Crociata, «colloqui», pace e guerra dopo la testimonianza ungherese del 1956

Alleanza Cattolica 34 anni fa
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Pio XII, Cristianità n. 138 (1986)

 

Radiomessaggio natalizio ai fedeli e ai popoli del mondo intero, del 23-12-1956, in Discorsi e Radiomessaggi di Sua Santità Pio XII, vol. XVIII, pp. 735-739. Titolo redazionale.

 

Crociata, «colloqui», pace e guerra dopo la testimonianza ungherese del 1956

 

La libertà e la responsabilità personale, la socievolezza e l’ordinamento sociale, il beninteso progresso sono dunque valori umani, perché l’uomo li attua e ne trae vantaggio, ma anche religiosi e divini, se si guarda la loro sorgente.

 

Contrasti nel campo religioso

Ora l’intimo fondamento di questi valori si è voluto infrangere e far dimenticare nei tempi moderni dalla società, anche in Occidente, in nome del laicismo, della vana autosufficienza dell’uomo. Si è così pervenuti a questa singolare condizione, che non pochi uomini della vita pubblica, privi essi stessi di vivo sentimento religioso, per il bene comune vogliono e debbono difendere quei valori fondamentali, che tuttavia soltanto nella religione e in Dio hanno la loro sussistenza. 

I pretesi realisti non amano riconoscere tale affermazione, ed anzi tanto più incolpano la religione di tramutare in lotta religiosa ciò che non sarebbe se non un contrasto nel campo politico economico. Essi dipingono vivamente il terrore e la crudeltà delle antiche guerre di religione, per far credere che gli odierni conflitti fra l’Occidente e l’Oriente sono invece inoffensivi, e che basterebbe soltanto da ambedue le parti un poco più di senso pratico per ottenere l’acquietamento di interessi economici e di concreti rapporti di potenza politica. Il richiamarsi a valori assoluti falsifica — essi dicono — infaustamente il reale stato di cose, attizza le passioni e rende più difficile il cammino verso una pratica e ragionevole unione.

 

Tendenze nocive

Noi da parte Nostra, come Capo della Chiesa, abbiamo evitato al presente, come in casi precedenti, di chiamare la Cristianità ad una crociata. Possiamo però richiedere piena comprensione del fatto che, dove la religione è un vivo retaggio degli antenati, gli uomini concepiscano la lotta, che viene loro dal nemico ingiustamente imposta, anche come una crociata. Ma ciò che per tutti affermiamo, di fronte al tentativo di far apparire inoffensive alcune tendenze nocive, è che si tratta di questioni concernenti i valori assoluti dell’uomo e della società. Per la Nostra grave responsabilità non possiamo lasciare che questo si nasconda nella nebbia degli equivoci.

 

Colloqui ed incontri

Con profondo rammarico dobbiamo a tal proposito lamentare l’appoggio prestato da alcuni cattolici, ecclesiastici e laici, alla tattica dell’annebbiamento, per ottenere un effetto da essi stessi non voluto. Come si può ancora non vedere che questo è lo scopo di tutto quell’insincero agitarsi, che va sotto il nome di «colloqui» ed «incontri»? A che scopo, del resto, ragionare senza un comune linguaggio, o com’è possibile d’incontrarsi, se le vie divergono, se cioè da una delle parti ostinatamente si respingono e si negano i comuni valori assoluti, rendendo quindi inattuabile ogni «coesistenza nella verità»? Già per il rispetto del nome cristiano si deve desistere dal prestarsi a quelle tattiche, poiché, come ammonisce l’Apostolo, è inconciliabile il volersi assidere alla mensa di Dio e a quella dei suoi nemici (cfr. I Cor. 10, 21). E se ancora si dessero spiriti irresoluti? nonostante la dolorosa testimonianza di un decennio dl crudeltà, il sangue testè versato e la immolazione di molte vite offerte da un popolo martoriato, dovrebbe finalmente persuaderli. Occorre tuttavia — si osserva — non tagliare i ponti, bensì mantenere le mutue relazioni. Ma per questo basta pienamente ciò che gli uomini responsabili dello Stato e della politica credono di dover fare in contatti e rapporti per la pace della umanità, e non per particolari interessi. Basta quel che la competente Autorità ecclesiastica stima di dover compiere, per ottenere il riconoscimento dei diritti e della libertà della Chiesa.

Se la triste realtà Ci costringe a stabilire con chiaro linguaggio i termini della lotta, nessuno può onestamente muoverCi il rimprovero quasi di favorire l’irrigidimento dei fronti opposti, e ancor meno di esserCi in qualche modo allontanati da quella missione di pace che deriva dal Nostro Apostolico Officio. Se tacessimo, ben più dovremmo temere il giudizio di Dio. Rimaniamo fermamente legati alla causa della pace, e Dio solo sa quanto brameremmo di poterla annunziare pienamente e lietamente con gli Angeli del Natale. Ma appunto per salvarla dalle presenti minacce, dobbiamo indicare dove si cela il pericolo, quali sono le tattiche dei suoi nemici e ciò che li addita per tali. Non altrimenti il neonato Figlio di Dio, bontà infinita Egli stesso, non esitò a tracciare chiare linee di separazione e ad affrontare la morte per la verità.

Noi siamo persuasi che anche oggi, di fronte ad un nemico risoluto ad imporre, in un modo o nell’altro, a tutti i popoli una particolare e intollerabile forma di vita, soltanto l’unanime e forte contegno di tutti gli amanti della verità e del bene può salvare la pace, e la salverà. Sarebbe un fatale errore ripetere ciò che in una simile contingenza avvenne negli anni che precedettero il secondo conflitto mondiale, quando ognuna delle nazioni minacciate, e non soltanto le più piccole, cercò di salvarsi a spese delle altre, quasi facendosene scudo, e anzi cercando di trarre dalla altrui angustia vantaggi economici e politici assai discutibili. L’epilogo fu che tutte insieme vennero travolte nella conflagrazione.

 

Il servizio militare, le armi e la guerra

La condizione odierna, che non ha riscontri nel passato, dovrebbe pur essere chiara a tutti. Non vi è ormai più luogo a dubitare circa le mire e i metodi che stanno dietro ai carri armati, quando questi irrompono fragorosamente da seminatori di morte oltre i confini, per costringere popoli civili ad una forma di vita da essi esplicitamente aborrita; quando, bruciando, per così dire, le tappe di possibili trattative e mediazioni, si minaccia l’uso delle armi atomiche per il conseguimento di concrete esigenze, siano esse giustificate o no. È manifesto che nelle presenti circostanze può verificarsi in una Nazione il caso, in cui, risultato vano ogni sforzo per scongiurarla, la guerra, per difendersi efficacemente e con speranza di favorevole successo da ingiusti attacchi, non potrebbe essere considerata illecita.

Se dunque una rappresentanza popolare e un Governo eletti con libero suffragio, in estremo bisogno, coi legittimi mezzi di politica estera ed interna, stabiliscono provvedimenti di difesa ed eseguiscono le disposizioni a loro giudizio necessarie, essi si comportano egualmente in maniera non immorale, di guisa che un cittadino cattolico non può appellarsi alla propria coscienza per rifiutar di prestare i servizi e adempiere i doveri fissati per legge. In ciò Ci sentiamo pienamente in armonia coi Nostri Predecessori Leone XIII e Benedetto XV, i quali mai non negarono quell’obbligo, ma profondamente lamentarono la sfrenata corsa agli armamenti e i pericoli morali della vita nelle caserme, e additarono quale efficace rimedio, come anche Noi facciamo, il disarmo generale […].

Pio XII

 

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  Cristianità, Magistero pontificio
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