Il trionfo della colonna mariana

Un segno di speranza e di pace per tutta l’Europa. Risorge a Praga la colonna votiva abbattuta in odio al cattolicesimo
Pio Kinsky dal Borgo 2 mesi fa
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di Pio Kinsky dal Borgo

Stava spegnendosi il tragico incendio della Prima guerra mondiale (1914-1918), l’«inutile strage» – secondo l’esatta definizione di Papa Benedetto XV (1914-1922) – che lo sforzo politico e il sacrificio personale dell’ultimo imperatore d’Austria e re d’Ungheria, il beato Carlo I d’Asburgo (1887-1922), non aveva potuto arrestare, quando, il 3 novembre 1918, a pochi giorni dalla proclamazione della Repubblica Cecoslovacca, una folla tumultuante e organizzata abbatteva, sulla piazza del municipio della Città Vecchia di Praga, la colonna mariana lì edificata nel 1650.

Le piazze dell’intera Europa portano ancora questo segno della civiltà cristiana: monumenti eretti con il concorso del popolo e delle autorità civili a ricordo della liberazione da guerre ed epidemie. Su quella piazza, nel cuore di quella che per secoli era stata la capitale della Cristianità occidentale, i praghesi avevano edificato nel secolo XVII una colonna votiva, opera dello scultore barocco boemo Jan Jiří Bendl (1610?-1680), che sorreggeva una statua della Vergine Immacolata. Il monumento sacro era stato pensato e voluto in ricordo della liberazione della città dall’assedio, protrattosi dal 26 luglio al 3 novembre 1648, verso la fine della Guerra dei Trent’anni (1618-1648), che proprio a Praga era iniziata e che all’epoca stava terminando con la pace di Vestfalia, in Germania (15 maggio-24 ottobre 1648).

Per 101 giorni, privi di artiglieria e quasi di esercito, gli abitanti difesero la Città Vecchia e la Città Nuova contro l’esercito svedese, che il 25 ottobre aveva cominciato a penetrare nella capitale. Ricorrendo all’intercessione della Vergine Maria, i praghesi promisero l’edificazione del monumento in caso di liberazione dall’assedi, e nel 1650 il voto fu adempiuto per impulso di Ferdinando III d’Asburgo (1608-1657), imperatore e re di Boemia, proprio nel luogo più simbolico della città, lì dove, nel 1632, posto sulla gogna, era stato oltraggiato dai protestanti il cosiddetto Palladium, un’icona mariana fra le più antiche e venerate reliquie della cristianità boema, conservata a Stará Boleslav, nel luogo del martirio del duca san Venceslao (907?-935). La colonna sosteneva la statua dell’Immacolata e alla sua base vi era un piedistallo con le statue di quattro angeli in lotta contro i demoni della guerra, della peste, della miseria e dell’eresia. A questo monumento della vittoria cattolica, dal 1915 si contrapponeva sulla stessa piazza, peraltro deturpandola pesantemente, il gruppo scultoreo bronzeo dedicato a Jan Hus (1371?-1415), il riformatore venerato come martire dai protestanti boemi. Se non altro quella convivenza pur breve rappresentava anche plasticamente la concreta libertà religiosa dell’impero asburgico avviato peraltro al suo tramonto.

La fine della monarchia asburgica, tenacemente perseguita dalla massoneria internazionale e dai nazionalismi moderni fu vissuta e sfruttata in chiave essenzialmente anticattolica. Fra quei nazionalismi ideologici, vi furono certamente quello slavo e, non certo ultimo, quello germanico, la cui massima espressione, il nazionalsocialismo, nutrirà per la monarchia asburgica un odio viscerale e sproporzionato, persino perseguitandone i rappresentanti in esilio. L’identificazione del cattolicesimo e della devozione mariana con il regime asburgico, e di quest’ultimo con la cultura e la lingua tedesca, era del resto lo strumento politico-propagandistico generato dalle guerre di religione europee e dal risentimento protestante per le vittorie cattoliche, a cominciare da quella della Montagna Bianca, alle porte di Praga, nel 1620.

La riconquista cattolica, della quale la dinastia asburgica fu sicuramente uno degli elementi portanti, è ben descritta nel volume dello storico francese Olivier Chaline La riforma cattolica nell’Europa centrale (XVI-XVIII secolo) e non riguardò certo solo i territori della corona di Boemia, ma anche l’Ungheria e la stessa Austria, con aspetti ed effetti che oltrepassano in modo evidente il mero ambito politico-militare. Questi effetti giungono sino a oggi, soprattutto attraverso l’architettura barocca e la stessa storia politica, con l’incredibile durata istituzionale di ciò che è rimasto del Sacro Romano Impero fino alla catastrofe della cosiddetta «Grande Guerra», la Prima guerra mondiale (1914-1918). I gravi errori commessi dal centralismo illuministico praticato dagli ultimi Asburgo e dalla dinastia lorenese, dopo la loro estinzione nella prima metà del secolo XVIII, vennero infatti puntualmente sfruttati dalle forze intellettuali e politiche rivoluzionarie, che fecero della distruzione del culto e della cultura cattolici il fine essenziale del nuovo ordine nato nel 1918.

Nell’ottobre di quell’anno venivano dunque al pettine nodi antichi e il potere fu conquistato da uomini nuovi assolutamente decisi a eliminare ogni elemento culturale, linguistico e religioso che richiamasse il regime precedente.

Ecco come, quel 3 novembre, nel 270° anniversario della fine dell’assedio protestante, fu compiuto un gesto celebrato come frutto dell’impeto e dell’indignazione spontanei dei patrioti, ma in realtà preparato dai partiti socialista nazionale e socialdemocratico fin dal 30 ottobre precedente, con tanto di precettazione dei vigili del fuoco dotati della strumentazione occorrente e mediante la contemporanea mobilitazione della folla convenuta alla Montagna Bianca per commemorare la battaglia del 1620.

Subito dopo la municipalità di Praga, nella quale pure si erano levate voci favorevoli alla ricostruzione del monumento, decise di farne sparire i resti dalla piazza, compiacendo il fondatore e presidente della nuova Repubblica Cecoslovacca, Tomáš Garrigue Masaryk (1850-1937), il quale si sarebbe espresso in questi termini: «Se i praghesi hanno eliminato quella statua sono contento, perché era per noi un affronto politico».

Dopo un secolo che ha visto l’Europa e il mondo insanguinati da un’altra guerra ideologica, seguita dall’annessione dei Paesi che erano stati retti dalla monarchia asburgica da parte dell’“impero” socialcomunista, qualcuno, dopo l’implosione di quest’ultimo e la rinascita dei Paesi e delle nazioni liberati ha voluto iniziare una battaglia difficile – combattuta dal 2017 sul terreno urbanistico e politico contro resistenze culturali accanite – per installare nuovamente una nuova colonna mariana sulla piazza più importante di Praga. Come una nuova Montagna Bianca la battaglia è stata vinta nel gennaio di quest’anno e sono in corso i lavori di riedificazione del monumento.

Martedi, 28 aprile 2020

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 Pio Kinsky dal Borgo

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