Due temi fondamentali sulla battaglia per le Malvine

Lettera aperta al presidente Galtieri
Alleanza Cattolica 38 anni fa
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Cosme Beccar Varela junior, Cristianità n. 86-87 (1982)

 

Il 18 maggio 1982 il presidente del consiglio nazionale della TFP argentina indirizza al tenente generale Galtieri una lettera aperta, nella quale si espongono elementi di riflessione sui sacrifici che la battaglia per le Malvine chiede alla nazione e sul rischio al quale la espone un eventuale aiuto sovietico. La lettura del documento mette in luce, tra l’altro, la assoluta impossibilità di considerare come equivalenti regimi socialcomunisti e regimi che si ispirano alla cosiddetta dottrina della «sicurezza nazionale»: si pensi che il testo è diffuso in uno di questi ultimi regimi, e in tempo di guerra! Intitolato Dos temas fundamentales sobre la batalla por las Malvinas. Carta abierta al Presidente de la Nación, è comparso in La Nación, di Buenos Aires, del 20 maggio 1982. La traduzione è redazionale.

 

Riflessioni sul «gioco» e sulla «candela»!

Due temi fondamentali sulla battaglia per le Malvine

Lettera aperta al presidente Galtieri

 

Eccellenza Signor Presidente della Nazione

Tenente Generale Leopoldo Fortunato Galtieri

Palazzo del Governo

 

Abbiamo l’onore di rivolgerci a Vostra Eccellenza, per presentarle le seguenti riflessioni:

1. Dopo la pubblicazione della nostra dichiarazione del 12 aprile sul pericolo costituito dall’intervento russo nella battaglia delle Malvine (1), diverse personalità governative hanno, direttamente o indirettamente, fatto intendere che non vi è nessun accordo con i sovietici, e che il consistente commercio che si svolge tra il nostro paese e la Russia non ha nessun significato sul piano politico e militare.

Queste dichiarazioni ci incoraggiano in questa lotta, che si sta profilando lunga e travagliata per tutti gli argentini che amano la loro patria e desiderano vederla grande sulle vie della civiltà cristiana, unita a quanti si oppongono ai disegni espansionistici del comunismo.

2. In questo contesto consideriamo il conflitto con l’Inghilterra come una lotta per la nostra sovranità sulle isole Malvine, nella quale il nostro avversario ha dimostrato la sua indifferenza di fronte alla violenza indiscriminata, come prova l’attacco alla nave General Belgrano, per le cui trecento vittime è in lutto tutta la nazione. I governi inglesi, di nascosto rispetto alla loro opinione pubblica, hanno già commesso tanti crimini nella storia moderna, che di questo non si accorgeranno neppure. Non si dimenticheranno mai le vittime di Yalta, non soltanto quelle che vivono ancora oltre la cortina di ferro a causa di questo iniquo trattato, ma anche quelle che sono morte per mano dei carnefici comunisti, e, tra gli altri, i 2 milioni e 750 mila prigionieri anticomunisti consegnati da Eden a Stalin, nelle operazioni denominate, nel linguaggio segreto del Foreign Office, Keelhaul e East Wind (2).

3. Ciononostante, come ha ben detto il ministro della Difesa, il 15 maggio 1982, «noi staremo sempre in Occidente perché siamo Occidente». Pertanto, «la vista dell’albero non ci deve fare dimenticare il bosco». Non possiamo vedere la difesa della sovranità sulle isole Malvine come un fine in sè stesso, senza prendere in considerazione nel suo insieme la situazione internazionale nella quale siamo immersi, ossia la lotta comunismo-anticomunismo.

4. E, all’interno, non dobbiamo neppure dimenticare il bene comune di tutto il paese, con il suo vasto territorio, i suoi 27 milioni di abitanti e i molti secoli di vita che speriamo Dio conceda alla nostra nazione. La lotta per il possesso delle isole deve per forza avere, come ogni nazione razionale, un limite che sarà costituito dalla necessità di non compromettere la vittoria sul comunismo, e di non danneggiare in modo irreparabile la sovranità sul territorio continentale, la vita dei suoi abitanti o il nostro futuro come nazione sovrana. In questo ordine di valori, il possesso delle isole non è un bene superiore rispetto alla integrità della sovranità argentina sul proprio territorio continentale. Perciò, in proposito, non si giustifica qualsiasi sacrificio.

5. Questo non significa ridurre lo slancio e il coraggio dei nostri soldati, il cui dovere sta nel lottare. Intende contribuire alla giustezza delle decisioni di governanti e di capi, il cui dovere consiste nel risparmiare sacrifici al paese in tutta la misura del possibile.

Noi che siamo nella retroguardia dobbiamo aiutare coloro che lottano con il nostro incoraggiamento, e coloro che governano con la nostra riflessione. Per il combattente il migliore incoraggiamento consiste nel sentire che lotta per una causa giusta e che non gli verranno richiesti sacrifici inutili.

6. In questo spirito, manifestiamo vivo allarme per la notizia secondo la quale la Russia ha protestato con l’Inghilterra per la «chiusura delle rotte marittime vicine alle isole Malvine», e dichiara che ai monti inglesi di mantenere le navi fuori dall’area sono inaccettabili e provocatori», aggiungendo che i moniti di Londra a Mosca di mantenersi lontana dalla zona esclusa «tentano di creare una falsa immagine di partecipazione sovietica nella lotta per le Malvine». «Mentre i fatti -prosegue la Tassprovano che la Unione Sovietica non offre il sia pure minimo motivo per tali tentativi […]» (3).

7. Questa proposizione – dalla quale fino a oggi il governo argentino non ha preso esplicitamente le distanze – sembrerebbe implicare un certo «protettorato» russo sul conflitto. Infatti, perché interessa alla Russia una misura che tocca mari lontani migliaia di chilometri dalle sue coste? Significa che vi sono navi da guerra russe, che incrociano nell’Atlantico Meridionale?

8. Non è verosimile, d’altra parte, che la Russia si eriga a difensore altruista del principio della libertà dei mari. Si può credere che una nazione ufficialmente materialista, e che fa del principio dello sfruttamento delle occasioni la sua regola di condotta più evidente, si sia eretta, come un cavaliere errante del Medioevo, distaccato da ogni interesse e da ogni vantaggio personali, a difensore della libertà dei mari dell’Atlantico Meridionale, quando essa si trova quasi al Polo Nord? Chi può credere che la Russia non trarrà un vantaggio imperialistico, nel caso che accettiamo l’aiuto che sembra ci stia offrendo?

Nel caso si risponda che l’interesse consiste nel libero transito delle navi che trasportano grano argentino verso la Russia, risulterebbe ovviamente trattarsi di una scusa del Cremlino, dal momento che la cosiddetta «zona esclusa» dagli inglesi fa riferimento solamente a navi o ad aerei argentini.

9. Chiediamo a Vostra Eccellenza di informare il paese circa il vero interesse della Russia nella zona. Come già dicevamo nel nostro comunicato del 12 aprile, l’intervento russo nel conflitto creerebbe un gravissimo problema di coscienza per tutti i cattolici argentini, che non possono accettare nessun genere di alleanza o di intesa con i nemici di Dio, poiché questo comporterebbe un gravissimo peccato contro il primo comandamento, che ordina di amare Dio sopra ogni cosa.

In questi momenti, nei quali il paese affronta una situazione drammatica, è necessario sapere con assoluta certezza che la battaglia delle Malvine non sarà la porta di ingresso nella nostra patria del maggiore nemico della civiltà cristiana, che è il comunismo internazionale.

10. Per quanto riguarda il bene comune interno, sono allarmanti le dichiarazioni rilasciate da Vostra Eccellenza a un giornalista messicano, il 15 maggio 1982: «Come in questo momento – ha detto Vostra Eccellenza – ho sulle mie spalle il sangue versato da più di 400 argentini, sono sicuro che il popolo argentino, non io solo, è disposto a che ve ne siano non 4 cento, ma 4 mila, 40 mila o più. Da questo punto di vista, voglio farle notare, signor giornalista, che queste 5 o 6 settimane possono diventare cinque o sei mesi e anche cinque o sei anni».

11. È possibile che il governo di Vostra Eccellenza affronti un salasso più o meno indefinito della nazione, indefinito quanto al numero dei morti e quanto al numero degli anni, per difendere il possesso attuale delle Malvine? Non vi sono altri mezzi meno onerosi per difendere questo possesso? Non vi è nessun limite di fronte al quale si arresti lo sforzo bellico, per giusto e valido che sia? Se Dio permettesse, nei suoi imperscrutabili disegni, che in questa occasione si dovesse cedere di fronte alla forza fisica o di fronte al dovere di non provocare una rottura dell’Occidente, questo non sminuirà in nulla i nostri indubbi diritti alla sovranità sulle isole.

E il tempo, unito a una perseverante azione diplomatica, ci potrà dare, a un costo ragionevole, quanto oggi perseguiamo. Questo nel caso che Dio non voglia dare ora alle nostre armi la tanto desiderata vittoria; vittoria che, ciononostante, dobbiamo aspettarci, posto che le nostre forze armate e la nostra posizione sono superiori a quelle inglesi.

12. Il comunismo attende, pazientemente, che ci separiamo dall’Occidente per lanciarsi su di noi, oppure che la stanchezza interna per gli smisurati sacrifici permetta a esso di provocare una sollevazione popolare, che instauri il trionfo della sinistra. Questo male sommo, questo sì, deve essere evitato a qualunque prezzo. Infatti, e preferibile morire piuttosto che vivere in una terra devastata e disonorata (4).

13. Non abbiamo dubbi circa il fatto che la opinione della grande maggioranza del paese su questi punti cruciali è la seguente:

I. Non accettare l’aiuto della Russia comunista per conservare ora e subito il possesso delle Malvine.

II. Il sacrificio rappresentato da 40 mila morti e da una guerra di sei anni è eccessivo per conservare ora e subito il possesso delle Malvine.

14. Su questi punti vorremmo ricordare la nostra estrema preoccupazione che esistano forze interessate a fare sì che l’Inghilterra commetta una follia contro il nostro paese che, nello stile di Pearl Harbour nella seconda guerra mondiale, provochi un cambiamento emotivo nella opinione pubblica proprio su questi due punti. Da questo cambiamento, l’unico a uscirne avvantaggiato sarebbe il comunismo, che spera di ottenere benefici di dominio sulla nostra patria come risultato di uno stato di guerra permanente con aiuto sovietico, aperto o nascosto, diretto o indiretto.

Chiediamo a Vostra Eccellenza che cerchi di prevenire questa immensa catastrofe.

Confidiamo nel fatto che Vostra Eccellenza accetti questa preoccupata riflessione della TFP, dettata dal suo amore a Dio e alla patria. La Madonna di Luján illumini i nostri governanti, protegga i nostri combattenti e ci dia la vittoria che tanto desideriamo.

Cosme Beccar Varela junior

Presidente del Consiglio Nazionale
della Sociedad Argentina de Defensa
de la Tradicion, Familia y Propiedad
Buenos Aires, 18 maggio 1982

 

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