tra avvocati con 15 anni di esercizio della professione e professori universitari di materie giuridiche), non cambiando in ciò rispetto all’attuale impostazione.
Spero, anche stavolta, di aver chiarificato qualche aspetto e di aver soprattutto eliminato qualsiasi dubbio o titubanza sulla ragionevolezza del sorteggio.
A presto, con altre pillole di referendum.
Martedì, 10 marzo 2026
