Immutabilità del messaggio evangelico, Tradizione della Chiesa e “nuova evangelizzazione”

Alleanza Cattolica 28 anni fa
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Giovanni Paolo II, Discorso di apertura della IV Conferenza Generale dell’Episcopato Latinoamericano, nell’auditorium della Casa San Paolo di Santo Domingo, del 12-10-1992, nn. 6-7, in supplemento a L’Osservatore Romano, 14-10-1992. Titolo e traduzione dall’originale — parte in portoghese e parte in spagnolo — redazionali.

Cristianità n. 211 (1992)

 

La nuova evangelizzazione non consiste in un “nuovo vangelo”, che nascerebbe sempre da noi stessi, dalla nostra cultura o dalla nostra analisi delle necessità dell’uomo. Perciò non sarebbe “vangelo”, ma pura invenzione umana, e in esso non si troverebbe la salvezza. Non consiste neppure nel togliere dal Vangelo tutto quanto sembra difficilmente assimilabile. Non è la cultura la misura del Vangelo, ma è Gesù Cristo la misura di ogni cultura e di ogni opera umana. No, la nuova evangelizzazione non nasce dal desiderio di “piacere agli uomini” o di “guadagnare il loro favore” (Gal. 1, 10), ma dalla responsabilità per il dono che Dio ci ha fatto in Cristo, attraverso il quale abbiamo accesso alla verità su Dio e sull’uomo, e alla possibilità della vita vera.

La nuova evangelizzazione ha, come punto di partenza, la certezza che in Cristo vi è una “ricchezza insondabile” (Ef. 3, 8), che nessuna cultura di nessuna epoca può cancellare e alla quale noi uomini possiamo sempre ricorrere per arricchirci (cfr. Assemblea Speciale del Sinodo dei Vescovi per l’Europa, Dichiarazione finale, 3). Questa ricchezza è, anzitutto, Cristo stesso, la sua persona, perché Lui stesso è la nostra salvezza. Noi uomini, di qualsiasi epoca e di qualsiasi cultura, avvicinandoci a Lui attraverso la fede e l’incorporazione al Suo Corpo che è la Chiesa, possiamo trovare la risposta alle domande, sempre antiche e sempre nuove, che ci si presentano nel mistero della nostra esistenza, e che portiamo indelebilmente impresse nel nostro cuore dalla creazione e dalla ferita del peccato.

La novità non tocca il contenuto del messaggio evangelico, che è immutabile, poiché Cristo è “lo stesso ieri, oggi e sempre”. Perciò il Vangelo deve essere predicato in piena fedeltà e purezza, così come è stato custodito e trasmesso dalla Tradizione della Chiesa. Evangelizzare significa annunciare una persona, che è Cristo. Infatti, “non c’è vera evangelizzazione se il nome, l’insegnamento, la vita, le promesse, il regno, il mistero di Gesù di Nazaret, Figlio di Dio, non siano proclamati” (Evangelii nuntiandi, 22). Perciò, le cristologie riduttive, delle quali ho indicato in diverse occasioni le deviazioni (cfr. Discorso inaugurale della Conferenza di Puebla, 28 gennaio 1979, 1, 4), non possono essere accettate come strumenti della nuova evangelizzazione. Nell’evangelizzazione l’unità della fede della Chiesa deve risplendere non solo nel magistero autentico dei Vescovi, ma anche nel servizio alla verità da parte dei pastori di anime, dei teologi, dei catechisti e di tutti coloro che sono impegnati nella proclamazione e nella predicazione della fede.

Giovanni Paolo II

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  Cristianità, Magistero pontificio
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