Dopo le ideologie. Una nuova evangelizzazione della cultura e della politica

Alleanza Cattolica 9 anni fa
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prof. Mauro Ronco

 

Gli anniversari degli accadimenti storici rappresentano altrettante tappe che scandiscono la riflessione degli uomini sulla propria storia attraverso il ricordo “in prospettiva” dei momenti importanti attraverso  i quali essa si è dipanata.

Così accade anche per la caduta del Muro di Berlino. Ripercorrendo la raccolta della nostra rivista Cristianità si può ben vedere come in occasione della ricorrenza dei  5 anni, prima,  e dei 10 anni, poi, Alleanza Cattolica, attraverso la riflessione del suo Reggente Nazionale, Giovanni Cantoni, ha perseguito costantemente lo sforzo di  una riflessione sulla natura del fatto, sulle sue cause e, per usare un termine molto sintetico, ma anche denso, sul suo “significato”.

Dopodomani cadrà il ventesimo anniversario dei fatti che poco fa sono stati descritti con precisione storica. E’ una realtà inderogabile che il tempo passi; e ciò vale per tutti gli uomini; ma gli uomini prudenti debbono fare in modo che esso non passi inutilmente, senza cioè che il trascorrere del tempo non generi un guadagno di conoscenza e consapevolezza negli uomini e nelle donne che tale tempo vivono. Allontanarsi temporalmente dal fatto ci aiuta ad allargare la prospettiva e a coglierne sempre meglio la sua collocazione nell’ambito di quel processo plurisecolare che chiamiamo Rivoluzione, con la R maiuscola, per indicare il carattere paradigmatico di un processo, sia in interiore homine che nella società, di degradazione e di progressivo annichilimento dei valori dell’umanità.

Il passare del tempo ci mette di fronte anche un’altra sfida sulla quale vale la pena di soffermarsi. Nelle attività di apostolato culturale e politico che svolgiamo incessantemente, incontriamo sempre più spesso, per ragioni crudamente  anagrafiche, persone, oramai adulte, che sono nate dopo o poco prima della caduta del muro. Oggi si può dire che chi ha meno di 30 anni deve guardare questo avvenimento attraverso il racconto e l’interpretazione di qualcun altro, oppure dei libri. Chi ha vissuto in forma cosciente il  periodo antecedente e contestuale a quegli avvenimenti, ha anche la responsabilità di permettere alle generazioni successive di fruire della funzione magisteriale della storia in maniera corretta e consapevole. E’ un aspetto sul quale non sempre si riflette in modo adeguato, ma che è essenziale affinché del grande valore di quel vissuto sociale resti traccia viva ed eredità feconda.

Se nell’imminenza del  crollo la riflessione tendeva giustamente a focalizzarsi sul fatto medesimo, sulle sue cause prossime e sugli elementi immediatamente antecedenti del processo, oggi la distanza ci consente di meglio meditare non solo sul prima e sul durante ma anche sul dopo, sulle conseguenze prodottesi pur nel breve ( in prospettiva storica ) periodo di un ventennio. Il tanto bistrattato senno del poi ci torna oggi assai utile per comprendere se quello che allora e durante gli anni trascorsi ha resistito alla prova dei fatti, se l’analisi è stata utile e lo è ancora. Esattamente come la validità di un budget preventivo e del metodo usato per formularlo si valuta in fase di consuntivo, controllando se il decorso reale dei fatti, che fa fede in maniera indiscutibile, si è svolto  secondo le previsioni.
Dunque ripercorriamo la strada fin qui fatta e cerchiamo di aggiungerci i dieci anni trascorsi dalla ricorrenza del decennale, usando poi  questa costruzione per guardare anche un po’  avanti : Dopo le ideologie una nuova evangelizzazione della cultura e della politica.

Che cosa è successo il 9 novembre del 1989 ? la domanda consente vari livelli di risposta.

Il primo, il più semplice (per nulla banale, anzi, indispensabile) è il livello fattuale a corollario immediato dell’accadimento. E’ crollato il Muro di Berlino.  Su questo bisogna dire che ci troviamo spesso a costatare una interpretazione in qualche modo riduzionistica. Le stesse espressioni verbali che siamo soliti usare ci inducono a questa interpretazione. Il crollo, la caduta, sembrano rimandare ad un “incidente”  dovuto all’imperizia, colpevole ma genuina, dei suoi ideatori o costruttori. La riflessione deve andare oltre; il crollo del muro è un simbolo che rappresenta iconograficamente uno dei fatti più importanti della storia della civiltà occidentale: un cambiamento epocale in senso etimologico.

Che cosa è caduto insieme al Muro ? Non è caduto un semplice regime, pur ferocemente aggressivo nei confronti dei popoli che opprimeva. La folla che, prima preoccupata e poi inarrestabilmente festosa, quella sera, con gli occhi sbarrati, praticò nulla di più di una toccata e fuga dall’altra parte del muro, non può essere descritta come la versione appena un po’ più caotica di una “rivoluzione di velluto” qualunque.  Il soggetto che è stato travolto insieme al muro da quegli  accadimenti è stato il più vasto e invasivo sistema totalitario a base ideologica che la storia dell’umanità, e dell’Occidente in particolare, abbia mai conosciuto.

Non è un modo diverso di dire la stesa cosa; è una cosa radicalmente diversa, uno stadio di comprensione del fatto molto più profondo. Le caratteristiche di ciò che è crollato, insieme con il Muro, sono tali che il fatto del 9 novembre 1989 fuoriesce, come notava Cantoni nel 2001, n 305 di Cristianità, dal novero dei fatti di cronaca, seppure “grossi”, e lo ascrive di diritto alla categoria degli eventi “storici”. Di quegli eventi, cioè, destinati ad essere ricordati anche nella più sintetica delle narrazioni del secolo XX. Anzi ! è destinato a rappresentare di tale secolo uno dei termini delimitativi : se, come più di uno studioso ha giustamente detto, il secolo XX può essere chiamato il “secolo breve”, perché esso comincia in senso sostanziale con la prima guerra mondiale (1914) e termina con la caduta del muro nel 1989 o, al massimo, con il suo esito più conseguente, la fine dell’URSS nel 1991.
Ma, alla sequela della scuola Contro-Rivoluzionaria e del messaggio della Beata Vergine Maria a Fatima è possibile dire molto di più. Qual è la base ideologica che ha dato struttura culturale e sociale a questo «impero», davvero del male, di cui abbiamo visto la caduta ? Si dirà il marxismo–leninismo, e si dirà il vero. Ma nel nostro sforzo di comprensione profonda non ignoriamo il fatto che il marxismo leninismo, da cui discende il socialismo reale, è solo il segmento sommitale di una secolare Torre di Babele culturale e ideologica: la Rivoluzione appunto. La sua natura di processo, che noi abbiamo imparato a conoscere attraverso la lezione del prof. Plino Corrêa de Oliveira, era ben noto anche a un pensatore comunista come Gramsci, che svolse un imponente compito culturale, di cui ancora oggi percepiamo le devastanti conseguenze, di radicamento consapevole e aggressivo del comunismo nella storia della Rivoluzione, affinché esso consolidasse e moltiplicasse la secolarizzazione dei popoli, cioè il loro allontanamento da Dio, nei vari ambiti della vita individuale, familiare, sociale e politica. Nei quaderni dal carcere scriveva nel 1933-1934 : “La filosofia della praxis ( come lui chiamava il materialismo storico e dialettico) presuppone tutto questo passato culturale, la Rinascita e la Riforma, la filosofia tedesca e la rivoluzione francese, il calvinismo e la economia classica inglese, il liberalismo laico e lo storicismo che è alla base di tutta la concezione moderna della vita. La filosofia della praxis è il coronamento di tutto questo movimento di riforma intellettuale e morale […]. Corrisponde al nesso Riforma protestante + Rivoluzione francese».

Qui sta uno dei significati  simbolici più importanti di questo crollo: ciò che è crollato non è una parete interna dell’edificio; è l’edificio stesso, ed è crollato non quando si stavano costruendo i piani bassi, ma bensì quando si è tentato, con uno sforzo prometeico,  di finirlo,  mettendo il tetto. Come la Torre di Babele crollò quando l’orgoglio degli uomini spinse la sua altezza oltre le leggi inderogabili della fisica, così la moderna Torre di Babele del processo rivoluzionario è crollata quando la malvagità degli uomini, capitalizzatasi nella storia, diventata architettura sociale e politica, si è spinta al di là e contro le leggi della fisica sociale, cercando di cancellare ogni traccia del diritto naturale, non soltanto di quello c.d. posterius, cioè il diritto delle genti, ma addirittura quello c.d. prius, cioè delle inclinazioni naturali dell’uomo a essere e a mantenersi nell’essere e di propagarsi nel tempo tramite l’incontro stabile dell’uomo e della donna nella famiglia in vista della generazione dei figli.

Gli “errori della Russia”, di cui la Madonna a Fatima profetizzò la diffusione, possono essere tutti ricondotti ad un unico errore che, senza trascurarne gli aspetti per così dire tecnici (politici, economici, militari, etc), è, in ultima analisi, un errore culturale e spirituale allo stesso tempo. La dichiarazione finale del Sinodo Speciale per L’Europa, nel 1991, sotto la guida illuminata di Giovanni Paolo  II, così si esprimeva nella dichiarazione Siamo testimoni di Cristo che ci ha liberati:  “Il crollo del comunismo mette in questione l’intero itinerario culturale e socio-politico dell’umanesimo europeo, segnato dall’ateismo non solo nel suo esito marxista, e mostra coi fatti, oltre che in linea di principio, che non è possibile disgiungere la causa di Dio dalla causa dell’uomo». Sottolineo ancora: il crollo della costruzione] imperiale social-comunista, coronamento statuale del processo di secolarizzazione, “mostra coi fatti, oltre che in linea di principio, che non è possibile disgiungere la causa di Dio dalla causa dell’uomo”.

La teologia della storia è la dottrina in cui  la teologia ( intesa come riflessione sulla rivelazione di Dio in ordine al fine soprannaturale dell’uomo e al fine naturale della società) incontra   la storia  ( l’agire degli uomini ): e possiamo dire che l’implosione del sistema delle ideologie, nel momento del suo massimo sforzo, profetizzata dalla Madonna a Fatima, apre la possibilità storica, offerta ancora una volta da Dio agli uomini, di riordinare la civitas umana alla civitas Dei, fatta la prima rispettosa del diritto naturale e resa consapevole che dalla forma data alla società dipende anche, secondo la felice espressione del Pontefice Pio XII, la salvezza delle anime.

La promessa della Madonna, che concludeva le terribili profezie (puntualmente realizzatesi) della seconda  parte del segreto, sovrasta, grazie all’intervento incessante della Provvidenza Divina, gli avvenimenti umani : “La Russia si convertirà”. Ma la Provvidenza, per scrivere diritto sulle righe storte tracciate dagli uomini, non ha voluto fare a meno della collaborazione degli uomini stessi. Le condizioni sostanziali (la conversione, la penitenza e la preghiera) e la condizione formale (la consacrazione della Russia al Cuore immacolato di Maria) rappresentano non clausole di tipo vessatorio, come alcuni le hanno interpretate, ma una chiamata autorevole e materna fatta all’umanità per collaborare al piano di Dio sull’uomo e sulla società.

Oggi possiamo dire che la Provvidenza la sua parte l’ha fatta, direttamente e, se così possiamo esprimerci, per mezzo della Chiesa e del suo Pontefice. Recitava uno testo diffuso tra i  Carlisti ( i  combattenti tradizionalisti delle guerre antiliberali dell’Ottocento, che hanno proseguito la loro epica lotta nel triennio 1936-1939, per impedire la vittoria del comunismo nella Spagna): “ Davanti a Dio non sarai mai un eroe anonimo”. Il tragico computo delle sofferenze, delle persecuzioni, della morte che il social-comunismo ha lasciato dietro di se, al di la e al di qua della Cortina di Ferro, colma questo divario tra la Provvidenza di Dio e La Storia degli uomini. Le “Divisioni del Papa” non hanno mai sfilato in parata, come quelle della Parata di Ottobre sulla Piazza Rossa,  ma hanno vinto lo stesso. Esse sono infatti composte dalla sequela infinita dei martiri del comunismo che nelle isole dell’Arcipelago Gulag o dietro la cortina di Bambù dei Laogai, nelle risaie della Cambogia di Pol Pot o nelle carceri di Castro hanno trasformato le loro lacrime e il loro sangue in semi di libertà.  “Nessun eroe è anonimo agli occhi di Dio!”

La terza parte del segreto rivelato alla Veggente Suor Lucia dalla Madonna a Fatina costituisce la conferma incommensurabilmente preziosa della miracolosa protezione guadagnata all’umanità, per l’intercessione della Vergine Santissima, dal sacrificio e dal sangue versato dai martiri del XX secolo, il secolo più ricco di martiri di tutta l’era cristiana, come ha ricordato il Pontefice Giovanni Paolo II nella lettera enciclica apostolica Tertio Millennio ineunte Adveniente. Stupisce quanto scarsa sia stata l’attenzione prestata allo svelamento della terza parte del segreto, che è la profezia pubblica, riscontrata dalla storia, forse più grande che la Madonna abbia mai pronunciato. Il piccolo drappello, che segue il Vescovo vestito di bianco nelle strade della città ridotta in rovina e che vede il Nemico attentare alla vita stessa del Papa – per sradicare finalmente la fede dalla storia – è il popolo cristiano che, grazie al sangue dei martiri, ha conservato la fede nell’epoca buia della persecuzione comunista. Questo popolo, che ha ritrovato un poco di libertà, deve ora riscoprire l’energia morale affinché, con l’intercessione della Vergine e il sostegno della Grazia divina, la fede si diffonda nuovamente nel mondo per generare cultura nella sottomissione serena e operosa alla legge di Dio.

Gli avvenimenti ricordati addossano a tutti quanti noi una enorme responsabilità, che non si esaurisce nel, pur doveroso, ricordo e suffragio di questi eroi e martiri. Potremmo indulgere nei ricordi soltanto se, paradossalmente, la storia fosse finita lì, al momento del crollo. Non  è così! e per più di una ragione.

In primo luogo non è finita perché, ancora 20 anni dopo il crollo del Muro, il comunismo vero nomine non è scomparso. La Birmania, la Corea del Nord, Cuba, la Cina stessa stanno li a ricordarci che ancora centinaia di milioni di persone vivono sotto l’incubo diretto, presente e pressante dell’ideologia comunista.

Ma vi sono anche ragioni meno evidenti, ma più profonde per dire che il problema posto dal comunismo è ben lungi dall’essere risolto. L’immagine del crollo del Muro, che simboleggia il crollo del sistema della contraffazione ideologica imperiale attuata dal comunismo, porta con se, come tutti i crolli, anche l’immagine delle macerie, delle persone sepolte sotto le macerie, molte morte ma alcune ancora vive, dei senzatetto e anche degli sciacalli e degli speculatori che sulle conseguenze del crollo si sono arricchiti.
Che cosa è successo dopo il crollo ? Il fatto che la fase trionfante del processo rivoluzionario sia morta di un male rapido e devastante non significa automaticamente che la malattia in sé sia cessata. Purtroppo  la malattia non muore con il malato. Al contrario essa può mutare, passare ad altro organismo, infettare ciò che nasce dopo. Facilitata in questo dal fatto che il processo rivoluzionario ha depauperato le difese immunitarie dell’organismo sociale esponendolo a rischi continui di contagio.
Per descrivere il mondo dopo la fine del comunismo si è parlato di “mondo in frantumi”. Questo ci deve ricordare che sotto le macerie di quel mondo giace un’umanità intera alla quale è doveroso rivolgere l’attenzione di una nuova evangelizzazione, che vada a colmare con i valori cristiani il vuoto lasciato dalla caduta della mostruosa contraffazione imperiale del socialismo c.d. reale.

Nel 1989 il muro di Berlino e ciò che esso simboleggiava sono crollati; ma non sono scomparsi nel nulla senza lasciare tracce; al contrario, le schegge sono schizzate in giro da tutte le parti e hanno trovato un bersaglio nel cuore, nella vita, nei comportamenti quotidiani di ogni essere umano. Il processo rivoluzionario, frantumatosi nella sua dimensione istituzionale e ideologica, ha parzialmente cessato di essere l’inferno sulla terra delle nazioni per diventare l’inferno sulla terra delle famiglie, dei bambini, dei giovani, dei malati, degli anziani, dei deboli e, in ultima analisi, di tutti noi. I suoi strumenti non sono più la repressione, i plotoni di esecuzione e le purghe staliniane, ma l’aborto, il divorzio, la droga, l’eutanasia, la rapina, il furto e la truffa elevati a tecnica economica. I custodi dell’ortodossia del regime non sono  più i membri della nomenclatura del partito, il KGB, la polizia segreta; sono i tecnocrati privi di etica, gli scienziati privi di umiltà, i burocrati privi di umanità. Avanguardie sedicenti illuminate e totalmente autoreferenziali che pretendono di conoscere ciò che è il bene dell’uomo a prescindere dagli uomini; in questo senso eredi veramente degni di quel Marx che nell’ XI tesi su Feurbach scriveva : “i Filosofi hanno solo interpretato il mondo in modi diversi; ora si tratta di cambiarlo”. Il post-comunismo libertinista rischia di riuscire là dove il suo padre dispostico aveva fallito : nel mondo comunista le vittime fuggivano dai loro carnefici, nel mondo in frantumi, sopravvissuto al socialismo reale , le vittime sembrano attratte fatalmente dal carnefice di turno.

La Rivoluzione in interiore homine, la IV rivoluzione, è la vera sfida dell’evangelizzazione dopo il crollo delle ideologie. La tecnocrazia e il mercatismo sono le nuove filosofie della praxis, per tornare al termine gramsciano che prima citavo, contro la quale il militante Contro-Rivoluzionario è chiamato a combattere la battaglia dei fatti, delle idee,  delle tendenze.

Nel giugno del 1989, prima quindi della caduta del muro, ma quando già il fallimento del comunismo appariva evidente, sul n. 170 di Cristianità pubblicammo il testo di un  discorso tenuto dal Card. Giacomo Biffi nella Cattedrale di Bologna il 1 maggio 1989. Oggi, dopo più di 20 anni, quelle parole mantengono il loro valore, quasi profetico : “Il rischio che io temo di più è che questa crisi ideologica faccia approdare molti uomini – che pure avevano un ideale,anche se inconsistente – al male peggiore dell’utilitarismo spicciolo, del pragmatismo che non ha traguardi, dell’edonismo che non ha principi. E già ci sono indizi di questi possibili esiti senza valore e senza gloria”. E poco oltre aggiungeva “Il secondo fenomeno, che si fa sempre più imponente nel mondo capitalistico e che pare a me molto preoccupante, è dato dall’incidenza sempre più estesa e determinante nell’organizzazione sociale di un potere finanziario chiuso nei suoi giochi, senza veri legami con l’impegno produttivo e con il mondo del lavoro”.

La sfida per una nuova evangelizzazione della politica e della cultura deve:

  • riguadagnare il vero valore della ragione umana, vis veri, come la definiva Giambattista Vico, contro il nichlismo metafisico e il relativismo etico;
  • riguadagnare il vero valore della natura umana contro il meccanicismo biologico dello scientismo;
  • ritornare al reale proponendo una visione ordinata della sessualità, contro la cultura dell’identità di genere, che vorrebbe che ciascuno, con un volontarismo sterile, assegnasse a se stesso una impronta sessuale diversa da quella assegnatagli dalla natura, fino a che si smarrisca la consapevolezza dell’identità sessuale di uomo e di donna, per far scomparire la generazione naturale e sostituirla con quella artificiale, strumento eugenistico attraverso cui si vorrebbe selezionare l’essere umano secondo standard qualitativi arbitrari;
  • ripensare la  politica come servizio al bene comune, inteso come bene di ciascun uomo e di tutti gli uomini, contro l’egoismo fazioso del potere fine a se stesso, ultimo e misero frutto imbastardito dell’epoca delle  ideologie.
  • riscoprire il valore sociale e formativo della famiglia, contro i tentativi di nullificarne l’identità  sul piano legislativo;
  • ritrovare le basi di una cultura economica che ristabilisca il corretto rapporto tra beni materiali, valori economici e dignità del lavoro.

In guisa sintetica può dirsi che occorre porgere al mondo in frantumi, devastato dal plurisecolare processo rivoluzionario e dai suoi esiti totalitari, ma sopravvissuto al crollo dei muri e delle ideologie,  la Carità della Verità, espressione più alta di quell’apostolato contro-rivoluzionario che si propone di operare il contrario della rivoluzione e non una rivoluzione di segno contrario, alla luce dell’insegnamento del Pontefice Benedetto XVI nella Lettera Enciclica Caritas in Veritate.

E’ questo il compito a cui sono chiamati i missionari del mondo post-ideologico. E ricordo che nell’intervista che il Card. Ratzinger concesse a Vittorio Messori e che fu raccolta nel volume Rapporto sulla Fede,  colui che sarebbe divenuto Papa dichiarava “Il contrario di progressista non è conservatore ma missionario “. Non è un compito facile, occorrono uomini e donne generosi e consapevoli dei sacrifici che questo compito comporta.
 Il 1 aprile 2005, poco prima di essere eletto Papa, sempre l’allora Card. Ratzinger tenne una storica conferenza a Subiaco presso il Monastero di Santa Scolastica in occasione della consegna del “Premio San Benedetto per la promozione della vita e della famiglia in Europa”, conferitogli dalla Fondazione Sublacense Vita e Famiglia. Queste sono le parole con le quali concluse il suo intervento, intitolato non a caso L’Europa nella crisi delle culture, e con queste stesse parole desidero concludere il mio intervento:
“Ciò di cui abbiamo soprattutto bisogno in questo momento della storia sono uomini che, attraverso una fede illuminata e vissuta, rendano Dio credibile in questo mondo. La testimonianza negativa di cristiani che parlavano di Dio e vivevano contro di Lui, ha oscurato l’immagine di Dio e ha aperto la porta all’incredulità. Abbiamo bisogno di uomini che tengano lo sguardo dritto verso Dio, imparando da lì la vera umanità. Abbiamo bisogno di uomini il cui intelletto sia illuminato dalla luce di Dio e a cui Dio apra il cuore, in modo che il loro intelletto possa parlare all’intelletto degli altri e il loro cuore possa aprire il cuore degli altri.

Soltanto attraverso uomini che sono toccati da Dio, Dio può far ritorno presso gli uomini. Abbiamo bisogno di uomini come Benedetto da Norcia il quale, in un tempo di dissipazione e di decadenza, si sprofondò nella solitudine più estrema, riuscendo, dopo tutte le purificazioni che dovette subire, a risalire alla luce, a ritornare e a fondare a Montecassino, la città sul monte che, con tante rovine, mise insieme le forze dalle quali si formò un mondo nuovo”.

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