Il profumo della civiltà cristiana

Giovanni Cantoni 2 anni fa
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Giovanni Cantoni, Cristianità n. 393 (2018)

 

Intervento pronunciato a San Paolo del Brasile, il 14-12-2008, nell’ambito delle celebrazioni per il centenario della nascita del pensatore e uomo politico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira (1908-1995), la cui registrazione è su YouTube, all’indirizzo web <https://www.youtube.com/watch?v=X6CuTwoZQco>, consultato il 4-11-2018. Sono redazionali le uniformazioni testuali e di punteggiatura, i modi delle citazioni, le note, l’inserzione fra parentesi quadre e il titolo ricavato dal testo che, non rivisto dall’au­tore, conserva lo stile proprio del parlato.

 

Il profumo della civiltà cristiana

 

Non si spaventino lor signori se arrivo con un pacco di fogli, ma l’intenzione non è quella di appesantire la situazione, anzi quella di alleggerirla, perché se ho davanti qualcosa riesco a essere più sintetico. Ora, ringrazio evidentemente di tutto, mi unisco ai saluti e vi dico qual è la mia intenzione, molto rapida, compatibilmente con i tempi che abbiamo a disposizione.

Il modo che ho scelto per ricordare il professor Plinio Corrêa de Oliveira è il seguente. Bisognerebbe, come si faceva un tempo, di fronte a qualsiasi situazione — soprattutto a una situazione storica — cominciare con il raccontare la creazione. La prendo da lontano e non vi dovete spaventare. Qualunque testo storico medioevale cominciava con la creazione e faceva benissimo. Io però salto la creazione e passo a un altro aspetto, molto importante, che fa parte dei «consigli» contenuti in Rivoluzione e Contro-Rivoluzione (1), ovvero lo sforzo che deve fare ogni aspirante contro-rivoluzionario — chi lo è sul serio lo deciderà il Padreterno — per confermare, diffondere e documentare, non solo con le proprie debolezze, l’e­si­stenza del peccato originale.

Se parliamo di storia, si comincia con il peccato originale. Ebbene, il Magistero pontificio ha dichiarato recentissimamente che «[…] l’uomo creato per la libertà porta in sé la ferita del peccato originale, che continuamente lo attira verso il male e lo rende bisognoso di redenzione. Questa dottrina non solo è parte integrante della Rivelazione cristiana, ma ha anche un grande valore ermeneutico, in quanto aiuta a comprendere la realtà umana. L’uomo tende verso il bene, ma è pure capace di male» (2). Qui abbiamo un bellissimo riassunto di Rivoluzione e Contro-Rivolu­zio­ne: il soggetto umano è esposto — come ognuno di noi sa per sé più o meno perfettamente visto che, come dice sant’Agostino (354-430), il Padreterno è più interno a noi di noi stessi (3) —, è ferito: abbiamo questo «prologo in Cielo» costituito dal peccato originale e da tutto ciò che ne è derivato, da tutte le sue conseguenze. 

Di fronte a questa constatazione muovo immediatamente verso un secondo passaggio che mi sembra assolutamente significativo: non in assoluto, ma perché serve per intendere il professor Plinio Corrêa de Oliveira, che non è nato ovunque, ma è nato qui, a São Paulo. Traduco immediatamente il mio pensiero. Non è successo solo con Adamo ed Eva. Anche i signori che sono arrivati qui hanno dei genitori, dei nonni, affetti da questo morbo. Il Rinascimento sta solo a indicare l’esordio di un itinerario. Nel 1492, in Spagna — a dirlo a voi mi vergogno un po’, ma mi sembra giusto per logica — succede qualche cosa, ma poi nei libri di storia vi è una pagina bianca, e si dice: «comincia l’Età Moderna». è vero che è cominciata l’Età Moderna, ma ad aprirla sono gli stessi uomini che hanno finito la Reconquista in Spagna e che vanno in giro per il mondo a cercare se vi è qualcosa di altro da conquistare e a vedere se è raggiungibile un certo mondo in un modo piuttosto che in un altro.

E qui, nell’Iberoamerica, è stato portato un mondo, quello europeo, che, però — non solo qui, ma ovunque — aveva la sua tara.

Ebbene, a questo punto aggiungo un elemento molto semplice: due versi che mi paiono molto belli di Thomas Moore (1779-1852), un autore irlandese a cavallo fra il Settecento e l’Ottocento. «Puoi rompere — dice questo poeta — puoi distruggere il vaso, se vuoi — non è obbligatorio, evidentemente, ma fa parte tragicamente della nostra condizione umana — ma il profumo delle rose continuerà a restare nell’aria» (4).

In questi due versi trovo descritto il lavoro svolto dal professor Plinio Corrêa de Oliveira, quest’uomo, di cui non sto a raccontarvi le qualità, immerso in un mondo nel quale rimaneva soprattutto il profumo delle rose. Infatti, c’è il profumo: non è vero che «qui non c’è niente»… Parlando con qualcuno di voi in questi giorni ho scoperto l’acqua calda: a me interessa il barocco ibero-americano e agli ibero-americani interessa il barocco europeo; ma questo, come si dice in un certo linguaggio, è uno scambio di doni.

Ora, i termini sono molti precisi. Il professor Plinio, qui, ha incontrato il profumo di una rosa — è un modo immaginifico, metaforico, per descrivere un mondo — e ha rivelato uno straordinario talento nel risalire dal profumo della rosa al seme della rosa. Questa è la sua lezione, direi fonda­mentale: ha cominciato «fiutando», come un sommelier cui chiedono: «Co­m’è? È buono o è cattivo questo vino?». E dal suo profumo il sommelier a che cosa risale? A quale filone? Se c’è qualcosa di buono, da dove viene?

Questo passaggio — non scandalizzatevi, perché la formula è di san­t’Alfonso Maria de’ Liguori (1696-1787) — è un’operazione di alchimia celeste: dal profumo al seme. Non è un piccolo lavoro. E il vaso di questa operazione ce l’avete rappresentato davanti [l’effigie del prof. Plinio]. Molto semplicemente… Sulle tombe si scrivono queste parole: «nato il giorno tale»… Si fa presto a dirlo: la madre ha delle opinioni diverse, vi sono stati nove mesi di gravidanza, forse non facile, certamente greve. Insomma, le parole sono corte, ma le vite sono lunghe confrontate con le parole. Ebbene, il professor Plinio ha potuto solo fiutare — scusatemi, se non trovo altra espressione, ma mi pare felicissima —, perché il vaso si è rotto, in America Latina come in Europa, come si è rotto dappertutto: il peccato originale non ha frontiere. Però ha sentito un odore, l’odore di un mondo, e ha ricostruito un itinerario — io sono un cultore della seconda parte, principalmente, di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione — che dice: da qui in avanti si può provare a comportarsi in un modo piuttosto che in un altro.

Signori, è già stato fatto un cenno da parte dell’ingegner Adolpho Lindenberg su questo punto: bisogna ricominciare da dentro. Rileggetevi il capitolo I della parte I di Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Si comincia da lì, ovvero: quello che succede fuori è il risultato di quello che succede dentro. Ergo, se vogliamo cambiare fuori, dobbiamo cambiare dentro. È cosa breve, piccola, però, poi, per farla… ci vuole una vita e l’aiuto della grazia, non soltanto l’aiuto del tempo.

Allora, molto semplicemente, signori, mi scuso e vengo a immediata conclusione. La cerco in un grande autore svizzero nato ventotto anni prima del professor Plinio, che quest’ultimo teneva in grande considerazione, anche facendo pubblicare suoi scritti su Catolicismo: Gonzague de Reynold (1880-1970), storico, storico della letteratura e poeta. Lo ricordo come poeta perché usa una metafora straordinariamente felice: «Non si deve mai disperare della storia e tutto quanto è esistito può rinascere. Basta che un seme con un po’ di terra rimanga in un vaso spezzato, perché si produca una nuova fioritura» (5). Il dottor Plinio ci ha dato indicazioni sul seme, quanto al vaso siamo circondati da vasi spezzati. Ciascuno di noi ci metta la sua terra. E mi auguro che con l’aiuto della Madonna tutti ci riusciamo. Grazie.

Giovanni Cantoni

 

Note:

(1) Cfr. Plinio Corrêa de Oliveira, Rivoluzione e Contro-Rivoluzione. Edizione del cinquantenario (1959-2009); con materiali della «fabbrica» del testo e documenti integrativi, trad. it., a cura e con Presentazione di Giovanni Cantoni, Sugarco, Milano 2009, pp. 133-134.
(2) Giovanni Paolo II (1978-2005), Lettera enciclica «Centesimus annus» nel centenario della «Rerum Novarum», del 1°-5-1991, n. 25.

(3) «Eri all’interno di me più del mio intimo» (Sant’Agostino, Confessioni, III, 6,11); ed «egli è più intimo di te stesso» (Idem, Enarrationes in psalmos, 74, 9).

(4) «You may break, you may shatter the vase, if you will, / But the scent of the roses will hang round still» (Thomas Moore, Farewell! — but whenever you welcome the hour, in Idem, Irish Melodies, Longman, Brown, Green and Longmans, Londra 1852, p. 64).
(5) Gonzague de Reynold, La formation de l’Europe, vol. III, L’hellénisme et le génie européen, Eglof. Librairie de l’Université, Friburgo 1944, p. 408.

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