Nella festa della Madonna di Fatima il Papa spiega in maniera approfondita la dottrina del Concilio Vaticano II su Maria, al trionfo del cui Cuore immacolato sono affidate le speranze di pace del mondo
di Michele Brambilla
Nell’udienza del 13 maggio, memoria liturgica della Madonna di Fatima (13 maggio 1917), Papa Leone XIV evidenzia che «il Concilio Vaticano II ha voluto dedicare l’ultimo capitolo della Costituzione dogmatica sulla Chiesa alla Vergine Maria (cfr Lumen gentium, 52-69). Ella “è riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità” (n. 53)».
Il capitolo conclusivo di Lumen gentium ripercorre un po’ tutta la dottrina della Chiesa su Maria. Come è noto, è proprio a partire da quelle pagine del Concilio Vaticano II che si consolidò e si diffuse maggiormente tra i fedeli l’attribuzione del titolo di Madre della Chiesa. In un’epoca come la nostra, in cui in alcuni settori cattolici si sono riaccese le dispute sui titoli mariani, per Leone XIV è più che mai opportuno ribadire che, «lasciandosi plasmare dall’opera della Grazia, venuta a compiersi in Lei, e accogliendo il dono dell’Altissimo con la sua fede e il suo amore verginale, Maria è modello perfetto di ciò che la Chiesa tutta è chiamata ad essere, creatura della Parola del Signore e madre dei figli di Dio generati nella docilità all’azione dello Spirito Santo. In quanto, poi, è la credente per antonomasia, in cui ci è offerta la forma perfetta dell’incondizionata aperturaal mistero divino nella comunione del popolo santo di Dio, Maria è membro eccellente della comunità ecclesiale. In quanto, infine, genera figli nel Figlio, amati nell’eterno Amato venuto fra noi, Maria è madre della Chiesa tutta, che a Lei può rivolgersi con confidenza filiale, nella certezza di essere ascoltata, custodita e amata».
Il terzo punto ci porta a toccare il rapporto tra la Madre e il Figlio, che è proprio la questione più dibattuta oggidì. Non c’è dubbio, infatti, che Maria è una «donna icona del Mistero», in cui «risplendono tanto l’elezione gratuita da parte di Dio, quanto il libero consenso» al piano della Salvezza, ma sono proprio questi elementi a suscitare una domanda del tutto lecita sul grado di partecipazione della Madonna alla Redenzione del mondo.
Il Pontefice risponde che «il Concilio ci ha lasciato un chiaro insegnamento sul posto singolare riservato alla Vergine Maria nell’opera della Redenzione (cfr Lumen gentium, 60-62)», ovvero che «unico Mediatore di salvezza è Gesù Cristo (cfr 1 Tm 2,5-6) e che la sua Madre Santissima “in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l’efficacia” (LG, 60)» in prima persona. E’ infatti Colei che ha sempre messo in pratica alla perfezione la Parola divina, fino ad avere l’onore eccezionale di generarla. Non solo: in base al dettato del dogma dell’Immacolata Concezione, sappiamo che Maria è stata anche la prima creatura umana a sperimentare, per di più in anticipo, gli effetti redentivi della Pasqua di Cristo. Il Papa non dimentica neppure che si sta parlando di una «giovane figlia d’Israele», con tutto quello che ne consegue in merito alle promesse del Signore al popolo eletto.
Il primato rimane quindi a Dio: Maria «“cooperò in modo tutto speciale all’opera del Salvatore, coll’obbedienza, la fede, la speranza e l’ardente carità, per restaurare la vita soprannaturale delle anime. Per questo ella è diventata per noi madre nell’ordine della grazia” (ibid., 61)», ma tutto, compresi i privilegi straordinari di cui è stata oggetto, le deriva dalla volontà del Signore ed è in funzione di un piano di Salvezza che passa necessariamente ed univocamente da Cristo morto e risorto. Non ci può quindi essere confusione di funzioni o di ruoli.
Si comprende così meglio anche il titolo di Madre della Chiesa, dato che in Maria «il popolo di Dio trova rappresentati la sua origine, il suo modello e la sua patria. Nella Madre del Signore la Chiesa contempla il proprio mistero, non solo perché vi ritrova il modello della fede verginale, della carità materna e dell’alleanza sponsale, cui è chiamata, ma anche e soprattutto perché riconosce in lei il proprio archetipo, la figura ideale di ciò che è chiamata ad essere».
«Come si può vedere, le riflessioni sulla Vergine Madre raccolte nella Lumen gentium ci insegnano ad amare la Chiesa e a servire in essa il compimento del Regno di Dio che viene e che pienamente si realizzerà nella gloria», gloria di cui la Madonna già gode in pienezza non solo con l’anima, ma anche con il corpo, come insegna un altro fondamentale dogma mariano. «Lasciamoci allora interpellare da tale sublime modello che è Maria, Vergine e Madre, e chiediamo a Lei di aiutarci con la sua intercessione a rispondere a quanto ci viene domandato attraverso il suo esempio: vivo con fede umile e attiva la mia appartenenza alla Chiesa? Vi riconosco la comunità dell’alleanza che Dio mi ha donato per corrispondere al suo amore infinito? Mi sento parte viva della Chiesa, in obbedienza ai pastori dati da Dio? Guardo a Maria come modello, membro eccellente e madre della Chiesa, e chiedo a Lei di aiutarmi a essere discepolo fedele del suo Figlio?»: tutte domande di peso.
Mentre meditiamo attentamente sulle nostre possibili risposte personali, il Papa invita tutti a guardare ancora una volta alla Cova da Iria. «Oggi, festa liturgica della Beata Vergine Maria di Fatima, volgiamo lo sguardo al Santuario, dove la Madonna ha consegnato ai tre Pastorelli un messaggio di pace», dice il Papa. L’accorrere ancora oggi in Portogallo di pellegrini da ogni parte del globo «è segno del bisogno di consolazione, di unità e di speranza degli uomini del nostro tempo. Affidiamo al Cuore Immacolato di Maria il grido di pace e di concordia che sale da ogni parte del mondo, specialmente dai popoli afflitti dalla guerra».
Giovedì, 14 maggio 2026
