
Una grande opera della letteratura greca paleocristiana
di Leonardo Gallotta
Il Pastore di Erma è un testo che nell’antichità riscosse molto successo ed ebbe stima e notorietà tali che esso fu considerato un libro ispirato e in alcune comunità, specie in Oriente, fu letto pubblicamente, fino a quando la sua lettura fu proibita.
Secondo Origene il Pastore fu composto da quell’Erma citato da San Paolo nella Lettera ai Romani 16,14. A causa di tale attribuzione il Pastore fu tenuto in grande considerazione. Un riferimento al Vescovo di Roma Clemente potrebbe ambientare l’opera alla fine del I secolo, ma il Canone muratoriano (1) afferma che il Pastore fu composto da Erma, fratello di papa Pio I (140 – 154) e tuttavia l’identità dell’autore non è, oggi, così sicura, anche perché, già all’inizio della prima visione, l’autore dichiara di essere un liberto romano. Originariamente scritto in lingua greca, presto ebbe due versioni in latino. Il titolo di Pastore deriva dal fatto che nella quinta ed ultima visione proposta nel testo compare l’Angelo della Penitenza sotto l’aspetto di un pastore che ammaestra Erma. La diffusione dell’opera ebbe un brusco arresto nel VI secolo con il Decretum Gelasianum (2) che non riconosceva il Pastore come opera canonica.
Il Pastore di Erma è composto da cinque Visioni, dodici Precetti e dieci Similitudini. Si tratta di un’opera che può essere considerata come appartenente alla letteratura apocalittica apocrifa. Due sono i personaggi soprannaturali che intervengono nelle visioni: l’anziana matrona che rappresenta la Chiesa nelle prime quattro visioni e il pastore nella quinta che rappresenta l’Angelo della Penitenza il quale ammaestra Erma con i dodici Precetti e le dieci Similitudini. Le rivelazioni sono fatte con un linguaggio criptico e allusivo che necessita di spiegazioni. La seconda parte dell’opera caratterizzata dai Precetti e dalle Similitudini fa sì che il testo del Pastore non possa esser classificato soltanto come opera apocalittica, ma anche morale e penitenziale.
A chi legge il testo di Erma salta all’occhio che, rispetto ai testi della letteratura cristiana antica, scarsi sono i riferimenti ai testi biblici. Il mondo ebraico, inoltre, con la sua cultura e le sue tradizioni, non è per nulla considerato. Si parla ad esempio diverse volte della Legge, ma mai identificata con la Legge mosaica.
Abbiamo già detto che la vecchia signora delle visioni rappresenta la Chiesa e ciò viene confermato, alla fine della seconda visione, da un bellissimo giovane, ossia un angelo, che spiega perché appare così vecchia. “Perché – dice il giovane – fu creata prima di tutte le cose. Perciò è vecchia e per essa fu ordinato il mondo”. È comunque nella terza visione che troviamo la più grande allegoria, quella della Torre in costruzione. La vecchia signora mostra ad Erma la base di una torre posta sulle acque composta da pietre quadrate e luminose. Essa veniva costruita da sei giovani (angeli) che avevano accompagnato la vecchia signora, mentre altre miriadi di uomini trasportavano pietre cavate dal fondo e le porgevano ai giovani. Le pietre della base erano perfettamente squadrate e combaciavano nelle giunture con le altre pietre. Delle pietre portate alcune erano scartate ed altre le mettevano in opera nella costruzione. Alcune erano buttate lontano dalla Torre e molte altre giacevano intorno alla Torre e non venivano utilizzate nella costruzione. Alcune erano bitorzolute, altre avevano delle crepe, altre erano mutile e altre avevano forme non adatte alla costruzione.
Erma rimane stupefatto e chiede spiegazioni. E così viene a sapere che la Torre è la Chiesa in costruzione e che essa è costruita sull’acqua perché mediante l’acqua la vita dei credenti fu salva.
È chiara qui l’allusione al Battesimo. Le pietre bianche perfettamente squadrate sono gli apostoli, i vescovi, i maestri e i diaconi che, camminando nella santità di Dio, hanno governato, insegnato e servito con purezza e santità gli eletti di Dio. Le altre pietre sono quelle dei fedeli che hanno patito per il nome del Signore oppure camminarono nella via della rettitudine e ubbidirono ai suoi comandi. Le pietre scartate vicino alla Torre saranno utili in un secondo tempo purché ci sia stato vero pentimento. Quelle scagliate lontano rappresentano invece i figli della malizia: non sono adatte alla costruzione per la loro malvagità e quindi per loro non c’è salvezza.
La vecchia matrona fa infine veder sette donne intorno al perimetro della Torre. Sono sette virtù: Fede, Continenza, Semplicità, Scienza, Innocenza, Castità e Carità. La Torre è dunque, allegoricamente, la Chiesa in costruzione.
È nella quinta visione che compare il pastore che dà il titolo all’opera e che altri non è che l’angelo a cui è stato affidato Erma. È lui che fornisce dodici precetti e dieci similitudini. Tra i precetti ricordiamo: Unicità di Dio, Amore per la Verità, Castità, Pentimento, Pazienza, Timore di Dio, Astinenza e così via. Tra le similitudini: La vera patria, La vite e l’olmo, Il vero digiuno, La voluttà, Metà vivi e metà morti, Il pentimento sollecito e così via.
Soprattutto questa seconda e ultima parte fu molto apprezzata e utilizzata per l’ammaestramento dei catecumeni e dei fedeli in genere. Il Pastore di Erma rivela infine un importante problema delle prime comunità cristiane, vale a dire la remissione dei peccati post- battesimali. Per tale problema Erma ricorre alla rivelazione divina tramite l’Angelo-Pastore che parla di una seconda possibilità di perdono dopo il battesimo, grazie alla preghiera, al digiuno, alla penitenza e alla fiducia nella misericordia del Signore. Occorre tener presente che nelle prime comunità cristiane non esisteva la confessione auricolare e ripetibile.
Nonostante alcune incongruenze cristologiche, e non solo, possiamo riconoscere come centrale nell’intero scritto il tema della penitenza. La lingua è quella della koinè, ossia la lingua greca parlata nel bacino del mediterraneo, non la lingua classica. Erma utilizza uno stile volutamente semplice al fine di essere compreso dal popolo dei fedeli e però narrativamente assai efficace.
Sabato, 4 luglio 2026
Note
(1) Il Canone muratoriano è il più antico elenco di testi sacri che conosciamo, scoperto in un manoscritto dell’VIII secolo da Ludovico Antonio Muratori e pubblicato nel 1740.
(2) il Decretum Gelasianum è un documento del VI secolo contenente un elenco di opere religiose da considerare canoniche e un altro elenco che indica le opere da rigettare come apocrife. È detto Gelasianum perché tradizionalmente attribuito a papa Gelasio I (492 – 496), ma composto invece nella Gallia meridionale nel VI secolo.
