Continuerà l’«autodemolizione»?

Giovanni Cantoni 42 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 40-41 (1978)

 

Soltanto la fortezza nella fede darà ai cattolici il coraggio nelle persecuzioni. La vera umiltà baluardo contro il laicismo dell’«umanesimo integrale». Inquietudine e speranza all’inizio del nuovo pontificato.

 

Da Paolo VI a Giovanni Paolo I
CONTINUERA L’«AUTODEMOLIZIONE»?

 

Secondo la autorevole opinione espressa da padre Antonio M. Martins S.J. – ripresa e confortata da Antonio A. Borelli Machado (1) – la terza parte del messaggio di Fátima, il cosiddetto «segreto di Fátima» in senso stretto, riguarderebbe la crisi nella Chiesa.

Il messaggio, infatti, dice suor Lucia, «consta di tre cose distinte», e Borelli Machado espone egregiamente: «La prima è la visione dell’inferno; la seconda è l’annuncio del castigo e dei mezzi per evitarlo; la terza riguarderebbe […] la crisi nella Chiesa, fattore di condanna all’inferno di un numero enorme di anime (prima parta del segreto) e una delle cause del castigo che si abbatterà sul mondo (seconda parte del segreto)» (2).

1. Queste considerazioni si sono presentate alla mia mente con puntualità e – credo – con grande pertinenza, nei giorni di sede vacante, dopo la scomparsa di Paolo VI e nell’attesa del conclave. Sulla loro falsariga mi sono così trovato a ripensare alla crisi nella Chiesa, e a rimeditare su di essa nei termini ormai canonici usati dal defunto Pontefice per denunciare il misterioso processo di «autodemolizione» che affligge il Corpo Mistico del Signore, e segnalare la irruzione «da qualche fessura […] del fumo di Satana nel tempio di Dio» (3).

Come sempre, quando la materia è particolarmente delicata, l’attenzione si è dovuta fare sottile per distinguere molto opportunamente tra la persecuzione alla Chiesa – dato assolutamente non eccezionale nella sua storia in hac lacrimarum valle, quasi una nota accanto alla unicità, alla santità, alla cattolicità e alla apostolicità – e l’«autodemolizione», una sorta di «autopersecuzione», di cui l’apertura al mondo che «giace in potere del maligno» (4), e il suo conseguente ingresso «nel tempio di Dio», costituisce un aspetto non certamente secondario.

Il pensiero – e quindi la meditazione – si è concentrato sulle rilevanti diserzioni nel clero secolare e regolare, sulla devastazione liturgica, sulla inedia catechistica in cui versa – quando non è avvelenato da dottrina dubbia o cattiva – il popolo fedele. Né poteva mancare il ricordo – non certamente fugace, e particolarmente straziante – del silenzio che, ormai da tempo, avvolge la «Chiesa del silenzio», delle vischiosità pastorali, dei compromessi, degli abusi di autorità, della mancanza di soluzioni reali e fondate offerte ai pure gravissimi problemi della «Chiesa conciliare», che travagliano una consistente massa di fedeli, e forse non dei meno fedeli!

Così, l’«autodemolizione» mi è apparsa tutt’altro che una parola vuota, e i guasti derivanti dalla intossicazione da «fumo di Satana» mi si sono fatti presenti nella loro drammaticità sostanziale, che il tempo non lenisce, ma piuttosto contribuisce ad aumentare pericolosamente.

Così, mi è parso ancora più verosimile che la terza parte del messaggio di Fatima riguardi la crisi nella Chiesa, al punto da provare l’impressione che siano i fatti stessi a svelare il «segreto», surrogando così umane o ecclesiastiche reticenze e riserve.

2. Per pio esercizio mi sono chiesto quale potrebbe essere – sempre nella prospettiva di Fatima – il rimedio ai mali della Chiesa. Se gli uomini, per non andare all’inferno, devono rispettare la legge di Dio; se altrettanto devono fare le nazioni, per non cadere nel comunismo, che è il loro inferno storico, conforme alla loro natura di realtà storiche, che cosa deve fare la Chiesa per non «autodemolirsi», perché l’inferno, il «fumo di Satana», non penetri in essa?

Questo concatenamento di pensieri mi ha portato a riconsiderare la Chiesa, società soprannaturale, Corpo Mistico di Nostro Signore, costituita da «tutti i battezzati che, vivendo sulla terra, professano la stessa fede e legge di Cristo, partecipano agli stessi sacramenti, e obbediscono ai legittimi Pastori, principalmente al Romano Pontefice» (5).

Il ricordo del Pontefice e della natura gerarchica della Chiesa mi ha riportato in medias res, prima al conclave e poi al nuovo Papa. Ma, prima ancora, al mistero della Chiesa, al mistero della sua indefettibilità e della sua resistenza alle «porte dell’inferno» (6); poi, di nuovo, a quello della sua «autodemolizione».

3. Il momento mi ha spinto a concentrare la mia attenzione, continuamente, sul Papa, sulla roccia, sul fondamento su cui è edificata la Chiesa. Sono tornato a rileggere, nel Vangelo di Matteo, il tratto della confessione di Pietro, che lo ha riconosciuto come «il Cristo, il Figlio di Dio vivente»: «Tu sei beato, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l’han rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli. E io ti dico che tu sei Pietro e sopra questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte dell’inferno non prevarranno contro di essa» (7). Come è possibile che una realtà così fondata possa «autodemolirsi»? La persecuzione era prevedibile e prevista – «se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi» (8) -, ma l’«autodemolizione»?

Nello sforzo di capire, lo sguardo, posato sulla sacra pagina, è andato oltre i noti e classici versetti sulla confessione di Pietro. E ho continuato a leggere il capitolo di Matteo: «Da allora Gesù cominciò a dire apertamente ai suoi discepoli che egli doveva andare a Gerusalemme e soffrire molte cose da parte degli Anziani, degli scribi e dei sommi sacerdoti, ed essere ucciso e risuscitato il terzo giorno. E Pietro, presolo in disparte, cominciò a riprenderlo, dicendo: «Non sia mai vero, Signore; questo non t’avverrà mai». Ma Gesù, rivoltosi, disse a Pietro: «Vattene lontano da me, Satana; tu mi sei di scandalo, perché tu non hai il senso delle cose di Dio, ma delle cose degli uomini» (9).

Ecco Pietro, la roccia, divenire improvvisamente Satana, l’avversario, solo che non creda alla persecuzione, all’inevitabile contrasto tra Gesù Cristo e il mondo, ma formi il suo giudizio secondo il mondo, con «il senso […] delle cose degli uomini», piuttosto che secondo la fede; ecco la possibilità dello scandalo enorme della «autodemolizione».

4. Leggo e rileggo la divisa del nuovo Pontefice: «Humilitas», umiltà, da humus, terra, come humanitas, umanità. Mi chiedo se si realizzerà, se sia vicino a realizzarsi, finalmente, quello di cui de Bonald dava il modo, la regola: «La Rivoluzione è incominciata con la Dichiarazione dei diritti dell’uomo, e non finirà che con la Dichiarazione dei diritti di Dio» (10). Quale migliore presupposto, per la promozione della Dichiarazione dei diritti di Dio, di un enorme senso della limitatezza umana, di quel senso del limite che è precisamente uno degli aspetti, se non il principale, della umiltà? Come non vedere in una fede straordinaria la sola forza capace di espellere il «fumo di Satana» dalla Chiesa, di chiudere a esso e, quindi, di arrestare l’«autodemolizione», magari scegliendo la persecuzione da parte di un «mondo contrariato»»? E su che base appoggiare questa fede, se non sulla umiltà? E nella Chiesa, se non su Pietro?

Ma se la humilitas avesse a rivelarsi piuttosto humanitas, qualcosa di «umano, troppo umano», un eccesso di umanità, un «umanesimo integrale», come attendersi cambiamenti e immaginare il venire meno delle attuali sofferenze?

* * *

Continuerà la Chiesa, dunque, ad «autoperseguitarsi», autodemolendosi? Continuerà ad aprire il tempio al «fumo di Satana»?

Nell’attesa che i fatti svelino, nel loro svolgersi, il mistero della storia, non rimane che pregare, operare e offrire sacrifici all’Altissimo perché, al più presto, si realizzi la promessa di Fatima e «infine» il Cuore Immacolato di Maria trionfi sul mondo.

GIOVANNI CANTONI


NOTE

(1) Cfr. ANTONIO A. BORELLI MACHADO, Le apparizioni e il messaggio di Fatima, trad. it., Cristianità, Piacenza 1977, pp. 38-39 e 71-77.

(2) Ibid., p. 39.

(3) Per le espressioni di Paolo VI cfr. rispettivamente la allocuzione agli alunni del Pontificio Seminario Lombardo, del 7-12-1968, in Insegnamenti, vol. VI, p. 1188, e quella per il nono anniversario della incoronazione, del 29-6-1972, ibid., vol. X, pp. 707-708.

(4) 1 Gv. 5, 19.

(5) Catechismo maggiore, promulgato da san Pio X, Ares, Milano 1974, p. 44.

(6) Mt. 16, 18.

(7) Ibid. 16, 16-18.

(8) Gv. 15, 20.

(9) Mt. 16, 21-23.

(10) CHARLES-AUGUSTIN DE SAINTE-BEUVE, Uomini della Restaurazione, trad. it., Sansoni, Firenze 1954, p. 144.

 

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