Il dialogo degli «ambasciatori di Cristo» con l’umanità non può e non deve mai essere improntato a cedimenti circa la Verità

Alleanza Cattolica 25 anni fa
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Giovanni Paolo II, Cristianità n. 245 (1995)

 

Discorso alle religiose partecipanti al VII Capitolo Generale delle Figlie di San Paolo, del 4-9-1995, nn. 2-3, in L’Osservatore Romano, 4/5-9-1995. Titolo redazionale.

 

Il dialogo degli «ambasciatori di Cristo» con l’umanità non può e non deve mai essere improntato a cedimenti circa la Verità

 

La domanda che si faceva san Paolo: «Dov’è il sapiente? Dov’è il dotto? Dove mai il sottile ragionatore di questo mondo? Non ha forse Dio dimostrata stolta la sapienza di questo mondo?», riceve ancor oggi la medesima risposta: «Ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini» (1 Cor 1, 20-25).

Gesù, che ha assunto in sé la debolezza della carne umana, è e resta la manifestazione definitiva della sapienza «più forte» di Dio. Egli è la Verità e la Luce del mondo; il suo messaggio è immutabile e perenne. Attraverso le vicissitudini dei popoli e delle epoche, Egli è presente nel cammino del tempo con la sua parola e con l’insegnamento della Chiesa, alla quale ha promesso ed assicurato l’assistenza dello Spirito Santo: «Egli vi guiderà alla verità tutta intera, perché non parlerà da sé, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annunzierà le cose future» (Gv 16,13). Con la stessa certezza degli Apostoli noi affermiamo, pertanto, che Gesù Cristo è l’unico ed universale Redentore dell’uomo.

Che grande dono quello di poterlo annunciare con gli attuali mezzi di comunicazione così potenti ed efficaci! Che urgente responsabilità quella di far ritrovare con tali mezzi le sue umane e divine parole: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi e io vi ristorerò… Imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le vostre anime» (Mt 11,28-29).

Carissime «Figlie di San Paolo»! Siate esempio di fedeltà alla Verità, di rispetto per l’uomo, di onestà nell’uso delle parole e delle immagini. Il vostro impegno di testimonianza è grande ed è anche grave, perché voi siete apostole della comunicazione. Gesù Maestro esige che il vostro servizio sia illuminante, coerente, confortante, mai deviante o provocatorio. Gesù Maestro vuole da voi adeguata conoscenza della Verità, da Lui rivelata, e perfetta adesione al Magistero della Chiesa, che si sviluppa nel tempo con continuità coerente e con premura pastorale. Il dialogo con l’umanità non può e non deve mai essere improntato a cedimenti circa la Verità, a compromessi con uno stile di vita che allontani da Cristo. Il rispetto e la carità verso le persone devono essere uniti alla convinzione che la verità di Cristo, unico vero Maestro dell’umanità, rende libero l’uomo, lo salva e lo eleva verso la piena comunione col Padre.

Don Giacomo Alberione nell’aprile 1960, durante il mese di Esercizi Spirituali dei Paolini, disse tra l’altro: «Vi è un’unica meta per i veri santi, un’unica consegna: “Vivit vero in me Christus”. Siamo “ambasciatori di Cristo” ed Egli esorta per mezzo nostro. Il Signore ha trovato in noi dei docilissimi strumenti e ci fa muovere, ci chiama e ci fa passare attraverso varie vicende o difficoltà. Egli ci chiede di non venir meno nella fedeltà, di non cedere alle tentazioni di apparenti successi devianti».

 

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  Cristianità, Magistero pontificio
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