Comunque è aborto!

Giovanni Cantoni 39 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 72 (1981)

 

Il passaggio obbligato del 17 maggio 1981

Comunque è aborto!

 

È imminente la consultazione referendaria, che costituisce epilogo solo parziale e certo poco entusiasmante della ormai pluriennale battaglia contro l’aborto. L’azione scristianizzatrice e demoralizzatrice – che si esprime manifestamente nelle leggi positive che pretendono di poter autorizzare il male – da parte di chi gestisce lo Stato italiano. I tradimenti, le complicità, le debolezze, le inerzie e le imperizie di quanti, a diverso titolo, dovevano guidare il mondo cattolico nella difesa del diritto alla vita. La necessità di ricordare che la guerra antiabortista potrà terminare solo con l’introduzione nella nostra legislazione di «norme totalmente rispettose del diritto alla vita».

 

Il 17 dell’ormai imminente mese di maggio il corpo elettorale italiano è chiamato a esprimere il proprio giudizio di consenso o di dissenso a proposito di ben sei leggi vigenti nel nostro ordinamento giuridico. Le materie regolamentate da tali leggi sono le più varie e, a diverso titolo, rilevanti, ma di una, soprattutto, è principalmente questione, al punto che da questa le altre sono pressoché messe in ombra, se non in non cale: si tratta dell’aborto e del preteso «diritto d’aborto», che la «legge» 22 maggio 1978, n. 194 presume di poter riconoscere, autorizzare e disciplinare.

Tale «legge» viene offerta al parziale dissenso del corpo elettorale soltanto tre anni dopo la sua promulgazione, e l’effetto di tale dissenso – anche se, eventualmente, maggioritario dal punto di vista del suffragio – comporta il permanere di una normativa abortista.

Si deve confessare, quindi, che la battaglia in corso è, di suo, scarsamente entusiasmante, e che può essere condotta con il giusto tono solo a condizione di inserirla, con molta chiarezza, all’interno di una prospettiva e di una guerra di riconquista e, dunque, solamente se accompagnata dalla corretta identificazione del nemico in questa guerra e dalla concomitante denuncia di ogni tradimento, di ogni cedimento e di ogni inettitudine da parte di chi – almeno in tesi – dovrebbe essere schierato in modo inequivoco nella lotta contro l’aborto, il cui inserimento nell’ordinamento giuridico italiano costituisce una tappa rilevante nel processo di scristianizzazione e di demoralizzazione della nostra nazione.

Anzitutto, dunque, importa chiedersi chi è il nemico. Il nemico è chi gestisce la organizzazione della società storica italiana, cioè della nazione italiana. Tale organizzazione – nata dalla plurima prevaricazione risorgimentale – insiste sulla società italiana da ormai più di un secolo, defatigandola ininterrottamente e con diverse modalità, e avendo come meta ormai palese la sua demoralizzazione e la sua scristianizzazione sostanziali, eventualmente coperte dal rapporto concordatario.

Chi gestisce lo Stato italiano va tentando di modellare la nazione italiana secondo un progetto radicalmente contrastante con la natura di tale nazione; va, cioè, facendo ogni sforzo per sfigurarla, affinché perda la sua identità – come oggi si dice, anche autorevolmente -, e per cancellare il ricordo, la memoria storica di comportamenti tipici conformi alla dottrina cattolica e al senso comune, cioè, ancora, alla saggezza naturale e alla philosophia perennis, nella loro espressione più elementare e meno articolata, anche se non, per questo, meno profonda. E questa opera di modellamento si manifesta principalmente – benché non esclusivamente – nella esemplarità negativa costituita da leggi positive che pretendono di poter autorizzare il male, dal momento che «quanto è legalmente permesso pur essendo moralmente un male comporta presto una confusione nelle coscienze, e una degradazione dei costumi» (1): esempio rilevante di quanto asserito è costituito dalla «legge» che intende disciplinare il preteso «diritto d’aborto», così come dalla sentenza del 4 febbraio 1981 emessa dalla Corte Costituzionale a sostanziale protezione di tale «legge» (2).

Se questo è il nemico – unico al di là delle sue lotte intestine e delle sceneggiate parlamentari, nonché oltre l’articolazione costituzionale che ha assunto a partire dalla seconda guerra mondiale -, importa ancora chiedersi chi lo deve combattere. La risposta elenca e rubrica ordinatamente tutte le autorità sociali, le autorità nella e della società storica italiana, dagli esponenti del mondo ecclesiastico, della Chiesa locale d’Italia – «una rappresentanza legittima e qualificata del popolo italiano, […] una forza sociale, che ha una responsabilità nella vita dell’intera Nazione» (3) -, a quelli di ogni altra articolazione, anche culturale, del corpo storico della nostra nazione. 

Ebbene, per quanto attiene strettamente alla lotta contro la introduzione nel nostro ordinamento giuridico del preteso «diritto d’aborto», il giudizio su questi difensori nati della nazione dalla pressione deformante e snaturante dei gestori dello Stato unitario necessita certamente di essere sfumato e diversificato con grande cura anche se, in ultima analisi, si deve esprimere senza poter ricorrere a termini come «difesa eroica» e neppure «difesa decorosa», ma, purtroppo, evocando di volta in volta tradimenti, complicità, debolezze, inerzie e, nella migliore delle ipotesi, imperizie che, in chi si offre come guida del mondo cattolico, sono scusabili, esclusivamente sul piano individuale, con il ricorso alla ignorantia invincibilis (4).

Da ciò, anzitutto e preventivamente, la introduzione nel nostro ordinamento giuridico della «legge» 22 maggio 1978, n. 194 (5).

Da ciò, quindi, il colpevole ritardo nel combattere tale «legge» (6), in attesa di assolutamente improbabili ripensamenti o concessioni da parte dei gestori dello Stato, dei quali chi opera politicamente non deve mai dimenticare la pertinacia corporativa nel perseguimento del danno strutturale e storico della nazione italiana.

Da ciò, infine, la presentazione di due iniziative referendarie (7) – gravemente immorali nelle loro omissioni -, piuttosto che di un’unica proposta abrogativa, trascurando il fatto che «l’unica forza a disposizione, per sostenere la battaglia contro l’aborto, sarebbe stata una propaganda intransigente» (8), accompagnata da una mobilitazione aperta e totale del mondo cattolico per uno scontro ideale, che influisse sulla discrezionalità ampia della Corte Costituzionale nell’uso e nella applicazione dei criteri di ammissibilità delle proposte referendarie.

Invece, purtroppo, non si è verificato niente di tutto questo, ma si sono dati solamente arretramenti travestiti da temporeggiamenti. E oggi, di fronte al mondo cattolico italiano, si apre, a breve termine, la sola possibilità di combattere una piccolissima battaglia che – anche se non conclude all’«aborto cattolico», come qualcuno maliziosamente insinua (9) – non può colpire «le norme della legge 22-5-1978 n. 194 […] per quanto riguarda le norme sull’aborto terapeutico, la cui abrogazione non è prevista dalle proposte referendarie» (10), sì che si rende assolutamente necessario chiarire che da questa attuale impossibilità «non ne consegue, per altro, che le rimanenti norme abortiste della citata legge civile possano risultare moralmente lecite e praticabili» (11).

Questa piccolissima battaglia deve, per altro, essere combattuta, sia perché il suo esito, per quanto minimale, costituisce un bene in sé (12), sia perché una vittoria in essa sarebbe un sintomo rilevabile – e, quindi, reale – di una inversione di tendenza nel processo di scristianizzazione e di demoralizzazione dell’Italia. E la lotta contro l’aborto, che purtroppo comunque resta nel nostro ordinamento giuridico, va condotta ricordando che la guerra può avere termine esclusivamente con la introduzione nella nostra legislazione, di «norme totalmente rispettose del diritto alla vita» (13), e che «potrà darsi che su questo o quel particolare sia necessario cedere davanti alla superiorità delle forze politiche. In questo caso si pazienta, non si capitola. È ancora necessario, in caso simile, che si salvi la dottrina e si mettano in opera tutti i mezzi efficaci per avviare la cosa a poco a poco al fine cui non si rinuncia» (14).

Giovanni Cantoni

 

Note:

(1) GIOVANNI Paolo II, Discorso al «gruppo di spiritualità» di parlamentari francesi, del 4-3-1981, in L’Osservatore Romano, 5-3-1981.

(2) Cfr. MAURO RONCO, Solo l’aborto è «costituzionale»!, in Cristianità, anno IX, n. 70, febbraio 1981.

(3) GIOVANNI PAOLO II, Discorso alla XVII Assemblea Generale dei Vescovi Italiani, del 29-5-1980, in L’Osservatore Romano, 30-5-1980.

(4) È legittimo chiedersi dove si situino i governanti democristiani, che reggono il nostro paese dal dopoguerra: la loro classificazione non è immediata, per il fatto che nascono come difensori della società, anche se solitamente tiepidi o ambigui; quindi, evolvono in collaborazionisti con il nemico e, infine, si rivelano fiancheggiatori aperti e sostanziale «quinta colonna» del nemico stesso fra i difensori della società. Sulla setta democristiana come «mutante politico organizzato» cfr. il mio La «lezione italiana», Cristianità, Piacenza 1980, pp. 33-54.

(5) Cfr. il mio I falsi «avvocati» della vita, in Cristianità, anno VII n. 49, maggio 1979; e, ancora prima, ALLEANZA CATTOLICA, L’aborto è omicidio, pieghevole del febbraio 1976.

(6) Cfr. ALLEANZA CATTOLICA, Contro l’aborto. Contro ogni colpevole inerzia, pieghevole del 22-4-1979, poi in Cristianità, anno VII, n. 49, cit.

(7) Cfr. il mio L’aborto «democristiano», in Cristianità, anno VIII, n. 64-65, agosto-settembre 1980.

(8) M. RONCO, Solo l’aborto è «costituzionale»!, art. cit.

(9) Cfr., per esempio, RANIERO LA VALLE, Aborto, rischio per la Chiesa, in Paese Sera, 27-2-1981.

(10) CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Messaggio del 17-3-1981, in Avvenire, 18-3-1981.

(11) PRESIDENZA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Comunicato dell’11-2-1981, ibid., 12-2-1981.

(12) A chi giustamente notasse mutamento rispetto alla posizione espressa a suo tempo (cfr. Cristianità, anno VIII, n. 64-65, cit.), confermo a chiare lettere tale mutamento di posizione, che deriva da una lettura più corretta del fatto referendario – almeno così pare dal punto di vista della certezza sia morale che scientifica -, lettura che attribuisce al votante – del quale ormai solo si tratta – unicamente la responsabilità della modifica, che gli è concesso apportare alla legge sottoposta a referendum abrogativo parziale, attraverso la espressione del consenso o del dissenso a un progetto abrogativo da altri ideato, sostenuto e autorizzato. Preciso, ugualmente a chiare lettere, che tale mutamento di posizione non coinvolge assolutamente il giudizio negativo su quanti hanno permesso e favorito la introduzione del preteso «diritto d’aborto» nella nostra legislazione; né su quanti, dovendo e potendo, hanno fatto tardi e male quanto si poteva e si doveva fare prima e bene per fronteggiare il gravissimo danno, riducendo il mondo cattolico a combattere una battaglia ormai obbligatoriamente minimale, come quella che incombe. Preciso, infine e ad abundantiam, che tale mutamento di posizione è qui espresso naturalmente ed esclusivamente a nome e per conto di Alleanza Cattolica.

(13) CONSIGLIO PERMANENTE DELLA CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, La comunità cristiana e l’accoglienza della vita umana nascente, istruzione pastorale dell’8-12-1978, in CONFERENZA EPISCOPALE ITALIANA, Evangelizzazione sacramenti promozione umana. Scelte pastorali della Chiesa in Italia, A.V.E., Roma 1979, p. 610.

(14) PIO XII, Allocuzione ai padri di famiglia francesi, del 18-9-1951, in La pace interna delle nazioni, insegnamenti pontifici a cura dei monaci di Solesmes, trad. it., 2ª ed., Edizioni Paoline, Roma 1962, pp. 613-614.

 

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