Hobbit Party

Tolkien e la visione della libertà che l’Occidente ha dimenticato
Susanna Manzin 1 anno fa
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Categoria:Saggio


Autore:Jonathan Witt e Jay W. Richards


Pagine: 352


Prezzo: € 23,90


Anno: 2016


Editore:D’Ettoris Editori, Crotone


ISBN: 978-88-9341-99-5


Libreria San Giorgio

In un buco nel terreno viveva un nemico del governo statalista”. Il titolo del primo capitolo ci fa già intuire cosa ci si debba aspettare da questo libro.

La pubblicazione in Italia del volume Hobbit Party – Tolkien e la visione della libertà che l’Occidente ha dimenticato (D’Ettoris Editori, 2016) colma una lacuna: molto è stato detto e scritto su Tolkien e sulle sue opere ma poco o nulla sugli aspetti politici e sociali. Gli autori Jonathan Witt e Jay W. Richards ci aiutano a ripassare la dottrina sociale della Chiesa e i suoi principi naturali attraverso un’analisi dei romanzi di Tolkien. E non si tratta, ci tengo a sottolinearlo, di una forzatura, di un “tirare per la giacca” l’autore preferito da milioni di lettori in tutto il mondo, perché gli autori citano largamente le lettere di Tolkien, le sue interviste, i suoi appunti, grazie ai quali abbiamo una vera interpretazione autentica delle sue opere e, in questo caso, del suo pensiero politico e sociale.

Scopriamo così che Tolkien non ha voluto solo, con i suoi romanzi, parlare della battaglia tra il bene e il male, del tema del viaggio visto come itinerario di crescita e conversione, dell’assunzione delle proprie responsabilità di fronte all’urgenza del tempo presente. Grazie all’analisi dei due autori di Hobbit Party, emerge cosa pensava Tolkien della libertà, del principio di autorità e di economia; capiamo che concezione aveva della proprietà privata, scopriamo quanto desiderasse che fosse rispettata e tutelata. Analizzando in controluce Il Signore degli Anelli troviamo gli attacchi al totalitarismo ma anche alle democrazie moderne, altrettanto minacciose; la condanna dei regimi dominati dalla ricerca del potere, mentre è così armonica la Contea, con il suo governo che sembra la realizzazione del principio: “Tanta libertà quanta e possibile, tanto Stato quanto è necessario”. Un capitolo è dedicato al tema del mistero del male ed uno al concetto di guerra giusta.

La lettura è piacevole, lo stile scorrevole anche grazie al continuo riferimento agli episodi de Lo Hobbit e Il Signore degli Anelli.

Come ricordano gli autori: «Quando nell’agosto del 1991 l’esperimento sovietico stava esalando i suoi ultimi affannosi respiri, gruppi anticomunisti a Mosca, mentre i carri armati del regime erano ormai ad un passo da loro, innalzarono uno striscione sulle barricate con la scritta: “Frodo è con noi!”. » Chi combatte il totalitarismo e vuole costruire una società “a misura d’uomo e secondo il piano di Dio” (San Giovanni Paolo II), sente la vicinanza con gli eroi della Terra di Mezzo.

Tolkien era un cattolico romano, come lui stesso amava definirsi; scriveva ad un amico sacerdote: «Il Signore degli Anelli è fondamentalmente un’opera religiosa e cattolica. L’elemento religioso è radicato nella storia e nel simbolismo». Grazie alle riflessioni contenute in Hobbit Party ci viene anche rivelata la sintonia del mondo della Terra di Mezzo con i principi di dottrina sociale. Non possiamo che salutare con soddisfazione questa pubblicazione, la cui edizione italiana è stata curata da Maurizio Brunetti di Alleanza Cattolica, con la collaborazione di altri militanti dell’associazione per la traduzione e l’accurata ricerca bibliografica.

Consigliato a tutti quelli che desiderano ricostruire l’occidente

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 Susanna Manzin

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