La sera del 31 maggio scorsosu una rete Mediaset va in onda il programma di attualità 4 di sera Weekend, con un ampio servizio espressamente dedicato al regime teocratico di Teheran, che anche attraverso i propri canali istituzionali “minaccia di morte le attiviste in Italia”. Tra le intervistate Melika Kiyan, iraniana, già ospite nelle scorse settimane di un incontro organizzato da Alleanza Cattolica.
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di Roberto Cavallo

Melika vive in Italia ormai da 14 anni e qui ha frequentato l’università. Attualmente lavora in ospedale (per ragioni di sicurezza non dice dove…) come cardio nurse di anestesia.
È attivista umanitaria per le questioni legate all’Iran e al Medio Oriente, e per questo fa parte dell’Associazione Italia-Iran, ricoprendo il ruolo di responsabile del dipartimento pari opportunità.
Malika, perché è venuta in Italia?
Sono venuta in Italia per l’amore che provavo, da adolescente, per l’arte e che per questo mi ha portato a studiare l’italiano da molto giovane, con il sogno di poter frequentare l’accademia delle belle arti in Italia. Negli ultimi anni della mia vita in Iran, però, ho deciso di seguire un altro mio grande desiderio che avevo da giovane: aiutare e curare le persone. Questo mi ha spinta a studiare medicina, sempre in Italia, paese e cultura di cui mi ero ormai innamorata, e ora sono sei anni che lavoro nelle sale operatorie per salvare vite. Come penso tutti possiate immaginare, in Iran la vita di una giovane ragazza con tanti sogni non è semplice, soprattutto se non si condividono le idee del regime islamico. Io, per aver indossato male il velo, sono stata arrestata due volte dalla polizia morale. Quest’ultimo fatto è stato uno dei tanti fattori per i quali ho deciso di voler studiare in Italia.
Non le hanno creato difficoltà a lasciare il Paese?
Ero molto giovane, e nonostante la prigione, la mia attività per i diritti umani non era ancora iniziata… Quindi mi hanno lasciata andare.
La maggioranza del popolo iraniano è ancora schierata con gli ayatollah?
Il regime islamico sta imponendo una importante censura mediatica al popolo iraniano, sospendendo l’accesso ad internet per chi non è legato al governo degli ayatollah, quindi a più dell’80% di tutta la popolazione dentro il paese. Quello che traspare dalla situazione in Iran è una narrazione molto distorta e pilotata. Gli ayatollah non hanno l’appoggio della gente, ma fanno propaganda come se lo avessero. Da sempre negli ultimi 47 anni la popolazione si è rivoltata contro il regime, che puntualmente ha represso le manifestazioni nel sangue e nella violenza. Esempio recente sono state le proteste di gennaio, dove in milioni sono scesi nelle piazze di tutto l’Iran contro il regime e chiamando a gran voce il ritorno dello Scià. Questa volta gli ayatollah hanno massacrato più di 45mila iraniani in sole 2 notti, togliendo internet per non far diffondere le notizie. Quindi per rispondere alla sua domanda, la maggioranza del popolo iraniano non è, e non è mai stata, con gli ayatollah e con il regime teocratico.
Quali sono i riflessi della guerra sulla vita quotidiana?
L’operazione israelo-americana ha portato al popolo iraniano la speranza di potersi finalmente liberare da 47 anni di terrore e repressione della teocrazia islamica. Durante i giorni dell’operazione, nonostante la grande paura dei bombardamenti, la speranza e le gioia di vedere il regime cadere era veramente grande. Ora, durante questa momentanea tregua, il governo ha portato all’interno del paese milizie terroristiche da tutto il Medio Oriente (parliamo di Hamas, Hezbollah, al-Hashd al-Sha’abi dall’Iraq, ecc.), che aiutano i Pasdaran – riconosciuto come gruppo terrorista anche dall’Unione Europea – a reprimere nuovamente il popolo iraniano. Il regime, come ha sempre fatto negli ultimi 47 anni, sta investendo tutti i suoi soldi in armi e nel sostegno alle milizie terroristiche, e questo sta portando ad una grandissima crisi economica e sociale che, come da sempre, colpisce i più poveri. I poveri vedono lanciare da parte degli ayatollah migliaia di droni contro i paesi vicini, mentre loro fanno fatica a comprare il pane…
Qual è oggi la situazione dei dissidenti e delle minoranze etniche e religiose in Iran?
La situazione dei dissidenti e delle minoranze nel paese è peggiorata notevolmente. Dall’inizio delle proteste di quest’anno gli arresti di dissidenti e le impiccagioni, anche di minori, di donne e di anziani, sono aumentate tantissimo rispetto a quanto accadeva negli scorsi anni. Chi fa parte di minoranze etniche e religiose o non concorda con il regime e viene scoperto, rischia torture e morte, per sé e per i propri cari. Ogni mattina, l’Iran si sveglia con una nuova vittima del regime. La grande repressione portata nel paese delle milizie estremiste islamiche è il fattore di maggiore paura da parte della popolazione in questo momento.
Secondo Lei sussiste la possibilità di un accordo imminente con il presidente Trump e con Israele?
Un accordo con il regime islamico è molto difficile. Innanzitutto partiamo da quello che Israele e Trump vogliono: Trump vuole la completa eliminazione del nucleare in Iran e vuole il controllo sullo stretto di Hormuz; Israele vuole eliminare il piano missilistico e il regime islamico stesso, oltre a tutte le forze terroristiche pagate degli ayatollah. Invece ciò che il regime vuole è l’utilizzo senza interferenze del nucleare, portare avanti il proprio piano missilistico, che Israele si ritiri dal conflitto con gli Hezbollah in Libano e che gli USA interrompano il blocco dello stretto.
Insomma, vedendo le intenzioni di tutti, trovo molto difficile che venga trovato un accordo che soddisfi tutte le parti.
Alcuni quotidiani italiani – pochi per la verità – hanno sottolineato l’impegno proattivo della Cina a favore del regime iraniano. Secondo Lei ciò avviene solo per interessi umanitari e/o commerciali?
Gli interessi cinesi nella regione iraniana sono palesi e ben documentati da sempre. La Cina è uno dei più grandi finanziatori del regime islamico, che a sua volta rifornisce la Cina con petrolio a basso costo, anche a causa degli embarghi. La Cina ha interessi commerciali in quanto finanzia gli ayatollah che alimentano la loro fabbrica della morte, e non ha nessun interesse umanitario per il popolo iraniano, popolo che, come abbiamo detto prima, non sostiene il regime e che quindi, in caso di caduta della teocrazia, non sarebbe dalla parte dei Cinesi.
Cosa ne pensa dell’intenso ”inter-scambio” di droni e tecnologie missilistiche fra Russia e Iran?
Penso che l’unico interesse del regime islamico sia quello di sopravvivere a tutti i costi e di continuare con la sua economia terrorista alimentata dalla fabbrica della morte, che, da quando si è instaurato in Iran nel ’79, porta avanti silenziosamente ma incessantemente. Vuole continuare la costruzione e la vendita di missili, droni e armi agli alleati Russi e ai terroristi di Hamas, Hezbollah, Shadol shabi, Houti ecc., continuando a portare instabilità nel Medio Oriente e in tutto il mondo.
Giovedì, 4 maggio 2026
