Grazie, civiltà cristiana!

I grandi traguardi scientifici e tecnologici raggiunti dall’epoca moderna sono il frutto dell’impegno di generazioni di uomini e di donne che hanno reso cultura vera la fede cristiana. La modernità ha semplicemente cercato di scippare questo tesoro inestimabile
Massimo Martinucci 2 anni fa
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di Massimo Martinucci

In una clinica dell’Italia Settentrionale sono stato recentemente beneficiato di una importante operazione chirurgica: quattro bypass coronarici, resi necessari con urgenza dalla inaspettata scoperta delle disastrose condizioni del mio cuore. Al risveglio ‒ dopo i primi momenti davvero difficili, la constatazione soddisfatta di essere ancora vivo, l’inizio graduale della ripresa di possesso del corpo e delle sue funzioni ‒, il sentimento spontaneamente affiorato è stato quello della gratitudine.
Gratitudine per i medici della squadra chirurgica, è ovvio, ma ‒ anch’essi nani sulle spalle di giganti ‒ gratitudine per chi prima di loro ha messo a punto tecniche così raffinate, e ancora per l’amore alla ricerca scientifica praticato da generazioni di uomini e di donne che, credendo in una realtà conoscibile, in una vita migliorabile e in un essere umano fatto per progredire sempre lungo la via della conoscenza, si sono impegnati usando la propria intelligenza, mai paghi dei risultati via via raggiunti.
Credo si tenda a minimizzare un dato di fatto: che la scienza sia realmente progredita soltanto con la civiltà cristiana. Perché le antiche civiltà, per esempio quella egiziana, quella cinese o quella indiana, pur avendo ottenuto conoscenze e capacità tecniche straordinarie, e pur realizzando opere meravigliose, non hanno saputo svilupparle in un sapere scientifico autentico a causa della visione antropologica e cosmologica che le ha animate: la loro concezione animista del mondo ha infatti impedito il passaggio dalla tecnica allo sviluppo della scienza.

Si è trattato insomma di «nascite abortite della scienza», per usare la felice espressione del fisico e storico della scienza ungherese naturalizzato statunitense dom Stanley L. Jaki (1924-2009), monaco benedettino (Luciano Benassi ha brillantemente trattato il tema nelle lezioni svolte da marzo a giugno 1996 alla Scuola di Educazione Civile promossa da Alleanza Cattolica a Ferrara). La concezione cristiana ha cioè ben altro respiro.

Il Creatore ha dato origine a una realtà altra da Sé, con leggi stabili e indagabili, e a un essere umano libero, razionale, affidatario e responsabile di questa creazione. In tale contesto, l’ingegno umano non ha limiti intrinseci se non la propria natura umana e la studiositas ‒ la curiosità di ricerca del vero ‒, capace di interrogarsi, può diventare studio, indagine, impegno e appunto vera scienza.

Oggi non è facile accorgersi di tutto questo nel clima che avvolge la cultura occidentale, la quale beneficia ‒ inconsapevolmente o maliziosamente ‒ delle proprie origini cristiane nella consapevolezza della esistenza di leggi fisiche indagabili, ma ha positivamente espulso Dio dal proprio orizzonte. Un caro amico che mi ha visitato in ospedale mi ha suggerito un pensiero che torna appropriato: è la «slealtà […] dell’epoca moderna» denunciata dal teologo cattolico italiano naturalizzato tedesco don Romano Guardini (1885-1968) in La fine dell’epoca moderna, del 1950, la quale surrettiziamente si appropria di ciò che non è suo.

Se sono dunque qui a raccontare tutto questo è perché uomini e donne, santi e martiri, credendo alla Buona Novella hanno costruito una Cristianità culla di mille istituzioni ‒ tra cui l’università e l’ospedale! ‒ che ha favorito la nascita della vera scienza.  Grazie, civiltà cristiana!

 

21 agosto 2018

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 Massimo Martinucci

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