A che cosa serve la storia

Alleanza Cattolica 37 anni fa
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Gonzague de Reynold, Cristianità n. 95 (1983)

 

Gonzague de Reynold raconte la Suisse et son histoire, Payot, Losanna 1965, p. 165. Titolo e traduzione redazionali.

 

A che cosa serve la storia

 

La storia non è assolutamente soltanto il passato.

Il passato è solo una parte della storia, quella che abbiamo sotto gli occhi quando ci fermiamo a un certo punto per guardare indietro. La storia è una forza che si impadronisce del passato, spinge il passato sul presente e li spinge entrambi nel futuro.

L’immagine della storia è il fiume.

Sgorga da una sorgente ai piedi di un ghiacciaio. Attraverso i ciottoli, i pezzi di ghiaccio e le lastre di neve indurita, comincia a dividersi in un ruscellamento di fili di acqua, che, brillando al sole, si separano poi si ricongiungono. Subito si gonfia in un torrente che cade di cascata in cascata con un rumore sordo in fondo a una gola oscura. La sua caduta forma un piccolo lago nel quale le sue acque si calmano. Il fiume prende allora la forma di un corso di acqua che si può ancora attraversare saltando da una pietra all’altra. Scivola obliquamente in mezzo ai pascoli fino nella valle sempre più larga, nella quale, ingrossato da affluenti, il fiume, già molto lontano dalla sua sorgente, si sente ora un vero fiume. E va così, largo e limpido, di città in città, di popolo in popolo, di paese in paese; va a gettarsi nel mare, sotto il cielo illimitato.

Il fiume può perdersi nelle foreste oppure nelle sabbie: si ritrova sempre. Può scomparire sotto terra:  si riconosce la sua presenza fecondante dai campi più verdi e dagli alberi più alti. Può rallentare e disperdersi nelle paludi: si crede che si sia fermato, ma scorre sempre sotto le acque stagnanti. Può improvvisamente andare in collera, brontolare più forte del tuono, inondare città e campagne, strappare ponti, sfondare case, costringere le popolazioni a fuggire: lo si vede sempre rientrare nel suo letto. Dalla sua sorgente alla sua foce, malgrado tutti gli ostacoli, segue una direzione costante. È uno. 

Ecco un’altra domanda che mi è stata spesso posta: a che cosa serve la storia?

Insegna agli uomini a vivere in società. Perciò è una sapienza.

È una sapienza perché è una esperienza. Mostra che gli uomini sanno quello che fanno, ma non possono prevederne tutte le conseguenze. Ci insegna che molte disgrazie, molte catastrofi, molte decadenze, molte degenerescenze hanno il loro punto di partenza in errori morali.

La storia ha questa virtù, ci aiuta a prevedere. In questo senso è una prudenza. La prudenza stessa si definisce una sapienza pratica, quella che deve possedere l’uomo di Stato. Ma se l’uomo di Stato vuole prevedere, e questo è un atto specifico della ragione, deve fondarsi nello stesso tempo sulla conoscenza del presente e sulla esperienza del passato. Chi parla così è san Tommaso di Aquino.

La storia è anche una giustizia. Esige da noi lo sforzo di comprendere prima di giudicare. Ci vieta di condannare il passato sulla base del nostro presente. Ci invita a chiederci incessantemente: che cosa hanno amato, voluto, cercato gli uomini di altri tempi? Che cosa hanno sofferto? Che cosa hanno potuto realizzare, e con quali mezzi? E che cosa noi dobbiamo a loro, a tutti loro, oggi? 

In questo modo, la storia diventa una pietà. Gli antichi rappresentavano questa virtù sotto la forma di una donna velata, che brucia incenso su un altare. La pietà che ci insegna la storia corona e illumina la giustizia che dobbiamo ai morti con la gratitudine, il rispetto e l’amore. Infatti, che cosa è un popolo, che cosa è il nostro popolo? Un grande insieme storico, formato più da morti che da viventi.

La storia ci restituisce così il senso del sacro, questo senso che abbiamo perduto e nella cui perdita il dottor Carrel, uno dei più grandi scienziati contemporanei, vedeva la causa prima della nostra decadenza. 

Il sacro è la presenza di Dio. La presenza di Dio nella storia è la Provvidenza. La storia è un mistero: da dove viene, dove va? Da dove viene il nostro paese, dove va il nostro paese? Si sente passare nella notte una corrente potente che, qui e là, di luogo in luogo, fa brillare lumi perché non ci perdiamo tutti nelle tenebre, perché ritroviamo il nostro cammino e seguiamo la direzione giusta. Una corrente spirituale che viene da Dio e ritorna a Dio, dopo avere attraversato la vita umana, la vita delle nazioni, e dei secoli, e il tempo.

La storia ci deve essere insegnata per aiutare il nostro paese ad attraversare i tempi.

Un secolo prima di Gesù Cristo, il più illustre oratore della antichità latina, Cicerone, scriveva: «I popoli che si disinteressano della loro storia si condannano a essere sempre fanciulli».

Gonzague de Reynold

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