Giovanni Cantoni, Aspetti in ombra della legge sociale dell’islam. Per una critica della vulgata “islamicamente corretta”, con una Prefazione di Samir Khalil Samir S.J., Centro Studi “A. Cammarata”, S. Cataldo (Cl) 2000

Alleanza Cattolica 9 anni fa
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Giovanni Cantoni, Aspetti in ombra della legge sociale dell'islam. Per una critica della vulgata "islamicamente corretta"

[Dalla Prefazione].

 

Prefazione

 

1. La comprensione dell’islam in Occidente

L’islam, nonostante i grandi sforzi realizzati a livello accademico, non è adeguatamente conosciuto in Occidente. Anche all’interno della Chiesa cattolica, se si eccettua l’esperienza diretta da parte di alcuni missionari, ne circola un’immagine edulcorata.

Questa immagine parte da alcune idee preconcette e mai dimostrate, o da alcune affermazioni generiche: come quella secondo cui tutte le religioni mirano alla pace e quella secondo cui, comunque, tutte le religioni hanno dato luogo a guerre e sono state caratterizzate da manifestazioni d’intolleranza — in proposito si citano metodicamente, senza distinguo di sorta, le crociate e l’inquisizione —; o l’affermazione secondo cui in tutte le religioni vi è del buono e del superato, oppure secondo cui una moschea è un luogo di preghiera simile alla chiesa per i cristiani, e così via.

Queste affermazioni generiche sono più atte a eludere il problema e a occultarlo che a chiarirlo e a far sì che venga tenuto presente in vista del confronto fra universi umani, che non sanno ancora comunicare. Inoltre, queste affermazioni generiche non servono a realizzare un dialogo autentico fra i due mondi religiosi e culturali.

 

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Dall’ignoranza di quanto è centrale e di quanto è accessorio nella dottrina coranica deriva anche una sostanziale imprudenza degli europei nel trattare con i musulmani. Così, spesso, si mettono sullo stesso piano due visioni del mondo che non coincidono.

Trascurare la connessione esistente fra società civile e comunità religiosa può portare a travisare il dato costitutivo della cultura islamica. L’islam definisce sé stesso come dîn wa-dunyâ wa-dawlah, cioè come religione e cultura e politica. Ed è inutile sostenere che l’islam è sempre stato laico perché non ha clero — qual’è, nel caso, la definizione di “clero”? — o che molti musulmani rifiutano questa definizione dell’islam.

In realtà, fin dall’origine, fin dal 622, quando Maometto fugge a Yathrib per creare la sua città e civiltà, Medina, l’islam si è voluto e pensato come una realtà integrale, anzi, come un progetto socio-politico-culturale basato su una visione perfettamente definita del Dio unico che detta i comportamenti umani man mano che si presentano problemi personali, familiari, sociali o politici.

 

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Così, mentre gli Stati a maggioranza musulmana supportano l’azione “missionaria” della da‘wa, dell’”annuncio” dell’islam, nei paesi occidentali, con la fondazione di università e di centri di ricerca nelle maggiori capitali europee, finanziati con i proventi della vendita del petrolio — uno degli esempi più recenti è la creazione, nel 1999, del Centro Islamico finanziato dal Regno dell’Arabia Saudita all’università di Bologna, la più antica università europea —, da parte del mondo che si definisce ancora cristiano — e che, comunque, è così definito nel mondo islamico — vi è un atteggiamento ambiguo, disposto a cedere posizioni culturali in cambio dell’apertura dei rubinetti degli oleodotti.

Si tratta di una scelta decisamente perdente, perché equivale per i musulmani — e così viene letta da loro — alla dimostrazione del vuoto spirituale delle nazioni che si sono formate sulla base del messaggio evangelico. Questa lettura trova conferma quando i musulmani vedono i cristiani “regalare” chiese alle comunità musulmane perché le trasformino in moschee. Questo regalo, poiché il problema è visto da parte musulmana in questi termini, è per loro il simbolo più chiaro della vittoria dell’Islam sulla Cristianità. Si tratta di un esempio evidente di ambiguità: infatti, mentre, nel caso specifico, da parte della Chiesa il movente spirituale è ovvio, da parte dei musulmani è altrettanto ovvia la lettura politica del gesto.

Ne deriva perciò, da parte del mondo occidentale e cristiano, la messa in opera di una strategia di rinuncia non solo all’affermazione dei princìpi cristiani, ma anche alla difesa della presenza di comunità viventi in Africa, nel Medio Oriente e in Asia. E si pongono le basi per la lenta scomparsa del cristianesimo, anche dove la maggioranza della popolazione ha ricevuto il battesimo.

Parallelamente, nella Chiesa cattolica una corrente teologica, in aperta contraddizione con l’enciclica Redemptoris missio di Papa Giovanni Paolo II, afferma l’inutilità dell’annuncio del Vangelo alle genti, dal momento che tutti si possono salvare nella loro tradizione religiosa. Anzi, questa tendenza afferma la nocività dell’opera missionaria, con il pretesto che quest’opera non fa altro che sradicare la gente dalla loro cultura. Come se Cristo, annunciando il Vangelo, non avesse radicalmente modificato la cultura ebraica!

 

2. Lo studio di Giovanni Cantoni

Lo studio di Giovanni Cantoni affronta da un punto di vista particolare i rapporti fra l’islam e il cristianesimo, mettendo a fuoco, sostanzialmente, il tema della libertà religiosa, un concetto in realtà ancora sconosciuto nel mondo musulmano, perché si tratta di un diritto legato alla persona. In un assetto sociale in cui la comunità dei credenti, raccolta attorno al Corano, predomina su ogni altra istanza, il concetto della libera scelta dell’uomo non solo è sconosciuto, ma anche tenuto lontano come influenza negativa del mondo moderno.

Ancor oggi, nella maggior parte dei paesi musulmani, il passaggio dall’islam al cristianesimo è un reato, tradizionalmente punito con la morte — è il cosiddetto hadd al-riddah, la “pena dell’apostasia” — e talvolta solo con la prigione, comunque punito dalla legge. Nel luglio del 2000, in Francia, questo punto ha suscitato una vivace reazione fra i musulmani, quando il governo francese ha chiesto loro di rinunciare esplicitamente a questo principio islamico.

La libertà religiosa è un nodo sul quale va approfondito il dialogo, il cui fine s’iscrive anzitutto nell’ambito della missione. L’importante non è lasciare tutto nello stato in cui è, ma contribuire a una lettura delle fonti di ogni fede, che sia rispettosa al tempo stesso dei testi sacri e della dignità dell’uomo.

In ultima analisi, la dignità della persona umana è il nodo del dialogo: infatti gli altri punti, come precisamente la libertà religiosa, sono aspetti particolari che ne derivano. A questo proposito, il pericolo sta nel relativizzare il concetto di “diritti della persona umana”, come se vi fossero diritti validi in Occidente ma non in Oriente, o viceversa. Nel dialogo sulla dignità della persona umana, e in particolare della donna, gli apologeti musulmani più intelligenti rispondono alle critiche occidentali dicendo che nell’Islam non contano l’uomo o la donna, ma la famiglia. La risposta è forse scaltra, ma pericolosa; in altri tempi si diceva che l’importante non è la persona, ma il collettivo.

 

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Poiché non pretende di essere un tentativo di sintesi tale da esaurire l’argomento, ma uno sforzo di comprensione, lo studio di Cantoni costituisce lavoro seriamente costruito e documentato, utile a sgombrare il campo da molte ingenuità diffuse sull’islam. Il suo valore principale, a mio avviso, consiste nel dare inizio a un esame dichiaratamente cattolico dell’aspetto più specificamente giuridico della dottrina islamica, facendo emergere la complessità del tema, nelle sue connessioni non solo con la sfera privata ma, soprattutto, con la dimensione pubblica della religione. Ed è un modo per ricordare anche a noi cristiani che, fra le finalità della persona umana, esiste, e va promossa, una finalità sociale naturale, il bene comune della società, […] che è l’insieme di quelle condizioni di vita sociale grazie alle quali gli uomini possono conseguire più pienamente e con maggiore speditezza il loro perfezionamento” (Dignitatis humanae, 6), bene che quindi precede e prepara la finalità personale soprannaturale.

Samir Khalil Samir S.J.

Beirut, 10 agosto 2000
Festa di san Lorenzo martire

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 Alleanza Cattolica

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