Intervista a Mons. Michele Pennisi, arcivescovo di Monreale

«In questo momento di crisi è importante che la Chiesa ricordi a tutti le domande fondamentali sul senso della vita e continui una evangelizzazione efficace verso tutti»
Alleanza Cattolica 4 mesi fa
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Mai come in questo tempo drammatico la Chiesa deve essere capace di non perdere contatto con i fedeli e ancora di più di entrare in sintonia con i cosiddetti “lontani”, affinché ne vedano e ne sentano la presenza. Alleanza Cattolica chiede ai vescovi italiani di raccontare come stanno operando nelle proprie diocesi per combattere il coronavirus e le sue conseguenze nella vita quotidiana.

Lo scopo principale delle interviste è ricordare a tutti, pastori e fedeli, l’importanza della preghiera pubblica, che chiede l’intercessione del Signore della storia e cerca di rendere visibile a tutti la presenza di Dio e in secondo luogo aiutare i Pastori a essere sempre più vicini alla gente, ai fedeli ma anche a tutti gli italiani che soffrono.

D. Che cosa succede ora nella sua diocesi? Come si vive in questo momento e quali sono i suggerimenti del vescovo?

R. La pandemia del Coronavirus ci sta facendo vivere una Quaresima diversa da come avevamo programmato. L’accoglienza delle nuove disposizioni governative ha incontrato sofferenze e difficoltà nei sacerdoti e nei fedeli, anche per il modo in cui sono state comunicate sospendendo in modo unilaterale alcune manifestazioni della libertà di culto. Comunque le abbiamo accolte con buon senso in vista del bene comune e della salvaguardia della salute pubblica. Abbiamo dovuto sospendere le Stazioni quaresimali con processione che sono nella tradizione della nostra Diocesi e le Vie Crucis per le strade, anche se a Carini si è svolta una Via Crucis pubblica con il Crocifisso con tutte le garanzie igienico-sanitarie e il preavviso all’Autorità di Pubblica Sicurezza. Tutti i sacerdoti continuano a celebrare privatamente le S. Messe (in alcuni casi trasmesse in streaming), le chiese sono rimaste aperte per la preghiera e l’adorazione personale e per le confessioni nel rispetto delle norme igienico-sanitarie dettate dalla prudenza. Ho invitato i parroci a continuare a suonare le campane a mezzogiorno e all’Ave Maria invitando i fedeli a pregare con l’Angelus (che io ho registrato e trasmesso a tutti i sacerdoti e diaconi) per manifestare alla gente la presenza di Dio e la vicinanza della Chiesa. I fedeli sono stati invitati a collegarsi con le varie emittenti di ispirazione cristiana per seguire i programmi religiosi e le celebrazioni eucaristiche facendo la Comunione spirituale. Per mercoledì 18 ho indetto una giornata di preghiera e di digiuno e a destinare il denaro risparmiato per la Quaresima di fraternità in favore di una scuola richiestaci dalle Suore di S. Anna in Kenia. Per la festa di San Giuseppe tutti i fedeli sono stati invitati a partecipare alla recita del S. Rosario indetta dalla CEI mettendo un lumino o un drappo sui balconi. L’Ufficio Catechistico sta fornendo degli strumenti informatici per favorire la catechesi familiare. Gli Insegnanti di Religione stanno realizzando delle lezioni a distanza. La Caritas si sta attivando per venire incontro ai bisogni di tante persone improvvisamente ritrovatesi senza lavoro e risorse. Ho registrato e trasmesso una preghiera a tutte le componenti ecclesiali, l’Angelus con alcune preghiere mariane. Ogni sabato pomeriggio invio una breve riflessione registrata sul vangelo della domenica. Come Assistente nazionale della Confederazione delle Confraternite delle Diocesi d’Italia ho inviato un messaggio a tutte le confraternite invitandole alla preghiera e alle opere di misericordia corporale e spirituale.

D. Quali sono le ragioni culturali e storiche che hanno contribuito a estromettere la dimensione religiosa dalla vita pubblica del nostro Paese e quindi a far sì che nelle classi dirigenti sia assente il richiamo alla preghiera e alla penitenza come mezzi per superare l’emergenza sanitaria e sconfiggere il coronavirus?

R. È un discorso che parte da lontano, dall’Illuminismo, dalla Rivoluzione Francese e dal modo come si è realizzata l’Unità d’Italia. Don Luigi Sturzo, in una predica pronunciata a Milano durante il mese di maggio 1905 sui “Doveri verso la Società e la Patria” disse: «Purtroppo si è voluto fare uno stacco tra morale privata e morale pubblica, tra religione personale e religione collettiva. Il sofisma che la religione sia un affare privato ha prodotto il gran male della scissura tra la società e le attività sociali e la chiesa…. I cristiani si sono rinchiusi nelle chiese e nelle sagrestie a gemere sui mali sociali, mentre gli operai hanno perduto la fede nelle organizzazioni socialiste, e i fanciulli e i giovani nelle scuole, e tutta la vita sociale si è distaccata da Gesù Cristo favorendo il trionfo del massonismo. È dovere dei cristiani, per amore del bene comune, per il bene della patria e per la difesa della religione, di partecipare alla vita civile e sociale in Italia anche con sacrifici personali, di denaro e di lavoro». Tempo fa era diverso. L’arcivescovo di Monreale Girolamo Venero, che esercitava contemporaneamente il servizio ecclesiale e il potere civile e penale, nel 1625 in occasione di una malattia contagiosa che interessò gran parte della Sicilia, se da una parte imponeva in modo severo l’isolamento igienico e le quarantene, dall’altra parte raccomandava la pratica delle “quarantore” e il “precetto pasquale” e organizzava una solenne processione del Crocifisso. Nei bandi emanati dall’arcivescovo si minacciava la pena di morte per chi fosse entrato o uscito dalla città senza i dovuti controlli, si ordinava di tenere pulite ed odorose le case, si proibiva soprattutto ai bambini e alle donne di uscire di casa e di girare per la città, si raccomandava di tenersi almeno a dieci palmi di distanza dalle persone contagiate, si controllava perché i generi alimentari avessero un prezzo giusto e modico. Di questo sano realismo ispirato al “buon senso” di manzoniana memoria differente dal “senso comune” abbiamo tutti bisogno. Adesso subiamo le conseguenze dell’assenza dei cattolici dalla vita culturale e politica italiana.

D. La Chiesa Cattolica rappresenta purtroppo ormai una minoranza, ma in che modo potrebbe invece rafforzare la propria presenza nella vita pubblica? Quali gesti coraggiosi potrebbe compiere, che vadano oltre la pastorale ordinaria e aiutino gli italiani a conoscere l’importante lavoro educativo e assistenziale svolto dai cattolici?

R. In questo momento di crisi è importante che la Chiesa ricordi a tutti le domande fondamentali sul senso della vita e continui una evangelizzazione efficace verso tutti ed è ancora più importante che possiamo incontrare alcuni testimoni che ci facciano vedere, nel modo in cui affrontano l’emergenza, una vittoria della speranza sulla paura. Solo così la fede diventa ciò che serve alla vita, che la alimenta e dà ad essa speranza. È importante una maggiore presenza nel dibattitto pubblico attraverso un impegno culturale di ampio respiro e che i cattolici non si rinchiudano nelle varie “chiesuole”, come le chiamava don Sturzo, ma pur con le varie sensibilità si trovino dei luoghi di confronto e di azione comune.

                                                                           Lunedì, 16 marzo 2020

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Alleanza Cattolica è un’associazione di laici cattolici che si propone lo studio e la diffusione della dottrina sociale della Chiesa. Il motto dell’associazione è “Ad maiorem Dei gloriam et socialem”, “Per la maggior gloria di Dio anche sociale”. Lo stemma di Alleanza Cattolica è costituito da un’aquila nera con un cuore rosso sormontato dalla croce. L’aquila è l’animale simbolico dell’apostolo san Giovanni e testimonia la volontà di essere figli di Maria, come l’Apostolo prediletto che ha riposato sul Cuore di Gesù. Circa il cuore, dice Pio XII che “è […] nostro vivissimo desiderio che quanti si gloriano del nome di cristiani e intrepidamente combattono per stabilire il regno di Cristo nel mondo, stimino l’omaggio di devozione al Cuore di Gesù come vessillo di unità, di salvezza e di pace”. Circa la croce sul cuore, cfr. il Cantico dei Cantici (8, 6): “ponimi come sigillo sul tuo cuore”.