Daniele Fazio, Cristianità n. 435 (2025)
Testo della relazione, rivista e annotata, tenuta in occasione della presentazione dell’opera di don Giuseppe Zanghì, Cristo piena umanità. Nuova lettura di dom Franςois Pollien (con prefazione di S.E. mons. Cesare Di Pietro, D’Ettoris, Crotone 2024), tenutasi presso il seminario arcivescovile San Pio X di Messina il 19-5-2025.
1. La sfida di una cesura epocale
Il 1789 è una data di svolta per la storia della cristianità occidentale. La Rivoluzione francese fa giungere il processo di secolarizzazione a un punto apicale. Il cattolicesimo, che aveva accompagnato e guidato la formazione culturale e politica dei popoli europei, dopo la frattura della Riforma protestante (1517) viene apertamente osteggiato: in particolare, vengono aggredite le strutture e contraffatti i simboli della fede. Con il 1789 si intronizza il laicismo, che pretende di limitare alla vita privata le manifestazioni e le ricadute della religiosità, e il ruolo della cultura cattolica, egemone fino all’avvento dell’Illuminismo, inizia a relativizzarsi. In più, la Rivoluzione francese disarticola i nuclei fondanti della società, riconoscibili nella famiglia e nelle corporazioni, mentre introduce nei vari ambiti una prospettiva fortemente individualistica che deformerà la natura sociale dell’uomo.
Napoleone Bonaparte (1789-1815) esporta con le armi i princìpi della Rivoluzione in buona parte dell’Europa e, quando è definitivamente sconfitto nella battaglia di Waterloo, in Belgio, nel 1815, la cosiddetta Restaurazione — apertasi con il Congresso di Vienna (1814-1815) — è semplicemente di natura politica: non si preoccupa di contrastare la diffusione dei princìpi rivoluzionari e anticristiani veicolati dall’imperatore francese, tant’è che essi continuano a operare nei singoli e in associazioni — prima fra tutte la massoneria — impegnate nei primi decenni dell’Ottocento a organizzare rivolte che gradualmente mutano l’assetto culturale, politico e istituzionale europeo. Inoltre, in seno alle legislazioni delle varie nazioni «restaurate» il Codice Civile napoleonico diventa sempre di più il modello da seguire.
La Francia, dopo la Rivoluzione, per diversi decenni non ha un ordine stabile, tant’è che in molti, vedendo ormai accantonata la fede che era stata per secoli anche un collante sociale, si chiedono su che cosa basare un nuovo ordine. Il filosofo positivista Auguste Comte (1798-1857) risponde al quesito affidandosi alla scienza. Riducendo ogni fatto umano e politico a fatto naturale, egli considera la scienza alla stregua di una religione, con nuove «divinità» — il Grande Essere, ossia l’Umanità —, catechismi, santi e dogmi.
Quasi contemporaneamente alla Rivoluzione francese in Inghilterra si sviluppa un processo di cambiamento, repentino e irreversibile, nel campo dell’economia e dei rapporti lavorativi: la Rivoluzione industriale.
Le due rivoluzioni, fenomeni qualitativamente inediti, richiedevano una risposta etica, tenendo conto che le ideologie partorite dalle varie correnti dell’illuminismo e consolidatesi durante il secolo XIX, in particolar modo il liberalismo e il socialismo, contendevano il primato all’impianto di fede e di cultura cattolica dell’antico regime. Nella Penisola italiana le spinte rivoluzionarie, già manifestatesi al tempo dell’invasione napoleonica, approfittano dell’unificazione politica in corso per operare una profonda rivoluzione culturale, definita «Risorgimento» (1), che doveva portare alla nascita di una nuova Italia e formare «nuovi» italiani con lo scopo di svellere le radici cristiane del Paese.
In particolare, nel 1870, quando, per completare l’unificazione, lo Stato Pontificio viene invaso e annesso al Regno d’Italia, si crea una frattura problematica fra il «Paese reale», cattolico, e il «Paese legale» rappresentato da una élite liberale scollegata dal sentire popolare.
La prima reazione alla Rivoluzione in Francia e in Italia è animata dalla gente più semplice che, davanti alla letterale distruzione di istituzioni, usi e tradizioni operata dai rivoluzionari filo-francesi e dalle truppe napoleoniche, insorge come può: ricordiamo l’insurrezione della Vandea e della Bretagna in Francia (2) — molti martiri di quel periodo sono stati beatificati e canonizzati — e le diffuse insorgenze in Italia, in Spagna e in molte parti d’Europa (3).
Contemporaneamente, vi è una reazione di tipo culturale di cui sono primi esponenti il politico Edmund Burke (1729-1797) e il diplomatico Joseph-Marie de Maistre (1753-1821), autori di riflessioni ispirate a filosofie alternative al razionalismo rivoluzionario, che analizzano le cause profonde, direi metafisiche, della Rivoluzione e danno vita alla scuola cattolica contro-rivoluzionaria, che sostanzialmente giunge fino ai nostri giorni.
Dagli ultimi decenni del secolo XIX in tutta Europa i cattolici si organizzano in movimenti civico-politici e in gruppi operosi che, sospinti dal magistero dei Pontefici, in particolare da quello di Leone XIII (1878-1903), danno vita a opere di rigenerazione sociale. Se per risolvere la questione operaia il socialismo ricorreva all’odio sociale, tramite la lotta di classe, la prospettiva dell’enciclica Rerum novarum, del 1891, richiama invece l’importanza della concordia fra le classi e di rapporti economici fondati sulla morale naturale e cristiana, rifiutando nettamente le prospettive materialistiche socialiste.
In particolare, in Italia la prima struttura organizzata che riunisce i cattolici è l’Opera dei Congressi. Nata nel 1874, essa rappresenta la prima tappa del percorso del movimento cattolico italiano. Da un lato i cattolici devono resistere all’aggressione ideologica e legale dello Stato liberale e si fanno solidali con il Papa «prigioniero in Vaticano» che ha proclamato il non expedit,l’astensione elettorale dei cattolici, dall’altro, in campo sociale devono sopperire con una molteplicità di opere ai gravi disagi provocati nella società dalla «piemontesizzazione» del Paese e dalla soppressione delle antiche infrastrutture caritative cristiane.
Tuttavia, l’Opera dei Congressi, lacerata dallo scontro fra le sue due anime, quella conservatrice, o «intransigente», e quella «conciliatrice» con il nuovo Stato e con le varie ideologie secolarizzanti, è soppressa nel 1904. La storia del movimento cattolico italiano continua in altre forme associative — promosse e incoraggiate da Papa san Pio X (1903-1914) con l’enciclica Il fermo proposito, del1905 — e si distingue la figura del beato Giuseppe Toniolo (1845-1918), economista e sociologo.
Nel nuovo contesto liberale i cattolici si trovano a vivere la loro fede in un ambiente in cui dominava sempre di più il paradigma dell’«etsi Deus non daretur» (4). I duecento anni che vanno dal 1789 al 1989, quando implode l’ultimo sistema ideologico, il comunismo sovietico, costituiscono il tempo in cui in Europa e in Occidente si afferma il paradigma dell’autosufficienza dell’uomo, che si ritiene Dio, illuso dai vari messianismi secolarizzati. Il «paradiso terrestre» che si è voluto costruire a partire dalla cacciata di Dio dal cuore dell’uomo e delle società ha in realtà generato due guerre mondiali e ha prodotto Lager e GuLag per opprimere quanti non si allineano al pensiero ideologico.
2. La spiritualità di dom Pollien al servizio del laicato cattolico
Dom François (Joseph) Pollien (1853-1936) nasce il 1° agosto 1853 a Chèvenoz, presso Annecy, nell’Alta Savoia allora sabauda, viene ordinato sacerdote nel 1877, un anno prima dell’elezione al soglio pontificio di Leone XIII, ed è subito nominato direttore delle opere di carità diocesane, nonché responsabile fino al 1884 dell’apostolato fra i giovani. In ragione di tale esperienza si pone il problema di dare sostanza all’azione dei cattolici in un nuovo contesto ricco di sfide. Il sacerdote diocesano prima e il certosino — a partire proprio dal 1884 — poi risponderà attraverso consigli, indicazioni e itinerari spirituali dettati allo scopo di rendere solida la vita interiore, ma da cui possono anche sprigionarsi intuizioni per la rigenerazione sociale, che è impegno tipicamente laicale.
A mio parere sono due i testi di dom Pollien in cui si possono rintracciare più nitidamente indicazioni spirituali per il laicato cattolico: A Réculons. Réflexion d’un ami (1893), precedentemente titolatonel manoscritto Le mal social e l’action catholique, e Soyez chretiens (1897), successivamente conosciuto in Italia prima con il titolo di Viva Dio (1904) e, definitivamente, con il titolo di Cristianesimo vissuto. Consigli fondamentali dedicati alle anime serie (1964).
Nel primo scritto il certosino savoiardo nota che l’individualismo tipico della Rivoluzione francese stava penetrando anche nelle organizzazioni dedite alla carità cristiana per cui si produceva spesso un attivismo non radicato nella spiritualità e soprattutto privo di una impronta culturale. Insomma, l’azione di molti cattolici si riduceva a essere senz’anima, rischiando — con linguaggio attuale — di ridurre la Chiesa a Organizzazione Non Governativa, come tante volte ha ricordato Papa Francesco (2013-2025) (5).
L’individualismo, secondo dom Pollien, contraddice innanzitutto la natura dell’uomo, che è costitutivamente sociale e che trova la sua prima espressione nella famiglia. Questa era stata, del resto, l’istituzione che la Rivoluzione stava più di tutte disarticolando, soprattutto attaccando la nozione di autorità e di paternità, rendendo l’uomo una monade. La proiezione di questa mentalità all’interno della società e della politica aveva provocato i disordini che stava vivendo la Francia. L’appello del certosino è rivolto, allora, alla formazione di tutti i componenti della famiglia e alla responsabilità sociale, perché solo a partire da questi fondamenti può essere pensato il rinnovamento della società.
Se il cuore della spiritualità di dom Pollien è sull’unione dell’umanità alla divinità, contemplata nel Verbo incarnato, la realizzazione delle opere umane in terra non può che passare attraverso il richiamo a «riconnettere» a Dio le persone e le società. Occorreva, cioè, guarire la famiglia per guarire la società.
Il richiamo a vivere all’insegna dei princìpi naturali e cristiani è nell’ottica non di abbattere le varie realtà esistenti, ma di infondervi uno spirito cristiano. Chiosa don Giuseppe Zanghì: «[…] il male dell’individualismo deriva dalla diffusione dell’affermazione rivoluzionaria della centralità assoluta dell’individuo senza riguardo al suo rapporto costitutivo con Dio e con la società. Nasce così inesorabilmente prima la religione dell’umanità, il positivismo, con l’incipiente assorbimento dell’individuo nella società e con il consequenziale prevedibile esito politico socialista della sua totale scomparsa nella collettività; poi seguono logicamente le inedite tragedie rispettivamente del nichilismo, dell’anarchia e della tirannia» (6).
Le meditazioni di dom Pollien, pur non avendo folle di fruitori, hanno tuttavia direttamente ispirato la creazione di istituti. Il presbitero Jean Emile Anizan (1853-1928) fondò, infatti, la Congregazione dei Figli della Carità (1918) e quella delle Ausiliatrici della Carità (1926), che saranno presenti alle Settimane sociali di Mulhouse (1931) e al Congresso dell’Unione delle Opere di Grenoble (1933), influenzando la nascita dei primi sindacati cattolici in Francia.
Il secondo testo ha una grande fortuna in Italia. Le prime edizioni sono introdotte da Giuseppe Toniolo, uno degli esponenti più illustri e attivi del movimento cattolico. Quando è sciolta l’Opera dei Congressi, Toniolo, soprattutto affiancando Stanislao Medolago Albani (1851-1921), si adopera per la fondazione dell’Unione Popolare fra i Cattolici d’Italia e dell’Unione Elettorale Cattolica Italiana, e a favore della riconfermata Unione Economico-Sociale dell’Opera, accrescendo così l’impegno del laicato nella fedeltà al Magistero e cercando di ricuperare elementi giovanili contaminati dal modernismo e dal «cattolicesimo-democratico». Nel 1907 promuove a Pistoia la prima Settimana Sociale ed è artefice di un progetto di restaurazione cristiana della società contrario al liberalismo e al socialismo, che ha come riferimento la democrazia organica medievale e, in particolare, l’esperienza dell’età comunale in Italia (7).
L’ottica di Cristianesimo vissuto, testo per la meditazione semplice e articolato in brevi paragrafi, si concentra sulla riforma spirituale e sulla cura della vita interiore, nella convinzione che senza prima possedere una forte e continua tensione interiore — impegnandosi in un «combattimento spirituale» — non si può rinnovare la società. Il testo si prefigge di portare il lettore a mettere ordine nella propria esistenza, partendo dalla necessità di dare il primo posto a Dio e orientando la vita dei singoli e delle società innanzitutto verso Dio. Secondo lui, a Dio spetta la preminenza in ogni ambito: Dio nelle idee, Dio negli affetti, Dio nelle azioni, senza mezze misure. Il testo è suddiviso in quattro sezioni dai titoli evocativi: Dio il primo; Dio il solo; Il lavoro; Gli esercizi di pietà. Per poter riformare sé stessi bisogna avere un centro di gravità proprio in Dio e nella sua volontà e poi, con l’aiuto della sua grazia e i mezzi che la Chiesa mette a disposizione, riformare la società.
La vita dell’uomo ha un fine duplice: la gloria di Dio e, in secondo luogo, la propria realizzazione e la salvezza eterna. Ma come mettere Dio al primo posto? Attraverso l’imitazione di Gesù e di Maria. Imitare Gesù vuol dire vivere e operare alla luce del mistero dell’unione ipostatica della natura umana e della natura divina propria appunto del Verbo incarnato. Divino e umano procedono insieme in tutto il trascorrere della vita e dom Pollien raccomanda che l’umano non prenda il sopravvento, ma sia subordinato al divino. In questo senso è immancabile il riferimento a Maria, perché è colei che ha realizzato in maniera sublime questo itinerario ed è modello e aiuto per la vita delle persone e per la storia dei popoli.
Toniolo nell’Introduzione al piccolo volume sottolinea la sua grande utilità per temprare gli uomini del suo tempo, tutti coloro che vogliono impegnarsi non solo nel combattimento spirituale ma anche per il rinnovamento sociale. Esso rappresenta una sorta di robusta «ginnastica» interiore per la gioventù italiana nelle grandi lotte dell’ora presente.
Ogni nostra azione deve avere, dunque, un’impronta soprannaturale, consapevoli che si è veramente uomini solo se si è veramente cristiani, evitando concezioni soggettivistiche, vaporose, sentimentalistiche. Con Toniolo si può affermare che la proposta spirituale del certosino «[…] è di urgente necessità pratica»;è «[…] indispensabile essere cristiani in tutta la pienezza della parola, senza reticenze, ambagi, transazioni, per essere uomini adatti al compito immenso di questo tempo di lotta e di rinnovamento sociale; che, per il connubio inscindibile del sovrannaturale con la natura, noi non ci sentiamo mai tanto uomini quanto allora che siamo completamente cristiani; che non diventiamo mai così operosi e vittoriosi cittadini di questa terra, che quando siamo fedeli contemporanei del cielo; e che infine nessuna società arriva a perfezione civile, se non in quanto si immedesimi colla civiltà cristiana e colla missione divina della Chiesa quaggiù» (8). Non è casuale che la prima pagina del volume di cui parlo, fra le altre cose, riporti queste parole dell’Autore: «Mi sento particolarmente motivato a dedicare questo mio studio sugli scritti di dom Pollien, dal nuovo titolo Cristo piena umanità, al laicato cattolico, sorelle e fratelli, figlie e figli spirituali in Jesu et Maria, impegnati per risanare le istituzioni e le condizioni del mondo per favorire e non ostacolare l’esercizio della virtù (cfr. LG 36c)» (9).
Lo stesso dom Pollien dedica il paragrafo 23 della prima parte di Cristianesimo vissuto alla meditazione dei «secoli della fede», la cristianità medioevale, registrando il mutamento di prospettiva che oggi offre un orizzonte sempre più secolarizzato. Il giudizio sulla storia è fondamentale per comprendere l’azione di Dio e le agitazioni umane. In ciò dom Pollien si ispira esplicitamente al pensiero di autori come Louis-Gabriel-Ambroise de Bonald (1754-1840) e de Maistre — più volte citati nelle sue opere —, fra i primi a comprendere la crisi creata dalla modernità, con il rifiuto di Dio, e a fornire indicazioni per le idee e per le azioni, cioè per rispondere alle sfide della scristianizzazione alla luce dei princìpi naturali e cristiani.
Secondo dom Pollien bisogna partire appunto dai princìpi e averli sempre quale riferimento per conformarsi gradualmente all’ideale. Questi princìpi sono di ordine tanto naturale quanto soprattutto soprannaturale e sono condensati nel Credo. Si narra che il certosino, ormai anziano e con una voce sempre più flebile, curvo per gli anni e per le sofferenze, partecipasse alla Messa conventuale e, al momento del Credo, si rinvigorisse, raddrizzandosi e cantando con gioia quella fede che si era sforzato per tutta la vita di vivere e di trasmettere nella vocazione del tutto speciale di «solitario della vita e della penna» (10).
3. Attualità di dom Pollien
Fra i maggiori problemi dell’ora presente emerge la «catastrofe antropologica», come mette in evidenza mons. Cesare Di Pietro, vescovo ausiliare di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, nella Presentazione dell’opera (pp. 11-14). L’eclissi di Dio nei duecento anni successivi alla Rivoluzione francese è diventata oggi anche eclissi dell’uomo. Il passaggio dalla modernità — un’epoca in cui le ideologie hanno voluto sostituire Dio — alla post-modernità, epoca in cui tutto è «liquido», perché vi dominano il relativismo e la «cultura del provvisorio», ha reso difficile capire chi sia l’uomo come persona, ossia un essere razionale, sociale, libero, capace di amare, responsabile, con un corpo e in definitiva a immagine e somiglianza di Dio.
Ci si affida a nuove ideologie negatrici della stessa biologia, che inaugurano un’epoca post-umana in cui, grazie alla tecnoscienza, potremo transitare a una forma nuova di uomo: il cyborg, che non è né maschio né femmina, non ha bisogno dell’amore, della libertà, della famiglia e men che meno della religione e che in cambio guadagnerebbe l’immortalità intra-terrena (11).
La sfida antropologica riguarda la proposta di un nuovo umanesimo cristiano e la risposta non può che partire da quanto con saggezza insegna la costituzione del Concilio Ecumenico Vaticano II (1962-1965) Gaudium et spes: «In realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo» (12).
Cogliendo la sfida del mondo contemporaneo e guidati dal magistero pontificio, i laici cattolici devono «[…] inscrivere la legge divina nella vita della città terrena» (13). Essi «guidati dalla luce del Vangelo e dal pensiero della Chiesa e mossi dalla carità cristiana, [devono] operare direttamente e in modo concreto; come cittadini devono cooperare con gli altri cittadini secondo la specifica competenza e sotto la propria responsabilità; dappertutto e in ogni cosa devono cercare la giustizia del regno di Dio. L’ordine temporale deve essere rinnovato in modo che, nel rispetto integrale delle leggi sue proprie, sia reso più conforme ai principi superiori della vita cristiana e adattato alle svariate condizioni di luogo di tempo e di popoli. Tra le opere di simile apostolato si distingue eminentemente l’azione sociale dei cristiani» (14).
Dove trovare i princìpi, i criteri, le direttive d’azione per quest’opera? Nella dottrina sociale della Chiesa, un corpus che offre un orientamento puntuale. Leone XIV ha già affermato che «c’è una domanda crescente di Dottrina Sociale della Chiesa a cui dobbiamo dare risposta» (15). Ma questo impegno non è innanzitutto politico, né prevede un attivismo fine a sé stesso, ma nasce dal primato della fede e della vita spirituale sulla vita pratica. Si agirà bene solo mettendo al centro della propria vita Cristo, vero Dio e vero Uomo, e cercando di imitarlo quotidianamente (16). È il «quaerere Deum» (17), che va messo al primo posto, da cui, se lo si fa ogni giorno, scaturirà il rinnovamento dei singoli e di una società che non metterà ai margini Dio, ma troverà in Cristo i criteri della propria realizzazione.
In questo senso la spiritualità cristocentrica di dom Pollien non riguarda solo il passato, ma ancora oggi può fornire, nonostante il linguaggio per certi versi oggi desueto dei suoi scritti, quei princìpi e quei consigli che aiutino i laici cattolici a impegnarsi per la costruzione di una «società a misura d’uomo e secondo il piano di Dio» (18), a vivere, cioè, l’avventura della nuova evangelizzazione.
Note:
1) Cfr. Francesco Pappalardo e Oscar Sanguinetti (a cura di), 1861-2011. A centocinquant’anni dall’Unità d’Italia. Quale identità?, Cantagalli, Siena 2011.
2) Cfr. Reynald Secher, Il genocidio vandeano. Il seme dell’odio, trad. it., Effedieffe, Milano 1989; e Giorgio Enrico Cavallo, Per Dio e per il Re. Vandea, eroi e martiri della controrivoluzione, D’Ettoris, Crotone 2024.
3) Cfr. F. Pappalardo eO. Sanguinetti,Insorgenti e sanfedisti: dalla parte del popolo. Storia e ragioni delle Insorgenze anti-napoleoniche in Italia, Edizioni Tekna, Potenza 2000.
4) Cfr. Ugo Grozio (1583-1645), Il diritto della guerra e della pace. Prolegomeni e libro primo, trad. it., CEDAM, Padova 2010.
5) Cfr. Francesco, Omelia alla Santa Messa con i Cardinali, 14-3-2013.
6) Don G. Zanghì, op. cit., p. 56.
7) Cfr. Marco Invernizzi, L’Opera dei Congressi (1874-1904). Con i profili dei principali protagonisti, prefazione di Dario Caroniti, D’Ettoris Editori, Crotone 2022, pp. 226-230.
8) La citazione è riportata in don G. Zanghì, op. cit., pp. 250-251, ed è tratta da Giuseppe Toniolo, Prefazione a M. André Saint-Claire e François Pollien, Siate cristiani, in Opera Omnia di Giuseppe Toniolo, 20 voll., Comitato Opera Omnia di Giuseppe Toniolo, Città del Vaticano 1947-1953, vol. I, Scritti spirituali religiosi familiari e vari, 1952, pp. 113-117 (pp. 114-115).
9) Don G. Zanghì, op. cit., p. 9.
10) Cfr. Domenico Mondrone S.J. (1897-1985), Un solitario della vita e della penna, Edizioni de La Civiltà Cattolica, Roma 1953, pp. 681-693.
11) Cfr. Tiziano Tosolini S.X., L’uomo oltre l’uomo. Per una critica teologica a transumanesimo e post-umano, EDB. Edizioni Dehoniane Bologna, Bologna 2015.
12) Concilio Ecumenico Vaticano II, Costituzione pastorale sulla Chiesa nel mondo contemporaneo «Gaudium et spes», 7-12-1965, n. 22.
13) Ibid., n. 43.
14) Idem, Decreto sull’apostolato dei laici «Apostolicam actuositatem», 7-12-1965, n. 7.
15) Leone XIV, Discorso ai membri della Fondazione Centesimus Annus Pro Pontifice, 17-5-2025.
16) Cfr. Idem, Omelia nella Santa Messa «pro Ecclesia», 9-5-2025.
17) Cfr. Benedetto XVI (2005-2013), Discorso ai rappresentanti del mondo della cultura francese al Collége des Bernardins, 12-9-2008.
18) San Giovanni Paolo II (1978-2005), Discorso ai partecipanti del Convegno ecclesiale della C.E.I., 31-10-1981.
