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Consensus fidelium

19 Marzo 2026 by Michele Brambilla

La Chiesa nell’interezza del suo corpo non può sbagliarsi, perché è assistita indefettibilmente dallo Spirito Santo

di Michele Brambilla

Commentando nell’udienza del 18 marzo il cap.2 di Lumen gentium, Papa Leone XIV ci tiene a sottolineare che la Chiesa, intesa come popolo messianico, cioè prolungamento nel tempo e nello spazio del ministero del Messia, «riceve da Cristo la partecipazione all’opera sacerdotale, profetica e regale in cui si attua la sua missione salvifica. I Padri conciliari insegnano che il Signore Gesù ha istituito mediante la nuova ed eterna Alleanza un regno di sacerdoti, costituendo i suoi discepoli in un “sacerdozio regale” (1Pt 2,9; cfr 1Pt 2,5; Ap 1,6). Questo sacerdozio comune dei fedeli viene donato con il Battesimo, che ci abilita a rendere culto a Dio in spirito e verità e a “professare pubblicamente la fede ricevuta da Dio mediante la Chiesa” (LG, 11)». Con la Cresima «tutti i battezzati “vengono vincolati più perfettamente alla Chiesa, sono arricchiti di una speciale forza dallo Spirito Santo e in questo modo sono più strettamente obbligati a diffondere e a difendere la fede con la parola e con l’opera, come veri testimoni di Cristo” (ibid.). Questa consacrazione sta alla radice della comune missione che unisce i ministri ordinati e i fedeli laici», che sono fondamentali gli uni per gli altri, dato che il sacerdozio ministeriale è a servizio, cioè per l’incremento, dell’apostolato e della santificazione laicale, dipendendo al contempo dalla fedeltà del popolo di Dio alla sua vocazione alla santità.

Come spiega il Papa, «l’esercizio del sacerdozio regale avviene in molti modi, tutti tesi alla nostra santificazione, anzitutto partecipando all’offerta dell’Eucaristia. Mediante la preghiera, l’ascesi e la carità operosa testimoniamo così una vita rinnovata dalla grazia di Dio (cfr LG, 10)», ma c’è anche un altro aspetto importantissimo. «I Padri conciliari insegnano poi che il popolo santo di Dio partecipa anche della missione profetica di Cristo (cfr LG, 12). In questo contesto introduce il tema importante del senso della fede e del consenso dei fedeli. La Commissione Dottrinale del Concilio precisava che questo sensus fidei “è come una facoltà di tutta la Chiesa, grazie alla quale essa nella sua fede riconosce la rivelazione tramandata, distinguendo tra il vero e il falso nelle questioni di fede, e contemporaneamente penetra in essa più profondamente e più pienamente l’applica nella vita” (cfr Acta Synodalia, III/1, 199). Il senso della fede appartiene dunque ai singoli fedeli non a titolo proprio, ma quali membra del popolo di Dio nel suo insieme», rettamente formato e pienamente cosciente della propria appartenenza alla comunione ecclesiale.

Il Pontefice rimarca il fatto che Lumen gentium pone l’aspetto del consensus fidelium a diretto contatto con la dottrina dell’infallibilità del Corpo ecclesiale, dicendo letteralmente che «la totalità dei fedeli, che hanno ricevuto l’unzione dal Santo (cfr 1Gv 2,20.27), non può sbagliarsi nel credere e manifesta questa sua proprietà particolare mediante il senso soprannaturale della fede di tutto il popolo, quando dai vescovi fino agli ultimi fedeli laici esprime l’universale suo consenso in materia di fede e di morale» (LG n.12).

A ben vedere, questo spiega anche perché i documenti del Concilio Vaticano II stessi siano Magistero ecclesiale a tutti gli effetti: hanno infatti ricevuto il pieno consenso di tutta la Chiesa e sono stati spontaneamente accolti e recepiti in ogni parte del globo. La dottrina dell’infallibilità taglia pure alla radice tutte le ipotesi “sedevacantiste”, che sono in assoluto contrasto con le promesse di Cristo, riguardanti l’intero corpo ecclesiale e non una sua parte “privilegiata”.

«La Chiesa, dunque, come comunione dei fedeli che include ovviamente i pastori, non può errare nella fede: l’organo di questa sua proprietà, fondato sull’unzione dello Spirito Santo, è il soprannaturale senso della fede di tutto il popolo di Dio, che si manifesta nel consenso dei fedeli. Da questa unità, che il Magistero ecclesiale custodisce, consegue che ciascun battezzato è soggetto attivo di evangelizzazione, chiamato a dare coerente testimonianza di Cristo secondo il dono profetico che il Signore infonde a tutta la sua Chiesa», insiste quindi il Santo Padre. «Lo Spirito Santo, che ci viene da Gesù Risorto, dispensa infatti “tra i fedeli di ogni ordine grazie speciali con le quali li rende adatti e pronti ad assumersi vari incarichi e uffici utili al rinnovamento e alla maggiore espansione della Chiesa” (LG, 12)»: ne viene che nessun carisma può essere legittimamente esercitato al di fuori della Chiesa, perché tutti i carismi autentici concorrono alla costruzione della comunione ecclesiale.

Quando i cattolici corrispondono a questa alta vocazione, diventano una porta spalancata anche a tutti gli uomini di buona volontà per il raggiungimento di una pace autentica. Ognuno di noi deve essere «strumento di pace, amore e riconciliazione, affinché la vera pace possa prevalere tra tutti i popoli», come si legge nei saluti ai pellegrini di origine mediorientale. 

Giovedì, 19 marzo 2026

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