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“Kondrusiewicz è ancora cittadino bielorusso. Naval’nyj vuole tornare in Russia”

16 Settembre 2020 - Autore: Alleanza Cattolica

di Vladimir Rozanskij da AsiaNews del 16/09/2020

Per le autorità doganali, l’espulsione del vescovo è parte di una “verifica” normale. La teologa Natalja Vasilievič: Questa gente è solo capace di usare la forza, spaventare e minacciare, ma questo infantilismo non è degno del potere. Processione quotidiana a Minsk per chiedere il ritorno di Kondrusiewicz e la fine della persecuzione. Anche il card. Pietro Parolin, Segretario di Stato vaticano, a sostegno del ritorno del prelato. Ortodossi:  Di fronte alle bestialità e alla offese della dignità la Chiesa non può rimanere neutrale. Naval’nyj esclude inchieste sul suo incidente.

Mosca (AsiaNews) – Il rifiuto di ingresso in Bielorussia all’arcivescovo di Minsk, Tadeusz Kondrusiewicz, dipende dalla procedura di verifica avviata dall’ufficio doganale circa la cittadinanza del metropolita, come ha dichiarato il capo dell’ufficio Aleksej Begun. La verifica, ha precisato, non significa che gli sia stata negata la cittadinanza bielorussa: “il ministro degli interni sta compiendo una verifica sui documenti di naturalizzazione di Kondrusiewicz”. Secondo il dirigente, ogni anno si svolgono oltre 1000 procedure di verifica su cittadini bielorussi; quella su Kondrusiewicz sarebbe iniziata alcune settimane fa, e la sua messa in opera nei giorni degli scontri di piazza sarebbe “soltanto una coincidenza. Anche per noi sarebbe stato meglio, se il vescovo fosse rimasto in patria”. Le richieste di chiarimento da parte di Kondrusiewicz verranno prontamente prese in considerazione nei prossimi giorni, secondo Begun.

La politologa e teologa bielorussa Natalja Vasilievič ha commentato su naviny.by che l’espulsione di Kondrusiewicz è stato un grave errore strategico da parte delle autorità bielorusse: ora l’arcivescovo può girare l’Europa intera e raccontare delle persecuzioni in Bielorussia, “e certamente gli crederanno; chi ha organizzato l’espulsione oggi probabilmente sarà stato premiato, mentre andrebbe licenziato. Questa gente è solo capace di usare la forza, spaventare e minacciare, ma questo infantilismo non è degno del potere”. Secondo Vasilievič, questo atteggiamento non fa altro che alimentare l’ostilità dei cattolici, e anche il Vaticano non può che interpretarlo come un segnale di inadeguatezza del regime.

A questo proposito, anche il card. Pietro Parolin Segretario di Stato vaticano, ha dichiarato due giorni fa: “Noi insistiamo perché il vescovo Kondrusiewicz possa tornare nella sede e continuare a essere la guida del suo gregge, ricordando sempre il ruolo della Chiesa, che è quello di essere un fattore di riconciliazione, di dialogo, di pace”.

Lo scorso 11 settembre i cattolici bielorussi hanno organizzato una processione, a cui hanno partecipato i fedeli di tutte le parrocchie di Minsk. Essa si ripete in forma ridotta ogni giorno intorno alla chiesa della Santa Croce, la più antica parrocchia cattolica della capitale, con la richiesta di “cessare le persecuzione contro la Chiesa” e permettere il ritorno dell’arcivescovo Kondrusiewicz. Organizzatore delle processioni è il parroco della Santa Croce, padre Jurij Sanko, insieme al vicario generale, il vescovo Jurij Kosobutskij. Quest’ultimo ha dichiarato che “il rifiuto illegale al ritorno dell’arcivescovo è un grave colpo a tutta la comunità cattolica del paese, rimasta senza il suo pastore”.

Nell’omelia del 14 settembre, Kosobutskij ha sottolineato l’importanza dell’impegno spirituale su se stessi, e l’inaccettabilità del giudizio verso gli altri, come ha insegnato Gesù. “In questi giorni è molto popolare una canzone di Viktor Tsoj, che parla del vento dei cambiamenti: tutti dobbiamo cominciare dal cambiamento di noi stessi, del nostro cuore. In questo ci aiutano la preghiera, la solidarietà e l’accoglienza verso tutti senza esclusione, compreso verso coloro che ci offendono”, ha affermato il vescovo vicario.

Il nuovo metropolita ortodosso Venjamin (Tupeko) ha diffuso un appello sul canale televisivo Spas, in cui invita a sua volta “le persone che non hanno la pace nell’animo, e sono spinte a opporsi contro qualcuno, a sforzarsi di comprendere anche le ragioni della parte avversa, cercando non di giustificare il peccato, ma di perdonare il peccatore”. Secondo un sacerdote ortodosso bielorusso, padre Aleksandr Shramko, il metropolita invita “a non opporsi alla menzogna, cercando di ingoiarla”, come ha dichiarato a Credo.Press.ru. Un altro sacerdote ortodosso, padre Sergij Timoshenkov, direttore dell’Ufficio missionario della Chiesa ortodossa in Bielorussia, ha affermato al sito ahilla.ru che “di fronte alle bestialità e alla offese della dignità la Chiesa non può rimanere neutrale”. Venjamin ha diffuso una fotografia dove siede a fianco dei suoi predecessori, Filaret (Vakhromeev) e Pavel (Ponomarev), per mostrare la continuità nella guida dell’Esarcato bielorusso.

L’incertezza sul futuro del Paese è manifestata anche dalla scarsa fiducia dei bielorussi nei depositi bancari: solo in agosto, dalle banche locali è stato ritirato oltre un miliardo di dollari, e le rendite dei conti bancari sono salite a oltre il 20% annuo, come spesso avviene nei Paesi alla vigilia di radicali cambiamenti. In Bielorussia è giunto un contingente di oltre 1500 soldati russi e oltre 150 unità tecniche dell’aviazione e dei mezzi di terra, ufficialmente per “esercitazioni concordate” con l’esercito bielorusso. Il 14 settembre è stato arrestato un altro membro del Centro di coordinamento dell’opposizione, Konstantin Titov.

A consolazione di tutti gli oppositori in Russia e Bielorussia, Aleksej Naval’nyj ha pubblicato ieri la sua prima fotografia da Berlino, dopo il coma seguito all’avvelenamento, e ha dichiarato di voler tornare al più presto in patria, senza bisogno di inchieste sul suo incidente.

Foto da articolo

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