Cronaca della decima puntata di AltrAmerica
di Marinellys Tremamunno
Un nuovo cambio al vertice, l’ennesimo, e una domanda che torna come un ritornello: il Perù è davanti a una crisi politica o a una crisi dello Stato? La decima puntata di AltrAmerica – il programma di Radio Unitelma Sapienza condotto dai giornalisti Marinellys Tremamunno e Roberto Sciarrone – ha dedicato un focus alla crescente instabilità peruviana, tra governi che cadono, istituzioni delegittimate e un’ombra lunga di corruzione che attraversa ministeri e partiti.
Il punto di partenza è l’ultima “scossa” istituzionale: il Parlamento ha eletto José María Balcázar come presidente ad interim dopo la rimozione del predecessore José Jerí, «per motivi giudiziari e tensioni politiche». È l’ennesimo cambio al vertice di un Paese che negli ultimi dieci anni ha avuto otto presidenti.
Ospite della puntata è Isabel Rescarven, giornalista e avvocatessa peruviana, direttrice della piattaforma Panoramica Latinoamericana–UE e delle riviste digitali Dialogo euro-latino-americano e L’Apertura al Cambiamento. È lei a guidare l’ascoltatore dentro la cronaca di queste ore, ricostruendo una vicenda che sembra confermare l’impressione di un Paese intrappolato nelle sue “sabbie mobili”.
La diagnosi del Paese è severa: frammentazione del Congresso, scontro permanente tra Parlamento ed esecutivo, presidenti sotto indagine, proteste “veementi” e una sfiducia popolare che, secondo quanto ricordato, arriva al 70% nei confronti del Congresso. Una frattura che non è teorica: le proteste tra 2023 e 2024 hanno lasciato “grosse ferite” e anche morti.
Il caso Balcázar
Rescarven ha ricostruito un passaggio cruciale delle ultime settimane. Dopo l’elezione di Balcázar, uomo percepito come vicino all’area politica di sinistra legata a Pedro Castillo, si è tentato di rassicurare l’opinione pubblica coinvolgendo l’economista liberale Hernando de Soto.
De Soto, secondo quanto raccontato, avrebbe analizzato l’operato di otto ministeri, individuando «un drenaggio di risorse senza risultati» e la presenza di «fortune indescrivibili» attorno ad alcuni dicasteri, in un contesto di carenza di servizi pubblici. La proposta era chiara: sostituire quei ministri.
Ma l’intesa si sarebbe arenata all’ultimo momento. Balcázar avrebbe proceduto con altre nomine, lasciando De Soto fuori dal nuovo esecutivo. Il messaggio percepito dall’opinione pubblica è riassunto nelle parole della giornalista: «La corruzione continuerà». Il sospetto è che dietro l’assetto dei ministeri operino equilibri di potere interni ai partiti, più che una reale volontà di riforma.
Elezioni del 12 aprile: 36 candidati e nessun favorito
Il prossimo passaggio decisivo sarà il voto del 12 aprile. Sono stati registrati 36 candidati, ma nessuno supera attualmente il 15% nei sondaggi, molti restano sotto l’1%. Una frammentazione che riflette la debolezza del sistema politico.
Rescarven ritiene tuttavia che le recenti rivelazioni possano rendere l’elettorato più consapevole. Finora, sostiene, il cittadino peruviano si è sentito accusato di «non saper scegliere». Oggi emergerebbe invece con maggiore chiarezza il nodo strutturale del problema: un intreccio tra potere politico e interessi privati.
In puntata si fa memoria di una lunga sequenza di presidenti travolti da scandali, processi o condanne: Toledo in carcere; Kuczynski ai domiciliari; Humala citato; Alan García si suicida prima dell’arresto; Fujimori morto da poco. Un elenco che conferma l’immagine di un Paese dove l’accesso al potere è spesso seguito dal crollo giudiziario e politico.
Un Paese in cerca di stabilità
La fotografia che emerge è quella di un Paese sospeso tra legalità e paralisi istituzionale. Nonostante tutto, Rescarven ha espresso una nota di speranza: «Il Perù ha bisogno di essere voluto bene».
Un’affermazione che sintetizza lo spirito della puntata: dietro l’instabilità politica c’è una società che chiede istituzioni credibili, giustizia e stabilità. Le elezioni di aprile potranno rappresentare una svolta? O la crisi è più profonda delle urne?
AltrAmerica tornerà sull’argomento dopo il voto, per capire se il Perù saprà finalmente uscire dalla sua lunga stagione di precarietà istituzionale.
Venerdì, 6 marzo 2026
