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“Rental family – Nelle vite degli altri”.

4 Aprile 2026 by Andrea Arnaldi

La Via Pulchritudinis al tempo delle relazioni incompiute

L’unica chiave in grado di aprire la porta verso la felicità profonda è l’Amore, la capacità di superare sé stessi e di ricercare il bene nelle relazioni che ci rendono autenticamente esseri umani.

di Andrea Arnaldi

L’uomo vive di relazioni e nelle relazioni. Anche quando, come nel caso dell’anacoreta, vive in apparente solitudine, in realtà sublima con il suo vivere solitario la relazione suprema, quella con Dio, sempre aperta alla comunione spirituale con gli altri uomini.

Il nostro, al contrario, è il tempo delle relazioni sfilacciate, abbandonate, incompiute. È l’epoca della società coriandolare nella quale viviamo come atomi incapaci di comunicare e condividere, ripiegati su noi stessi mentre coltiviamo un rancore profondo verso “gli altri”.

Partendo da queste considerazioni è possibile andare al cuore delle vicende raccontate dal film del 2025 Rental family – Nelle vite degli altri, del regista giapponese Hikari, pseudonimo di Mitsuyo Miyazaki.

La narrazione si svolge in Giappone, prevalentemente a Tokio, ed ha come protagonista Philip, un attore americano trapiantato da anni nella capitale nipponica, che fatica a trovare lavoro e accetta piccoli incarichi di basso cabotaggio nella pubblicità in attesa di trovare una proposta di buon livello. Philip viene contattato da una curiosa agenzia che si occupa di rispondere alle esigenze di chi ha bisogno di figure fittizie e temporanee in grado di assolvere ad una funzione specifica per poi tornare nell’ombra: marito o moglie, amico, padre o madre, figlio, confidente, amante pentito, giornalista e così via. Il ventaglio delle possibilità è sconfinato quanto il senso di vuoto che si cerca di volta in volta di colmare.

È necessario, naturalmente, che l’attore non si affezioni realmente alle persone con le quali deve interagire, non pretenda di entrare, veramente, nella loro vita. Philip è bravo, svolge con capacità ed empatia gli incarichi che gli vengono assegnati, ma ha un grave difetto: è un essere umano. Da qui, lo svolgersi delle vicende che lo vedono coinvolto e che lui non riesce a considerare semplici pratiche lavorative, di quelle che si ripongono in un cassetto a fine giornata per non pensarci più.

La narrazione è delicata, a tratti commovente, mai caricaturale o retorica, sempre in equilibrio tra commedia e dramma: è il paradosso pirandelliano di una finzione che si confonde in modo inestricabile con la realtà e ci restituisce qualche spunto di meditazione sulla nostra vita. E, questo, è il più grande servizio che il cinema può rendere a noi, e che può aiutarci ad essere un po’ meno coriandoli sparpagliati dal vento.

Per di più, la finzione narrativa dell’opera di Hikari non è frutto di fantasia: il Giappone è uno dei Paesi maggiormente afflitti dal calo demografico e da un rapido invecchiamento della popolazione. Secondo i dati ufficiali, nel Paese del Sol Levante gli ultra 65enni sono più di 36 milioni (quasi 100 mila centenari) e si stima che i nuclei familiari formati da un anziano che vive in solitudine siano quasi 11 milioni. Secondo un sondaggio governativo, il 39% dei giapponesi dichiara di sentirsi solo. 

In questo contesto, si comprende perché sia nato un servizio alquanto originale e del tutto in linea con le vicende narrate dal film. Come scriva Luca Miele su Avvenire, il servizio si chiama “OK!Obaachan” (OK!Nonna) ed è stato lanciato nel 2011 da Client Partners, un’azienda di tuttofare solo per donne, gestita da donne e che impiega solo donne. E che oggi schiera un piccolo esercito: 300-400 dipendenti, di queste 80 hanno più di 60 anni. Le mansioni svolte dalle “nonne in affitto” possono essere molteplici: cucinare, mediare controversie familiari, scrivere con bella grafia, fare da babysitter, fornire sostegno emotivo o semplicemente fare compagnia a chi si sente solo.

Secondo i responsabili di Client Partners, il segreto dell’azienda, l’ingrediente che li distingue dalle altre “aziende di tuttofare”, è proprio il supporto emotivo fornito. «Molti clienti si sono rivolti a noi perché poteva essere difficile per loro chiedere aiuto anche per questioni che potevano essere risolte tra parenti o familiari. Le nostre nonne, che cucinano per gli ospiti e si comportano in maniera materna, contribuiscono a fornire il calore di cui essi hanno bisogno», spiegano dall’azienda.

L’unica chiave in grado di aprire la porta verso la felicità profonda è l’Amore, la capacità di superare sé stessi e di ricercare il bene nelle relazioni che ci rendono autenticamente esseri umani: la relazione con Dio, con gli altri, con noi stessi, con il creato. Ce lo ricorda Dostoevskij, ne “I fratelli Karamazov” quando scrive: «Decidi sempre per l’umile amore. Se deciderai per quello una volta per tutte, potrai conquistare il mondo intero. L’umiltà amorevole è una forza terribile, la più potente di tutte, non c’è niente che le stia alla pari.»

Pochi giorni prima di morire a 50 anni di età nel 1988, oramai consapevole che la malattia aveva compiuto il suo corso, lo scrittore americano Raymond Carver scrive l’ultima poesia, in pratica il suo epitaffio. Si intitola “Ultimo frammento” e riassume in pochissime parole la più profonda aspirazione umana, il più alto e nobile dei desideri autentici. “E hai ottenuto quello che volevi da questa vita, nonostante tutto? Sì. E cos’è che volevi? Potermi dire amato, sentirmi amato sulla terra”.

E, allora, tornando all’opera di Hikari dalla quale siamo partiti, abbiamo bisogno di spunti di riflessione che aiutino a recuperare il senso profondo della vita: la Via Pulchritudinis passa anche attraverso l’arte cinematografica e la poesia non tanto per fornirci alibi ed evasioni, quanto per aiutarci a comprendere il grande, affascinante mistero dell’essere umano, della sua natura, del suo destino.

Sabato, 4 aprile 2026

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