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Agire ciò che si crede

22 Giugno 2026 by Michele Brambilla

Ciò che intuiamo nei momenti di intimità con il Signore non è un dono solo per noi, perché viviamo in un mondo che agogna parole e rapporti solidi come la roccia che è Cristo

di Michele Brambilla

«Nel Vangelo della Liturgia odierna (Mt 10,26-33) Gesù, inviando i discepoli in missione, tra l’altro rivolge loro questa esortazione: “Quello che io vi dico nelle tenebre voi ditelo nella luce, e quello che ascoltate all’orecchio voi annunciatelo dalle terrazze” (Mt 10,27)», dice Leone XIV nell’Angelus del 21 giugno.

Gesù «fa un accostamento tra ciò che ascoltiamo “all’orecchio”, cioè nel segreto del cuore, e ciò che siamo chiamati a proclamare a tutti, ricordandoci che l’annuncio del Vangelo è prima di tutto condivisione di un incontro personale con Lui, unico per ciascuno», ma destinato a fare di noi dei missionari instancabili di quanto abbiamo appreso ascoltando e contemplando il Signore. «La forza dell’apostolato, infatti, al di là di tecniche e strumenti, si fonda sull’opera dello Spirito Santo in noi e sull’autenticità della nostra risposta» alla chiamata ricevuta dall’Alto. Il Papa cita in proposito san Tommaso d’Aquino (1225-74), che «parlava della predicazione come di un trasmettere agli altri ciò che abbiamo contemplato: “contemplata aliis tradere” (cfr Summa Theologiae, III, q. 40, a. 1, ad 2)».

Secondo il Pontefice, «non bisogna pensare che “contemplare” sia un’esperienza esclusiva, riservata ad alcuni santi o ai monaci e agli eremiti. Tutti possiamo farlo, sforzandoci di custodire, tra gli impegni delle nostre giornate, momenti di quiete in cui metterci in silenzio davanti a Dio, per ascoltare la sua voce, affidargli le nostre gioie e le nostre preoccupazioni, rivedere con Lui la nostra vita. Questo ci rende sempre più persone dalla fede solida e consapevole, e di conseguenza apostoli credibili e liberi, uomini e donne capaci di riflettere la luce del Vangelo in ogni ambiente e in ogni situazione della vita, e di testimoniarlo anche là dove il suo valore non è compreso o accettato».

Il Santo Padre evidenzia che «san Matteo – autore del brano biblico a cui ci riferiamo – scriveva per comunità che non avevano vita facile. Dovevano affrontare ostilità e persecuzioni, come succede ancora oggi a tanti cristiani in vari luoghi della terra», ma questo non deve scoraggiare. «Adesso come allora, è impegnativo rimanere fedeli agli insegnamenti di Gesù e annunciare la sua Parola», ma occorre sempre «rispondere all’odio con l’amore, alla prepotenza con la mitezza, allo scoraggiamento con la perseveranza». «Per questo è necessario che affondiamo le radici della nostra fede e della nostra missione in un intenso rapporto con Lui (cfr Francesco, Esort. ap. Evangelii gaudium, 8). Questo ci dà la forza di non arrenderci e di continuare a trasmettere a tutti, in ogni circostanza, il suo messaggio di speranza, d’amore e di pace», vitale in un mondo fortemente conflittuale come il nostro.

Di guerra il Papa parla anche nel ricordare che «ieri è stata celebrata la Giornata Mondiale del Rifugiato promossa dalle Nazioni Unite, nella ricorrenza del 75° anniversario della Convenzione sullo statuto dei rifugiati, nata per proteggere quanti sono perseguitati e costretti a lasciare la propria terra, la casa e la famiglia. Auspico che lo spirito che animò l’elaborazione di questo importante strumento internazionale continui ancora oggi a illuminare le coscienze dei responsabili delle nazioni», promuovendo l’accoglienza delle «vittime di persecuzione, perché possano vivere in pace, con dignità, e guardare al futuro con speranza».

Leone XIV si rivolge in lingua inglese ai membri Catholic Pentecostal International Dialogue, riuniti a Roma in questi giorni per un incontro intitolato «The Church believes as she prays», ovvero «lex orandi, lex credendi». La coerenza tra preghiera, apostolato e piano dottrinale della fede rimane una questione che il Papa ritiene particolarmente rilevante al giorno d’oggi («particularly relevant nowadays»), dato che la liquidità delle relazioni e la volatilità del pensiero impongono la riproposizione tenace di punti di riferimento solidi.

Lunedì, 22 giugno 2026

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