“Contro il Papa attacchi insolenti da uomini di Chiesa. Ora basta, sono sbagliati”

L’Arcivescovo emerito di Milano pubblica una nuova edizione della sua autobiografia. Nelle Sacre Stanze e tra i cattolici «è riesplosa la lotta tra conservatori e progressisti: purtroppo è un ritorno indietro»
Alleanza Cattolica 4 settimane fa
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Di Domenico Agasso Jr da La Stampa del 13/06/2020

Il pontefice è il pontefice. E il credente «gli deve affetto, rispetto e obbedienza in quanto segno visibile e garanzia dell’unità della Chiesa». Per questo gli attacchi «sempre più insolenti contro papa Francesco», soprattutto «quelli che nascono all’interno della Chiesa, sono sbagliati». Parole dure indirizzate al fronte ostile a Bergoglio. Il mittente è il cardinale Angelo Scola, che le scrive nelle prime pagine dell’edizione aggiornata dell’autobiografia, «Ho scommesso sulla Libertà», realizzata con Luigi Geninazzi (Solferino, 304 pagine, 12 euro). Il libro, in uscita in questi giorni, è introdotto da «un nuovo saggio sul “futuro del cristianesimo”», in cui l’Arcivescovo emerito di Milano dice di non essere preoccupato per le minacce di uno scisma ecclesiastico, ma esprime il suo rammarico perché è riesplosa la «lotta tra conservatori e progressisti» nei Sacri Palazzi e tra i cattolici: è un «ritorno indietro», afferma con amarezza.

Scola si domanda «a che punto è la Chiesa cattolica nella tempesta che sembra attraversare?». Nella prospettiva numerica è «innegabile l’erosione in atto del cattolicesimo e più in generale dei credenti in Europa e in America, dove appare in crescita la categoria dei nones, cioè di coloro che rispondono none, nessuna, alla domanda sulla religione di appartenenza, al punto che alcuni osservatori cominciano a chiedersi se l’agnosticismo dichiarato non finirà per diventare “la prima religione” del mondo occidentale». Già fra dieci anni si prevede che «i nones potrebbero raggiungere una cifra tra il 25 e il 30 per cento e in questo caso diventerebbero la maggioranza relativa superando così il gruppo dei cattolici e quello dei protestanti, entrambi al 22 per cento». Il Cardinale rileva che, «stando al giudizio più diffuso, si tratta di una crisi grave e profonda, di quelle che, secondo alcuni osservatori, si presenta nella storia della Chiesa ogni cinquecento anni. “La scossa attuale” afferma per esempio lo studioso delle religioni Jean François Colosimo “ricorda per il suo carattere sistemico la crisi delle eresie del Quarto secolo, delle investiture nell’Undicesimo secolo, delle indulgenze nel Quindicesimo secolo. Ogni volta sono state accompagnate da un disordine morale. Ogni volta la catastrofe è arrivata non dall’esterno ma dall’interno. Ogni volta la crisi ha colpito duramente l’istituzione e questa volta si concentra più che mai sulla Curia e sul clero”». 

L’idea di un carattere ciclico delle crisi, «sul modello dei sommovimenti geofisici», a Scola appare però «una forzatura che non tiene conto della grande diversità degli eventi citati». Nella situazione attuale infatti si tratta «di una “mondanizzazione”». Qui sta la radice «profonda di scandali, reati, comportamenti aberranti, come gli abusi sessuali sui minori, commessi anche da persone consacrate. Se, infatti, viene meno il riferimento alla Grazia e si vive “come se Dio non esistesse”, lentamente ma inesorabilmente si sgretola e cede anche la moralità personale».

Anche per questo papa Francesco oggi punta a «scuotere le coscienze mettendo in discussione abitudini e comportamenti consolidati nella Chiesa, ogni volta alzando, per così dire, l’asticella da superare. Il che può generare qualche smarrimento e anche turbamento», riconosce Scola. Ma ciò non giustifica «gli attacchi sempre più duri e insolenti contro la sua persona, soprattutto quelli che nascono all’interno della Chiesa». Per il porporato «sono sbagliati. Fin da bambino ho imparato che “il Papa è il Papa” cui il credente cattolico deve affetto, rispetto e obbedienza in quanto segno visibile e garanzia sicura dell’unità della Chiesa nella sequela di Cristo. La comunione con il successore di Pietro non è questione di affinità culturale, di simpatia umana o di un feeling sentimentale, ma riguarda la natura stessa della Chiesa». 

Scola è solito dire che «ogni Papa va “imparato” nel suo stile e nella sua logica più profonda». E ritiene «ammirevole e commovente la straordinaria capacità di Francesco di farsi vicino a tutti, in particolare agli esclusi, a coloro che più subiscono la “cultura dello scarto” come spesso ci ricorda nella sua ansia di comunicare il Vangelo al mondo». 

C’è chi prefigura scissioni e «scenari foschi per la Chiesa che sarebbe minacciata da uno scisma», osserva l’ex Patriarca di Venezia. Le polemiche e le divisioni che stanno diventando «sempre più aspre, anche a scapito della verità e della carità, mi preoccupano». Peraltro Scola non vede il rischio di uno scisma, teme invece «un cammino a ritroso. A quanti ritengono che la Chiesa sia rimasta molto indietro – spiega – io dico piuttosto che stiamo tornando indietro e precisamente all’epoca del dibattito post-conciliare fra conservatori e progressisti. Vedo rinascere una contrapposizione dai toni esagitati fra i guardiani della Tradizione rigidamente intesa e i fautori di quel che si intendeva come adeguamento della prassi ma anche della dottrina a istanze mondane».

Per i primi erano le innovazioni «messe in atto dopo il Concilio a provocare l’emorragia di fedeli, per i secondi era invece la insufficiente risposta alle attese della società la causa principale del distacco dalla Chiesa». Secondo Scola, da queste due contrapposte visioni che stanno «riesplodendo in termini più radicali deriva in gran parte lo stato di confusione in cui vivono oggi molti cattolici e non solo i semplici fedeli». E ciò lo rattrista, perché negli anni «del mio ministero episcopale mi era sembrato di notare un superamento di quella sterile contrapposizione, una sincera volontà di parlarsi ma soprattutto una rinnovata capacità di lavorare insieme nei vari ambiti della comunità ecclesiale e dell’impegno sociale, al di là di etichette di parte ritenute ormai vecchie e consunte». Oggi, constata il Cardinale, «purtroppo quel cammino non solo si è interrotto ma lo si sta percorrendo velocemente a ritroso». Ecco una situazione che Scola considera emblematica: «Il “percorso sinodale” che ha preso avvio nella Chiesa cattolica tedesca mi sembra l’esempio più evidente e sconcertante di questo salto all’indietro, con il tentativo di discutere e approvare in modo vincolante in sede locale decisioni, anche di carattere dottrinale, che possono essere prese soltanto a livello di Chiesa universale». La via per superare queste tensioni è affidarsi allo «Spirito», che «non si lascia imbrigliare dalle logiche di schieramento».

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