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Giuseppe Flavio e la guerra giudaica

23 Marzo 2026 by Leonardo Gallotta

La distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio

di Leonardo Gallotta

Yosef ben Matityahu apparteneva a una delle famiglie più in vista di Gerusalemme. Il padre infatti faceva parte della nobiltà sacerdotale e la madre discendeva dalla famiglia reale degli Asmodei. A Gerusalemme era nato tra il 37 e il 38 d.C. Ricevette una educazione greca, ma soprattutto nella formazione giudaica – in particolare nello  studio della Legge ebraica, la Torah – sembra non avesse pari tra i suoi connazionali. Si interessò alle diverse correnti dell’ebraismo: Farisei, Sadducei e soprattutto Esseni. Trascorse tre anni di penitenza e di ascesi nel deserto e al ritorno scelse di aderire alla corrente farisaica. Nel 64 si recò a Roma per perorare la causa di alcuni sacerdoti deferiti al tribunale imperiale. A Pozzuoli conobbe un attore di origini giudaiche apprezzato da Nerone e da Poppea, cosa che gli spianò la strada  per la vittoria nel processo.

Nel 66 vi fu la rivolta antiromana degli Zeloti, una fazione oltranzista decisamente antiromana e Giuseppe vi fu coinvolto in prima linea, rivestendo un’importante carica militare in Galilea. Proprio in Galilea Giuseppe incontrò difficoltà nel mantenere la disciplina nei ranghi di questa regione, in quanto i Galilei poco apprezzavano un comandante mandato direttamente da Gerusalemme e Giuseppe, peraltro,  mostrava obiettivi difetti a livello militare ed anche amministrativo. Dopo aver tentato invano la difesa di alcune città, di fronte all’avanzare delle legioni guidate da Vespasiano e dal figlio Tito, egli prese la decisione di consegnarsi ai Romani, coerentemente del resto con la sua convinzione della necessità di una trattativa con Roma. La salita al trono di Vespasiano nel 69 portò alla liberazione di Giuseppe che divenne poi collaboratore di Tito seguendo quest’ultimo nella campagna militare antigiudaica che portò alla distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio nel 70 d.C.

Giuseppe giustificò questa sua collaborazione con i Romani in tal modo: Dio –secondo lui – aveva abbandonato il suo popolo a causa dell’ingiustizia e delle discordie civili trionfanti nella sua patria.

I veri nemici di Israele erano dunque coloro che insensatamente avevano voluto la guerra a tutti i costi, non lui che aveva lavorato per il suo popolo cercando di far leva sulla clemenza di Tito, cosa che tuttavia non gli riuscì, soprattutto per la salvaguardia del Tempio. A partire dalla sua distruzione  si ebbe la nota diaspora del popolo ebraico. L’evento fu terribile e ancor oggi il muro rimasto del  Tempio  è chiamato in Israele Muro del Pianto.

La collaborazione di Giuseppe con i Romani, a dire il vero,  fruttò non poco: ebbe terre in Giudea, ricevette una pensione annuale e gli fu concessa la cittadinanza romana. Dopo la morte di Tito godette anche della protezione di Domiziano (81 – 96 d.C.). Stabilitosi definitivamente a Roma,  aveva assunto il nome Flavio per riconoscenza verso la dinastia Flavia, mantenendo comunque quello ebraico di Giuseppe (1). Fu a Roma che attese alla composizione delle sue opere. Morì nei primi anni del II secolo d.C.

Il resoconto della guerra tra Giudei e Romani  in un primo tempo fu scritto da lui in aramaico. Tale opera, a noi non pervenuta, era probabilmente rivolta ai Giudei della diaspora. In seguito Giuseppe Flavio scrisse in greco un nuovo resoconto intitolato Guerra giudaica che aveva soprattutto lo scopo di difendersi dalle accuse rivoltegli dai suoi nemici. È lo stesso scopo che ha la sua autobiografia giuntaci col semplice titolo di Vita e che tratta in particolare del suo governo in Galilea per conto dei ribelli. Essa fu pubblicata in appendice all’altro testo importantissimo costituito dalle Antichità giudaiche. In quest’ultimo scritto il nostro autore ripercorre la storia del suo popolo fin dalle origini e per noi rappresenta una importantissima fonte, dato che si pone in parallelo alla Bibbia. Giuseppe Flavio scrisse anche un’opera, Contro Apione, che attaccava quegli autori che mettevano in dubbio l’antichità del popolo ebraico.

Molto spesso nelle sue opere Giuseppe Flavio accusa gli ebrei oltranzisti di avere attirato su Gerusalemme l’ira di Dio che avrebbe permesso le stragi e le violenze avvenute all’interno del Tempio. I Romani sarebbero dunque stati lo strumento di Dio che così li avrebbe puniti.

Le opere di Giuseppe Flavio ci sono state conservate dai cristiani. E non è un caso, perché essi, collegando il tragico evento della distruzione di Gerusalemme e del suo Tempio alla vita e alla morte di Nostro Signore, interpretavano l’avvenimento come punizione inferta da Dio ai Giudei per avere ucciso proprio Gesù Cristo.

La Guerra giudaica è un testo importantissimo perché costituisce la nostra unica fonte su un evento bellico di cui altrimenti non avremmo notizie così dettagliate, dato che Giuseppe Flavio vi partecipò in prima persona e ne fu quindi testimone oculare. Ma anche per altri aspetti della storia giudaica e romana Giuseppe Flavio è per noi una fonte imprescindibile, in quanto le sue opere sono tra le poche giunteci dall’antichità pressoché integralmente.

 Quanto al giudizio storico su Giuseppe Flavio, Giambattista Cairo nel suo libro Il Santo traditore (2) ritiene che egli sia stato un personaggio emblematico dell’epoca di contraddizioni in cui visse. Tuttavia, una volta arresosi ai Romani, egli si adoperò sinceramente per la salvezza del suo popolo e dello stesso Tempio di Gerusalemme  anche se poi non vi riuscì.

Ora se è incontestabile la sua devozione e riconoscenza nei confronti della dinastia Flavia, secondo Cairo con le Antichità giudaiche e con il Contro Apione il nostro autoredimostra chiaramente quale fosse la dedizione e l’amore per il suo popolo. Flavio sì, ma Giuseppe nel cuore.

Lunedì, 23 marzo 2026

NOTE

(1) Molti storici oggi premettono Flavio al nome Giuseppe. Altri tuttavia fanno l’inverso..  Giambattista Cairo, da me citato, lo chiama Flavio Giuseppe. Però in Cathopedia, l’enciclopedia cattolica online è citata la voce Giuseppe Flavio. Io ho optato per quest’ultima e infatti all’inizio di questo mio scritto ho citato subito il suo nome in lingua ebraica, in quanto mi è sembrata più corretta la sequenza anche temporale dei nomi del nostro autore.

(2) GIAMBATTISTA CAIRO, Il santo traditore. Vita e opere di Flavio Giuseppe, Edizioni Dehoniane, Bologna 2019.

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